CONSULTA L'INDICE PUOI TROVARE OLTRE 4000 ARTICOLI

su santi,filosofi,poeti,scrittori,scienziati etc. che ti aiutano a comprendere la bellezza e la ragionevolezza del cristianesimo


lunedì 26 dicembre 2016

Egli viene.

"Egli viene.
E con Lui viene la gioia.
Se lo vuoi, ti è vicino.
Anche se non lo vuoi, ti è vicino.
Ti parla anche se non parli.
Se non l’ami, egli ti ama ancor di più.
Se ti perdi, viene a cercarti.
Se non sai camminare, ti porta.
Se tu piangi, sei beato perché lui ti consola.
Se sei povero, hai assicurato il regno dei cieli.
Se hai fame e sete di giustizia, sei saziato.
Se perseguitato per causa di giustizia,
puoi rallegrarti ed esultare.
Così entra nel mondo la gioia,
attraverso un bambino che non ha niente.
La gioia è fatta di niente,
perché ogni uomo che viene al mondo
viene a mani vuote.
Cammina, lavora e soffre a mani vuote,
muore e va di là a mani vuote". 
Don Primo Mazzolari

martedì 20 dicembre 2016

Natale

Charles de Foucauld

Gesù sceglie lui stesso i suoi adoratori ... Attrae a sé con la voce degli angeli i pastori, che per primi vuole vederseli intorno, dopo Maria e Giuseppe. Per genitori ha scelto due poveri operai; per primi adoratori, sceglie poveri pastori … Sempre la stessa
abiezione, sempre lo stesso amore della povertà e dei poveri. Gesù non respinge i ricchi, è morto per essi, li chiama tutti, li ama, ma rifiuta di condividere le loro ricchezze e chiama per primi i poveri. Come sei divinamente buono, mio Dio! Se per primi tu
avessi chiamato i ricchi, i poveri non avrebbero osato avvicinarsi a Te, si sarebbero creduti obbligati a restare in disparte a causa della loro povertà. Ti avrebbero guardato da lontano, lasciando che ti circondassero i ricchi. Ma chiamando i pastori per primi, hai
chiamato a Te tutti. Tutti: i poveri, poiché con ciò mostri loro , sino alla fine dei secoli, ch’essi sono i primi chiamati, i favoriti, i privilegiati; i ricchi, perché da una parte essi non sono timidi e dall’altra dipende da loro il diventare poveri come i pastori. In un minuto, se vogliono, se hanno il desiderio di essere simili a Te, se temono che le loro ricchezze li allontanino da Te, possono diventare perfettamente poveri. Quanto sei buono! Come hai scelto il mezzo giusto per chiamare d’un sol colpo intorno a Te tutti i tuoi figli, senza eccezione alcuna! E che balsamo hai messo sino alla fine dei secoli nel cuore dei poveri, dei piccoli, dei disprezzati dal mondo, mostrando loro già dalla tua nascita ch’essi sono i tuoi privilegiati, i tuoi favoriti, i primi chiamati: quelli che chiami sempre intorno a Te che hai voluto essere uno dei loro ed essere fin dalla tua culla e per tutta la vita circondato da essi.

giovedì 15 dicembre 2016

Rodney Stark difende i cattolici: troppe «leggende nere» sulla Chiesa


Rodney Stark difende i cattolici:
troppe «leggende nere» sulla Chiesa

***

 da :  Cattolici diffamati: Rodney Stark e le «leggende ... - Corriere della Sera

«False testimonianze» (Lindau), il volume del sociologo e accademico protestante, affronta temi scottanti come la schiavitù, le crociate e l’antisemitismo

La Baylor University di Waco (Texas) è nota dal 1845, anno in cui fu fondata, per essere il più grande ateneo battista, per la sua gloriosa squadra di football — i Baylor Bears — e per essere stata fino a poco tempo fa un centro mondiale dell’ostilità alla Chiesa di Roma. Quest’ultimo elemento accresce il valore di un libro, False testimonianze (edizioni Lindau), che un docente della stessa Baylor, Rodney Stark, ha ideato per «smascherare alcuni secoli di storia anticattolica». «Non sono cattolico», afferma Stark nella prefazione, «e non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa; l’ho scritto per difendere la storia». «Confesso», ricorda Stark, «che quando per la prima volta mi sono imbattuto nell’affermazione secondo cui non solo l’Inquisizione spagnola sparse ben poco sangue, ma fu essenzialmente una forza di primo piano a sostegno della moderazione e della giustizia, l’ho liquidata tra me e me come l’ennesimo esercizio di bizzarro revisionismo da parte di qualche autore a caccia di notorietà». Poi però lo studioso iniziò a fare delle accurate ricerche e scoprì che era stata proprio l’Inquisizione ad impedire che la sanguinosa caccia alle streghe, dilagata in gran parte dell’Europa nel XVI e XVII secolo, attecchisse anche in Spagna e in Italia dove, per strano che possa sembrare, «invece di bruciare le streghe gli inquisitori mandarono sulla forca alcune persone colpevoli di aver bruciato le streghe».


