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Dio che si fa «compagno improvviso di cammino»: la venuta di Gesù tra di noi sembra inconcepibile. Ma si può incontrare. Un dialogo con il filosofo Fabrice Hadjadj
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Dio che si fa «compagno improvviso di cammino»: la venuta di Gesù tra di noi sembra inconcepibile. Ma si può incontrare. Un dialogo con il filosofo Fabrice Hadjadj
Vitamina k2: effetti, alimenti ricchi e dosaggio
Il nome “Vitamina K” deriva dal tedesco Koagulation (ovvero coagulazione), in quanto questa vitamina svolge un ruolo importantissimo nella coagulazione del sangue. Data la sua importanza, eventuali carenze di Vit. K sono molto rare.
La vitamina K2 fa parte di un gruppo di tre sostanze liposolubili denominate naftochinoni:
La Vitamina K viene immagazzinata solo in piccole quantità nel nostro organismo, in particolare nel fegato. Infatti, è sufficiente una sola settimana di dieta priva di fonti di Vitamina K2 per andare in carenza.
Nel caso della Vitamina K, gli studi sembrano confermare che la cottura dei vegetali non sembra alterarne la biodisponibilità.

La dose giornaliera raccomandata di vitamina K1 può essere raggiunta facilmente dalla dieta occidentale, finora non è stata segnalata alcuna carenza di vitamina K1 negli adulti sani.
Per quanto riguarda l’assunzione di vitamina K2 dal cibo, l’assunzione giornaliera corrisponde rispettivamente solo al 25% e al 5% dell’assunzione totale di vitamina K.
Può essere utile assumere integratori di Vit. K2 per raggiungere il fabbisogno giornaliero necessario per il miglioramento della salute generale.
L’RDA giornaliero, ovvero la dose consigliata è di almeno 25-50 µg al giorno. Il nostro integratore di Vitamina D3 e Vitamina K2 ne contiene 75 µg per singola compressa.
La carenza di Vitamina K non è facilmente diagnosticabile. I sintomi possono presentarsi in seguito a malattie epatiche e biliari o a patologie correlate con alterazioni della flora intestinale (disbiosi) come morbo di Crohn, celiachia o parassitosi intestinali.
Il deficit di Vitamina K si manifesta inizialmente con un aumento del tempo di coagulazione del sangue e diminuzione della protrombina, poi con segni clinici come:
Anche l’impiego di alcuni farmaci può causare deficit di Vitamina K, in particolare terapie antibiotiche prolungate ed anticoagulanti (Warfarin).
Le persone in sovrappeso sono predisposte alla carenza di questa vitamina. Ciò è dovuto al tessuto adiposo che ne favorisce il deposito riducendo la quantità di vitamina K circolante.
Dato che la vitamina K partecipa attivamente alla fissazione del calcio nelle ossa, la sua carenza può addirittura causare fenomeni osteoporotici ed un aumento del rischio di fratture.

Per favorirne un migliore assorbimento, si consiglia l’assunzione preferibilmente durante un pasto contenente grassi.

La Vitamina K2 lavora in sinergia con la Vitamina D3 nella regolazione del metabolismo osseo. In particolare, agisce attivando l’osteocalcina, una proteina che favorisce la deposizione del Calcio presente nel torrente circolatorio nel tessuto osseo.
É ampiamente dimostrato che i pazienti che subiscono fratture in seguito ad osteoporosi presentano bassi livelli di Vitamina K nel sangue.
La Vitamina K2 inibisce la calcificazione nei vasi sanguigni e previene i danni vascolari. Nello specifico agisce attivando una proteina (MGP, Matrix GLA Protein), che lega il calcio circolante nel sangue e ne impedisce la precipitazione nelle pareti arteriose.
Uno studio condotto su 4807 persone ha dimostrato che la Vitamina K2 riduce sensibilmente (50%) il rischio di morte per malattie cardiache e cardiovascolari.
La Vitamina K2 attiva la nefrocalcina, che interviene nella regolazione del metabolismo renale favorendo il riassorbimento del Calcio.
Ciò previene la formazione di cristalli di ossalato di calcio (da cui deriva un tipo di calcolo renale).
Da diversi anni sono in corso studi per valutare l’attività anti-neoplastica della Vitamina K2. Studi in vitro hanno evidenziato che la sola integrazione di Vit. K2 previene la crescita e la metastasi di diverse linee cellulari tumorali.
