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lunedì 20 aprile 2026

L'ailanto

 L'ailanto

L'ailanto o anche albero del paradiso (Ailanthus altissima (Mill.) Swingle) è un albero deciduo appartenente alla famiglia delle Simarubacee, originario della Cina[1][2] e delle isole Molucche[3]; è naturalizzato in Italia e in altri paesi europei, oltre che in diversi paesi asiatici, negli Stati Uniti d'America, in Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda


Quell'albero che spunta tra i muri, nelle crepe dei marciapiedi e lungo le ferrovie abbandonate — quello che cresce più veloce di qualsiasi pianta tu abbia mai piantato — è un distruttore di ecosistemi che nessuno affronta seriamente


L'ailanto cresce fino a tre metri in un solo anno. Le radici penetrano nelle fondamenta, sollevano i marciapiedi, spaccano i muri di contenimento. Un singolo albero produce fino a trecentomila semi alati che il vento trasporta per centinaia di metri.


Ma il vero danno è chimico. Le radici rilasciano ailantone, una sostanza che avvelena le piante circostanti. Erbe, arbusti, giovani querce e lecci muoiono nel raggio delle sue radici. Dove l'ailanto si insedia, la flora nativa scompare progressivamente.


Nelle città italiane cresce nei siti archeologici di Roma, nelle mura medievali di Firenze, nei cortili di Napoli. Spacca monumenti che hanno resistito a secoli di terremoti e guerre. In campagna invade i margini dei boschi e i bordi dei campi coltivati, soffocando le specie autoctone che sostengono decine di specie di uccelli, insetti e mammiferi.


Perché è quasi impossibile eliminarlo:


Tagliarlo stimola le radici a produrre decine di polloni — un albero diventa venti

— Frammenti di radice di pochi centimetri rigenerano piante intere

Resiste a siccità, inquinamento, terreni poveri — prospera dove nient'altro sopravvive

— È inserito nella lista delle specie esotiche invasive dell'Unione Europea con il Regolamento 1143/2014, ma il contenimento resta cronicamente sottofinanziato


L'unica tecnica efficace documentata è la cercinatura — rimozione di un anello completo di corteccia che uccide l'albero lentamente senza stimolare la risposta dei polloni. Richiede pazienza e monitoraggio, ma ogni ailanto rimosso è spazio riconquistato per le querce, i lecci e le siepi che erano lì prima.


Il giardino che difendi inizia dal nemico che riconosci. L'ailanto non è un albero. È un'occupazione.


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