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martedì 10 giugno 2025

La speranza

La speranza

Speravo in me stesso: ma il nulla mi afferra.

Speravo nel tempo, ma passa, trapassa;

In cosa creata: non basta, e ci lascia.

Speravo nel ben che verrà, sulla terra:

Ma tutto finisce, travolto, in ambascia.


Ho peccato, ho sofferto, cercato, ascoltato

La Voce d’Amore che chiama e non langue:

Ed ecco la certa speranza: la Croce.

Ho trovato Chi prima mi ha amato

E mi ama e mi lava, nel Sangue che è fuoco,

Gesù, l’Ognibene, l’Amore infinito,

L’Amore che dona l’Amore,

L’Amore che vive ben dentro nel cuore.

Amore di Cristo che già qui nel mondo

Comincia ed insegna il viver più buono:

Felice amore di Spirito Santo

Che trasfigura in grazia e morte e pianto,

D’anima e corpo la miseria buia:

Eterna Trinità, dove alfin belli

– Finendo il mondo – saran corpi e cuori

In seno al Padre con la dolce Madre

Per sempre in Cristo amandosi fratelli, Alleluia.


Le poesie (Garzanti, 1994)

domenica 8 giugno 2025

Lavorazone del crine


 La lavorazione del crine vegetale

era molto praticata fino agli anni Sessanta, si utilizzava per imbottire materassi, cuscini, sofà, selle ecc.

A Sassari e Alghero operavano diverse fabbriche. 

Qui una breve descrizione tratta dal blog 

https://blog.libero.it/LaPietraiaAHO/9718281.html

Il crine è una fibra vegetale che si ricava dalla palma nana che cresce spontanea in tutta la zona costiera, particolarmente a Porto Conte, dove un tempo si trovavano estesi campi di tale pianta.

Per la produzione del crine erano necessarie numerose operazioni.

1° - Per prima cosa le foglie venivano recise dagli uomini con una roncola, soprattutto in primavera ed in estate. Quindi venivano riunite in fasci (les càstigues, leggi: càstigas), caricate su carri trainati da cavalli e, attraverso la via Porto Conti, raggiungevano i vari stabilimenti di lavorazione.

Talvolta la pianta veniva asportata completamente ed allora si poteva gustare una prelibatezza, il margalló (leggi: malgagliò), cioè il tenero cuore della palma, dal caratteristico sapore aspro-dolce. I bambini mangiavano anche i gìnjol (leggi: gìngiul), i frutti rotondeggianti di colore arancione-marron chiaro, dal gusto asprigno che "lega" il palato.I gìnjol si potevano acquistare anche nei negozietti del centro storico dove la quantità veniva misurata a bicchieri.

2° - Negli stabilimenti le donne provvedevano a lavare le foglie e a farne mazzetti. I mazzetti confezionati con le palme migliori erano destinati a fare i pennelli per gli imbianchini.

Le mazzettaie stavano sedute su uno sgabello ed appoggiavano sul grembo le foglie trattenendone il gambo spinoso con le mani. I mazzi così ottenuti venivano legati con le fibre lunghe della foglia che erano state preparate a casa la sera prima (los xobos, leggi: lus ciobus). C'erano mazzettaie particolarmente abili che riuscivano a confezionare dei mazzi perfetti, con le foglie ben sistemate, ed altre che trovavano difficoltà. Era un lavoro che rovinava le mani a causa delle spine dei gambi.

3° - Infine i mazzi si appoggiavano su una superficie piana e, col deciso colpo di una lama affilata, si recidevano tutti i gambi.

4° - Quindi si passava a lavorare le foglie con una macchina composta da due parti di legno, una concava e l'altra convessa, della misura di circa cm 100x50. Conficcate nel legno stavano delle punte d'acciaio acuminate. Con un movimento oscillatorio le donne facevano scorrere le due tavole l'una sull'altra affinché le foglie, inserite nella macchina, venissero sfibrate dal passaggio delle punte.

Un'altra macchina formata da un rullo a rotazione manuale, munita anch'essa di chiodi, dava un prodotto più fine.

5° - Nelle giornate di sole il crine veniva sparso nel cortile adiacente al laboratorio e messo ad essiccare.

6° - Quindi le filatrici prelevavano una certa quantità di crine (la balsaca), lo fissavano ad un chiodo inserito nella parete e lo "filavano". In pratica confezionavano delle corde, les cordetes (leggi: las culdetas) ed il crine era pronto per essere venduto.

Il prodotto veniva diviso tra più fino e più grosso.