Una per una Stark smonta molte delle «colpe» che gli storici hanno attribuito per anni alla Chiesa cattolica. Non per negarle, bensì per ricondurle alla loro giusta dimensione. Un discorso valido per le crociate, per l’«oscurantismo che avrebbe soffocato il Medioevo», per lo scontro con la scienza. E ancora a proposito della supposta predilezione cattolica per i regimi tirannici, dell’opposizione al capitalismo e più in generale alla modernità. Uno dei primi miti da abbattere è per Stark quello secondo cui la Chiesa per secoli sarebbe stata favorevole alla schiavitù. È vero che Papa Innocenzo VIII nel 1488 accettò in dono da Ferdinando d’Aragona un centinaio di schiavi e ne regalò alcuni ai suoi cardinali preferiti. Ma, secondo Stark, è assai più significativo che dal Duecento san Tommaso d’Aquino avesse stabilito che la schiavitù è peccato; che nel Quattrocento Papa Eugenio IV avesse minacciato di scomunica gli spagnoli che nella colonizzazione delle isole Canarie avevano schiavizzato le popolazioni indigene; che nello stesso secolo i pontefici Pio II e Sisto IV avessero emanato bolle antischiaviste; che lo stesso abbia fatto — nel Cinquecento — Paolo III, riferendosi esplicitamente al Nuovo Mondo. E così fece, nel Seicento, anche Urbano VIII su sollecitazione dei gesuiti del Paraguay. Anzi, fu proprio l’ostilità dei gesuiti latinoamericani allo schiavismo — condivisa dalla Chiesa di Roma — a provocare l’urto tra alcune potenze europee e l’ordine fondato da sant’Ignazio da Loyola. Conflitto che si sarebbe concluso con la temporanea soppressione dell’ordine stesso. Una vicenda che andò di pari passo con la fondazione (nel 1609), ad opera di Antonio Ruiz de Montoya, della Repubblica gesuitica del Paraguay, che copriva un’area grande il doppio della Francia ed era strutturata in una trentina di Reducciones, le rivoluzionarie comunità di indiani Guaraní.
A proposito dell’evoluzione scientifica, Stark tiene a ribadire che Galileo «non trascorse mai neppure un solo giorno di prigione e in realtà finì nei guai non per la sua scienza (l’Inquisizione spagnola non proibì mai i suoi libri) ma per la sua arrogante doppiezza». Parole destinate, come non poche altre contenute in questo libro, ad avere più di una scia polemica. L’autore dimostra inoltre come sia del tutto non corrispondente al vero che nel 1829 Papa Leone XII abbia proibito la vaccinazione contro il vaiolo sostenendo, come scrisse Georgina Sarah Godkin in una biografia di Vittorio Emanuele II, che quel male dovesse aver libero corso ed essere considerato una «punizione divina». La storia dell’opposizione di quel Papa ai vaccini è «falsa». Per giunta, prosegue Stark, «i grandi successi scientifici del XVII e del XVIII secolo non furono ottenuti a dispetto della Chiesa»; al contrario rappresentarono il culmine del progresso scientifico che, nel corso dei secoli, si ebbe nelle «università fondate, controllate e sovvenzionate dalla Chiesa».
Del tutto falso — ribadisce poi Rodney Stark — che il conflitto tra Cristoforo Colombo e gli esperti della Chiesa, dubbiosi sul suo viaggio del 1492, avesse come materia del contendere, anche marginale, la sfericità dell’orbe terracqueo, un dato acquisito da secoli. L’opposizione contro cui Colombo dovette scontrarsi non riguardava la forma della Terra, bensì il fatto che, nel calcolare la circonferenza del globo, il navigatore «si sbagliava alla grande». Era infatti convinto che la distanza tra le Canarie e il Giappone fosse di 14 mila miglia, mentre i dotti di Salamanca sostenevano che quel calcolo era difettoso talché — se non si fossero imbattuti nell’emisfero occidentale — Colombo e i suoi sarebbero inevitabilmente scomparsi tra i flutti. E avevano ragione. Che non si fosse neanche posta come tema di discussione la sfericità della Terra è dimostrato poi dal libro del figlio di Colombo, Storia dell’Ammiraglio, che racconta tutto della vita del padre, ma non fa alcun cenno a quella supposta controversia. Controversia che, tra l’altro, restò sconosciuta per trecento anni, finché nel 1828 lo scrittore Washington Irving non la menzionò in un libro, La leggenda della Valle Addormentata, dichiaratamente fantasioso.
Passando a cose più drammatiche, secondo Stark gli storici hanno sottostimato l’ostilità (o peggio) del mondo comunista nei confronti dei cattolici. Ricorda Stark che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, in Russia una commissione presidenziale presieduta da Aleksandr Jakovlev (già braccio destro di Mikhail Gorbaciov) ebbe accesso ad archivi che contenevano carte fino a quel momento non consultabili, da cui emergeva che circa 200 mila religiosi (tra cui molti rabbini) erano stati giustiziati dal regime sovietico. L’autore definisce «scioccante» questo rapporto pressoché sconosciuto, in cui, sulla base di una documentazione inoppugnabile, si racconta dettaglio per dettaglio come «il metropolita Vladimir di Kiev venne mutilato, evirato e infine ucciso con un colpo di arma da fuoco, dopodiché il suo corpo fu esposto nudo al pubblico ludibrio». E come il metropolita Veniamin di San Pietroburgo, destinato a succedere al patriarca, non ebbe sorte migliore: «Denudato e cosparso di acqua fredda nel gelo russo, fu trasformato in un pilastro di ghiaccio». Il vescovo Germogen di Tobolsk, invece, «fu legato vivo alla ruota di un battello a vapore e maciullato dalle lame rotanti». L’arcivescovo Vasilij «fu crocefisso e bruciato».
È una cosa stupefacente, scrive l’autore, che nella pubblicistica occidentale questi dati non abbiano trovato spazio adeguato. Peggio ancora: negli anni Sessanta «molte autorevoli personalità dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti smentirono tutti i rapporti sui maltrattamenti subiti dal clero in Unione Sovietica, bollandoli come disinformazione diffusa da reazionari e fascisti». E nel descrivere queste atrocità le pagine di David B. Barrett e Todd M. Johnson (mai tradotte qui in Italia) lasciano esterrefatti. Qualcosa di analogo si può dire per la guerra civile spagnola, anche se questa vicenda è qui da noi più conosciuta: poco prima dell’intervento golpista di Franco il regime repubblicano (o comunque gruppi che ad esso si richiamavano) fece fuori un ragguardevole numero di uomini e donne di Chiesa.
Più complicata è la questione della matrice cattolica dell’antisemitismo. Stark non ha un partito preso ma — come già fece Peter Schäfer in Giudeofobia. L’antisemitismo nel mondo antico (Carocci) — tiene a ricordare che Lucio Anneo Seneca — più o meno coevo di Cristo — definì gli ebrei «razza maledetta». Che Marco Tullio Cicerone, nato un secolo prima di Cristo, aveva sostenuto essere le pratiche ebraiche «in contrasto con la gloria del nostro impero e la dignità del nostro nome». Che Cornelio Tacito (56-117 d.C.) quelle stesse pratiche le definì «sinistre e disgustose», accusando gli ebrei di essersi «emarginati da soli con la loro stessa malvagità». Poi Stark sottolinea che gli ebrei vennero cacciati da Roma 139 anni prima della nascita di Gesù, con un editto in cui li si accusava d’aver tentato di «introdurre i loro riti» presso i romani allo scopo di «contaminarne la morale». L’autore cita quindi scritti ostili agli israeliti di Diodoro Siculo (90-30 a.C.), Strabone (63 a.C.- 24 d.C.), Apione (20 a.C. - 45 d.C.). Dopodiché venne l’epoca delle guerre giudaiche dei romani contro gli ebrei di Palestina (66-135).
Infine — sostiene Stark — nei primi mille anni di storia della Chiesa si può rinvenire un unico importante episodio riconducibile ad antisemitismo cristiano: nel 554 una folla inferocita uccise alcuni ebrei a Clermont, nella Gallia meridionale e, particolare rilevante, ne costrinse altri al battesimo. Dopodiché, come già fece osservare Léon Poliakov nella sua Storia dell’antisemitismo (Sansoni), «fino all’XI secolo, nessuna cronaca parla di esplosioni di odio popolare contro gli ebrei».
E veniamo all’epoca delle crociate. Quale fu il primo episodio di aggressione a una comunità ebraica? Il 3 maggio 1096, Emich di Leisingen, un conte nominato reggente della Renania da Enrico IV partito per la Prima Crociata, attaccò gli ebrei di Spira. Era circolata una voce secondo cui, prima di marciare verso Oriente, Enrico IV avrebbe pianificato di eliminare tutti gli ebrei renani. La voce si era rivelata infondata, l’imperatore stesso l’aveva smentita in modo netto, ma Emich non smise di ritenere che «non avesse senso compiere una spedizione per sconfiggere i nemici di Dio in Oriente e lasciarsi alle spalle i nemici di Cristo». A sorpresa, però, il vescovo di Spira prese sotto la sua protezione gli ebrei della città. A quel punto Emich si diresse su Worms e però anche qui il vescovo difese gli israeliti. Il conte andò allora a cercare città che non fossero presidiate da vescovi. Thomas F. Madden — in Le crociate. Una storia nuova (Lindau) — dà grande risalto al fatto che i Papi condannarono questi primi episodi di antisemitismo. E Steven Runciman, nella Storia delle crociate (Einaudi), fece notare che quando poi i cavalieri ungheresi sconfissero l’esercito di Emich, i cristiani considerarono l’evento una «punizione inflitta dall’alto ai massacratori di ebrei».
Poi, al tempo della Seconda Crociata, si ebbero massacri di ebrei a Colonia, Magonza, Metz, Worms e Spira. In questo caso un monaco di nome Radulf contribuì a creare i tumulti antisemiti. Tuttavia, precisa Stark, «il numero delle vittime sarebbe stato molto più elevato se non fosse intervenuto San Bernardo di Chiaravalle, che si precipitò in Renania e ordinò di mettere fine ai massacri» come è attestato da un cronachista ebreo, Efrem di Bonn. E l’ostilità ebraica nei confronti dei cristiani? Qui Stark fa sua la tesi contenuta in un importante libro di Heiko Oberman, Lutero, un uomo tra Dio e il diavolo (Laterza), secondo il quale alcuni brani ferocemente anticristiani, che si riteneva provenissero dal Talmud, erano riconducibili a un frate spagnolo del XIII secolo (un domenicano al quale erano stati fatti pervenire da ebrei convertiti al cristianesimo). Tali brani furono successivamente ripresi da Martin Lutero, che però li fece propri alcuni anni dopo la pubblicazione (nel 1517) delle 95 tesi affisse sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg. Secondo la ricostruzione di Thomas Kaufmann (in Gli ebrei di Lutero, edito dalla Claudiana) la conversione di Lutero all’antisemitismo si colloca nel lasso di tempo che va dallo scritto Gesù Cristo è nato ebreo (1523) al terribile Degli ebrei e delle loro menzogne, nel quale il padre della Riforma si spinge ad auspicare il rogo delle sinagoghe.
Questo tema è stato recentemente approfondito da Angela Pellicciari in Martin Lutero (Cantagalli), là dove sottolinea che il grande riformatore puntò l’indice contro gli ebrei perfino nell’ultima predica pronunciata a Eisleben il 15 febbraio 1546, tre giorni prima della sua morte. Questa predica contiene una curiosa premonizione: «Chi impedisce agli ebrei di tornare in Giudea?», domandava Lutero. «Nessuno», rispondeva; «forniremo loro tutte le provviste per il viaggio, pur di liberarci di questi parassiti disgustosi; essi sono un terribile peso per noi, una vera calamità, sono la peste in mezzo a noi». La Pellicciari ricorda che al processo di Norimberga uno degli imputati, l’editore nazista Julius Streicher, si difese così: «Da secoli ci sono in Germania edizioni di scritti antisemiti. Mi hanno sequestrato un libro del dottor Martin Lutero. Se l’accusa prendesse in considerazione questo libro, il dottor Martin Lutero siederebbe oggi al mio posto sul banco degli accusati». E qui — come è evidente — la Chiesa cattolica non c’entra nel modo più assoluto.
Bibliografia
Il saggio di Rodney Stark False testimonianze. Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica è edito da Lindau (traduzione di Franca Genta, pagine 352, e 25). Nato nel 1934, Stark è uno studioso americano specialista di Sociologia delle religioni. Sulle radici più antiche dell’antisemitismo lo studioso Peter Schäfer, docente alla Princeton University, ha scritto il saggio Giudeofobia(traduzione di Eleonora Tagliaferro e Marcello Lupi, Carocci, 1999). Sul rapporto di Martin Lutero con il mondo ebraico è appena uscito il libro di Thomas Kaufmann Gli Ebrei di Lutero (traduzione di Franco Ronchi, Claudiana, pagine 219, e 19,50). Un saggio critico verso il riformatore religioso tedesco è Martin Lutero di Angela Pellicciari (Cantagalli, 2012). Da segnalare infine il libro di Thomas Madden Le crociate (traduzione di Daniele Ballarini.Lindau, 2005).
© RIPRODUZIONE RISERVATA

giovedì 8 dicembre 2016

Il kuzu o kudzu (Pueraria lobata)

 
Il kuzu o kudzu (Pueraria lobata)
*** 
da:
https://www.dionidream.com/kuzu/

Il kuzu o kudzu (Pueraria lobata)è una leguminosa rampicante di montagna dagli splendidi fiori viola-blu originaria del Giappone, usata da sempre in Oriente sia come alimento che rimedio naturale.