I risultati di uno studio clinico europeo eseguito su 23340 partecipanti ha evidenziato una riduzione dell’incidenza di tumori, in particolare di quello alla prostata e al polmone.
È dimostrato che l’integrazione a lungo termine di vitamina K2 riduce il rischio di sviluppo del diabete.
Lo studio più ampio, con 38.000 uomini e donne, di età compresa tra 20 e 70 anni, ha evidenziato che solo 10 μg/die di Vit. K2 riducono il rischio di diabete del 7%.
La vitamina K2 attiva l’osteocalcina, che ha dimostrato in vitro di promuovere la proliferazione delle cellule beta pancreatiche e di aumentare la produzione di insulina.
Secondo alcuni studi scientifici, un’elevata assunzione di vitamina K2 può favorire la riduzione del grasso addominale e del peso corporeo.
Un recentissimo studio pubblicato sull’International journal of infectious diseases ha ipotizzato il potenziale contributo dell’assunzione di Vitamina D3 in associazione alla Vitamina K2 nella riduzione del tasso di mortalità da Sars-Covid-19.
I primi dati sembrano incoraggianti, ma sono necessari ulteriori studi clinici randomizzati per confermare tale ipotesi
Gli oli essenziali sono degli alleati naturali preziosi e insostituibili e che dovremmo tenere sempre in casa per ogni evenienza. Sono piccoli scrigni che la natura ci regala e che riescono ad agire sia a livello fisico, mentale ed emotivo. Proprio per questo rivestono un ruolo molto importante nella prevenzione ma anche nella cura di diversi disturbi considerati nella loro totalità e non solo da un punto di vista sintomatico.
L’olio essenziale di Ravintsara è uno di quegli oli poco conosciuti e sicuramente sottovalutato ma dalle numerose potenzialità sia per lavorare su problemi fisici che in Psicoaroma e, proprio per questo motivo, vale la pena approfondire le sue numerose proprietà per conoscerlo più a fondo e averlo sempre a portata di mano all’occorrenza.
Viene distillato dalle foglie di Cinnamomum camphora, albero di medie dimensioni della famiglia delle Lauracee (così come l’alloro, la canfora e la cannella) che si coltiva in Madagascar. La sua corteccia è rossastra e le sue foglie, inserite a elica, glabre e coriacee, hanno la forma di quelle dell'alloro (Laurus nobilis). Fino dall’antichità è stato utilizzato dalle popolazioni locali per il suo potere curativo.
La distillazione delle foglie fresche per corrente di vapore acqueo permette di ottenere l'olio essenziale di ravintsara con un rendimento del 1-2% cioè 1-2 kg per 100 kg di pianta.
Il profumo dell’olio essenziale di Ravintsara è floreale e speziato, molto simile a quello dell’eucalipto.
Dal punto di vista della Psico Aroma Terapia è un olio essenziale che simboleggia il vento che disperde le nubi nere e la tempesta e, proprio per questo, viene considerato una sorta di guardia del corpo che difende da ogni tipo di aggressione. È emblema di movimento e di cambiamento ed è di sostegno per chi tende a interiorizzare lo stress e la rabbia. Porta con sé chiarezza e positività quando le emozioni negative opprimono o in quelle situazioni in cui non ci si sente a proprio agio e si ha bisogno di avere una visione delle cose diversa in modo di poterle vedere da un punto di vista differente. Attiva la voglia di cambiamento, disperdendo quello che non serve per lasciare così spazio al nuovo. È l’olio ideale da utilizzare in caso di oppressione mentale in quanto ha la capacità di dissolvere ed è ottimo quando c’è da cambiare aria ed energia. Aumenta anche il fluire della comunicazione tra le persone e quindi può essere utilizzato nei gruppi di persone per facilitare la condivisione e lo scambio.
È in grado di spazzare via il cattivo umore in quanto equilibra il sistema nervoso e può essere utilizzato come un efficace antistress e ansiolitico e di grande sostegno per chi somatizza molto, soprattutto su quelle somatizzazioni da sovraccarico mentale. Si può utilizzare anche per quelle tossi nervose e per quei fastidi in gola con componente di tipo nervoso.
Da un punto di vista fisico quest’olio essenziale lavora principalmente sull’apparato immunitario, linfatico, urogenitale e respiratorio.
È un efficace tonico capace di donare una sferzata di energia e aiuta a combattere gli stati di stanchezza estrema oltre ad accelerare la convalescenza post interventi chirurgici, periodi di malattia o intenso stress.