Durante il lavoro le donne cantavano les cançons del crino (leggi: las canzonz del crino) che erano testi improvvisati su un tema musicale fisso. Raccontavano gli amori e i bisticci tra fidanzati, oppure contenevano messaggi destinati ai ragazzi che piacevano alle giovani operaie.

Qualche testo si ricorda ancora. Per fare un esempio si riportano due versi:

"I ja ‘l veu que so petita

no so minyona de festejar..."

"Vede bene che sono piccola,

non son ragazza da fidanzare..."

Spesso i testi erano ironici e tendevano a sottolineare i difetti delle operaie, la loro scarsa abilità, o la scarsa voglia di lavorare.


sabato 7 giugno 2025

 "Se il mondo ha ragione, se hanno ragione le musiche nei caffè, i divertimenti di massa, la gente americana che si contenta di così poco, vuole dire che ho torto io, che sono io il pazzo, il vero lupo della steppa, come mi chiamai più volte, l’animale sperduto in un mondo a lui estraneo e incomprensibile, che non trova più la patria, l’aria, il nutrimento...

Noi vecchi studiosi e ammiratori dell’Europa di una volta, della vera musica di una volta, della poesia vera di un tempo, siamo forse soltanto una piccola stupida minoranza di nevropatici complicati che domani saranno dimenticati e derisi? Quello che chiamiamo “cultura”, che chiamiamo spirito, anima, che diciamo bello, sacro, è forse soltanto un fantasma morto da gran tempo e considerato autentico e vivo soltanto da quel paio di pazzi che siamo noi? O non è stato forse mai una cosa così autentica e viva? Quello che noi cerchiamo di raggiungere nella nostra pazzia è forse stato sempr⁶e un fantasma?"


Hermann Hesse, Il lupo della steppa, 1927

venerdì 6 giugno 2025

le persone che incontriamo sono il nostro riflesso

 «Tutte le persone che incontriamo sono il nostro riflesso. Ci sono state mandate perché noi, vedendole, correggiamo i nostri errori; e quando noi lo facciamo, anche queste persone cambiano. Oppure se ne vanno per sempre dalla nostra vita».


Boris Pasternak



principio astratto dell'Uguaglianza


Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'Uguaglianza, che dispensa l'ignorante, di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi.

Il diritto pubblico fondato sull'uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perchè non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento.  

L'adorazione delle apparenze si paga,

HENRI-FRÉDÉRIC AMIEL

Frammenti di diario intimo.

12 giugno 1871

mercoledì 4 giugno 2025

Bernard-Henri Levy, la sorella si è convertita a Cristo

 

Bernard-Henri Levy, la sorella si è convertita a Cristo

Bernard-Henry Levy sorella Veronique Levy

La sorella di Bernard-Henri Levy, celebre filosofo ebreo, si è convertita al cattolicesimo. La poco conosciuta storia di Veronique Levy, che ha difeso l’ordinazione sacerdotale maschile con parole da incorniciare.


 

«Il cattolicesimo è la religione in assoluto più perseguitata». A dirlo fu nel 2010, l’eminente filosofo francese Bernard-Henry Levy.

Quando riportammo queste parole non sapevamo che l’eminente intellettuale è fratello maggiore di Veronique Lévy, la quale, proprio in quel momento, si stava convertendo al cattolicesimo e avrebbe chiesto il battesimo due anni più tardi.

Bernard-Henry Levy è un ebreo agnostico, con l’inizio del conflitto tra Israele e Palestina è chiamato frequentemente in causa nel dibattito pubblico francese.

 

La conversione della sorella di Bernard-Henry Levy

Ma questo articolo si concentra sulla sorella minore, Veronique Lévy e sulla sua poco nota conversione cattolica.

Bernard-Henry e Veronique sono cresciuti in una famiglia ebrea, senza che i genitori avessero mai parlato loro di Gesù durante l’infanzia.

Lo ha raccontato la stessa Veronique nel 2015, accennando allo shock subito dalla morte della nonna e dal gravissimo incidente del terzo fratello, Philippe, che le causò un profondo disagio, tale da essere mandata in un collegio.

Lì ebbe il primo contatto con il cristianesimo grazie al film Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli. Un incontro che la sconvolse, ma non la cambiò.

 

Veronique Levy, regina delle notti bianche

Per i successivi 25 anni, Veronique racconta di aver condotto un’esistenza caotica, immersa in innumerevoli interessi e brevi relazioni amorose.

«Sono sempre passata da un uomo all’altro, tra innumerevoli braccia»ha scritto con franchezza disarmante.

