CONSULTA L'INDICE PUOI TROVARE OLTRE 4000 ARTICOLI

su santi,filosofi,poeti,scrittori,scienziati etc. che ti aiutano a comprendere la bellezza e la ragionevolezza del cristianesimo


domenica 12 settembre 2021

Profezia di Benedetto XVI

 LA SERA DELLA VIGILIA DI NATALE DEL 1969 IL PROF. DON JOSEPH RATZINGER PRONUNCIA ALLA RADIO BAVARESE QUESTO DISCORSO, A CONCLUSIONE DI UN CICLO DI CONFERENZE RADIOFONICHE, CHE SOLO ANNI PIU’ TARDI SARANNO RACCOLTE IN UN VOLUME

… Il futuro della Chiesa può venire … solo dalla forza di coloro che hanno profonde radici e vivono con una pienezza pura della loro fede. Esso non verrà solo da coloro che prescrivono solo ricette … Non verrà da coloro che di volta in volta si adeguano al momento che passa … da coloro che criticano soltanto gli altri, ma che ritengono se stessi una misura infallibile. E neppure verrà da coloro che scelgono solo il cammino più comodo, che evitano la passione della fede e che dichiarano falso e sorpassato, tirannia e legalismo tutto ciò che impone sacrifici all’uomo e lo obbliga ad abbandonare se stesso … anche questa volta come sempre il futuro della Chiesa verrà fuori dai nuovi santi.

E dunque da uomini la cui capacità di percezione va al di là delle frasi … da uomini che sanno vedere più lontano degli altri, perché la loro vita abbraccia spazi più ampi. L’altruismo, che rende libero l’uomo, si acquista solo nella pazienza delle piccole rinunce quotidiane a se stessi …

Se oggi ci è difficile percepire ancora Dio, questo dipende dal fatto che ci è diventato troppo facile evitare noi stessi e fuggire davanti alla profondità della nostra esistenza, nello stordimento di una qualsiasi comodità … [perciò n.d.a.] le grandi parole di quelli che profetizzano una chiesa senza Dio e senza fede sono vuota chiacchiera.

Una Chiesa che celebra il culto dell’azione [e delle esortazioni politiche n.d.a.] … non ci serve.

E’ del tutto superflua. E per questo tramonterà da sè.

Rimaniamo la chiesa di Gesù Cristo, la chiesa che crede in Dio che si è fatto uomo e che ci promette la vita oltre la morte.

Parimenti il prete che sia soltanto funzionario sociale, può essere sostituito da psicoterapeuti … Ma sarà ancora necessario il prete, che non è specialista, che non tiene se stesso fuori gioco, quando per ragioni d’ufficio dà consigli, ma che in nome di Dio si mette a disposizione degli uomini e per essi è nella loro tristezza, nella loro gioia, nella loro speranza e nella loro angoscia. …

Anche questa volta dalla crisi di oggi verrà fuori domani una chiesa che avrà perduto molto.

Essa diventerà più piccola, dovrà ricominciare tutto da capo … Non potrà più riempire molti degli edifici che aveva eretto … oltre che a perdere degli aderenti … perderà anche molti dei suoi privilegi nella società. Essa si presenterà in modo molto più accentuato di un tempo come la comunità … cui si può accedere solo per il tramite di una decisione … Certamente essa conoscerà anche nuove forme di ministero e ordinerà sacerdoti dei cristiani provati, che esercitano una professione … la chiesa troverà [così] di nuovo e con tutta l’energia ciò che le è essenziale, ciò che è sempre stato il suo centro: la fede in Dio … in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo … sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica.

Sarà una chiesa interiorizzata, che non mena vanto del suo mandato politico e non flirta né con la sinistra né con la destra.

Essa farà questo con fatica … la renderà povera, la farà diventare una chiesa dei piccoli … Ma dopo la prova … uscirà da una chiesa interiorizzata e semplificata una grande forza. Gli uomini infatti saranno indicibilmente solitari in un mondo totalmente pianificato. Essi sperimenteranno, quando Dio sarà per loro interamente sparito, la loro totale e paurosa povertà … scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo. Come una speranza che li riguarda, come una risposta a domande ch’essi da sempre di nascosto si sono poste.

A me sembra certo che si stanno preparando per la chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena cominciata, si deve fare i conti con grandi sommovimenti.

Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non una chiesa del culto politico … ma la chiesa della fede.

Certo essa non sarà più la forza dominante della società, nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. Ma la chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà agli uomini come la patria, che ad essi dà vita e speranza oltre la morte”.