Diffondere in casa l’aroma di Ravintsara può aiutare a combattere astenia e stanchezza psicofisica.
È utile come prevenzione delle malattie da raffreddamento, come mucolitico (in associazione con l’olio essenziale di Mirto), in caso di asma, laringite, otite, sinusite (anche con olio essenziale di lavanda). Con l’olio di Tsuga o Pino Mugo lavora sulle vie respiratorie inferiori, mentre da solo si concentra su quelle superiori.
Tra l’altro è in grado di avere un effetto antinfiammatorio anche nei confronti delle mucose irritate e quindi si può utilizzare anche in caso di allergie.
Con l’olio essenziale di Camomilla Blu o di Limone riduce la temperatura corporea e quindi si presta ad essere uno di quegli oli essenziali da tenere sempre a portata di mano durante il periodo invernale.
Un’altra proprietà che lo caratterizza è quella analgesica e può portare sollievo in caso di dolore alle articolazioni o ai muscoli oltre che alleviare i fastidi causati da mal di testa o mal di denti.
È uno di quegli oli indicati in caso di Herpes (per l’Herpes Zoster è ottimo in associazione alla Camomilla Blu), epatite, mononucleosi (anche con Pepe). Aiuta per tutti i disturbi del sistema immunitario e le patologie autoimmuni. È un ottimo antivirale, antibatterico, antisettico e porta l’aumento della sintesi dei globuli bianchi. Si tratta di uno dei migliori oli essenziali ad azione antivirale, agisce su un ampio spettro di virus e stimola le naturali capacità di difesa delle cellule, purifica la matrice e aiuta ad eliminare le tossine.
In associazione all’olio di Cedro o Limone stimola la circolazione e aiuta in caso di intossicazione linfatica, è infatti un decongestionante circolatorio e, se massaggiato sulle zone critiche, quest’olio è in grado anche di combattere la cellulite ed è un ottimo anti-edematoso.
In questo caso lavora molto bene con altri oli decongestionanti a livello dell’apparato circolatorio come il Cipresso, l’Achillea, il Limone (che è un tonico dei vasi) e Cedro, qualora vi fossero presenti tossine più profonde. Può essere usato, in questo caso, per fare dei massaggi, pediluvi e bagni.
A livello dermico è utile in caso di eczemi, rush, soprattutto per quelli che si acutizzano sotto stress e può essere associato all’olio di Copaiba che è lenitivo in caso di infiammazioni. Combatte le macchie e aiuta in caso di ustioni in quanto è un ottimo disinfettante della pelle. Questo olio è infatti utilizzato in ambito estetico per favorire la pulizia profonda della pelle in caso di acne o brufoli sottopelle. È consigliabile averlo sempre con sé come pronto soccorso nel trattamento e come disinfettante per piccoli taglietti e lesioni. Come disinfettante può essere utilizzato anche per le superfici e per le mani in spray con tula. Si può utilizzare per combattere cistiti, gonorrea, candida e nefrite, come antiartritico e antinfiammatorio per tutte quelle infiammazioni che colpiscono le articolazioni.
Può essere utilizzato a livello topico miscelato ad altri oli essenziali e diluito in olio vegetale di jojoba o di mandorle dolci per i massaggi o applicato sul plesso solare per lavorare a livello di psicoaroma. In diffusione è utile in caso di stanchezza psicofisica. Come prevenzione delle malattie da raffreddamento si può applicare sulla pianta dei piedi puro o diluito. In caso di asma, laringite, sinusite può essere messo in aerosol con lavanda o in uno spray con Niaouli, Cajeput, Albero del tè per creare un ottimo disinfettante.
Controindicazioni: da usare con cautela in gravidanza e allattamento. Per il resto non risulta essere tossico, irritante o particolarmente sensibilizzante. Meglio sempre comunque utilizzarlo prima su una piccola parte di pelle per valutare eventuali reazioni.

Posted By: admin 12 Dicembre 2024
da “Ridateci don Camillo!” di Corrado Gnerre (edizioni mimepdocete)
Shakespeare lo fa dire chiaramente ad Amleto: “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.” La mente umana per quanto possa lavorare e produrre immaginazione su immaginazione non riuscirà mai a “comprendere” il reale, nel senso letterale del termine: comprendere come “mettere dentro”. La mente umana, anche quella che funziona meglio e che è capace di inventare cose straordinarie, non ha la possibilità di “esaurire” il reale, di spiegarlo totalmente, di venirne a capo scoprendone il senso più nascosto.
