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domenica 11 marzo 2018

Panis angelicus


Panis angelicus




(LA)
« Panis angelicus
fit panis hominum;
dat panis caelicus
figuris terminum;
O res mirabilis:
manducat Dominum
pauper, servus et humilis.
Te, trina Deitas
unaque, poscimus:
sic nos tu visita,
sicut te colimus;
per tuas semitas
duc nos quo tendimus,
ad lucem quam inhabitas.
Amen. »
(IT)
« Il pane degli angeli
diventa pane degli uomini;
il pane del cielo
dà fine a tutte le prefigurazioni:
qual meraviglia!
il servo, il povero, l'umile
mangia il Signore.
Chiediamo a Te,
Dio uno e trino,
di visitarci,
come noi Ti adoriamo.
Per le Tue vie
portaci dove tendiamo,
alla luce in cui tu abiti.
Amen. »

Galimberti: "Genitori siano cacciati dalle scuole e classi di non oltre 12 ragazzi: solo così potremo aiutarli a crescere"

Galimberti: "Genitori siano cacciati dalle scuole e classi di non oltre 12 ragazzi: solo così potremo aiutarli a crescere"

11-03-2018 07:54 - Scienze Umane Filosofia Psicologia

"I genitori devono difendere sempre gli insegnanti altrimenti minano la sfera dell´affettività e dunque la crescita dei loro figli. Alle maestre occorrerebbe dare lo stipendio dei professori universitari perché fanno un lavoro pazzesco. Occorrono insegnanti affascinanti ma oggi il ragazzo si deve ritenere fortunato se su nove docenti ne ha due carismatici".

"Occorrono insegnanti affascinanti ma non è così. Oggi il ragazzo si deve ritenere fortunato se su nove docenti ne ha due carismatici, e questo è un grosso problema. Prima di essere mandati in cattedra, gli insegnanti dovrebbero essere sottoposti a un test di personalità, per comprendere se hanno la passione dell´insegnamento, ma da parte loro i genitori devono mettersi in testa che i docenti devono essere difesi. Sempre".


Sono due passaggi di un intervento straordinario, quello che il notissimo filosofo Umberto Galimberti ha tenuto alcuni giorni fa al Forum Monzani di Modena presentando il suo ultimo libro intitolato "La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo", edito da Feltrinelli. Riportiamo alcuni passaggi dell´intervento tratti da un resoconto di Orizzonte Scuola.

"Le maestre vanno difese, sempre", "Quando i bambini vanno a scuola sviluppano nuovi binari di affettività, soprattutto quello bambino-maestra".

"Se i genitori parlano male delle maestre devono sapere che stanno violentando la sfera dell´affettività del bambino. Una delle prime manifestazioni della schizofrenia, che notiamo alla fine dell´adolescenza, è la scissione dell´affettività. Non diventano tutti schizofrenici ma certo questa cosa non contribuisce alla sfera armonica dell´affettività. 

Galimberti: "Genitori siano cacciati dalle scuole e classi di non oltre 12 ragazzi: solo così potremo aiutarli a crescere"

11-03-2018 07:54 - Scienze Umane Filosofia Psicologia

"I genitori devono difendere sempre gli insegnanti altrimenti minano la sfera dell´affettività e dunque la crescita dei loro figli. Alle maestre occorrerebbe dare lo stipendio dei professori universitari perché fanno un lavoro pazzesco. Occorrono insegnanti affascinanti ma oggi il ragazzo si deve ritenere fortunato se su nove docenti ne ha due carismatici".

"Occorrono insegnanti affascinanti ma non è così. Oggi il ragazzo si deve ritenere fortunato se su nove docenti ne ha due carismatici, e questo è un grosso problema. Prima di essere mandati in cattedra, gli insegnanti dovrebbero essere sottoposti a un test di personalità, per comprendere se hanno la passione dell´insegnamento, ma da parte loro i genitori devono mettersi in testa che i docenti devono essere difesi. Sempre".


Sono due passaggi di un intervento straordinario, quello che il notissimo filosofo Umberto Galimberti ha tenuto alcuni giorni fa al Forum Monzani di Modena presentando il suo ultimo libro intitolato "La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo", edito da Feltrinelli. Riportiamo alcuni passaggi dell´intervento tratti da un resoconto di Orizzonte Scuola.