Il vero giornalista!

 A diciassette anni fui assunta come cronista in un quotidiano di Firenze. E a diciannove o giù di lì fui licenziata in tronco (…).

Mi avevano ingiunto di scrivere un pezzo bugiardo su un comizio d'un famoso leader nei riguardi del quale, bada bene, nutrivo profonda antipatia anzi avversione(..).

 Pezzo che, bada bene, non dovevo firmare. Scandalizzata dissi che le bugie io non le scrivevo, e il direttore (…) rispose che i giornalisti erano pennivendoli tenuti a scrivere le cose per cui venivan pagati. "Non si sputa nel piatto in cui si mangia". Replicai che in quel piatto poteva mangiarci lui, che prima di diventare una pennivendola sarei morta di fame, e subito mi licenziò.

(…). No, nessuno è mai riuscito a farmi scrivere una riga per soldi. Tutto ciò che ho scritto nella mia vita non ha mai avuto a che fare con i soldi.❣️❣️❣️


Oriana Fallaci

sabato 11 settembre 2021

Preghiera

 


so di essere stato un uomo: perché ho molto amato

 « Non so che poeta io sia stato in tutti questi anni. Ma so di essere stato un uomo: perché ho molto amato, ho molto sofferto, ho anche errato cercando poi di riparare il mio errore, come potevo, e non ho odiato mai. Proprio quello che un uomo deve fare: amare molto, anche errare, molto soffrire, e non odiare mai. » 


G. Ungaretti, “Vita d’un uomo. Tutte le poesie”

La libertà

 Sulla libertà 



"La libertà, nella sua più alta espressione consiste nel dare tutto e nel servire gli altri. L'uomo capace di questo, capace d'essere padrone di sé sino a tal punto, è libero come nessun altro. È questa la più elevata manifestazione del libero arbitrio.“   

Fëdor Dostoevskij, libro Diario di uno scrittore.

martedì 7 settembre 2021

 GESÙ È COME TE?


Una volta ho chiesto a Madre Teresa come ha fatto a convertire 15.000 persone dalle fogne di Calcutta:


"Madre, dopo che ha trascinato questi poveri malati moribondi in un rifugio, come ha fatto a evangelizzare e predicare loro la Buona Novella?"


"Non l'ho fatto per niente", mi ha risposto.


“Quando mi sono presa cura di loro e ho mostrato loro amore, ho detto loro: Vorreste sentire parlare di Cristo? E loro mi hanno chiesto: Gesù è come te? Cristo è come te? 'No' risposi, ma sto cercando di essere come Lui. Allora mi dissero: anche noi vogliamo essere Cristiani!" 


Questo è il modo in cui dovremmo fare le cose. Agire in modo che il mondo, senza sentire una parola da noi, sappia di noi e chi rappresentiamo.

 GESÙ È COME TE?


Una volta ho chiesto a Madre Teresa come ha fatto a convertire 15.000 persone dalle fogne di Calcutta:


"Madre, dopo che ha trascinato questi poveri malati moribondi in un rifugio, come ha fatto a evangelizzare e predicare loro la Buona Novella?"


"Non l'ho fatto per niente", mi ha risposto.


“Quando mi sono presa cura di loro e ho mostrato loro amore, ho detto loro: Vorreste sentire parlare di Cristo? E loro mi hanno chiesto: Gesù è come te? Cristo è come te? 'No' risposi, ma sto cercando di essere come Lui. Allora mi dissero: anche noi vogliamo essere Cristiani!" 


Questo è il modo in cui dovremmo fare le cose. Agire in modo che il mondo, senza sentire una parola da noi, sappia di noi e chi rappresentiamo.

domenica 5 settembre 2021

La società individualizzata (

 : ZYGMUNT BAUMAN, La società individualizzata (Bologna, Il Mulino 2002).

Tutti i punti di riferimento che davano solidità al mondo e favorivano la logica nella selezione delle strategie di vita (i posti di lavoro, le capacità, i legami personali, i modelli di convenienza e decoro, i concetti di salute e malattia, i valori che si pensava andassero coltivati e i modi collaudati per farlo), tutti questi e molti altri punti di riferimento un tempo stabili sembrano in piena trasformazione.

Si ha la sensazione che vengano giocati molti giochi contemporaneamente, e che durante il gioco cambino le regole di ciascuno. Questa nostra epoca eccelle nello smantellare le strutture e nel liquefare i modelli, ogni tipo di struttura e ogni tipo di modello, con casualità e senza preavviso.

