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domenica 6 dicembre 2015

MSM Il Potere dello Zolfo


Il Potere dello Zolfo – Cap.4 – MSM     5/5 (3)

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MSM (Metilsulfonilmetano) L’ MSM (metilsulfonilmetano) è un composto a base di zolfo che si trova negli alimenti di origine animale e vegetale, ma viene facilmente distrutto dalla cottura e dalla preparazione dei cibi. Lo zolfo è uno dei componenti del glutatione, potente antiossidante, utile per combattere il danno da radicali liberi.
L’MSM come abbiamo detto sopra, è quindi la forma naturale dello zolfo organico. Si trova in tutti gli organismi viventi ed è presente in basse concentrazioni nei nostri tessuti e fluidi corporei. L’MSM si trova anche in molte varietà di alimenti: vegetali, carne, pesce, frutta e latte. Sfortunatamente in seguito a certi trattamenti come lavaggio, cottura e altre metodiche coinvolte nella moderna preparazione di questi cibi per il loro consumo quotidiano, l’effettivo livello di MSM, di cui l’organismo ha bisogno per mantenersi in buona salute, va perso. Per questo motivo un’integrazione di MSM supplementare potrebbe essere vantaggiosa.
Lo zolfo è presente in concentrazione particolarmente elevata nelle articolazioni dove partecipa alla produzione di solfato di condroitina, delle glucosamine e dell’acido jaluronico. Ha un ruolo importante nel mantenimento della stabilità e dell’integrità del tessuto connettivo e delle proteine.
Lo zolfo è considerato dagli esperti di nutrizione utile per l’integrità delle articolazioni, dei capelli, della pelle e delle unghie.Questo minerale è stato da sempre un nutriente sottovalutato, forse perché associato allo zolfo che tutti conosciamo, maleodorante e di origine inorganica , mentre andrebbe considerato per la sua importante presenza negli aminoacidi sulfurici quali metionina, cisteina (quindi glutatione) e taurina determinanti costituenti delle proteine. Il passaggio dello zolfo da inorganico ad organico avviene grazie a delle forme di vita marina molto semplici come le alghe e il fitoplancton che assimilano lo zolfo e lo convertono generando una molecola volatile: il dimetil solfuro. Successivamente a questa trasformazione, le molecole di dimetil solfuro si vanno a posizionare nella parte dell’atmosfera più ricca di ozono, dove a causa della presenza della luce ultravioletta, generano il DMSO (dimetilsulfossido) e l’MSM (metil sulfonil metano). Entrambi questi prodotti si dissolvono nell’atmosfera e si concentrano nelle nuvole, dove attraverso la pioggia e le altre precipitazioni atmosferiche, raggiungono finalmente la superficie terrestre dove vengono assorbite dalle piante ed usate per la formazione degli aminoacidi ed altri composti organosolforici
Le proprietà anti-infiammatorie dello zolfo ne rendono l’applicazione utile in caso di dolori alle articolazioni anche per gli sportivi.
Lo zolfo è necessario per la formazione del tessuto connettivo e si trova incorporato nella cheratina che fa parte dei capelli, della pelle e delle unghie. MSM può favorire la crescita di unghie e capelli, e favorire il ripristino dei tessuti cutanei in caso di dermatiti.
L’MSM si presenta in forma di polvere bianca, pura, stabile, inodore e insapore, non produce gas intestinali ma soprattutto è stata usata per molti anni come integratore alimentare senza provocare nessuna intolleranza o reazione allergica. Appartiene alla famiglia dei composti dello zolfo, ma non deve essere confuso con farmaci a base di zolfo, a cui alcuni soggetti risultano allergici. L’uso dell’MSM è illimitato proprio per il fatto che è atossico; non ci sono rischi di sovradosaggio perché il nostro organismo lo immagazzina e lo utilizza nel momento del bisogno, eliminando le quantità in eccesso dopo dodici ore.
Diversi sono gli studi che attribuiscono all’MSM proprietà curative e preventive di molti disturbi; l’MSM ammorbidisce i tessuti e riequilibra la pressione sanguigna e cellulare, aiutando a eliminare le sostanze tossiche; le persone che soffrono di artrite reumatoide, artrosi, dolori e crampi muscolari troveranno giovamento assumendo dosi supplementari di MSM. Ma le proprietà curative di questa fantastica sostanza non finiscono qui: lupus eritematoso, diabete, stress, disfunzioni polmonari, acidità di stomaco e molte allergie e intolleranze ai più comuni allergeni sono state trattate con successo con somministrazioni supplementari di MSM. Sebbene la risposta allergica non sia stata completamente eliminata, in soggetti con gravi allergie, c’è stata una sostanziale e completa scomparsa dei sintomi
Lo zolfo organico è inoltre in grado di legare i metalli pesanti come piombo, cadmio e mercurio, e facilitarne l’espulsione dall’organismo. Questo processo prende il nome di chelazione
Le attività attribuite all’MSM sono le seguenti:
– assunto per via orale modera le diverse risposte allergiche nei confronti del polline e del cibo, quindi potrebbe essere ridotto enormemente 1’uso di farmaci antiallergici;
– controlla 1’ipersecrezione gastrica;
– diminuisce 1’ipersensibilità nei confronti di farmaci come aspirina, agenti antiaritmici non steroidei e antibiotici assunti per via orale in seguito all’assunzione dell’MSM un’ora prima o contemporaneamente al farmaco;
– 100mg o 500mg al giorno di MSM hanno permesso un controllo della costipazione;