A scopo terapeutico vengono usate le radici, dalle quali si estrae un amido con cui si produce una bianchissima fecola idrosolubile molto digeribile e versatile in cucina che, oltre a carboidrati e sali minerali come calcio, fosforo e ferro, contiene una concentrazione di isoflavoni benefici ovvero composti fenolici di origine vegetale che hanno importantieffetti alcalinizzanti, antinfiammatori, antimicotici e antitumorali.

Tra gli isoflavoni del kuzu infatti troviamo:

Daidzeina: antinfiammatorio, antibatterico e antimicotico Daidzin: svolge attività antidipsotropica (ovvero aiuta a liberarsi dalla dipendenza dell’alcool) e previene il cancro Genisteina: antiossidante, antitumorale (mammella e prostata), ipocolesterolemizzante, antielmintico (ovvero elimina i vermi intestinali).Benefici del kuzu

1. Antiacido e gastroprotettore. Ad aver reso popolare il kuzu è stato soprattutto il suo effetto tampone sullo stomaco e la conseguente prevenzione delle irritazioni a carico di tutto l’apparato digerente, dal cavo orale al retto. Il kuzu assorbe i succhi gastrici in eccesso e da reflusso gastroesofageo (ernia iatale) donando immediato sollievo dal bruciore di stomaco, riducendo inoltre le recidive in caso di blanda ulcera.

2. Intestino. Il kuzu, grazie sempre al suo effetto tampone, è in grado di attenuare l’irritazione di retto e colon. Inoltre produce effetti regolatori dell’attività intestinale in quanto: nei casi di dissenteria permette di contenere l’acqua aumentando la consistenza delle feci; in casi di stitichezza (anche cronica) facilita invece la morbidezza delle feci al pari di una nutrizione ricca di fibre.

3. Alcalinizzante. Il kuzu è l’unica fecola che ha un effetto alcalinizzante sul sangue e che quindi contrasta l’acidosi sistemica.

4. OsteoporosiLa genisteina, di cui il kuzu è ricco, agisce sui recettori estrogenici del tessuto osseo e interviene nei processi di riassorbimento del calcio a livello intestinale. L’assunzione di kuzu può essere quindi considerata un trattamento coadiuvante nella prevenzione e trattamento dell’osteoporosi.

5. Cuore e circolazione sanguigna. Il kuzu è in grado di ridurre la pressione arteriosa migliorando la circolazione del sangue sia nelle gambe che al cervello.

6. Attività antiossidante e ipocolesterolemizzante. Gli isoflavoni hanno la capacità di incrementare l’attività di diversi enzimi  antiossidanti, inoltre agiscono come “spazzini” dei radicali liberi che possono degradare il colesterolo LDL nello sviluppo di malattie cardiache.

7. Menopausa. Il kuzu contrasta molti sintomi della menopausa, come sudorazione eccessiva, nervosismo e insonnia, imputabili alle variazioni dei livelli ormonali.

8. Antitumorale. Gli isoflavoni presenti nelle radici di kudzu esibiscono una serie di effetti biologici concernenti la regolazione della moltiplicazione cellulare e  possono quindi avere un potenziale effetto nella prevenzione e nel trattamento di alcune forme neoplastiche.

9. Febbre e influenza. In caso di febbre non troppo alta (non superiore ai 38°C) è indicata l’assunzione del kuzu in quanto tende a far abbassare la temperatura corporea. La bevanda di kuzu e umeboshi, detta anche Ume-kuzu, è uno dei rimedi naturali più utilizzati per alleviare i sintomi di raffreddore e influenza e velocizzare la guarigione.

10. Tensioni muscolari. Il kudzu esercita un’azione miorilassante tanto che nella medicina cinese viene utilizzato anche per curare i dolori muscolari, soprattutto i crampi.

11. Stanchezza. Questo amido presenta specifiche proprietà per il recupero dell’energia e del buon equilibrio psicofisico, è particolarmente consigliato quindi in primavera e autunno, quando il corpo fatica ad adattarsi ai repentini cambiamenti climatici.

12. Dipendenze da droghe, tabacco, alcool, caffè, zuccheri. Il kuzu contrasta l’insorgere di crisi di astinenza in caso di dipendenze. Studicondotti presso le Università del North Carolina e di Harvard hanno dimostrato che, oltre a non presentare effetti collaterali rilevanti, il kuzu, per mezzo degli isoflavoni, agisce sui neurotrasmettitori come la serotonina, il GABA ed il glutammato, tanto da stimolare la produzione di dopamina che va a compensare il piacere che si prova attraverso l’assunzione di sostanze che creano dipendenza psicofisica. In Cina la tisana di kuzu è il rimedio più usato per smaltire i postumi di  un eccesso di alcolici.

Infine, il kuzu è anche un lenitivo per: angina pectoris, dolori articolari, cefalea, emicrania, nausea e vomito, acufeni, sordità.

Precauzioni e controindicazioni

Prima di assumere qualsiasi rimedio naturale è necessario prestare particolare attenzione a quali farmaci già si utilizzano, o viceversa.

Nel caso del kuzu, essendoci un naturale apporto di estrogeni, si potrebbero avere effetti indesiderati sulla funzione ormonale se si seguono in concomitanza terapie ormonali farmacologiche; se ne sconsiglia inoltre l’uso nei casi di patologie della tiroide preesistenti.

Soggetti in terapia con antidepressivi, donne affette da tumori positivi ai recettori estrogeni (mammella, ovaie, endometrio) e uomini affetti da tumore alla prostata possono assumere questa sostanza solamente sotto controllo medico.

Non essendoci ancora studi specifici al riguardo, per estrema cautela il kuzu è sconsigliato durante la gravidanza e l’allattamento.

Essendo un alimento molto ricercato (e abbastanza costoso), il kuzu è uno degli alimenti giapponesi più contraffatti; è fondamentale quindi accertarsi che sia di buona qualità.

Modalità d’usoPerfetto addensante di salse, zuppe, minestre, sughi, dolci, gelati, macedonie e composteAggiunto a fine cottura di verdure o frutta conferisce una consistenza vellutataMigliora la sofficità dei prodotti da fornoPuò essere utilizzato nella pastella delle fritture.

Purificare l’intestino. Ancor più semplicemente, si può sciogliere un cucchiaino colmo di kuzu in circa 1/4 di litro d’acqua e far bollire lentamente finché il liquido non diventa trasparente; questa modalità è particolarmente adatta per sfiammare l’intestino.

Il kuzu si trova in vendita nei negozi di alimentazione biologica, sotto forma di polvere o di piccoli agglomerati gessosi, indicativamente la proporzione da utilizzare è 10g di kuzu ogni 100 ml di liquido ma molto dipende dalla consistenza desiderata.

Trattandosi di un amido estremamente digeribile ed assimilabile è molto adatto come cibo per anziani ed infermi costretti a dieta liquida


*****************************

Franco Berrino: «Kuzu, così si curano esofago, faringe e intestino infiammati»

I rimedi

Nella nostra esperienza clinica un rimedio fondamentale è il kuzu, un amido estratto dalle radici della Pueraria lobata, radici che penetrano profondamente nel terreno, quindi molto yang. Il kuzu si usa come addensante per le creme di cereali, le vellutate di verdura e le composte di frutta. Bastano poche settimane per risolvere il problema. Lo abbiamo constatato ripetutamente nel corso degli stage residenziali che La Grande Via organizza per le persone anziane. Il reflusso è una delle malattie più costose. 

Prof.  F. Berrino

domenica 4 dicembre 2016

♥ MAGNESIO CLORURO e CANCRO ♥

MAGNESIO CLORURO
  e CANCRO  ♥

  *Prof. PIERRE DELBET *
           1861 - 1957

Se si fosse seguito il pensiero
del Prof.Pierre DELBET
molti e molti anni fa, si sarebbe guadagnato un sacco
di tempo nella PREVENZIONE
se non di tutti i CANCRI, almeno degli EPITELIOMI...