"Le maestre vanno difese, sempre", "Quando i bambini vanno a scuola sviluppano nuovi binari di affettività, soprattutto quello bambino-maestra".

"Se i genitori parlano male delle maestre devono sapere che stanno violentando la sfera dell´affettività del bambino. Una delle prime manifestazioni della schizofrenia, che notiamo alla fine dell´adolescenza, è la scissione dell´affettività. Non diventano tutti schizofrenici ma certo questa cosa non contribuisce alla sfera armonica dell´affettività. Se uno parla male dell´altro, poi il bambino non ci si fida di nessuno, ma poi non ci meravigliamo che da più grandi combina dei guai e lo troviamo a lanciare sassi dai cavalcavia o a fare il bullo. I genitori devono mettersi in testa che devono difendere le maestre, sempre. Fanno un lavoro pazzesco, io darei lo stipendio da professori universitari alle maestre e quello delle maestre ai professori universitari".


Occorre quindi difendere tutti gli insegnanti "e anzi espellerei i genitori dalle scuole, a loro non interessa quasi mai della formazione dei loro figli, il loro scopo è la promozione del ragazzo a costo di fare un ricorso al Tar, altro istituto che andrebbe eliminato per legge. E alle superiori i ragazzi vanno lasciati andare a suola senza protezioni, lo scenario è diverso, devono imparare a vedere che cosa sanno fare senza protezione. Se la protezione è prolungata negli anni, come vedo, essa porta a quell´indolenza che vediamo in età adulta. E la si finisca con l´alternanza scuola lavoro, a scuola si deve diventare uomini, a scuola si deve riportare la letteratura, non portare il lavoro. La letteratura è il luogo in cui impari cose come l´amore, la disperazione, la tragedia, l´ironia, il suicidio. E noi riempiamo le scuole di tecnologia digitale invece che di letteratura? E´ folle. Guardiamo sui treni: mentre in altri Paesi i giovani leggono libri, noi giochiamo con il cellulare. Oggi i ragazzi conoscono duecento parole, ma come si può formulare un pensiero se ti mancano le parole? Non si pensa o si pensa poco se non si hanno le parole".

Uno dei temi della riflessione del filosofo è il nichilismo. "Noi siamo tutti cristiani anche se atei e il Cristianesimo ha diviso il tempo in tre fasi, il passato (con il peccato originale), il presente (con la redenzione), il futuro: con la salvezza. Ciò ha alimentato anche la scienza, che è profondamente cristiana, per la scienza il futuro è progresso. Anche Marx è cristiano, il futuro è per lui giustizia sulla terra. Per Freud è guarigione dalla nevrosi. E grazie all´inconscio collettivo coltiviamo la speranza come cosa positiva".


I passi dei giovani devono essere seguiti da quelli degli adulti: "non devono esser visti dal momento della giovinezza, ma fin da quello della nascita. Nei primi sei anni di vita, dice Freud, si formano le modalità cognitive, cioè il modo di conoscere il mondo, modalità di tipo logico razionale, estetico, metafisico, teologico, insieme alle modalità emotive: come sento gli eventi del mondo, che risonanza emotiva hanno dentro di me? Da queste ultime dipendono molte nostre decisioni, come quelle che determinano ad esempio l´acquisto di una casa se davvero la si avverte come un luogo dove ci si sente a casa, indipendentemente da valutazioni razionali come il prezzo o l´orientamento della medesima. Ecco, queste mappe si formano nei primi anni di vita".

E la loro formazione? "Oggi si formano come capita. Il padre e la madre lavorano e tornano a casa tardi, il bambino è stato con la baby sitter, davanti alla televisione o allo smartphone".