– è utile per ridurre le disfunzioni polmonari;
– ha un’azione antiparassitaria;
– detossifica ed energizza il corpo;
– aiuta il fegato nella secrezione biliare e nella produzione di colina;
– rinforza le pareti dei capillari, previene la formazione di vene varicose;
– aiuta il metabolismo dei carboidrati;
– aiuta a tenere in buono stato di salute capelli, pelle e unghie;
– artrite ;
– artrosi
– lupus eritematoso;
– dolori muscolari e crampi;
– stress e problemi cardiaci.
– Diabete
– Acidità di stomaco
– costipazione
– Allergie
– Disfunzioni polmonari
– Problemi articolari
– Ezemi
– Intolleranze alimentari
– Psoriasi
Potete trovare lo zolfo organico in alcune erboristerie oppure su ebay qui http://cgi.ebay.it/ws/eBayISAPI.dll?ViewItem&item=281081855882#ht_500wt_1288

sabato 5 dicembre 2015

Chi prega

Chi prega
Chi prega riceve grandi doni dalla sua preghiera,
 prima ancora di ricevere quello che chiede. 
La preghiera 
calma i turbamenti dell'anima, assopisce la collera,
 scaccia la gelosia, 
spegne la cupidigia,
 diminuisce e inaridisce l'attaccamento ai beni di questa terra,
procura allo spirito una pace profonda.


San Giovanni Crisostomo

Quando Stalin "vide" la Madonna


4 Dicembre 2015

Quando Stalin "vide" la Madonna

Durante la guerra il dittatore fece sorvolare Leningrado (assediata) da un aereo che aveva a bordo un'icona mariana


