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domenica 16 febbraio 2020

La grandezza di Van Gogh


La grandezza  di Van Gogh
***
L’Aia, 7 maggio 1882
Caro Theo,
oggi ho incontrato Mauve e ho avuto una conversazione molto spiacevole con lui da cui ho capito che le nostre strade sono ormai divise per sempre… Mauve mi rimprovera di essermi definito un artista – cosa che non ritiro, perché è ovvio che la parola comprende il significato di cercare sempre senza mai riuscire a trovare del tutto. Proprio l’opposto di dire: “Lo so già, l’ho già trovato”. Quella parola, a quanto so io, vuol dire “sono in cerca, sono in caccia, ci metto il cuore”….

Una lettera autografa di Vincent van Gogh al fratello Theo, aprile 1885
Eppure – eppure – eppure. Io vorrei che Mauve si pentisse. Vengo sospettato di qualcosa… lo sento nell’aria… nascondo qualcosa… Vincent nasconde qualcosa che non si deve vedere… E va bene, signori, allora ve lo dico, visto che date tanta importanza alla forma e alla civiltà, come è giusto che sia, posto che siano sincere: è più civile, sensibile e virile abbandonare una donna o avvicinarsi a una donna abbandonata?
Io quest’inverno ho incontrato una donna incinta, abbandonata dall’uomo il cui figlio portava in grembo.
Una donna gravida che vagava per la strada d’inverno – doveva guadagnarsi il pane, ti immagini come.
Ho preso la donna come modella e ho lavorato con lei per tutto l’inverno. Non potevo darle il salario intero da modella, ciò non toglie che le ho pagato l’affitto e grazie a Dio per il momento ho potuto proteggere lei e il suo bambino dalla fame e dal freddo e ho diviso il mio pane con lei. Quando ho incontrato quella donna l’ho notata perché aveva un aspetto malsano.
Le ho fatto fare dei bagni e le ho dato quanti più corroboranti ho potuto e lei si è ripresa bene. L’ho portata a Leida in un istituto ostetrico. Non era strano che stesse poco bene, il bambino non si è girato e ha dovuto subire un intervento per girarlo con il forcipe. Comunque, ci sono buone probabilità che tutto vada a finire bene. Il parto è previsto in giugno.
Secondo me ogni uomo che valga il cuoio delle sue scarpe trovandosi davanti a un caso del genere avrebbe fatto lo stesso. Trovo quello che ho fatto così semplice e naturale, che ho ritenuto di poterlo tenere per me. All’inizio posare era difficile per lei, eppure ha imparato, mentre io ho fatto passi in avanti nei miei disegni grazie al fatto di aver avuto una buona modella. Quella donna mi è affezionata ora come una tortora addomesticata – visto che posso sposarmi una volta sola, quale migliore occasione che farlo con lei? Perché solo così potrei continuare ad aiutarla e altrimenti la necessità la riporterebbe su quella stessa strada che conduce a un abisso. Lei non ha soldi però mi aiuta a guadagnarne con il mio lavoro. Io sono pieno di passione e ambizione per il mio lavoro, e se ho lasciato per qualche tempo il disegno e gli acquerelli è perché sono rimasto sconvolto dall’abbandono di Mauve, ma se davvero dovesse tornare sui suoi passi, rirenderei con entusiasmo. Adesso al solo vedere un pennello mi sento nervoso…
Non avrei potuto fare diversamente, ho fatto quello che la mano ha trovato da fare, ho lavorato. Credevo di essere capito senza dover parlare. È vero che il mio cuore batteva per un’altra donna – ma lei era lontana e non mi voleva vedere e questa – vagava per le strade malata, gravida, affamata – in inverno. Non avrei potuto fare diversamente.
Vincent van Gogh
*la lettera è tratta da: Vincent van Gogh, “Scrivere la vita”, Donzelli 2013, a cura di Leo Jansen, Hans Luijten, Nienke Bakker

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