E poi le donne. "Sono contento della liberazione della donna e difendo il suo ruolo attivo nella società. Però non possiamo negare che quando si torna a casa non c´è più il tempo di capire quali siano le mappe emotive del bambino. Che invita la mamma e il papà a guardare il disegno che ha fatto a scuola e loro Come gli rispondono? ´Te lo guardo domani´, cioè mai. L´identità è il prodotto del riconoscimento che gli altri mi danno. Il papà o la maestra che mi continuano a dire sei un cretino o sei bravo. L´identità è il prodotto dei riconoscimenti. Se i genitori non hanno tempo di vedere ciò che fanno i figli, i figli vengono su come possono. Bambini soli con cartoni animati e smartphone? Niente di male. Ma si sappia che in questi casi le modalità emotive si formano a caso, cioè come come capita. Le neuroscienze oggi ci dicono che si formano già nei primi tre anni, non nei primi sei. I bambini non sanno di progredire, sono i genitori a vederli progredire. E si badi bene che le parole dei genitori sono seguite dai figli fino a che questi hanno dodici, massimo tredici anni, poi con la scoperta sessuale le parole non servono più. O si parla prima, molto prima, o tutto è perso, non le seguono più. Bisogna parlare molto prima se vogliamo tenere la porta aperta. La parola è fondamentale nei primi anni. I bambini fanno domande filosofiche con i loro continui perché? che meritano sempre una risposta, non una risata". bambino non ci si fida di nessuno, ma poi non ci meravigliamo che da più grandi combina dei guai e lo troviamo a lanciare sassi dai cavalcavia o a fare il bullo. I genitori devono mettersi in testa che devono difendere le maestre, sempre. Fanno un lavoro pazzesco, io darei lo stipendio da professori universitari alle maestre e quello delle maestre ai professori universitari".







Vitamina C e Cancro: Come curarsi con la Vitamina C riducendo lo Stress ...

Vitamina C e Cancro: Come curarsi con la Vitamina C riducendo lo Stress ..

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IL CERCHIO ROSSO DELL'ICARO di Matisse

IL CERCHIO ROSSO DELL'ICARO DI 
MATISSE di don Luigi Giussani

Ciò che ci deve muovere è quel presentimento di felicità che è la letizia del vivere. Allora il cerchio rosso dell’Icaro di Matisse cosa significa e simboleggia? È per quel cuore che l’uomo, la figura dell’uomo si libra negli spazi e il tempo e lo spazio non sono solo tomba, ma anche spunto per uno slancio. Quel cuore simboleggia che la figura di Icaro è legata, aspira, cioè dipende da qualcosa d’altro, dipende. Dipende da qualcosa d’altro. Se non ci fosse qualcosa d’altro, anche evanescentissimo, quella figura cadrebbe su se stessa, cadrebbe giù, si spiaccicherebbe, come, infatti, è il destino di questa fiaba nella mentalità pagana. Nella mentalità pagana, cioè nella mentalità mondana, l’Icaro è destinato a distruggersi a terra, perché il cuore non tiene, cioè le ali non tengono. Invece quel cuore è il simbolo del rapporto con qualcosa.
Una foglia lontana dal proprio ramo non è più una foglia. Che sia ancora foglia è la sopravvivenza di un’apparenza, perché incomincia a marcire! Allora vuole dire che per essere foglia deve essere legata al ramo, come il ramo al tronco; vale a dire, bisogna che appartenga! Questo è l’Icaro di Matisse, esile fin quanto volete, ma ha la percezione di appartenere a qualcosa d’altro.
Ciò che definisce l’identità, la forza e la letizia di un soggetto – o di una realtà – è la sua appartenenza, è ciò cui appartiene.

martedì 6 marzo 2018

Sa pompìa,

Sa pompìa, l’agrume sardo unico al mondo: buono da mangiare, ma anche come medicina alternativa

Sa pompìa, l’agrume sardo unico al mondo: buono da mangiare, ma anche come medicina alternativa
Non è un limone, non è un pompelmo, non è un cedro. È sa pompìa, un frutto che esiste solo in Sardegna, per la precisione nei comuni di Siniscola, Posada, Torpè e Orosei. Una vera rarità, fino al 2015 non riconosciuto neanche dalla comunità scientifica, tanto da meritare il nome di “Citrus x monstruosa”, una sorta di limone mostruoso, buono come medicamento naturale, ma soprattutto per preparare gustosissimi dolci.