Ha fatto il giro del mondo il video in cui Putin rimbrotta il Papa di non aver baciato la Valdimir'skaya, l'icona mariana protettrice della Santa Russia. Quella stessa icona, nel 1941, sorvolò più volte su un aereo militare Leningrado assediata dai nazisti. Su ordine di Stalin. Com'era successo che il peggior sradicatore del cristianesimo avesse preso quest'iniziativa sconcertante? Lo narra Vittorio Messori in uno dei tredici capitoli inediti della nuova edizione del suo Ipotesi su Maria (Ares, pagg. 672, euro 21,50).Si sa che Stalin, di fronte al pericolo, aveva chiamato i russi alla «grande guerra patriottica» e allentato all'uopo la stretta sulla Chiesa ortodossa perché collaborasse.
Ma quel che agli storici è parsa una furbata dell'astuto georgiano, in realtà era frutto di fifa boja. Era successo che all'ex seminarista caduto da cavallo sulla via di Lenin si era presentato il capo di stato maggiore dell'Armata Rossa, generale Boris Shaposhnikov, con una lettera proveniente dal Libano. Lettera che il dittatore prese molto sul serio, anche perché il disastro era alle porte. Il generale, un eroe di guerra da non prendere sottogamba, spiegò che un venerato asceta ortodosso libanese, tal padre Elia, sgomento all'idea che i pagani nazisti potessero calpestare il sacro suolo della Madre Russia (che, pur in mano ai comunisti, restava la Terza Roma), aveva passato tre giorni e tre notti nella cripta della sua chiesa, senza bere né mangiare né dormire, in ginocchio e in preghiera. L'ultimo giorno gli era apparsa, su una colonna di fuoco, la Madre di Dio. Questa aveva detto che per salvare Leningrado bisognava che le chiese e i monasteri russi venissero riaperti, che il clero in carcere fosse liberato e l'icona della Madonna di Kazan portata in processione a Leningrado, Mosca e Stalingrado. Quell'icona, la più venerata delle Russie, era arrivata da Costantinopoli a Kazan nel XIII secolo, ma poi era stata fatta sparire per sottrarla alle invasioni dei tartari di Tamerlano. Se ne era perso il ricordo fino al 1579, quando un grande incendio aveva devastato la città.
Una bambina di nome Matrjona aveva allora sognato la Vergine che le indicava il luogo in cui scavare. Lì fu effettivamente trovata l'icona, che da quel momento si produsse in strepitosi miracoli. Sappiamo che Stalin diede ordine di eseguire quanto gli si richiedeva nella lettera, e pure gli storici agnostici sanno che da allora, e fino alla fine della guerra, la persecuzione religiosa fu sospesa. E, anche dopo, non ebbe più quegli aspetti genocidi e spietati che aveva prima. Sappiamo pure che Leningrado non cadde, Mosca fu risparmiata e a Stalingrado i nazisti ebbero la loro più clamorosa disfatta.Se qualcuno ancora non dovesse credere a questo racconto, dovrebbe tuttavia spiegare perché padre Elia, che era pure metropolita dell'ortodossia libanese, nel 1947 venne insignito del prestigioso Premio Stalin, di solito assegnato a benemeriti dell'Unione Sovietica regolarmente iscritti al Partito. Che il pope libanese fosse radicalmente anticomunista lo sapevano tutti, Stalin per primo. Infatti, il religioso rifiutò cortesemente la decorazione e pure la sostanziosa somma di denaro che la accompagnava, chiedendo che venisse devoluta agli orfani di guerra. Anzi, aggiunse di sua mano il ricavato di una colletta che aveva personalmente promosso in Libano a tale scopo.
Annota perfidamente Messori che nel 1951 il Premio Stalin fu assegnato al nostro Pietro Nenni, che ci si costruì una bella villa al mare (in Italia, ovviamente).Tutta questa vicenda non manca di segnalare Messori - non è stata portata alla luce da pope o da starets ideologicamente interessati, bensì da Edvard Radzinskij, già facente parte della nomenklatura culturale sovietica e autore di una corposa biografia di Stalin uscita nel 1997 in russo. Sei anni dopo la fine dell'Urss, dunque, e dacché gli archivi moscoviti poterono essere esplorati. Non c'è bisogno di credere che davvero la Madre di Tutte le Russie sia apparsa a un asceta libanese. Ci si può limitare a credere alla disperazione di Stalin, che pur di galvanizzare la sue truppe non esitò a organizzare processioni religiose nel Paese più ateo del mondo e a rimangiarsi l'intero ateismo «scientifico» marxista. Ma qualcuno dovrà spiegare la ragione «politica» dell'assegnazione del Nobel sovietico a un oscuro pope straniero di cui si ignora perfino il cognome (e pure il nome, dal momento che, nell'ortodossia, i vescovi lo cambiano per assumerne uno religioso)

Guarda la stella, invoca Maria

Guarda la stella, invoca Maria

tu che nell’instabilità continua della vita presente
t’accorgi di essere sballottato tra le tempeste
senza punto sicuro dove appoggiarti,
tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella
se non vuoi essere travolto dalla bufera.
Se insorgono i venti delle tentazioni
e se vai a sbattere contro gli scogli delle tribolazioni,
guarda la stella, invoca Maria!
Se i flutti dell’orgoglio, dell’ambizione,
della calunnia e dell’invidia
ti spingono di qua e di là, guarda la stella, invoca Maria!
Se l’ira, l’avarizia, l’edonismo
squassano la navicella della tua anima,
volgi il pensiero a Maria!
Se turbato per l’enormità dei tuoi peccati,
confuso per le brutture della tua coscienza,
spaventato al terribile pensiero del giudizio,
stai per precipitare nel baratro della tristezza,
e nell’abisso della disperazione, pensa a Maria!
Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità,
pensa a Maria, invoca Maria!
Maria sia sempre sulla tua bocca e nel tuo cuore.
E per ottenere la sua intercessione, segui i suoi esempi.
Se la segui non ti smarrirai,
se la preghi non perderai la speranza,
se pensi a lei non sbaglierai.
Sostenuto da lei non temerai,
con la sua guida non ti stancherai,
con la sua benevolenza giungerai a destinazione.


