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mercoledì 16 settembre 2026

 FERRO E FERRITINA NON È SOLO UNA QUESTIONE DI MANGIARE PIÙ FERRO


Quando si parla di ferro si pensa quasi sempre alla carne, agli spinaci o a un integratore di ferro. In realtà il metabolismo del ferro è molto più complesso e una sideremia bassa non significa automaticamente che il problema sia semplicemente mangiare poco ferro. Bisogna considerare quanto ferro arriva con l’alimentazione, quanto viene assorbito, quanto viene utilizzato e soprattutto cosa sta succedendo nell’organismo.


Il ferro è fondamentale per la formazione dell’emoglobina e quindi per il trasporto dell’ossigeno, ma partecipa anche a numerosi processi enzimatici e metabolici. Per questo una carenza può avere conseguenze che vanno ben oltre il semplice valore dell’emoglobina. Anche la funzione tiroidea è collegata al ferro, perché la tiroide utilizza enzimi ferro-dipendenti, tra cui la tiroperossidasi, coinvolta nella sintesi degli ormoni tiroidei.


E qui entra in gioco un elemento spesso dimenticato, il rame. Il rame è necessario per il corretto metabolismo del ferro e per il suo trasferimento e utilizzo nei tessuti. Una carenza di rame può infatti determinare alterazioni dell’ematopoiesi e un quadro anemico che non necessariamente si risolve semplicemente aumentando l’apporto di ferro. Anche un'integrazione eccessiva di zinco per periodi prolungati può diventare problematica, perché zinco e rame possono competere e un eccesso di zinco può favorire una carenza di rame.


Anche le vitamine del gruppo B partecipano alla formazione delle cellule del sangue. La vitamina B6 interviene nella sintesi dell’eme, mentre vitamina B9 e vitamina B12 sono fondamentali per la sintesi del DNA e la corretta maturazione delle cellule ematiche. Per questo, davanti a un’anemia, non è sempre sufficiente guardare soltanto ferro e ferritina. Una valutazione nutrizionale deve considerare il quadro complessivo e, quando necessario, lasciare al medico l’approfondimento diagnostico.


Poi c’è l’assorbimento. Il ferro non eme presente soprattutto negli alimenti vegetali è influenzato fortemente dalla composizione del pasto. La vitamina C è uno dei principali facilitatori dell’assorbimento del ferro non eme e favorisce la conversione del ferro ferrico nella forma ferrosa più facilmente utilizzabile dall’organismo. Per questo associare fonti alimentari di vitamina C a un pasto contenente ferro può essere una strategia nutrizionale utile.


Anche lo stomaco ha un ruolo importante. L’ambiente acido contribuisce a mantenere il ferro in una forma più solubile e disponibile per l’assorbimento. Per questo condizioni caratterizzate da ridotta secrezione acida, alcune patologie gastriche e determinati interventi sullo stomaco possono interferire con l’assorbimento del ferro. Non significa che una persona con un problema di ferro debba assumere acido cloridrico, ma significa che la funzione gastrica merita di essere considerata quando una carenza non trova una spiegazione evidente.


Un discorso particolare riguarda gli inibitori di pompa protonica, gli IPP. Farmaci come omeprazolo e altri appartenenti alla stessa categoria riducono la secrezione acida gastrica e alcuni studi hanno osservato un'associazione tra utilizzo prolungato degli IPP e maggiore rischio di carenza di ferro o anemia sideropenica. Questo non significa che gli IPP debbano essere sospesi o modificati autonomamente, ma che in presenza di una carenza di ferro persistente è utile che il medico valuti anche la terapia farmacologica e il contesto gastrointestinale.


E poi c’è il microbiota intestinale. Il rapporto tra ferro e batteri intestinali è molto più interessante di quanto si possa pensare. Anche i microrganismi hanno bisogno di ferro e possono competere con l’organismo per questo elemento, mentre contemporaneamente la disponibilità di ferro può modificare la composizione e il comportamento del microbiota. Alcune ricerche recenti descrivono proprio una relazione bidirezionale tra stato del ferro e microbiota, ma siamo ancora lontani dal poter dire che una semplice disbiosi sia la causa di una carenza di ferro.


Questo è importante anche quando si pensa alla supplementazione. Dare ferro a una persona che ne è realmente carente può essere necessario, ma aumentare il ferro senza averne verificato la necessità non è una strategia nutrizionale da applicare automaticamente. Parte del ferro non assorbito rimane infatti nel lume intestinale e può interagire con il microbiota, motivo per cui la supplementazione dovrebbe essere ragionata sulla reale necessità e sul quadro individuale.


E la ferritina? Qui bisogna fare ancora più attenzione. Una ferritina bassa è compatibile con una riduzione delle riserve di ferro, ma una ferritina alta non significa automaticamente che l’organismo abbia troppo ferro. La ferritina è anche una proteina di fase acuta e può aumentare in presenza di infiammazione, infezione e altre condizioni. Per interpretarla correttamente bisogna quindi considerare anche altri parametri del metabolismo del ferro e il quadro clinico generale.


Esistono inoltre situazioni nelle quali si può avere un’anemia associata a infiammazione con ferritina normale o elevata, perché l’infiammazione modifica la regolazione del ferro attraverso l’epcidina e ne limita la disponibilità per l’eritropoiesi. In questi casi cercare semplicemente di aumentare il ferro alimentare non significa necessariamente risolvere il problema alla radice.


Anche sostanze come l’inositolo esafosfato, conosciuto come IP6 o acido fitico, hanno una capacità di legare minerali come il ferro e sono oggetto di interesse nel metabolismo dei minerali. Tuttavia non lo presenterei come un trattamento per una ferritina elevata. Una ferritina alta deve prima essere interpretata e contestualizzata, perché può avere molte cause diverse e non equivale automaticamente a sovraccarico di ferro.


Nel mio lavoro di Biologo Nutrizionista considero quindi il ferro all’interno di un sistema più ampio. Alimentazione, biodisponibilità, vitamina C, rame, zinco, vitamine B6, B9 e B12, funzione gastrointestinale, farmaci, infiammazione e metabolismo tiroideo possono tutti entrare nella valutazione nutrizionale, senza trasformare un singolo valore di laboratorio in una diagnosi.


Per questo, quando vedo una sideremia o una ferritina alterata, la domanda non è soltanto quanto ferro stai mangiando. La domanda più interessante è perché quel ferro è basso, oppure perché la ferritina è alta, e cosa sta succedendo nel metabolismo che sta dietro a quel valore.


Dott Umberto Villanti

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