Enrico Medi -

 LETTERA APERTA AL CLERO

 

Sacerdoti,

io non sono un Prete e non sono mai stato degno neppure di fare il chierichetto. 


Sappiate che mi sono sempre chiesto come fate voi a vivere dopo aver detto Messa. 


Ogni giorno avete Dio tra le vostre mani. 

Come diceva il gran re San Luigi di Francia, avete «nelle vostre mani il Re dei Cieli, ai vostri piedi il re della terra». 


Ogni giorno avete una potenza che Michele Arcangelo non ha. 


Con le vostre parole trasformate la sostanza di un pezzo di pane in quella del Corpo di Gesù Cristo in persona. 


VOI OBBLIGATE DIO A SCENDERE IN TERRA! 

SIETE GRANDI! 

SIETE CREATURE IMMENSE! 

LE PIU’ POTENTI CHE POSSANO ESISTERE!


Chi dice che avete energie angeliche, in un certo senso, si può dire che sbaglia per difetto.


Sacerdoti, vi scongiuriamo:

Siate Santi! 

Se siete santi voi, noi siamo salvi. 

Se non siete santi voi, noi siamo perduti!


Sacerdoti, noi vi vogliamo ai piedi dell’Altare. 


A costruire opere, fabbriche, giornali, lavoro, a correre qua e là in Lambretta o in Millecento, siamo capaci noi. 


Ma a rendere Cristo presente ed a rimettere i peccati, siete capaci 

solo voi!


Siate accanto all’Altare. 

Andate a tenere compagnia al Signore. 

La vostra giornata sia: 

preghiera e Tabernacolo, 

Tabernacolo e preghiera. 

Di questo abbiamo bisogno. 


Nostro Signore è solo, è abbandonato. Le chiese si riempiono [si fa per dire] soltanto per la Messa. 

Ma Gesù sta là 24 su 24 e chiama le anime. 


A tutti, anche a noi, ma in particolare a Te, sacerdote, dice di continuo: «Tienimi compagnia. Dimmi una parola. Dammi un sorriso. Ricordati che t’amo. 

Dimmi soltanto « Amore mio, ti voglio bene »: ti coprirò di ogni consolazione e di ogni conforto».


Sacerdoti, parlateci di Dio! 

Come ne parlavano Gesù, Paolo Apostolo, Benedetto da Norcia, Francesco Saverio, Santa Teresina.


 Il mondo ha bisogno di Dio.! 

Dio, Dio, Dio vogliamo. 

E non se ne parla. 


Si ha paura a parlare di Dio. 

Si parla di problemi sociali, del pane. 

Ve lo dice uno scienziato: nel mondo c'è il Pane! 

Ci sono risorse che, se ben distribuite, possono garantire una vita, forse modesta, ma certamente più che dignitoso a  100 miliardi di uomini!!


L’uomo ha fame di Dio! 

E si uccide per disperazione. 


Dobbiamo credere, ecco il compito delle Missioni: donare Dio al mondo!


Suore, scusate se vi parlo così: tornate ad abituarvi al silenzio!


Bello tutto, la preghiera collettiva è potentissima davanti al Signore. 

Ricordatevi, però, che si può fare una preghiera insieme anche lontani 100.000 km. 

La vicinanza è nel cuore di Dio, non nel contatto dei gomiti. 


Anzi, anche a contatto di gomiti, perché noi non disprezziamo le realtà concrete, visibili e materiali. 


Ma attenti a non esagerare. 

Chi volesse dire solitudine soltanto sbaglia, ma chi dice solo appiccicamento di cuore sbaglia. 

Sbagliano l’uno e l’altro.


(SdD prof. Enrico Medi - scienziato - 

figlio spirituale di Padre Pio)

sabato 4 settembre 2021

Intervista dell'ANAPS a Harry Wu, reduce dai campi di concentramento cinesi

 


Intervista dell'ANAPS a Harry Wu, reduce dai campi di concentramento cinesi


Abbiamo incontrato Harry Wu in un suo passaggio per Milano, ed ha accettato volentieri che lo intervistassimo e lo fotografassimo. L'Anaps, pur rivolgendosi primariamente al mondo della scuola, si è sempre dimostrata sensibile verso le tematiche relative alla libertà e talvolta ha anche organizzato importanti convegni come quello con Magdi Allam relativo alla persecuzione dei cristiani nel mondo. Ed anche Harry Wu è stato un perseguitato nel nome della libertà ed è finito per quasi vent'anni in un Laogai, uno di quei terribili campi di concentramento cinesi dove non si hanno più diritti e si è condannati ai lavori forzati, sotto torture fisiche e psicologiche, ridotti a macchine per la lavorazione di prodotti a basso costo, o, talvolta, a banche d'organi per facoltosi uomini d'affari.