S. Bernardo

mercoledì 2 dicembre 2015

Gesù nacque davvero quel 25 dicembre

IL MISTERO DELLA DATA LO STUDIO DI UN PROFESSORE DELL' UNIVERSITÀ EBRAICA DI GERUSALEMME CANCELLA OGNI DUBBIO SU UN ENIGMA MILLENARIO

Gesù nacque davvero quel 25 dicembre

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Il mistero risolto della nascita di Gesù La data del 25 dicembre non è soltanto un simbolo Dai rotoli di Qumran la conferma della sua esattezza

Il Ferragosto non è così lontano ed io devo fare ammenda. Succede, infatti, che in un momento di malumore - e proprio su questo giornale - abbia auspicato che la Chiesa si decida a una modifica del calendario: spostare al 15 di agosto quel che celebra il 25 di dicembre. Un Natale nel deserto estivo, argomentavo, ci libererebbe dalle insopportabili luminarie, dalle stucchevoli slitte con renne e babbinatali, persino dall' obbligo degli auguri e dei regali. Quando tutti sono via, quando le città sono vuote, a chi - e dove - mandare cartoline e consegnare pacchi con nastri e fiocchetti? Non sono i vescovi stessi a tuonare contro quella sorta di orgia consumistica cui sono ridotti i nostri Natali? E allora, spiazziamo i commercianti, spostiamo tutto a Ferragosto. La cosa, osservavo, non sembra impossibile: in effetti, non fu la necessità storica, fu la Chiesa a scegliere il 25 dicembre per contrastare e sostituire le feste pagane nei giorni del solstizio d' inverno. La nascita del Cristo al posto della rinascita del Sol invictus. All' inizio, dunque, ci fu una decisione pastorale che può essere mutata, variando le necessità. Una provocazione, ovviamente, che si basava però su ciò che è (o, meglio, era) pacificamente ammesso da tutti gli studiosi: la collocazione liturgica del Natale è una scelta arbitraria, senza collegamento con la data della nascita di Gesù, che nessuno sarebbe in grado di determinare. Ebbene, pare proprio che gli esperti si siano sbagliati; e io, ovviamente, con loro. In realtà oggi, anche grazie ai documenti di Qumran, potremmo essere in grado di stabilirlo con precisione: Gesù è nato proprio un 25 dicembre. Una scoperta straordinaria sul serio e che non può essere sospettata di fini apologetici cristiani, visto che la dobbiamo a un docente, ebreo, della Università di Gerusalemme. Vediamo di capire il meccanismo, che è complesso ma affascinante. Se Gesù è nato un 25 dicembre, il concepimento verginale è avvenuto, ovviamente, 9 mesi prima. E, in effetti, i calendari cristiani pongono al 25 marzo l' annunciazione a Maria dell' angelo Gabriele. Ma sappiamo dallo stesso Vangelo di Luca che giusto sei mesi prima era stato concepito da Elisabetta il precursore, Giovanni, che sarà detto il Battista. La Chiesa cattolica non ha una festa liturgica per quel concepimento, mentre le antiche Chiese d' Oriente lo celebrano solennemente tra il 23 e il 25 settembre. E, cioè, sei mesi prima dell' Annunciazione a Maria. Una successione di date logica ma basata su tradizioni inverificabili, non su eventi localizzabili nel tempo. Così credevano tutti, fino a tempi recentissimi. In realtà, sembra proprio che non sia così. In effetti, è giusto dal concepimento di Giovanni che dobbiamo partire. Il Vangelo di Luca si apre con la storia dell' anziana coppia, Zaccaria ed Elisabetta, ormai rassegnata alla sterilità, una delle peggiori disgrazie in Israele. Zaccaria apparteneva alla casta sacerdotale e, un giorno che era di servizio nel tempio di Gerusalemme, ebbe la visione di Gabriele (lo stesso angelo che sei mesi dopo si presenterà a Maria, a Nazareth) che gli annunciava che, malgrado l' età avanzata, lui e la moglie avrebbero avuto un figlio. Dovevano chiamarlo Giovanni e sarebbe stato «grande davanti al Signore». Luca ha cura di precisare che Zaccaria apparteneva alla classe sacerdotale di Abia e che quando ebbe l' apparizione «officiava nel turno della sua classe». In effetti, coloro che nell' antico Israele appartenevano alla casta sacerdotale erano divisi in 24 classi che, avvicendandosi in ordine immutabile, dovevano prestare servizio liturgico al tempio per una settimana, due volte l' anno. Sapevamo che la classe di Zaccaria, quella di Abia, era l' ottava, nell' elenco ufficiale. Ma quando cadevano i suoi turni di servizio? Nessuno lo sapeva. Ebbene, utilizzando anche ricerche svolte da altri specialisti e lavorando, soprattutto, su testi rinvenuti nella biblioteca essena di Qumran, ecco che l' enigma è stato violato dal professor Shemarjahu Talmon che, come si diceva, insegna alla Università ebraica di Gerusalemme. Lo studioso, cioè, è riuscito a precisare in che ordine cronologico si susseguivano le 24 classi sacerdotali. Quella di Abia prestava servizio liturgico al tempio due volte l' anno, come le altre, e una di quelle volte era nell' ultima settimana di settembre. Dunque, era verosimile la tradizione dei cristiani orientali che pone tra il 23 e il 25 settembre l' annuncio a Zaccaria. Ma questa verosimiglianza si è avvicinata alla certezza perché, stimolati dalla scoperta del professor Talmon, gli studiosi hanno ricostruito la «filiera» di quella tradizione, giungendo alla conclusione che essa proveniva direttamente dalla Chiesa primitiva, giudeo-cristiana, di Gerusalemme. Una memoria antichissima quanto tenacissima, quella delle Chiese d' Oriente, come confermato in molti altri casi. Ecco, dunque, che ciò che sembrava mitico assume, improvvisamente, nuova verosimiglianza. Una catena di eventi che si estende su 15 mesi: in settembre l' annuncio a Zaccaria e il giorno dopo il concepimento di Giovanni; in marzo, sei mesi dopo, l' annuncio a Maria; in giugno, tre mesi dopo, la nascita di Giovanni; sei mesi dopo, la nascita di Gesù. Con quest' ultimo evento arriviamo giusto al 25 dicembre. Giorno che, dunque, non fu fissato a caso. Ma sì, pare proprio che il Natale a Ferragosto sia improponibile. Ne farò, dunque, ammenda ma, più che umiliato, piuttosto emozionato: dopo tanti secoli di ricerca accanita i Vangeli non cessano di riservare sorprese. Dettagli apparentemente inutili (che c' importava che Zaccaria appartenesse alla classe sacerdotale di Abia? Nessun esegeta vi prestava attenzione) mostrano all' improvviso la loro ragion d' essere, il loro carattere di segni di una verità nascosta ma precisa. Malgrado tutto, l' avventura cristiana continua.
Messori Vittorio