Rispetto agli Epiteliomi infatti, il Cloruro di Magnesio ha efficacia
non solamente preventiva, ma anche curativa; se non nei Cancri in piena evoluzione, almeno  negli stati Precancerosi  e Cancerosi,
gli stati INFIAMMATORI delle MUCOSE che evolvono con cheratinizzazione dell'Epitelio, stati chiamati
* LEUCOPLACHIE *.
Questa  precancerizzazione si
localizza sulla LINGUA,
sul versante interno delle
GUANCE, sulle LABBRA,
sulla LARINGE, sugli ORGANI GENITALI...
Numerose persone colpite da *LEUCOPLACHIA* scrive P.Delbet, mi hanno segnalato per lettera la loro GUARIGIONE; ma io, prosegue non ho potuto seguire  che due soli casi.
Un uomo di 45 anni circa mi fece visita per mostrarmi la guarigione della sua Leucoplachia per opera dei Sali
di Magnesio. Egli era guarito così bene che la sua Mucosa orale non presentava alcuna traccia di lesione.
Questo Paziente mi citò
i vari Medici Chirurghi che avevano diagnosticato
la LEUCOPLACHIA...
Poi il Paziente, come molti altri,
sospese il trattamento.
In capo a qualche mese
la LEUCOPLACHIA riapparve
ed il trattamento MAGNESIACO la fece scomparire, questa volta sotto i miei occhi .★
Il secondo caso, descritto
dettagliamente da P. Delbet,
riguarda una Leucoplachia
LINGUALE PAPILLARE E VEGETANTE, GUARITA  totalmente in meno
di 7 mesi..
Il Prof. P. DELBET è
anche Autore di numerose comunicazioni circa il Trattamento di INFIAMMAZIONI CRONICHE del SENO con NODULI MULTIPLI O MASTOSI NODULARE...
Questo grande ricercatore
ha condotto esperienze
sugli Animali, tanto dal punto
di vista della Prevenzione che
da quello dell'Evoluzione
di CANCRI SPERIMENTALI...
Egli ha posto gli Animali
in condizioni Cancerogenetiche: escludendo un lotto di animali di controllo, ha sottoposto
gli altri a IPERMAGNESIEMIA per mezzo di iniezioni sottocutanee.
Tra i primi soggetti comparvero diversi EPITELIOMI nentre tra gli Animali trattati non se ne ebbe ALCUNO..
Riguardo ai Cancri già impiantati, Delbet scrive:
★ I Tumori si sono sviluppati molto più lentamente negli animali sottoposti a Terapia Magnesiaca che negli animali
di controllo; questo prova che è possibile rallentare l'Evoluzione dei Tumori saturando l'Organismo di SALI alogenati
di MAGNESIO.
Inoltre, impiantando in serie piccoli Tumori ormai sviluppati su animali sottoposti a MAGNESIO, ho constatato che ad ogni passaggio la capacità del trapianto diminuiva;
ciò prova che i sali alogenati
di Magnesio hanno un'azione
sulla CELLULA CANCEROSA...
Quando pensiamo che queste righe sono state scritte più
di 60 anni fa, e le avviciniamo all'ultimo  importante lavoro
( molto più recente)
dello scienziato sovietico
K.L. Bazikian, non possiamo che rammaricarci ancor più
del fatto che non siano
state tratte le debite conseguenze dai lavori
di P..DELBET...
Con questo non si pretende di concludere affermando che il CLORURO DI MAGNESIO sia un mezzo per guarire i CARCINOMI.
Questo no: sembra infatti che i SALI MAGNESIACI  siano invece inefficaci sui SARCOMI (Tumori Maligni di Tessuti Connettivi, come quello Osseo, Cartiligineo, Adiposo e Muscolare ).
Ma fortunatamente i Sarcomi sono  di gran lunga meno frequenti, dell'ordine del 5 o 6% di tutti i Tumori...
Si conferma tuttavia che
il MAGNESIO è idoneo
a PREVENIRLI, e che possiede un'azione Citofilattica , ossia di  *PROTEZIONE DELLA CELLULA*
Esso previene la formazione
di Cellule CANCEROSE
ed aumenta la RESISTENZA
e l'attività delle Cellule normali.
Abbassa l'ALCALINITÀ del SANGUE che negli Stati Precancerosi e Cancerosi
è TROPPO ELEVATA.
Sembra inoltre che l'INSUFFICIENZA  o la caduta del livello di MAGNESIO CELLULARE (intracellulare) favoriscano la CARCINOGENESI. Il MAGNESIO EXTRACELLULARE rappresenta infatti all'incirca l'1% del Magnesio totale contenuto nell'Organismo:
resta, per il Magnesio INTRACELLULARE, il 99% e lo scheletro contiene, da solo, dal 65 al 70% del totale , ossia all'incirca 12 grammi.
La concentrazione del Magnesio nel tessuto Osseo dipende strettamente da quella del sangue, o più esattamente nel plasma sanguigno.
Per completare questa panoramica sul Magnesio
il lavoro effettuato dallo scienziato russo sopracitato, Bazikian era basato su un'analisi minuziosa di 24.557 TUMORI MALIGNI, e in particolare dei CASI di CANCRO allo STOMACO, documentati presso le Istituzioni Oncologiche della Repubblica dell'Armenia, nell'URSS.
Gli studi furono compiuti
in collaborazione con Studiosi del Suolo (Pedologi) e Igienisti.
Il suolo, l'acqua potabile e l'acqua di irrigazione  in Armenia sono ricchi di Sali di Magnesio:nel lago di Sevan, le cui acque irrigano il 30% del suolo dell'Armenia, la salinità raggiunge i 60 mg per litro d'acqua. Il lago Sevan è uno dei 3 laghi più ricchi di MAGNESIO nel mondo.
Come si supponeva si è dimostrato che, nelle regioni in cui l'incidenza del Cancro allo STOMACO è ALTA, il suolo e l'acqua potabile contengono una SCARSA  QUANTITÀ DI SALI DI MAGNESIO(meno 27 mg di magnesio per kg di suoloe meno di 15 mg di magnesio per litro di Acqua potabile); al contrario, nelle regioni in cui la frequenza del Cancro GASTRICO è BASSA, il Suolo e l'acqua potabile sono RICCHI di Sali  Magnesiaci (55 mg di magnesio per kg di Suolo e 49 mg per litro di Acqua). Le esperienze di
Bazikian fatte poi in studi
ben precisi con i Topi...
misero in EVIDENZA le potenzialità anti Tumorali dei Sali di Magnesio e del Cloruro di Magnesio nell"ostacolare specie i Tumori Sottocutanei...    
Fonte - Frank MIRCE