«Ero una regina, la regina delle notti bianche, ma anche una regina scadente, una principessa sacra per una notte secondo i capricci dei miei amati o disprezzati amanti».

Nel 2010, accompagnando il fidanzato di allora nella chiesa di Saint-Gervais, confidò ad una delle monache delle Fraternità monastica di Gerusalemme il desiderio di essere battezzata.

Per scoprire cosa portò Veronique a questa scelta si può leggere la sua testimonianza (in francese) pubblicata in Montre-moi ton visage (Lexio 2021).

Dopo due anni di catecumenato, seguendo il padre spirituale Pierre-Marie Delfieux, Veronique ha chiesto il battesimo nella notte di Pasqua, il 7 aprile 2012, all’interno della cattedrale di Notre-Dame. Tra i presenti anche il fratello, Bernard-Henry Levy.

 

Bernard-Henry Levy: “Mia sorella, una lotta contro il male”

«Sono rimasto colpito dal suo grado di conoscenza della teologia cristiana, ma anche della teologia ebraica, di cui non avevo mai saputo nulla prima»ha dichiarato il filosofo Bernard-Henri Levy, parlando della sorella.

«Con la sicurezza e l’intensità con cui mi ha parlato ho capito che non si trattava di una sciocchezza ma di un’autentica esperienza interiore».

Il noto filosofo francese tuttavia ha espresso anche dispiacere per la conversione di Veronique: «Cosa penseranno i nostri genitori? Durante il battesimo ho pensato che questo evento li avrebbe messi in imbarazzo, una rottura come questa non si era mai verificata nel lignaggio ultra millenario dei Lévy».

«Nella vita di Veronique», ha proseguito il filosofo, «c’è stata una lotta corpo a corpo con il male, una lotta che ha raggiunto l’apice appena prima della sua conversione; c’è stata anche grazia e redenzione. È diventata un altro. Ha rinnovato la sua anima. Questo tipo di avventura spirituale tocca l’essere in tutte le sue dimensioni, dall’alto verso il basso».

Veronique dal 2012 è una testimone autentica di Cristo nella cultura francese e nel tempo si è appassionata alla figura mistica di Santa Teresa d’Avila.

 

Veronique Levy difende il sacerdozio maschile

Abituata come il fratello a intervenire nel dibattito pubblico, nel 2020 Veronique Levy ha pubblicato una lettera aperta a favore del sacerdozio maschile.

La lettera è stata indirizzata in particolare verso Anna Soupa, la teologa e madre francese che si auto-candidò come arcivescovo di Lione in nome della “rottura degli schemi” circa l'”invisibilità “delle donne nella Chiesa.

Qui sotto riportiamo tradotte le sue parole in maniera integrale, una delle migliori sintesi a favore dell’ordinazione sacerdotale maschile che abbiamo mai letto.

 


Ecco la bellissima lettera di Veronique Levy in difesa del sacerdozio (maschile):

«Sorella Anne,

non vedi che il cuore di questa Chiesa che accusi di essere un feudo di uomini offensivi inebriati dal potere, altro non è che il cuore di una donna? La notte del mio battesimo sono nata sotto la Legge, liberata dalle maschere finte di una femminilità codificata che la civiltà del progresso mi aveva costretto ad indossare. Liberata dai frammenti di uno specchio dove la mia anima si era svuotata modellandosi sul desiderio degli uomini.

Sì, Anne, gli apostoli sono uomini. Né tu né io possiamo farci nulla, è così. Sono stati chiamati uno per uno, il Signore ha dato loro i nomi, uno per uno. E oggi i vescovi continuano a sollevarsi e crollare, colonne di argilla o di fuoco della Chiesa che solca la storia. Furono sempre uomini coloro che, durante l’Ultima Cena, vennero istituiti al sacerdozio da parte di Gesù per consacrare il sacrificio del Suo corpo offerto per la salvezza del mondo. I sacerdoti perpetuano quella Promessa. Sì, Gesù lo voleva, ed è così.

Ma non essere arrabbiata, Anne. Fu a Maria Maddalena e solo a lei che Gesù apparve nel giardino del sepolcro. Risorto dai morti. Fu a lei che venne chiesto di portare la speranza agli apostoli, chiusi e timorosi: “Vai, vai dai miei fratelli e dì loro: ‘Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro'” (Gv 20, 17). So Anne che non rimproveri nulla a Gesù. Nei suoi infiniti spostamenti in Giudea, Samaria e Galilea, le donne erano al suo seguito, nel suo Cuore.