Natale don Giussani

don Luigi Giussani a Repubblica il 27 dicembre del 1997, che riproponiamo di seguito:
Caro direttore, leggendo Gramsci avevo scoperto questo pensiero: «Un periodo storico può essere giudicato dal suo stesso modo di considerare il periodo da cui è stato preceduto. Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa… Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente» (A. Gramsci, Quaderni, XXVIII).
Sembra un canone della Chiesa cattolica. Gramsci dice il vero: la grande alternativa per la vita di un uomo e di un popolo è, infatti, tra ideologia e tradizione. L’ideologia nasce in qualsiasi momento come novità che si impone a prescindere dal passato (e questo non può che diventare un’inevitabile possibilità di andare contro il passato). La tradizione è proprio nella eredità del passato che trova certezza per il presente e speranza per il futuro. Chi pretendesse di distruggere il passato per una affermazione presuntuosa di se stesso non amerebbe né l’uomo né la sua ragione. E, infatti, un presente così ridotto finisce in «nulla» (nichilismo), cedendo l’uomo alla tentazione di credere che la realtà non esista. E questo è come un veleno instillato nelle vene dell’uomo dal padre della menzogna: una volontà di negare l’evidenza che qualcosa c’è.
Ora, proprio dal passato giunge una notizia: il Mistero, ciò che i popoli chiamano «Dio», ha voluto comunicarsi a tutti gli uomini come un uomo, dentro un pezzo di tutta la realtà. Si chiama «Natale» l’iniziale attuarsi del metodo con cui il Mistero si manifesta comunicandosi nella vita: l’incarnazione di Gesù di Nazareth, come risposta all’attesa di ogni cuore umano in tutti i tempi, che ha avuto la prima e più dignitosa intuizione nel genio ebraico.
Nella sua concreta umanità Gesù non poteva vivere se non in una casa dove c’era un letto, dove c’erano tavoli e sedie, dove c’erano un padre e una madre: la casa di Nazareth, una presenza integralmente umana in cui c’è Dio – questa è l’origine della «pretesa» cristiana –, la Bibbia la chiama «dimora » o «casa di Dio». E noi sappiamo quanto gli uomini del nostro tempo cerchino anche inconsapevolmente un luogo in cui riposare e vivere rapporti in pace, cioè riscattati dalla menzogna, dalla violenza e dal nulla in cui tutto tenderebbe altrimenti a finire. Il Natale è la buona notizia che questo luogo c’è, non nel cielo di un sogno, ma nella terra di una realtà carnale.
Negare la «possibilità» che questo sia vero in nome di un preconcetto non è da uomini ragionevoli. Se, infatti, la ragione può intravedere la possibilità di un significato dell’infinita fatica del vivere – e per chiunque almeno in qualche momento questo è stato evidente –, è più dignitoso per l’uomo cercare questo significato o rinunciarvi, preferendo quella che Pasternak chiamava «la sterile armonia del prevedibile», cioè una vita ultimamente annoiata?
C’è un verso di Rainer Maria Rilke da cui parto spesso per una meditazione su di me: «E tutto cospira a tacere di noi/ un po’ come si tace/ un’onta, forse, un po’ come si tace/ una speranza ineffabile». Se l’uomo guarda a se stesso, ha vergogna e noia, ha vergogna fino alla noia, eppure non può negare l’evidenza di un impeto irriducibile che costituisce il suo cuore come tensione a una pienezza, a una perfezione o soddisfazione.
Io credo che Dio si sia mosso proprio per essere risposta a questa realistica percezione – a mio avviso l’unica realistica percezione che l’uomo possa avere di se stesso se si pensa con attenzione e tenerezza materna –, all’uomo che ha vergogna o noia di se stesso. Per questo io umano che trova in sé, da una parte limiti coi quali è connivente e, dall’altra, quel grido che è nel suo cuore, quell’attesa che è nel suo animo, Dio si è «mosso», per liberarlo dalla noia di se stesso e dal peso di quel limite che si trova dentro in tutto quello che fa.
Per questo dico spesso che il cristianesimo ha una partenza pessimistica circa l’uomo – non per nulla parla di peccato originale come del primo mistero senza il quale non si spiega più niente della contraddizione in cui l’uomo cade inesorabilmente –, ma finisce in un ottimismo profondo e impegnativo, poiché Dio ha preso la realtà di un uomo vero, un uomo concepito nel ventre di una donna, che si è sviluppato come un infante, un bambino, un fanciullo, un adolescente, un giovane, fino a diventare centro di attenzione della vita sociale del popolo ebraico, fino a trascinare le folle e fino ad averle contro di sé per l’atteggiamento di chi aveva il potere in mano, fino ad essere crocifisso, ucciso.
E fino a risorgere dalla morte, per una pietà profonda, come di padre, verso la situazione disperante dell’uomo. O come «grazia» dell’onnipotente Mistero.