Questa è un’evidenza, è un fatto, non lo si deve certo dimostrare; piuttosto sarebbe il contrario a dover essere dimostrato, ma ovviamente è indimostrabile. Ed è un’evidenza che costringe moralmente l’uomo ad un atto che dovrebbe essere una sorta di “riflesso condizionato spirituale”. Come esistono i riflessi condizionati fisiologici (la salivazione nel pensare a cibi gustosi o la gamba che si alza se si dà il colpetto sul ginocchio), così esistono anche i riflessi condizionati spirituali; in questo caso mi riferisco al riflesso condizionato spirituale dell’umiltà. L’uomo che prende davvero coscienza che la sua mente può conoscere ma non comprendere, è un uomo umile che riuscirà a strutturare sull’umiltà, e con l’umiltà, l’intera sua esistenza. L’uomo, invece, che non vuole riconoscere tale dato, s’illuderà di porre se stesso come criterio di giudizio di tutto … e, quasi sempre, diventerà schiavo di una lettura ideologica della realtà che poi promuoverà, questa, a criterio di giudizio di ogni cosa.
L’ideologia nasce proprio a causa della dimenticanza di ciò che il buon Shakespeare fa dire ad Amleto, nasce dalla dimenticanza che sono molte di più le cose che esistono in cielo e in terra che non quelle che può pensare la mente umana. In un certo qual modo si potrebbe propriamente utilizzare quella famosa frase che dice che la realtà facilmente supera la fantasia; sì!..la realtà supera -di molto- la fantasia. I folli filosofi della postmodernità (prima fra tutti Nietzsche, che folle divenne davvero) dicono che la realtà non è comprensibile perché è irrazionale, perché non può essere spiegata con la logica. Non si tratta di questo, anzi. La realtà non può essere compresa dalla mente umana non perché è irrazionale, non perché è illogica, ma perché è misteriosa. Il mistero è oltre ma non contro la ragione. Il mistero segna razionalmente l’incapacità dell’uomo che, non essendo creatore della realtà, non può stravolgerla o annullarla.
Guareschi queste cose le diceva eccome. Per esempio, nel racconto Il dono mancato (inserito nella raccolta L’anno di don Camillo) si narra del figlio del Tarocci (uno dei compagni comunisti di Peppone) che non riceve i giocattoli da parte di Santa Lucia, a causa del papà che vuole che il bambino (Gigino, così si chiama il piccolo) non cresca con le “fantasie della reazione clericale”. Il bambino ne soffre, tant’è che decide di scappare di casa, ma viene ritrovato dal genitore.
Tarocci rifece la strada percorsa chiamando a gran voce il bambino ma nessuno gli rispose. Finalmente quando il Padreterno volle, trovò Gigino addormentato sulla paglia umida, dentro la capannuccia di melicacci. Il Tarocci era imbestialito e, tirato su il bambino ancora addormentato, lo svegliò con due sberle. (…). –Due ore, mi hai fatto cercare! – lo rimproverò aspro quando furono in casa. –Perché invece di venire a casa diritto, ti sei andato a perdere in mezzo ai campi? Perché non sei tornato assieme agli altri?
-Gli altri avevano tutti la roba e io no- sussurrò il bambino.
-Che roba?
-La roba di Santa Lucia – spiegò il bambino.
Al Tarocci venne un mezzo colpo: Santa Lucia! La raccomandazione della moglie… Ma anziché placarsi a quel pensiero, venne preso da un’ira furibonda:
-Ma che Santa Lucia! –urlò- Sono tutte stupidaggini. Santa Lucia non c’è.
-C’è –replicò Gigino- Ho visto io la roba.
Per un bambino di sei anni niente può esserci che riesca a demolire questa ferrea costruzione logica.
Guareschi lo fa capire chiaramente con le semplici parole di un bambino. Santa Lucia c’è perché c’è la Tradizione. Esiste, perché –per Guareschi- non può non esistere l’attenzione alla serietà del tempo. Tempo che non è un semplice succedersi di avvenimenti, ma il riconoscimento sempre nuovo della ragione dell’esistere. Certo, un bambino non può argomentare in questo modo, ma il desiderio che ci sia tutto questo è in lui presente. Ma torniamo al racconto. Dopo aver apostrafato ben bene la madre che vuole perpetuare quella dannosa tradizione, Tarocci dice a Gigino che deve aver pazienza e il giorno dopo i doni glieli avrebbe portati Stalin, perché –ovviamente- Santa Lucia non esiste, ma Stalin sì.