Harry Wu, come è finito in un Laogai?
Nell'aprile 1960 le autorità del Partito Comunista Cinese mi hanno arrestato e mi hanno gettato in un campo di lavori forzati senza nemmeno un processo. A quel tempo ero uno studente universitario di geologia, figlio di un banchiere di Shangai. Là ho trascorso 19 anni, costretto ai lavori forzati come milioni di uomini e donne ancora oggi prigionieri. Fui rilasciato solo nel 1979, ma rimasi in Cina fino al 1985, anno in cui riuscii a raggiungere gli Stati Uniti, dove tuttora vivo. In Occidente mi sono però accorto che quasi nessuno sa nulla della tragica realtà che io ho sperimentato. E' successo per i Laogai quello che era già successo per i Gulag sovietici, tenacemente occultati per anni dall'informazione mediatica.

Quanti sono i campi di concentramento in Cina?
In Cina esistono più di mille Laogai, ciascuno con diverse migliaia di prigionieri; si tratta perciò di milioni di individui, uomini e donne. E' difficile però stabilire il numero esatto dei detenuti perché il governo cinese non ama sbandierare questa realtà, soprattutto ora che la Cina reclama una sua forte posizione emergente nel mondo e nei rapporti economici internazionali. E' incredibile che il grande sviluppo della Cina possa convivere ancora con la tragica realtà dei Laogai quali strumento di repressione e di controllo delle idee. In Italia esiste una sede della Laogai Research Foundation che può fornire dati e cifre impressionanti a chiunque sia interessato.

Come avvenne il suo arresto?
In realtà, quando presi coscienza di cosa realmente fosse il regime comunista, e di quale fosse la sua storia con 40-50 milioni di morti alle spalle, avevo deciso di scappare. Non potevo tollerare l'indottrinamento totalitario del regime e l'assoluta mancanza di libertà. Avevo anche cominciato ad esternare le mie idee a qualcuno e allora fui espulso dalla scuola con l'accusa di essermi “rifiutato di diventare un bravo studente socialista” e di aver “scelto di restare un nemico della rivoluzione”. Contemporaneamente mi si presentò un funzionario della Pubblica Sicurezza in alta uniforme e con le mostrine rosse che disse: “Condanno l'elemento Wu Hongda alla rieducazione attraverso il lavoro”.

Come reagì?
Pretesi di conoscere esattamente le accuse a mio carico ma mi si chiedeva di firmare l'arresto e basta. Mi rifiutai. Mi fu risposto: “Il governo del popolo ti ha messo agli arresti; che tu firmi o meno non ha importanza”. Nessuno mi difese. Fui afferrato per le braccia e portato via. Mi fu tolto tutto e mi presero le impronte. Alla stazione di polizia mi sentivo umiliato a ritrovarmi accanto dei criminali comuni. All'interno del centro di detenzione vidi più di un migliaio di detenuti costretti a stare seduti per terra in cerchi di trenta persone, mentre gli istruttori politici camminavano avanti e indietro leggendo a voce alta il giornale di stato. Un kapò (detenuto in corso di “riabilitazione”) mi ordinò di unirmi a uno dei gruppi senza nemmeno preoccuparsi che ero a digiuno da 24 ore. Alla sera ci si ritirò nelle baracche a dormire, ma a mezzanotte un kapò irruppe urlando, ordinandomi di presentarmi per l'interrogatorio.

Che cosa successe?
Fui portato in una stanza dove vidi un corpo appeso alle travi e un altro accasciato per terra, e mi si si gridò: “Ecco cosa succede a quelli che si oppongono all'autorità del Partito”. Confessa pienamente e ti verrà data la possibilità di rieducarti. Capii che iniziava per me un lungo incubo. E non c'è qui lo spazio per raccontare tutte le torture fisiche e psicologiche che subii, le percosse, i digiuni forzati, le malattie, i pidocchi, la dissenteria, le umiliazioni. Ma la cosa più tremenda non era la paura, bensì la solitudine più totale. In un carcere uno si fa forza stringendo amicizia coi compagni di detenzione, costruendo una solidarietà reciproca. Lì era impossibile, perché eravamo messi uno contro l'altro: ognuno doveva essere spia dell'altro. Questo permetteva alle autorità del Laogai non solo di essere sempre a conoscenza di tutto, ma di dividerci per governarci meglio.