Leggi di Più: Caso Rozzano. Messori e Giussani: cos'è il Natale | Tempi.it 
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Von Balthasar, La nostalgia della bellezza

Von Balthasar, La nostalgia della bellezza
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Il tono della pagina che segue è quello della nostalgia per un bene che l’uomo non possiede piú. La moderna capacità tecnica ha riempito l’uomo di beni, ma la bellezza è fuggita lontano e noi avvertiamo tutta la povertà della nostra condizione. Non è la bellezza ad averci abbandonato, avverte l’autore, siamo noi che non siamo piú in grado di vederla. Insieme alla bellezza non ci curiamo piú della verità e della bontà, che sorelle della bellezza non si separano mai da lei. Il mondo ci appare brutto e desolato e siamo tentati da ogni evasione possibile pur di abbandonare in fretta ciò che ci dà solo nausea e disperazione. Dobbiamo riguadagnare uno sguardo capace di cogliere la bellezza dell’essere creato, perché possiamo intravedere la Gloria di Dio, che i cieli narrano. L’esperienza della bellezza è ancora platonicamente un’iniziazione all’amore ed è quindi cristianamente un itinerario di conversione.



H. U. von Balthasar, Gloria



La nostra parola iniziale si chiama bellezza. La bellezza è l’ultima parola che l’intelletto pensante può osare di pronunciare, perché essa non fa altro che incoronare, quale aureola di splendore inafferrabile, il duplice astro del vero e del bene e il loro indissolubile rapporto. Essa è la bellezza disinteressata senza la quale il vecchio mondo era incapace di intendersi, ma la quale ha preso congedo in punta di piedi dal moderno mondo degli interessi, per abbandonarlo alla sua cupidità e alla sua tristezza. Essa è la bellezza che non è piú amata e custodita nemmeno dalla religione, ma che, come maschera strappata al suo volto, mette allo scoperto dei tratti che minacciano di riuscire incomprensibili agli uomini. Essa è la bellezza alla quale non osiamo piú credere e di cui abbiamo fatto un’apparenza per potercene liberare a cuor leggero. Essa è la bellezza infine che esige (come è oggi dimostrato) per lo meno altrettanto coraggio e forza di decisione della verità e della bontà, e la quale non si lascia ostracizzare e separare da queste sue due sorelle senza trascinarle con sé in una vendetta misteriosa. Chi, al suo nome, increspa al sorriso le labbra, giudicandola come il ninnolo esotico di un passato borghese, di costui si può essere sicuri che – segretamente o apertamente – non è piú capace di pregare e, presto, nemmeno di amare. Il secolo XIX si è ancora aggrappato, in un’ebbrezza appassionata, alle vesti della bellezza fuggente, alle cocche svolazzanti del vecchio mondo che si dissolveva (“Elena abbraccia Faust, il corporeo svanisce, la veste e il velo gli rimangono tra le braccia... le vesti di Elena si dissolvono in nubi, circondando Faust, lo sollevano in alto e si dileguano con lui”, Faust II, atto III); il mondo illuminato da Dio diventa apparenza e sogno, romanticismo, presto ormai soltanto musica, ma, dove la nube si dissolve, rimane l’immagine insostenibile dell’angoscia, la nuda materia; poiché però non c’è piú nulla e tuttavia si ha pur bisogno di abbracciar qualcosa, allora si spinge l’uomo del nostro tempo a questo Imene impossibile, che alla fine gli fa venire in uggia qualsiasi forma di amore. Ma ciò di cui l’uomo non è piú capace, ciò per cui è diventato impotente, non può piú, proprio perché si sottrae alla sua sottomissione, essere da lui sostenuto. Non resta che negarlo o circondarlo di un silenzio di morte.