-E allora, per avere il regalo chi bisogna pregare? –domandò Gigino con voce piena d’ansia.
A Tarocci era venuta in mente una storia che aveva letto o sentito da qualche parte, e s’era regolato in modo da attirare nella trappola il bambino.
-Secondo me bisognerebbe pregare Stalin- rispose.
-Stalin?- si informò il bambino. –E’ un santo?
-E’ uno che fa delle cose straordinarie- spiegò il Tarocci. –Tu stasera devi pregare Stalin di portarti il regalo perché sei stato buono. Se stasera ti porta il regalo vuol dire che esiste per te, mentre se Santa Lucia non ti ha portato niente, significa che per te non esiste.
Il bambino si rasserenò.
E Tarocci continua il suo maldestro progetto…
Tarocci spiegò a Peppone tutta la storia e il trucchetto combinato per democratizzare Santa Lucia.
-Capo- concluse- non è stata un’idea in gamba?
-Certo- borbottò Peppone.
-Bisogna agire senza sentimentalismi- continuò il Tarocci. –Alle donne si può dar retta fino a un certo punto. Dopo, occorre intervenire decisi. Incominciamo a snebbiare pian piano i cervelli. Incominciamo a sloggiare i Santi dall’animo dei nostri bambini mettendo al loro posto qualcosa di più sostanzioso. Incominciamo a sfatare le leggende. Non ti pare?
Ma cosa avviene? Che malgrado il Tarocci avesse preparato i doni affinché Gigino potesse trovare le sorprese portate da Stalin, la mattina seguente il bambino non trovò un bel nulla. Tarocci non si meravigliò più di tanto, anzi tutto sommato una latente soddisfazione colpì il suo animo…e disse a Gigino, piangente per questa nuova delusione, che Natale era vicino e Gesù Bambino avrebbe sistemato tutto. Era passato anche lui alla speranza “clericale”. Ma perché Gigino non aveva trovato nulla malgrado il papà avesse preparato i doni di Stalin? Cosa era successo? Leggiamo il finale del racconto.
A onor del vero non ci fu niente di miracoloso nella scomparsa dei doni di Stalin: perché Peppone, dopo averli cavati fuori dalle scarpe di Gigino, li era andati a buttare nel fiume borbottando:
“Non è un buon servizio che faccio al compagno Stalin”.
Poi, quando l’acqua del grande fiume ebbe ingoiato tutta la merce, si consolò dicendo tra sé:
“Dio ti vede, Stalin no.”
Si accorse troppo tardi d’essere caduto come un pesce nella trappola degli slogan della propaganda clerico-americana.
E se ne dolse. Ma fino a un certo punto.
Dunque, Peppone se ne dolse, ma fino ad un certo punto. Aveva capito che così andava fatto. Eppure, se si fosse messo a “pensare”, sarebbe certamente arrivato a tutt’altra conclusione, avrebbe dato ragione al suo amico e chi si è visto se è visto. Il buon senso, invece, lo aveva portato a negare quell’invenzione: i doni di Stalin. Non perché Stalin gli stesse antipatico, per carità…ma perché, in quel caso, Stalin stava prendendo il posto di qualcun altro (meglio: di qualcun’altra), e questo, malgrado la simpatia per il sovietico con i baffoni, non poteva accadere. Lui stesso era cresciuto con i doni di santa Lucia e non con quelli di Stalin.
Qui Guareschi fa capire una cosa importante: ciò che è stato trasmesso non può essere distrutto. Chesterton amava dire che la vera democrazia è poter “far votare i morti”, cioè qualsiasi decisione debba essere presa non può mai andare contro la tradizione dei padri. Già!.. la Tradizione. Il musicista Gustav Mahler la definisce non come “il culto delle ceneri”, ma come “la custodia del fuoco”. Si racconta –non so fino a che punto sia vero- che quando gli uomini primitivi scoprirono il fuoco, lo lasciarono sempre acceso per far sì che non andasse perduto: era troppo prezioso. Ogni uomo, indipendentemente dal grado di cultura (anzi, forse un grado di cultura elevato a riguardo può essere pericoloso) coglie la necessità di perpetuare e non di distruggere, di custodire e non di stravolgere. Anche Peppone, infischiandosene di proclami di partito e slogan ideologici, si sentì di fare lo stesso