Sa pompìa appena colta dall’albero – foto di Grazia Cherchi
Bello di certo non è, fatto di una buccia rugosa e irregolare, ma c’è chi dice sia miracoloso. Una giovane start up sarda, la Phareco, con la pompìa ha brevettato un olio essenziale in grado, secondo i suoi sviluppatori, di curare infezioni dell’apparato genitale femminile, dell’apparato digestivo e di quello respiratorio. Ridotto a poche centinaia di piantagioni negli anni ’90 sa pompìa ha conosciuto una seconda vita quando si è deciso di impiantare nel territorio di Siniscola una piantagione estensiva di questo frutto per finalità sociali. Da allora si è fatta molta strada e nel 2004 è nato proprio a Siniscola il presidio slow food della pompìa.
Certo è che sa pompìa è molto buona, ma solo quando è cotta, cruda è immangiabile. Con questo agrume si usa fare un dolce tradizionale chiamato “sa pompìa intrea”. Le donne di Siniscola e dintorni custodiscono gelosamente la ricetta di questo dolce tipico, tanto che su Facebook è nato addirittura un gruppo denominato “Sa pompìa intrea”. Prodotti conosciuti sono anche la marmellata di pompìa, il liquore di pompìa e s’aranzata thinoscolesa, un dolce tipico dei matrimoni, fatto di scorza candita e mandorle.
Grazia Cherchi, di Siniscola, ha imparato la ricetta dalla suocera, proprietaria di uno dei primi terreni in cui era stata impiantata sa pompìa. Dopo avere raccolte i frutti a novembre prepara così sa pompìa intrea:
  • Pulire la scorza del frutto con un pelapatate, fare due buchi nella parte superiore e nella parte inferiore per privarlo della polpa interna così da lasciare la sola parte bianca esterna. La polpa si può riutilizzare per fare la marmellata.
  • Ciò che rimane del frutto va immerso in acqua bollente per 6/7 minuti, per poi essere scolato e lasciato ad asciugare su un canovaccio fino al giorno dopo.
  • Successivamente le pompìe vanno cotte in padella immerse nell’acqua con un chilo di zucchero e 600/700 grammi di miele (questo per 12/13 pompìe). Cuocere a fuoco molto basso e girarle di tanto in tanto per circa 6 ore. Una volta colorata a puntino sa pompìa è pronta per essere mangiata.
da vistanet

domenica 4 marzo 2018

GRAMSCI contro la mercificazione dell'uomo

 GRAMSCI contro la mercificazione dell'uomo
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"La scienza ha il compito disinteressato di rintracciare rapporti nuovi tra le energie, tra le cose. Fallisce solo quando diventa ciarlataneria (...) Il ritrovato scientifico segue la sorte comune di tutti i prodotti umani in regime capitalistico; diventa merce, oggetto di scambio (...)
Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità?
Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto.
I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce.
La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno”.

(Antonio Gramsci, 6 giugno 1918, grazie a Michelangelo Rubino)

lunedì 26 febbraio 2018

predicare i valori morali non partendo dal fatto di Cristo è fuorviante

predicare i valori morali non partendo dal fatto di Cristo è fuorviante
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"...predicare i valori morali non partendo dal fatto di Cristo è fuorviante: si provoca l’uomo a una cosa di cui non è capace, perché non è capace d’applicare tutti questi valori, anzi, non è capace neanche d’applicarne uno solo, perché sono tutti collegati. È il famoso paragone che facevo del ragazzo che è un disgraziato, un delinquente, cioè un poco di buono, e tutte le ragazze del paese sono sue, e tutte le mamme dicono alle ragazze: «State attente a quello lì! State attente a quello lì!», e tutte lo rifuggono. A un certo punto, invece, si innamora di una persona, ma si innamora veramente. Questa qui tutte le volte che lui l’accosta scappa, perché sa che tipo è, ma lui le dice: «Ma no, ma questa volta è diverso, questa volta è diverso: ti voglio bene veramente». E quella, prima, non ci crede... Supponiamo che ci mettano sei mesi: per sei mesi questa qui scappa e lui dietro. In quei sei mesi lì, cambia. Alla fine di quei sei mesi, sua madre incontra la madre della ragazza e dice: «Mio figlio è cambiato, è irriconoscibile!». Seguendo la ragazza e quello che lei voleva, lui è cambiato: ha imparato tutto e non ha studiato a memoria il catechismo dei valori! Il cristianesimo entra nel mondo così."