* MAGNESIO  E  CANCRO  *

Fonte-raffaelebini.files.wordpress.c

Fu di nuovo il caso a far pensare
a Pierre DELBET che il CLORURO DI MAGNESIO potesse avere un ruolo nella
PREVENZIONE del CANCRO.
Egli aveva due noduli ipercheratosici (l’ipercheratosi è una lesione precancerosa) sulle orecchie e, discendendo da una famiglia in cui il cancro era assai frequente, decise di farsi asportare chirurgicamente il più grosso dei due noduli, quello dell’orecchio destro. Poco tempo dopo fu costretto a togliere anche il sinistro, che stava aumentando di dimensioni. L’orecchio destro fu ben presto sede di una recidiva e fu di nuovo operato; la recidiva si presentò poi sull’orecchio sinistro. Non potendo continuare ad operarsi all’infinito, il Prof. Delbet si rassegnò e decise di dimenticarsi della faccenda. Quando iniziò a prendere regolarmente il cloruro di magnesio per il suo effetto tonico, egli aveva la recidiva sull’orecchio sinistro, e il nodulo destro che iniziava a proliferare per la terza volta. Ben presto il prurito e le punture che queste lesioni provocavano, diminuirono, cosicché Delbet si dimenticò della loro presenza. Qualche mese dopo, un suo assistente, nel fissargli la maschera chirurgica, notò che i noduli erano completamente scomparsi, le orecchie erano perfettamente sane. Delbet restò piacevolmente meravigliato e, da allora, non cessò più di prendere quotidianamente la soluzione di magnesio. Dopo ben 22 anni, al suo Novantesimo anno di vita, egli non aveva ancora avuto la minima recidiva.
Fra le relazioni di guarigione che gli giungevano regolarmente da ogni parte, Delbet trovò anche altri casi di precancerosi, ed alcuni li seguì personalmente. Diversi casi di Leucoplasia(come riferito sopra) guarirono in pochi mesi ma, una volta sospeso il trattamento, le lesioni riapparvero. Riprendendo il Cloruro di Magnesio queste Leucoplasie scomparvero di nuovo. Questa successione di fatti, da una lato confermava che il MgCl2 era da considerarsi non un medicinale, ma un alimento e, dall’altro, eliminava ogni possibilità di pura coincidenza fra la guarigione e l’assunzione di Magnesio. Delbet si interessò poi a casi di Mastiti Croniche, Mastopatie fibrocistiche, Mastiti nodose ecc.., oramai riconosciute in rapporto col Cancro della Mammella. Egli esaminò quindi malate, delle quali non solo nessuna si aggravò durante il trattamento Magnesiaco, ma tutte migliorarono e ben dodici guarirono completamente. Due di queste ultime interruppero il trattamento e, nel giro di qualche mese, i Noduli riapparvero. Ripresero la terapia e, come era successo per le Leucoplasie, essi scomparvero di nuovo.
2) Studi sperimentali
Questi fatti clinici permettevano di attribuire al Cloruro di Magnesio una certa azione, preventiva nei confronti del Cancro, ma da soli non bastavano a dimostrarlo in modo incontestabile. Delbet intraprese allora degli studi sperimentali sugli animali di laboratorio...
Un primo gruppo di esperimenti consisteva nel sottomettere a trattamenti che producevano tumori {pennellature di catrame nell’orecchio di conigli e piccoli sassolini introdotti nella vescicola biliare di cavie) animali testimoni ed animali ipermagnesizzati tramite iniezioni sottocutanee di MqCl2. I risultati furono molto netti in favore della protezione esercitata dal Magnesio; infatti nessuno degli animali ipermagnesizzati sviluppò Tumori Maligni cosa che invece fecero regolarmente i testimoni. Questo prova che si può diminuire la frequenza dei Tumori con l’uso regolare dei Sali alogeni di Magnesio. Un altro gruppo di studi consisteva nel trapiantare tumori di varia natura (epiteliomi, sarcomi, carcinomi) su cavie e topolini ipermagnesizzati e testimoni, per notare eventuali differenze. I risultati mostrarono non solo che i Tumori trapiantati si sviluppavano molto meno sugli animali magnetizzati , rispetto ai testimoni (e questo prova che è possibile rallentare l’evoluzione dei Tumori saturando l’organismo di Sali alogeni di Magnesio), ma che era addirittura impossibile mantenere una linea di tumori trapiantati sugli animali magnetizzati.
Ad ogni passaggio la capacità di attecchire diminuiva, cosicché dopo 1 o 2 passaggi, il trapianto diventava impossibile; nei testimoni, invece, il trapianto si poteva trasferire all’infinito. Questo prova che i sali alogeni di Mg hanno una azione sulla cellula cancerosa. Inoltre, alcuni tumori trapiantati furono asportati chirurgicamente, nei testimoni si ebbero recidive, nei magnesizzati, no. Questo trattamento sembra quindi in grado di impedire, in una certa misura, le recidive post-operatorie.
L’azione dei sali di magnesio sulla cellula cancerosa non è certamente di tipo tossico (tutte le cellule hanno bisogno di Magnesio, le sane come le Cancerose) ma è di tipo Citofilattico. Esso aumenta la resistenza e l’attività delle cellule, secondo Delbet (raddrizzerebbe l’evoluzione patologicamente iniziata) di queste cellule. Dimostrando che l’applicazione locale dei sali di Mg stabiliva la pigmentazione in peli e capelli imbiancati da tempo, egli pensava di aver fornito un esempio di questo raddrizzamento, di una funzione alterata. Riguardo al modo di azione del Cloruro di Magnesio, egli fece un’altra constatazione; paradossalmente un eccesso di SOSTANZE ACIDE comporta la modifica del PH del SANGUE IN SENSO *ALCALINO*! Questa situazione  che si presenta in CASI COMPROMESSI, come ad esempio nei MALATI di CANCRO è corretta da un apporto di ALCALINI,  e AGGRAVATA
da un  APPORTO di ACIDI, che sembrerebbero invece
i più indicati...
Ammesso quindi che i Tumori
si sviluppano in soggetti
il cui SANGUE
è più ALCALINO di un PH 7.45
il Prof.Delbet adoperando i sali alogeni di Magnesio per portare normale il Sangue Alcalino,
non ha mai preteso
che la saturazione dei Sali
alogeni di Magnesio sopprima definitivamente il CANCRO; ma fu convinto che ne diminuisce la frequenza...
A questo proposito egli ha scritto:
★che il magnesio ad alte dosi possa rallentare I’evoluzione
di certi Cancri,
ritardare I’apparizione
di certe recidive è indubbio;
che possa guarire
non lo credo.★
La questione del Cancro, dal punto di vista sociale, non è di ordine terapeutico, ma di ordine profilattico. Senza dubbio le cause della resistenza al cancro sono molte, ma Delbet sosteneva che fra queste ve ne è una della quale sarebbe facile fare beneficiare tutta l’umanità, e diceva
con sicurezza: “I’aumento del tenore in Magnesio dell’alimentazione diminuirà
il numero dei Cancerrosi.
★Delbet sapeva che un’affermazione simile era coraggiosa, e che richiedeva ulteriori conferme. Egli le cercò in studi epidemiologici, geografici, e pensò che, se era possibile dimostrare i punti seguenti:
●che il numero di tumori maligni nei paesi civilizzati cresce in rapporto alla diminuzione della razione di Magnesio...
●che in questi stessi paesi le regioni più colpite sono quelle dove il magnesio alimentare è più deficiente...
●Che i popoli non civilizzati fra
i quali il Cancro è pressoché sconosciuto, hanno una alimentazione particolarmente ricca in Magnesio e, come prova che questa Immunità è la conseguenza dell’alimentazione e non della razza, si può constatare che queste razze sono colpite come i bianchi se ne adottano lo stesso regime alimentare, sembrava logico poter concludere che una Carenza di magnesio era non una causa di Cancro fra le tante, ma la causa principale, e che sarebbe stata sufficiente una alimentazione più ricca in Magnesio per ridurre notevolmente il numero dei tumori.
Vediamo come Delbet riuscì a dimostrare tutte e tre le suddette ipotesi:
●il fatto che il cancro sia in continuo aumento è noto a tutti e non necessita di dimostrazione.
Ma l’alimentazione odierna
è meno ricca in Magnesio
di quella del periodo in cui
i tumori erano più rari?
Certamente si, e vi sono tre motivi principali:
● la raffinazione del sale
che lo lascia Cloruro di Sodio pressoché puro;
l’eccessivo abburattamento delle farine, che ha per conseguenza un pane completamente demineralizzato;
gli errori dell’agricoltura: errori nella scelta delle varietà, errori nella utilizzazione dei concimi che provocano enormi squilibri nella composizione minerale dei vegetali coltivati e particolarmente: aumentano il Potassio diminuiscono il Magnesio e diminuiscono il Sodio. Oggi giorno ci cibiamo
di vegetali che sono simili solo nell’aspetto a quelli di 80 o 100 anni fa, la loro composizione minerale é talmente alterata che non ha nessun senso riferirsi alle tabelle sulla composizione degli alimenti pubblicate qualche decennio fa, per stabilire la razione quotidiana di minerali.
● Nel 1928 Robinet ha stabilito per la Francia due carte; una geologica e l’altra cancerologia. E’ stupefacente notare la pressoché perfetta corrispondenza fra le regioni il cui terreno è povero di magnesio e quelle più colpite dal cancro. Robinet ha fatto lo stesso studio per l’Alsazia, la Lorena e l’Inghilterra; i risultati sono gli stessi. Studi che hanno dato risposte analoghe sono stati fatti anche per l’Algeria, l’Egitto e l’Indocina. In Italia, Carlo Marci pubblicò nel 1930 negli “Scritti Biologici” uno studio in cui confronta le mortalità per Cancro nelle varie province e la quantità di Magnesio presente nel sale utilizzato nelle stesse province. Anche qui i risultati sono i medesimi, più Magnesio, MENO CANCRO. Si va dai 14 casi per mille decessi di Cagliari (il cui sale contiene 0,25% di MgCl2) ai 96,77 casi, sempre per mille decessi, della provincia di Ravenna /il cui sale non contiene affatto Cloruro di Magnesio).
● i paesi civilizzati hanno una razione media di Magnesio di 350 -400 mg/die. I contadini Egiziani degli anni ‘30 che, secondo Schrumpf-Pierron avevano una mortalità da 10 a 50 volte minore, per Cancro, dei paesi più civilizzati, avevano una alimentazione 4 o 5 volte più ricca in Magnesio della nostra attuale (1.500-1.800 mg/die). Lo stesso vale per i negri che vivono in paesi primitivi dell’Africa. Ma questi stessi negri, una volta trasferiti in America o in Europa, e adottando la nostra stessa alimentazione, si ammalano di Cancro alla stessa stregua dei bianchi, dimostrando così che la loro immunità non è dovuta alla razza. Dimostrati i tre punti precedenti è evidente la conclusione che un aumento della razione quotidiana di Magnesio è auspicabile per evitare l’insorgenza non solo del Cancro, ma di tutta una serie di disturbi che possiamo avere in rapporto con una carenza di questo elemento. Ci sarà certamente chi, per contestare quanto più sopra dimostrato, sosterrà che i dati utilizzati sono oramai vecchi di 50 anni; ma a costoro vogliamo far notare che la prima edizione del libro di Delbet: “Politique Préventive du Cancer”, risale al 1944 e che, comunque, la verità non cambia, ciò che era vero 50 anni fa lo è certamente anche oggi, tanto più che le cause di Carenza di Magnesio denunciate da Delbet non hanno fatto che aumentare, dal 1944 in poi.
★ Cosa fare; come si può ottenere l’aumento della razione quotidiana di Magnesio auspicato da Delbet? Ci sono due possibilità:
Il metodo artificiale: consiste nell’ingerire il Cloruro di Magnesio., sotto forma di soluzione, in dosi sufficiente per contrastare la carenza. Questo método non è pienamente soddisfacente, e perché coloro che ne beneficeranno saranno sempre una minoranza, e perché è assurdo doversi procurare dal farmacista, come rimedi, sostanze che ognuno dovrebbe assorbire semplicemente con i prodotti di cui si nutre.
Il metodo naturale: è quello auspicato da Pierre Delbet. Poiché la carenza di Magnesio è dovuta ad errori della civilizzazione, si dovranno correggere questi errori... Bisognerà avere un Pane convenientemente mineralizzato; utilizzando grano ricco in MgO (almeno 2 gr /Kg) , e relativamente povero in potassio e sodio...Si dovrà vietare un abburattamento al di sotto dell’80%. Si tornerà integralmente al processo di panificazione di un tempo, cioè macine di pietra, lievito naturale di frumento e, possibilmente, forni a legna.
La riforma del pane dovrà essere completata dalla riforma dell’agricoltura. Analisi di vari prodotti vegetali hanno dimostrato che le quantità di minerali presenti variano in maniera enorme a seconda del terreno su cui crescono e dei concimi somministrati. Inoltre tutti i concimi attualmente usati provocano una perturbazione pericolosa dell’equilibrio minerale, alterando profondamente i rapporti K/Mg e K/Ca. E’ necessario creare concimi che invertano questa tendenza. A. Vilain ci ha dimostrato che questo è possibile...
Inoltre, poiché non tutte le varietà, di ogni vegetale fissano allo stesso modo i minerali, sarà opportuno scegliere quelle più utili allo scopo che si vuole ottenere. Infine sarà necessario tornare al sale Marino di un tempo, Integrale e non Lavato, particolarmente ricco in Magnesio, malgrado il leggero inconveniente della sua igroscopicità. Attendendo queste modifiche potremmo correggere parzialmente lo squilibrio con il CLORURO di Magnesio; ma a questo proposito il Prof. Delbet scrisse: “la somministrazione di sali alogeni di Mg non corrisponde affatto a ciò che speravo. È un mezzo individuale utile transitoriamente, ma non è la soluzione sociale della profilassi del Cancro, ed è !a soluzione sociale quella a cui io ho sempre mirato. Ho detto e ripetuto all’Accademia di Medicina che il Ministero dell’Agricoltura dovrebbe essere unito a quello della Sanità; poiché è evidente che nessuna attività umana ha tanta influenza sulla salute quanto quella il cui scopo è di fornire degli alimenti”. ★ Ed è proprio per la soluzione sociale che sognava, che Píerre Delbet, ad oltre 80 anni di età, scrisse il suo “Politique Préventive du Cancer” e l’opuscolo “L’agricolture et la Santé”. Quest’ultimo è indirizzato al grande pubblico affinché tutti sappiano che “la frequenza e la gravità di molte malattie è aumentata da una agricoltura mal diretta …questa nozione è triste, ma anche consolante, perché è facile rimediare ai difetti dell’agricoltura” cosa che non esiterà a fare “quando agricoltori e consumatori capiranno che i loro interessi sono comuni”. E termina scrivendo: “se il rimedio non fosse stato vicino al male, non avrei scritto questo libro"....
Ma è veramente cosi facile mettere in pratica questi insegnamenti? Indubbiamente in teoria è facile; “tuttavia, scrive Delbet – nella pratica ci si troverà di fronte a delle difficoltà considerevoli, che non sono certo di ordine igienico”. Ma egli custodisce la speranza che venga un giorno in cui,
★la salute di tutti non sia più sacrificata all’interesse di qualcuno★, ed è rinnovando questa speranza, purtroppo ancora delusa dopo 40 anni, che terminiamo questo capitolo.

