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sabato 3 ottobre 2026

 Planck la pensava un po' diversamente da Odifreddi


“Effettivamente c’è un punto, un unico punto nell’immensità della natura e del mondo dello spirito, che non solo praticamente, ma anche logicamente è e rimarrà inaccessibile ad ogni scienza e quindi ad ogni studio causale: questo punto è il nostro io. Un piccolissimo punto nell’universo, ho detto, ma che però a sua volta è un intero mondo, il mondo che cela in sé accanto al profondo dolore la più eccelsa felicità, il mondo che abbraccia il complesso dei pensieri, dei nostri sentimenti e delle nostre volontà, l’unico possesso che nessuna potenza del destino ci può strappare e che un giorno cederemo soltanto con la nostra stessa vita... La scienza conduce dunque ad un punto oltre il quale non può guidare. Ma appunto perché essa indica questo limite e lo riconosce, può a buon diritto pretendere che le venga riconosciuta la preminenza in quei campi in cui essa sola è signora. Scienza e religione non sono in contrasto, ma hanno bisogno l’una dell’altra per completarsi nella mente di ogni uomo che seriamente rifletta. Non è certo un caso che proprio i massimi pensatori di tutti i tempi siano stati anche nature profondamente religiose, benchè non svelassero volentieri il sacrario del loro animo..."

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