In un mondo senza bellezza – anche se gli uomini non riescono a fare a meno di questa parola e l’hanno continuamente sulle labbra, equivocandone il senso –, in un mondo che non ne è forse privo, ma che non è piú in grado di vederla, di fare i conti con essa, anche il bene ha perduto la sua forza di attrazione, l’evidenza del suo dover-essere-adempiuto; e l’uomo resta perplesso di fronte ad esso e si chiede perché non deve piuttosto preferire il male. Anche questo costituisce infatti una possibilità, persino molto piú eccitante. Perché non scandagliare gli abissi satanici? In un mondo che non si crede piú capace di affermare il bello, gli argomenti in favore della verità hanno esaurito la loro forza di conclusione logica: i sillogismi cioè ruotano secondo il ritmo prefissato, come delle macchine rotative o dei calcolatori elettronici che devono sputare un determinato numero di dati al minuto, ma il processo che porta alla conclusione è un meccanismo che non inchioda piú nessuno e la stessa conclusione non conclude piú.

E se è cosí dei trascendentali, solo perché uno di essi è stato trascurato, che ne sarà dell’essere stesso? Se Tommaso poteva contrassegnare l’essere come “una certa luce” per l’ente, questa luce non si spegnerà là dove si è disimparato il linguaggio della luce stessa e non si lascia piú che il mistero dell’essere esprima se stesso? Ciò che avanza è solo una porzione di esistenza che per quanto, come spirito, pretenda attribuirsi anche una certa libertà, rimane tuttavia completamente oscura e incomprensibile a se stessa. La testimonianza dell’essere diventa incredibile per colui il quale non riesce piú a cogliere il bello.



H. U. von Balthasar, Gloria, Jaca Book, Milano, 1985, vol. I, pagg. 10-12

martedì 24 novembre 2015

Fumaria non finisce di stupirci.

Fumaria non finisce di stupirci.