giovedì 1 dicembre 2016

microbioma Dr. David Perlmutter

microbioma

Un neurologo fa sentire la propria voce in merito all’importanza della salute dell’ intestino per la prevenzione e il trattamento delle malattie considerate “incurabili”

Dr. Mercola

La qualità, la quantità e la composizione dei batteri nel vostro intestino hanno un’ enorme influenza sul vostro cervello. Il Dr. David Perlmutter esplora questo fenomeno in grande dettaglio nel suo nuovo libro Brain Maker: The Power of Gut Microbes to Heal and Protect Your Brain-for Life.

Il dottor Perlmutter è neurologo, è membro della American College of Nutrition (ACS), ha una clinica in Florida ed ha pubblicato molti studi sulle sue scoperte in riviste mediche peer-reviewed.

Il suo libro precedente, Grain Brain, è stato in cima alla lista dei bestseller del New York Times per 54 settimane. A mio avviso, il dottor Perlmutter è probabilmente il massimo neurologo della medicina naturale negli Stati Uniti.

Certo, la maggior parte dei neurologi non riescono a considerare adeguatamente come lo stile di vita abbia un impatto sui disturbi neurologici che diagnosticano e trattano ogni giorno, e la prevenzione è un settore di estrema importanza dal momento che ancora non abbiamo trattamenti efficaci per molti dei disturbi cerebrali più comuni.

    “Stiamo riconoscendo ora, grazie ad una ricerca presso i nostri istituti più rispettati da tutto il mondo, che i batteri intestinali brandiscono questa potentissima spada di Damocle”, afferma.

    Essi determinano se avremo un cervello sano o no, se il nostro cervello funzionerà bene o no, e se il nostro cervello si ammalerà o no. Chi si sarebbe aspettato che ci saremmo riferiti in questi termini all’intestino? “

Perché ciò che mangiamo decide ciò che pensiamo

Il dottor Perlmutter spiega come una dieta sana regola, modifica e migliora la qualità del nostro microbioma intestinale (si definisce microbioma l’insieme del patrimonio genetico e delle interazioni ambientali della totalità dei microrganismi in questo caso dell’intestino).

    “Questi cento miliardi di batteri che vivono nel vostro intestino sono così intimamente coinvolti nel cervello a diversi livelli. Essi producono sostanze neurochimiche, per esempio, come la dopamina e la serotonina.

    Essi producono importanti vitamine che sono importanti per mantenere il cervello sano. Mantengono anche l’integrità del rivestimento del vostro intestino,” spiega.

Quest’ultimo è importante perché quando il rivestimento dell’intestino si compromette, si arriva ad una condizione di permeabilità dell’intestino. Ciò aumenta l’infiammazione, fattore comune a praticamente tutti i disturbi cerebrali, dal morbo di Alzheimer alla sclerosi multipla (SM), passando per il morbo di Parkinson e l’autismo.

    “Dobbiamo preoccuparci di capire che cosa nella nostra cultura occidentale, soprattutto dal punto di vista dietetico, sta minacciando la salute dei nostri commensali.

    Chiamiamo ‘commensali’ questi batteri perché condividono la tavola con noi. Mangiamo insieme ai i batteri. In sostanza, mangiano ciò che mangiamo. Le nostre scelte alimentari hanno un effetto drammatico sulla prosperità della salute e anche sulla diversità di questi batteri intestinali”.

La ricerca mostra che scambiare i batteri intestinali può invertire il diabete di tipo 2 e altre malattie

Un ricercatore di Amsterdam, il Dr. Max Nieuwdorp, ha pubblicato una serie di studi entusiasmanti. In uno studio, è stato in grado di invertire il diabete di tipo 2 in tutti i 250 partecipanti allo studio facendo trapianti fecali su di loro. Per quanto possa sembrare incredibile, cambiando la composizione dei batteri intestinali, il diabete è stato curato.

Il dottor Perlmutter ha pienamente abbracciato questa nuova informazione, ed ha anche contribuito a sviluppare la rivista scientifica (peer-reviewed) Medicus, che si concentra su questo tipo di ricerca. Tengono anche una conferenza annuale a cui sono invitati i massimi ricercatori sul microbioma.

A suo parere, la comprensione, la regolazione pratica e la modifica del microbioma è una parte importante del futuro della medicina. Quindici anni fa pensavamo che il Progetto Genoma Umano (HGP) avrebbe permesso alla medicina moderna di balzare in avanti grazie a nuove terapie basate sui geni che avrebbero risolto tutti i nostri mali.

Ciò non è accaduto, in quanto HGP ha scoperto che la genetica è responsabile solo per circa il 5% delle malattie umane, il restante 95% è indotto da fattori ambientali. Ora stiamo arrivando a capire che il vostro microbioma è in realtà un driver di espressione genetica, che attiva e spegne i geni a seconda di quali microbi sono presenti.

    “Il microbioma dell’intestino è il 99% del DNA nel vostro corpo, ed è altamente reattivo e mutevole sulla base di scelte di vita, soprattutto le nostre scelte alimentari,” dice il Dott Perlmutter.

    “C’è questa bella danza che avviene tra i batteri intestinali e il proprio DNA. I batteri intestinali in realtà influenzano l’espressione dei nostri 23.000 geni. Pensate a questo: i microbi che vivono con noi stanno cambiando la nostra espressione genica momento per momento.

    Il nostro genoma non è cambiato nel corso di migliaia di anni. Ma ora, improvvisamente, poiché stiamo cambiando i nostri batteri intestinali, stiamo cambiando i segnali che arrivano al nostro DNA; essi sono in grado di aumentare cose come i radicali liberi, lo stress ossidativo e l’infiammazione. Si tratta di un fattore potente in termini di tanti processi di malattia…

    Essendo uno specialista del cervello che si occupa di disturbi cerebrali, tutta la mia carriera è stata ostacolata dal non avere strumenti molto efficaci per portare cambiamenti e renderli effettivi in individui che hanno questi problemi. Ora stiamo cominciando ad avere questi strumenti, e sono nell’intestino. Chi lo sapeva?

    Nella scuola di neurologia, non abbiamo studiato la composizione dei batteri intestinali e come avrebbero potuto influenzare il cervello, eppure questa è una scienza all’avanguardia.

    Questo è ciò che i nostri ricercatori più rispettati e riviste stanno parlando: non solo i batteri intestinali sono fondamentalmente coinvolti nella salute del cervello, ma è possibile modificare i batteri intestinali tramite interventi – assumendo probiotici e scegliendo di mangiare alimenti che sono ricchi in probiotici e migliorare la crescita dei batteri buoni – e anche terapie più aggressive [come i trapianti fecali] “.

Nutrite il vostro microbioma ed esso vi nutrirà

Due strategie chiave per nutrire e proteggere il nostro microbioma sono limitare il consumo di antibiotici solo a quando assolutamente necessario, e di essere accorti in termini di alimenti che mangiate. Idealmente, optate per cibi integrali, crudi, non geneticamente modificate (GM), insieme ai cibi tradizionalmente fermentati e coltivati. Buoni esempi includono le verdure fermentate di tutti i tipi, tra cui crauti e kimchi, Kombucha (una bevanda fermentata), e gli alimenti ricchi di fibre prebiotiche come inulina, topinambur, aglio e tarassaco.