Don Luigi Giussani
-Il cristianesimo entra nel mondo così-

Appunti da una conversazione di Luigi Giussani con i “Memores Domini”1993

ICARO, Henri Matisse,

ICARO, Henri Matisse, 1947
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L’artista trae ispirazione dal mito greco: Icaro nella notte fuggì con il padre dal labirinto di Creta, dove era stato rinchiuso, grazie ad ali di cera; pur essendo stato messo in guardia di non volare vicino al sole, il desiderio di raggiungere sempre più stelle fu talmente forte da spingerlo a trascurare il pericolo; ma giunse il mattino e un raggio di sole colpì le ali, che si sciolsero, facendolo precipitare a terra.

Ci sono le stelle nel cielo della notte, Icaro dalle braccia spalancate e il suo cuore rosso: è un quadro icastico che va dritto al punto: al desiderio che spinge, che trascina l’uomo a volare, a voler salire sempre più in alto alla ricerca di qualcosa che possa soddisfare la sua brama. Alla ricerca di qualcosa che possa placare la nostalgia dolorosa che esplode nel petto come un punto, come il cuore di Icaro. “Quante volte ci siamo ritrovati a sperare in fatti o avvenimenti che poi si sono rivelati inutili richiami ad una soddisfazione stantia?”

Pietro

 Pietro
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C’è un mistero già nella persona stessa di Pietro, come ci appare nei libri ispirati: un uomo così fragile e impacciato da non saper resistere alle frasi curiose e insinuanti di qualche serva, e così solido e certo da essere la roccia sulla quale la Chiesa di Cristo è edificata in modo da sfidare i secoli; un uomo tanto insicuro da fuggire davanti agli sgherri del Sinedrio lasciando Gesù solo nella tempesta, nonostante le dichiarazioni spavalde di poche ore prima, e tanto fedele e meritevole di fiducia da ricevere in custodia le chiavi del Regno, da vedersi affidato il gregge che è costato il sangue di Cristo, e da poter confermare con la sua fede indefettibile la fede vacillante dei fratelli; un uomo così poco perspicace da non conoscere neppure se stesso, i suoi limiti, le sue possibilità («Io non ti tradirò mai» cf. Mc 14,31), e così permeato della divina intelligenza da cogliere, unico fra i discepoli, il centro della realtà arcana del Signore Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16).
In questa personalità, adorna di valori e di difetti, alta e contraddittoria, noi leggiamo in trasparenza il mistero della Chiesa; lo vediamo effigiato e come riassunto nella vicenda del principe degli apostoli, lo ammiriamo ai suoi inizi nella figura del pescatore di Galilea, chiamato dal disegno del Padre a diventare maestro e guida delle genti.
La Chiesa, come Pietro, è mistero di debolezza umana e di forza soprannaturale; esile e incerta come il respiro dell’uomo, salda come il trono di Dio; agitata, rissosa, petulante come un’assemblea di condomini, e serena come l’oceano sconfinato e beatificante della vita divina; troppo spesso lenta, inefficace, inconcludente come un ufficio statale, e viva, attiva, palpitante come il cuore di Cristo risorto.
Questo è il mistero della Chiesa, che ci dà stupore, gioia, fiducia, gratitudine verso un Dio che da una materia povera e opaca come quella umana ha saputo trarre questo imprevedibile e mirabile capolavoro.
(Pietro, mistero di forza e debolezza).l
Card. Giacomo Biffi

domenica 25 febbraio 2018

LA PREGHIERA PER IL SORRISO

LA PREGHIERA PER IL SORRISO


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O Maria,
rendi il mio amore sorridente.
Fa in modo che il mio sorriso possa esprimere la piu’ pura bonta’.
Insegnami a dimenticare con un sorriso le mie preoccupazioni e le mie pene per prestare attenzioni soltanto alla gioia degli altri.
Il mio volto sorridente renda i miei contatti con il prossimo piu’ caldi e cordiali e piu’ ricchi di fraternita’.
Conservami il sorriso nelle ore dolorose perche’, anche in quei momenti,
io possa continuare a donarmi al prossimo.
Aiutami a custodire in fondo al cuore quella gioia di amare
che si manifesta attraverso il sorriso.
Insegnami, o Maria, a servire il signore con gioia,
sorridendo in qualunque momento della mia vita.

Santa Madre Teresa di Calcutta