fumeterre-officinale---fumaria-officinalis-visoflora-25748Per la medicina popolare aveva  “solo” proprietà depurative per il fegato e la pelle, riconoscendo tra le indicazioni un po’ di tutto, da una non meglio precisata “piccola insufficienza epatica”, alle dispepsie biliari, dalla stitichezza all’ emicrania, dagli eczemi cronici alla psoriasi, all’ acne, e quelle che veniva chiamate indefinitamente “dermatosi”, fino alle dislipidemie, fino alla prevenzione della aterosclerosi.
E invece …
A fronte tuttavia di molte conoscenze relative alla chimica della pianta pochi sono i riscontri clinici di uso di estratti fitoterapici di Fumaria, compresi quelli presenti in medicinali o integratori, fondamentalmente utilizzata come :
  • coleretica, cioè migliora l’escrezione di bile da parte dell’apparato epato-biliare
  • antiossidante ed epatoprotettrice, in quanto previene i danni epatici da tossici
  • antispastica sulla muscolatura liscia del digerente, in particolare dello sfintere di Oddi.
Questo fondamentalmente in forma di fitocomplesso.
E invece …
Ebbene, invece il bello deve ancora venire……
Perché la Fumaria Fumaria officinalis L., tanto bistratta, tanto umile, tanto relegata ad esser considerata con disprezzo ad erbettina di second’odine, erbetta di campagna, di periferia (quale ella in realtà è), di provincia, non erba di balcone, o da salotto, e neppure un fiore per pregiate composizioni floreali di ville ottocentesche… Bensì una quasi inutile erbetta tutt’ al più da erboristi come potrebbe direbbe qualcuno … come dire che non servirebbe praticamente a nulla, se non come anfo-coleretico come siamo abituati a considerarla più o meno tutti,  …
Ebbene invece oggi sappiamo che la Fumaria, è da Erboristi, da Farmacisti, da Medici, e pure da Farmacologi, e anche da Tossicologi…!
Non solo … Ma sappiamo anche che probabilmente gli antichi quando ci dicevano che andava considerato un buon depurativo della pelle, forse c’avevano pure indovinato, senza ovviamente saperne il perché.
Vediamo perché.
Fin ora sapevamo della Fumaria sapevamo che, in forma di tisana, estratto idroalcolico o estratto secco la Fumaria poteva essere, e in realtà lo era, utilizzata nella prevenzione e terapia delle turbe digestive legate ad un insufficiente funzionamento dell’apparato epatobiliare, con pesantezza post-prandiale, meteorismo, alitosi e stitichezza. Indicata anche in forme di colon irritabile.
Le novità più importanti sono quelle emerse negli ultimi anni, e riguardano le sostanze derivate dall’ acido fumarico, ora registrate come medicinali ad attività antiinfiammatoria e immunomodulante, utilizzati non solo nella terapia della sclerosi multipla, ma anche della psoriasi!
Dimethyl_fumarate_Structural_FormulaeL’ estere dimetilico dell’ acido fumarico è infatti una sostanze ottenuta per sintesi a partire dall’acido fumarico, usato inizialmente come antimuffa, ma anche come medicinale contro la psoriasi. E qui è impossibile non ci torni immediatamente alla mente il richiamo agli usi della erboristeria tradizionale che prevede appunto cosiddette “erbe depurative“ anche per malattie infiammatorie croniche della pelle come la psoriasi che oggi sappiamo a notevole componente immunopatologica, come del resto la stessa sclerosi multipla…
L’efficacia, nella terapia della psoriasi,  oltre che con trials clinici è stata pure confermata, da una recentissima revisione sistematica della Cochrane collaboration.
O c’avevano visto lungo gli antichi… o c’abbiamo ancora molto da studiare noi moderni…, magari facendo anche salti all’indietro, magari nello studio dei vari possibili e complessi collegamenti anche sui collegamenti tra le varie citochine, che al tempo stesso possono comportarsi come neurotrofiche, immunomodulanti, e al tempo stesso antiinfiammatorie.
Da un paio di anni il medicinale è stato approvato pure dall’ EMA per la terapia della forma più comune della sclerosi multipla, la recidivante-remittente. Il farmaco era già stato sperimentato su un ampio numero di pazienti con una riduzione importante, altamente significativa rispetto ai gruppi trattati con placebo, sia delle recidive di malattia sia della sua progressione.
Ovviamente il tutto confermato non solo clinicamente ma con tutta la documentazioni strumentali richieste dal punto di vista neuroradiologico. Tanto per capirsi (…) queste importanti ricerche sono state pubblicate su riviste del calibro delNew England Journal of Medicine.
Quindi meglio la
  • Fumaria ?
  • Acido-fumarico?
  • Di-metil-fumarico ?
Magari ognuna ha il suo ruolo. Non è questo il problema. Il fatto invece è la bellezza della scienza. Il divenire e l’intrecciarsi delle strade, dei rivoli,  dei saperi e delle conoscenze, antiche e moderne, moderne e antiche.
Magari a questo punto però viene anche da chiedersi … a proposito di psoriasi, e perché non provare a tornare indietro ? Potrebbe forse essere il caso di tornare alle indicazioni degli antichi  e con metodologia moderna verificare appunto l’efficacia di una preparazione “antica” ? Quanto e come potrebbe essere efficace un “depurativo” a base di Fumaria nella terapia di un paziente con psoriasi  ? Quanto e come poi metterlo a confronto con il principio attivo derivato ?
Antico vs moderno ? Lotta impari ?
DI certo è affascinante il legame quanto meno sottile, quanto meno ideale che possiamo percepire tra pianta di una tempo e sostanza di oggi per la stessa patologia.
Senza poi considerare il fatto che a carico del farmaco di oggi non pochi sono gli effetti collaterali, anche importanti: tra gli effetti collaterali più comuni dobbiamo aspettarci i rash cutanei con arrossamento al volto e al corpo, con sensazione di calore, bruciore, fastidio tipo caldane, anche prurito più o meno esteso, ma anche disturbi gastrointestinali con diarrea, nausea e dolori addominali e alterazioni dei una riduzione media della conta linfocitaria in particolare durante il primo anno di trattamento.
Intanto comunque nessuna delle varie specie di Fumaria è tossica…
Fabio Firenzuoli