Anche la Chiesa, Anne. Non dimenticare mai. Proclama le donne dottori, fondatori, martiri e santi, donne ricche o povere; principesse, contadine, operaie; vergini, madri, mogli o vedove; prostitute o caste. Due donne non sono forse le sante patrone della Francia per l’eternità, che la avvolgono con l’ardore della loro fede e carità? Santa Teresa del Bambin Gesù, dottore della Chiesa e carmelitana, e Santa Giovanna d’Arco, soldato del Signore, martire del suo amore per il suo regno a venire.

Sì, il cuore della Chiesa di Francia è il cuore di una vergine. La Chiesa nasce da un sì, il sì di una giovane donna di Nazaret. In Lei, con Lei, l’Umanità attraversò l’orizzonte della morte e penetrò il velo della luce. Quella Luce divenne Carne nella sua carne. Due anni fa, il Santo Padre ha proclamato che il lunedì di Pentecoste sarebbe stata la festa di Maria, Madre della Chiesa universale, il che significa che la vocazione della Donna è, nel cuore di questa Chiesa degli ultimi anni, quella della fecondità soprannaturale.

Anne, Papa Francesco, che citi distorcendo le sue parole, si rammarica dello spirito anglicano, dello spirito clericale che vuole la vocazione delle donne al sacerdozio, quello spirito di disputa per il potere e la competizione meschina dei sessi che esige, con il pretesto dell’equità, l’uguaglianza su misura per gli standard del “migliore dei mondi”, dove l’uniformità è l’unica legge».

lunedì 2 giugno 2025

religiosità Einstein

 «La mia religiosità consiste in un’umile ammirazione di quello Spirito immensamente superiore che si rivela in quel poco che noi, con il nostro intelletto debole e transitorio, possiamo comprendere della realtà. Voglio sapere come Dio creò questo mondo. Voglio conoscere i suoi pensieri; in quanto al resto, sono solo dettagli»

Einstein 

Lejune Beethoven aborto

 Un giorno, durante un dibattito alla televisione francese sull'aborto tra Lejeune e Monod, due grandi personalità; Uno biologo e l'altro pediatra, Lejeune chiese a Monod: "Di un padre sifilitico e di una madre tubercolare che hanno avuto quattro figli, il primo nato cieco, il secondo morto alla nascita, il terzo nato sordo e muto e il quarto tubercolare; la madre rimane incinta di un quinto figlio. Cosa fareste?" "Interromperei quella gravidanza", rispose Monod con sicurezza. Al che il suo avversario rispose: "Facciamo un minuto di silenzio, perché ciò avrebbe ucciso Beethoven".

domenica 1 giugno 2025

La carità

 La carità

"La carità implica lassenza

di tornaconto, di calcolo.,

di proporzionalità di attese.

La carità abolisce

totalmente ogni ritorno"

LUIGI GIUSSANI 

Omelia Prevost

"Fratelli, sorelle…

Parlo a voi, soprattutto a coloro che non credono più, non sperano più, non pregano più, perché pensano che Dio se ne sia andato.

A coloro che sono stanchi degli scandali, del potere abusato, del silenzio di una Chiesa che a volte sembra più un palazzo che una casa.

Anch'io ero arrabbiato con Dio.

Anch'io ho visto morire brave persone, soffrire bambini, piangere nonni senza medicine.

E sì… ci sono stati giorni in cui ho pregato e ho sentito solo un'eco.

Ma poi ho scoperto una cosa:

Dio non grida. Dio sussurra.

E a volte sussurra dal fango, dal dolore, da una nonna che ti nutre senza avere nulla.

Non vengo a offrirti una fede perfetta.

Vengo a dirti che la fede è un cammino tra pietre, pozzanghere e abbracci inaspettati.

Non ti chiedo di credere a tutto.

Ti chiedo di non chiudere porta. Dai una possibilità al Dio che ti aspetta senza giudizio.

Sono solo un prete che ha visto Dio nel sorriso di una donna che ha perso suo figlio... eppure ha cucinato per gli altri.

Questo mi ha cambiato.

Quindi se sei a pezzi, se non credi, se sei stanco delle bugie...

vieni comunque. Con la tua rabbia, i tuoi dubbi, il tuo zaino sporco.

Nessuno qui ti chiederà una tessera VIP.


Perché questa Chiesa, finché avrò vita, sarà una casa per i senzatetto e un ristoro per gli stanchi.


Dio non ha bisogno di soldati.

Ha bisogno di fratelli.


E tu, sì, tu...

sei uno di loro."


Robert Prevost (Leone XIV)