Evitare di mangiare carne è anche importante, in quanto gli animali allevati negli allevamenti intensivi (ed è da questi che proviene il 99% dei prodotti animali) assumono antibiotici, che e ciò che modifica anche il loro microbioma. Questa pratica di routine promuove anche i batteri resistenti agli antibiotici che oggi minacciano la vita di decine di migliaia di americani ogni anno. I pesticidi hanno anche dimostrato di alterare i batteri intestinali e favorire la farmaco-resistenza nel suolo e nel cibo, quindi i cibi biologici sono davvero la soluzione migliore.

    “Queste sono scelte di vita, tutte molto importanti che possiamo fare per migliorare la salute e la diversità dei batteri intestinali. Sta per darci un vantaggio per tutta la vita in termini di resistenza alle malattie che temiamo di più,” afferma il Dr. Perlmutter.

    “La vera definizione di simbiosi:…. Noi stiamo sostenendo la loro salute e loro stanno sostenendo la nostra salute. Facciamo ciò con i cibi che mangiamo. Essi sono, come ho detto, commensali. Stiamo condividendo questo pasto. Li trattiamo bene mangiando alimenti fermentati ricchi di batteri probiotici e alimenti prebiotici che contengono tipi di fibre prebiotiche come inulina e i fruttooligosaccaridi (FOS).

    Questi sono i nutrienti che aumentano la crescita di batteri buoni, con una moltitudine di studi che indicano le cose come la perdita di peso, un migliore controllo di zucchero nel sangue, e la riduzione dell’infiammazione … Uno studio uscito solo lo scorso mese mostra come i bambini con rinite allergica e problemi di respirazione avevano miglioramenti semplicemente dando loro fibra per migliorare la crescita dei batteri sani. “

Il legame tra il Microbioma e malattie autoimmuni

L’infiammazione è un segno distintivo di malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, il morbo di Lou Gehrig, la malattia di Crohn, e la malattia infiammatoria intestinale, solo per citarne alcuni. Come spiegato dal Dr. Perlmutter, molti dei fattori che influenzano la permeabilità della barriera emato-encefalica sono simili a quelle che interessano l’intestino, motivo per cui la permeabilità intestinale può portare a malattie neurologiche facilmente tanto quanto può manifestarsi come qualche altra forma di malattia autoimmune.

La permeabilità del rivestimento dell’intestino può essere misurata, cercando una sostanza chimica chiamata lipopolisaccaride (LPS), che è la copertura di alcuni gruppi di batteri nel vostro intestino. Quando si dispone di più alti livelli di anticorpi contro la LPS nel sangue, ciò è un indicatore di permeabilità intestinale.

LPS è anche in sé e per sé un potente istigatore delle infiammazioni. Livelli più elevati di LPS nel sangue aumentano drammaticamente l’infiammazione in tutto il corpo, compreso il cervello. La malattia di Lou Gehrig e l’ Alzheimer, per esempio, sono entrambi correlati con livelli notevolmente elevati di LPS.

    “Nel libro Brain Maker presento alcuni trattamenti abbastanza aggressivi per mantenere e ripristinare la salute dell’ intestino usando una varietà di tecniche – dall’ utilizzare clisteri probiotici arrivando persino al trapianto fecale. E abbiamo successo? Sicuramente” afferma il Dr. Perlmutter .

    “In Brain Maker ho descritto il caso di un giovane con sclerosi multipla che non poteva camminare senza due bastoni e che ha subito una serie di trapianti fecali in Europa, ed è tornato a passeggiare senza bisogno di alcuna assistenza. La sua videocassetta è abbinata al libro ed è sul nostro sito. Sono solito far vedere il video di quest’uomo che cammina di nuovo quando faccio lezione ai medici. Lo guardano e rimangono a bocca aperta, perché ancora una volta, per voi e per me, questo non è mai stato preso in considerazione nella scuola di medicina…

    Chi presta attenzione all’intestino diventa un gastroenterologo normalmente. Ma si è scoperto che ciò è pertinente anche quando si è un neurologo, uno psichiatra, uno specialista in comune, uno specialista della pelle, o anche uno specialista di cancro. Dobbiamo prestare attenzione a coltivare questi batteri, se abbiamo intenzione di mantenere le persone sane.”

Sette chiavi essenziali per riabilitare il vostro intestino, dalla nascita alla morte

Nel suo libro, il dottor Perlmutter approfondisce sette chiavi essenziali per la riabilitazione del  vostro intestino, a partire dalla nascita.

1. Parto vaginale. Fate tutto il possibile per evitare un taglio cesareo. Quando si decide di partorire un bambino tramite taglio cesareo – e ci sono momenti in cui deve essere fatto per salvare la vita della madre o del bambino- occorre capire che in linea di massima, si sta triplicando il rischio di iperattività da deficit di attenzione (ADHD) e si sta raddoppiando il rischio di autismo nel vostro bambino. Si sta anche aumentando notevolmente il rischio che il vostro bambino lotti contro l’obesità, il diabete di tipo 1, e le allergie. Sono tutte questioni infiammatorie che sono drammaticamente aumentate nei bambini nati con taglio cesareo.

2. L’allattamento al seno. Oltre a fornire i nutrienti più appropriati, l’allattamento al seno colpisce anche il microbioma del bambino tramite il trasferimento batterico dal contatto con la pelle.

3. Gli antibiotici. Quando si modifica il microbioma, alcuni gruppi di batteri tendono ad essere favoriti, come il gruppo Firmicutes. Quando presenti in eccesso, i Firmicutes aumentano il rischio di obesità. La ricerca sugli animali dimostra che quando si cambia il microbioma degli animali usando gli antibiotici, aumentano di peso. Diamo anche gli antibiotici al bestiame per renderli più grassi, più velocemente. La stessa cosa si verifica nel vostro corpo, per questo motivo evitare gli antibiotici inutili è importante. I prodotti disinfettanti come i saponi antibatterici e i gel per le mani rientrano in questa categoria e devono essere evitati il più possibile.

4. Zucchero raffinato e fruttosio elaborati. Lo zucchero e lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFC) aumentano preferenzialmente la crescita dei batteri patogeni che causano malattie, funghi e lieviti, quindi limitare la quantità di zuccheri raffinati e trasformati nella vostra dieta è un principio fondamentale per alimentare la salute dell’intestino. Secondo il dottor Perlmutter, il fruttosio in particolare promuove la disbiosi intestinale, e c’è anche una buona correlazione tra il consumo di fruttosio e i livelli di LPS, l’ indicatore infiammatorio che mostra che il vostro intestino ha una perdita. Il fruttosio è anche molto più aggressivo nel causare la glicazione delle proteine rispetto agli altri zuccheri, cioè alti livelli di zucchero nel sangue che si legano alle proteine. Anche questo è correlato con la permeabilità intestinale, e potrebbe spiegare perché il consumo di fruttosio è legato ad un aumento della stessa, e di malattie infiammatorie come l’obesità.

5. Alimenti geneticamente modificati e pesticidi. Evitare cibi geneticamente modificati. Come osservato dal dottor Perlmutter: “Sì, c’è un pericolo chiaro e attuale nella nozione di modificare geneticamente il cibo che condividiamo con i nostri batteri intestinali. I batteri intestinali si aspettano il tipo di cibo che hanno ricevuto per un paio di milioni di anni. Improvvisamente, stiamo introducendo alimenti che sono geneticamente diversi da qualsiasi cosa il microbioma umano abbia mai visto. La ricerca che permette alla Food and Drug Administration (FDA) di consentire cibo geneticamente modificato non ha nemmeno preso in considerazione gli effetti degli OGM sul microbioma umano”. Il glifosato, che è liberamente utilizzato su colture geneticamente modificate e molte colture non-OGM e non biologiche, si è scoperto in grado di alterare il microbioma umano, così i cibi geneticamente modificati offrono un doppio assalto ai vostri batteri intestinali ogni volta che si mangiano. “Stiamo avvelenando il cibo che mangiamo. Se questo non bastasse, questo è il cibo con cui stiamo alimentando il nostro microbioma, che sta andando a determinare se viviamo o moriamo,” dice il Dott Perlmutter. “C’ è da preoccuparsi”

6. Alimenti probiotici. Focalizzarsi sul mangiare cibi probiotici, come le verdure fermentate, crauti, kimchi, kefir, e Kombucha. Un ampio spettro di integratori probiotici possono anche essere consigliabili, soprattutto se si deve prendere un ciclo di antibiotici.