Come trascorreva una giornata nel Laogai?
Al mattino presto venivano portati dei secchi di acqua sporca per bagnarci un po' la faccia. Dopodiché si era subito assegnati alle catene di lavoro, spesso in base alle proprie competenze. Io ero stato studente di geologia, ma questo si traduceva in realtà con mansioni ben più raccapriccianti, come salire sul carretto con cui i cadaveri dei detenuti morti il giorno prima venivano portati alle fosse comuni in cui venivano buttati, e bisognava ricoprirli di terra. Non potrei fare un conto di tutte le fosse e di tutti i cadaveri che vidi. Molti morivano semplicemente per la fame, ed approfittavano delle uscite all'aperto per strappare coi denti ciuffi di erba selvatica. Era amara e ci procurava la dissenteria, ma ci esercitavamo a contrarre i muscoli della pancia per trattenere il più a lungo possibile quel poco di cibo. Se lo espellevi eri perduto, e molti morivano nelle latrine.

Nessuno tentava di fuggire?
Era praticamente impossibile. Anche perché ognuno veniva accuratamente interrogato sugli atteggiamenti dei suoi compagni. L'unica speranza di poter essere un giorno liberati si basava nel manifestarsi ravveduti e rieducati all'ideologia della lotta di classe. Per dimostrarlo ognuno doveva denunciare a voce alta i difetti dei propri compagni, accusando quanto gli sembrava d'ostacolo al loro percorso di riabilitazione. Più che le guardie, numerose ma relativamente inferiori al numero dei detenuti, tutto era sotto il controllo dei kapò, che avevano già anni di detenzione alle spalle, e bramavano di dimostrarsi fedeli al regime per poter essere liberati. Spesso erano peggiori dei soldati stessi e più indottrinati. Io resistevo imparando a non preoccuparmi se ferivano il mio corpo, ma dovevo preservare intatta la mia mente. Cercavo di imprimere nella memoria quanto vedevo, perché trovavo la mia forza nel pensare che un giorno lo avrei raccontato al mondo.

E lo ha raccontato?
Giro il mondo a parlare di questo. Ho pubblicato anche diversi libri come “Troublemaker” e “Bitter Winds”, che in Italia è uscito col titolo “Controrivoluzionario”, edito da San Paolo; lì racconto nei dettagli tutta la mia storia. Mi sono accorto che gli italiani mi hanno sempre accolto con calore, ed amano molto la libertà. Ma mi sono anche accorto della grande ignoranza attorno a questi temi. In Cina avvengono 130 mila aborti forzati ogni anno, e ogni anno vengono eseguite10 mila esecuzioni di massa, davanti a folle appositamente riunite. Ma i Laogai sono ancora coperti dal segreto di Stato. Nemmeno i familiari hanno il diritto di venire informati sui propri parenti detenuti. Solo in caso di esecuzione arriva loro una comunicazione con la richiesta di coprire le spese dei proiettili adoperati e della cremazione. Il mondo dovrebbe reagire più incisivamente alla realtà atroce dei Laogai, che nel terzo millennio sono un retaggio assurdo del passato. La Cina deve liberarsene se davvero vuole presentarsi a testa alta nei confronti delle altre nazioni. E se non lo fa, il mondo la deve costringere con tutti i mezzi.

Che mezzi?
Se nemmeno gli interventi di Amnesty International sono bastati, allora il mondo deve pensare a qualcos'altro, fino alla soluzione dell'embargo. I 1.045 Laogai esistenti, coi loro milioni di operai forzati, permettono alla Cina una produzione industriale di massa a costo zero. Occorre una sensibilizzazione dell'opinione pubblica circa l'acquisto dei prodotti cinesi. Occorre approvare leggi che proibiscano in Italia e in Europa l'importazione di prodotti nati totalmente o parzialmente dal lavoro forzato o dallo sfruttamento umano. Le imprese che importano dalla Cina debbono introdurre un sistema di certificazione obbligatoria che permetta di identificare i luoghi di produzione. Occorre esigere che ogni mercanzia che entra nella UE rispetti, oltre alle clausole ambientali, anche le clausole sociali. Non bastano le garanzie di igiene e sicurezza, occorre una seria tracciabilità dei prodotti. Infine occorrono dazi ed imposte molto alti sulle merci provenienti dalla Cina. Con questi introiti si potrebbe rilanciare l'industria europea ed italiana.


Autore: Stefano Biavasch