7. Fibra prebiotica. Consumare un sacco di fibra prebiotica. Non tutte le fibre sono prebiotiche. I cibi integrali sono i migliori. Gli esempi includono tarassaco, che può essere leggermente saltato, le cipolle e porri sono anche scelte eccellenti. Questi tipi di alimenti permetteranno ai vostri batteri intestinali di fiorire, fattore chiave per la salute, la resistenza alle malattie, e la longevità.
Alimentazione Probiotica - The Body Ecology Diet
Donna Gates, Linda Schatz
Alimentazione Probiotica – The Body Ecology Diet
Riequilibra il tuo ecosistema interiore e vivi una vita più sana e ricca di energia
My Life Edizioni
Voto medio su 6 recensioni: Buono

Lactobacillus Acidophilus - Lacto 10(MLD)
Lactobacillus Acidophilus – Lacto 10(MLD)
Integratore alimentare a base di probiotici
Ecosol – Forza Vitale
Voto medio su 9 recensioni: Buono
Polvere di Inulina Bio
Polvere di Inulina Bio
Agave tequilana
Erbavoglio
Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere

Ricarica Enterocol
Ricarica Enterocol
Fermenti lattici e colostro
Erbavoglio
Voto medio su 16 recensioni: Da non perdere

Disclaimer: Questo articolo non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento. Disclaimer completo
Riproduzione consentita solo se l'articolo non viene modificato, includendo i link incorporati e riportando la fonte attiva. In tutti gli altri casi riproduzione vietata.
Riccardo Lautizi
Autore
Riccardo Lautizi

mercoledì 30 novembre 2016

La radice di tarassaco risulta più efficace della chemioterapia.

Forse ricordi come tua nonna preparava lo sciroppo di dente di leone per la tua salute, sapendo che questa pianta ha molte proprietà medicinali, ma quello che magari non sapeva è che la radice di tarassaco aiuta le persone con diagnosi di cancro.
Questa pianta è trascurata o addirittura distrutta, e tutto quello che devi fare è raccoglierla, appena sui cigli dalle strade.
Gli scienziati hanno confermato che la radice di questa pianta è più efficace rispetto alla chemioterapia perché i trattamenti chimici distruggono tutte le cellule, mentre la radice di tarassaco uccide solo le cellule tumorali.

Inoltre:

  • ha proprietà diuretiche,
  • stimola la secrezione biliare,
  • purifica il fegato,
  • purifica i reni,
  • fornisce sostegno per condizioni allergiche,
  • riduce il colesterolo.
Essa contiene vitamine molto importanti come la vitamina B6, tiamina, riboflavina, la vitamina C, così come ferro, calcio, potassio, acido folico e magnesio.

Contiene:

  • il 535% della dose giornaliera di vitamina K e circa il
  • il 110% della dose giornaliera di vitamina A.
Questi fatti sono noti da decenni.
Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Chimica e Biochimica presso l’Università di Windsor, in Canada, ha guidato la ricerca iniziale e i risultati hanno scatenato una nuova speranza per chi soffre di cancro.

La radice di tarassaco ha dimostrato essere efficace per uccidere le cellule tumorali senza danneggiare le cellule sane.

Siyaram Pandey, un biochimico presso l’Università di Windsor, era scettico quando un oncologo, il dottor Caroline Hamm ha suggerito di intraprendere questa ricerca. Aveva notato che alcuni pazienti affetti da tumore, che avevano bevuto l’infuso di tarassaco, sembravano stare meglio.
Siyaram Pandey ha iniziato questa ricerca durata più di due anni di lavoro con i campioni di sangue di persone affette da leucemia ed estratto di radice di tarassaco osservando gli effetti. Lui e il dottor Hamm sono rimasti sorpresi di scoprire che le cellule leucemiche di una forma molto aggressiva conosciuta come leucemia mieloide, nome del monocitica, cronica sono state condotte all’apoptosi o suicidio di queste cellule. Le cellule cancerose, anaerobiche, sono portate ad apoptosi in presenza di una forma di ossigenazione o alcalinizzazione.
Più sorprendentemente ancora, hanno scoperto che le cellule non cancerose sono rimaste intatte. In altre parole, l’estratto di radice di tarassaco ha solo mirato le cellule tumorali, cosa non vera per la chemioterapia che uccide tutto sul suo cammino.
Hanno sperimentato con altri tipi di cellule tumorali in vitro (colture di laboratorio) e hanno trovato gli stessi risultati. Fondi pari a $ 60 mila, originariamente assegnati a loro, sono stati aggiunti 157 mila dollari a 217 mila dollari.
L’infusione di radici di tarassaco disintegra il danno cellulare in 48 ore, e in base a ciò che i ricercatori hanno trovato, non una sola cellula sana è stata colpita. I ricercatori hanno dedotto che il trattamento continuo con questa radice può distruggere la maggior parte delle cellule tumorali, e in vista di questi risultati, il team di ricerca ha ricevuto finanziamenti per continuare la ricerca su questa pianta miracolosa.
John Di Carlo, 72 anni, che è personalmente convinto delle proprietà curative del dente di leone, è stato sottoposto a chemioterapia intensiva e aggressiva nella sua lotta contro il cancro. Dopo 3 anni, i medici gli hanno fatto lasciare l’ospedale per trascorrere i suoi ultimi giorni con la famiglia.
I medici hanno faticato per trovare una soluzione efficace per lui, ma avevano poche opzioni. Hanno consigliato all’uomo di bere infusi di radice di tarassaco, perché questo era l’ultima occasione per lui nella sua lotta contro la leucemia. Dopo quattro mesi è tornato alla clinica. Il tumore era in remissione, il che significa che il tumore ha iniziato a diminuire fino a scomparire. Nel giro di tre anni è guarito dal cancro. Ha dichiarato che il suo medico ha attribuito la guarigione alle radici di tarassaco. Di Carlo è stato intervistato da CBC Newsper pubblicizzare questo successo.
Questo è anche quello che è successo al contadino George Cairns, Stati Uniti. Guarì il suo cancro alla prostata molto doloroso con polvere di radice di tarassaco. Ha poi scritto le istruzioni in un giornale locale. Ha preso questo infuso per 3 anni, ma i suoi dolori avevano cominciato a scomparire già da pochi giorni dopo l’inizio del suo trattamento. Ora ha 80 anni ed è completamente guarito.
Dice che di aver schiacciato meccanicamente le radici con un apparecchio elettrico, e ha preso una tazza di estratto al giorno, diluito con acqua o succo di frutta fatti in casa – mai con una soda o bevande calde.
È inoltre possibile ridurre semplicemente la radice in piccoli pezzi e fare un decotto: portare a ebollizione, poi ridurre il calore e fare sobbollire per 15-20 minuti.
Il numero di tazze da prendere ogni giorno dipende dalle diverse reazioni. George Cairns ha preso una tazza al giorno.
La freschezza e la qualità di qualsiasi rimedio botanico è di importanza vitale. George Cairns dice che è importante lasciare un po’ di terreno sulla radice perché contiene anche batteri benefici.
È importante considerare i diversi fattori di vita. Una malattia può essere determinata da fattori emotivi, un ambiente sfavorevole, etc. Quelli presentati sono stati i cosiddetti malati “terminali” quando non si può fare più nulla per loro.
Se queste persone sono riuscite a preservare le loro cellule sane e soprattutto rafforzarle, riducendo le loro cellule tumorali portandole all’apoptosi, questo trattamento, accompagnato da uno stile di vita sano, deve far meglio per persone meno malate.

La natura sembra offrire tanti benefici che non si devono ignorare.

Una benedizione straordinaria come quella presentata qui, non significa che le altre risorse siano meno efficaci, ma si apre una prospettiva ampia sulle ricchezze a portata di mano.

Come preparare un decotto con radici di tarassaco

Ingredienti:

  • Radici di tarassaco 80 gr
  • Acqua 150 ml
  • Miele di tarassaco (facoltativo)
  • Zucchero di canna (facoltativo)
  • Colino e bottiglia di vetro scuro
L’utilizzo delle radici sotto forma di decotto garantiscono importanti funzioni purificanti, diuretiche, disintossicanti, servono per depurare il fegato, i reni e sono anche leggermente lassative. Ottimi risultati si sono inoltre riscontrati in persone affette da infiammazione delle emorroidi, in quanto è in grado di lenirne dolori e prurito, e sono molto efficaci per ridare tono, purezza e lucentezza alla pelle soprattutto in estate, quando diventa screpolata o avvizzita, a seguito dell’esposizione ai raggi solari.

Procedimento:

La prima cosa da fare è procurarsi le radici di tarassaco essiccate in una qualsiasi erboristeria oppure riuscire a reperirle fresche in campagna se si ha la possibilità di trovarle. A questo punto, possiamo iniziare prendendo una pentola con acqua e portarla all’ebollizione, dopodichè si versano le radici della pianta, lasciandole bollire per almeno tre minuti. Una volta spento il fuoco, si lasciano in infusione per circa dieci minuti. Adesso, le prendiamo e le riponiamo in un colino per filtrarle, e nel contempo strizzarle in modo da estrarre tutte le proprietà benefiche in esse contenute. Dopo averlo fatto raffreddare, il decotto può essere consumato lontano dai pasti, in modo da ottenere una maggiore funzione digestiva e purificante.
Per ottenere tutti gli effetti desiderati è opportuno bere il decotto almeno per tre volte al giorno in quantità moderate per evitare di incorrere in effetti collaterali. Se non piace il gusto leggermente amarognolo, si possono aggiungere alcuni cucchiaini di miele (di tarassaco) o zucchero di canna. Se l’utilizzo del decotto si rivela particolarmente efficace, per evitare di prepararlo spesso, è possibile conservarlo in una bottiglia ben sterilizzata di vetro e di colore scuro, da tenere in frigo ma non per più di 3/4 giorni.
Nota: se possibile è meglio bere il decotto caldo.
Fonte: Casa Benessere
Fonte originale: cbc