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mercoledì 10 ottobre 2018

Probiotici: spray «ai bacilli» da usare al posto del sapone



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Probiotici: spray «ai bacilli»
da usare al posto del sapone

di Elena Meli

Julia Scott May è una giornalista del New York Times che, qualche tempo fa, si è sottoposta a un esperimento curioso: per un mese ha eliminato shampoo, bagnoschiuma, deodorante e qualsiasi tipo di prodotto per la pelle, e ha usato per la propria “igiene” soltanto uno spray a base di Nitrosomonas eutropha, un batterio che si trova in abbondanza in acque sporche e non trattate. Una follia? No, perché, come esistono germi buoni nel nostro intestino, così ve ne sono sulla pelle: secondo i ricercatori che hanno seguito Julia e gli altri volontari su cui si sta sperimentando lo spray batterico, questiprobiotici cutanei” sarebbero capaci di mantenere la pelle pulita e profumata (si nutrono dell’azoto nel sudore e lo “neutralizzano”), avrebbero capacità antinfiammatorie e immunomodulanti, difenderebbero la cute dagli agenti patogeni esterni. I detergenti portano via continuamente questa preziosa pellicola di “amici per la pelle”: da qui, l’addio al sapone e la colonizzazione con N. eutropha suggerita dagli autori dell’indagine, assertori del metodo. Uno di loro usa il sapone due volte a settimana, l’inventore dello spray, David Whitlock, addirittura non fa la doccia da dodici anni. Comprensibilmente, Julia ha riferito sul quotidiano statunitense di temere non poco per la sua vita sociale; invece, nessun cattivo odore («Perfino dopo la palestra», precisa lei) e la pelle man mano sarebbe diventata più morbida, chiara e liscia, con i pori meno dilatati.
Chi non volesse essere così estremo potrebbe scegliere prodotti per l’igiene personale rispettosi della flora cutanea, ma è difficile dire quali siano i migliori, come spiegano i dermatologi intervistati dalla giornalista statunitense: i saponi liquidi contengono più conservanti, ma quelli solidi sono più concentrati e alcalini; inoltre molti detergenti hanno liste di impronunciabili ingredienti i cui effetti sul microbioma cutaneo sono del tutto ignoti. Così non sorprende scoprire che, accanto ai visionari statunitensi con il loro spray al Nitrosomonas, anche alcune aziende cosmetiche stiano mettendo a punto saponi e creme a base di Lactobacilli, Bifidobatteri o loro estratti. Ma possono funzionare davvero? «Il razionale scientifico esiste perché la flora batterica della pelle è molto importante per il benessere cutaneo: i batteri di un soggetto allergico ad esempio sono diversi da quelli di uni sano, per cui modularne la quantità potrebbe essere d’aiuto per tutti, anche per chi ha patologie specifiche - osserva Lorenzo Drago, responsabile del Laboratorio di analisi chimico-cliniche e microbiologiche dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano -. Tuttavia, i batteri devono essere vivi per avere un effetto, ed è molto difficile mantenerli tali in creme o soluzioni cosmetiche per uso topico; né abbiamo prove che dimostrino l’efficacia degli estratti di probiotici».
Risultati promettenti per la salute della pelle arrivano dagli studi che seguono la via più standard di somministrazione dei probiotici, quella per bocca: Drago, ad esempio, ha verificato che il Lactobacillus salivarius riduce i sintomi della dermatite atopica negli adulti e sta ottenendo dati analoghi nei bambini. «I probiotici hanno un effetto immunomodulante, diminuiscono ad esempio le citochine che favoriscono l’infiammazione - spiega Drago -. Inoltre, sappiamo che i soggetti con dermatite allergica hanno una flora alterata e un intestino la cui funzione di barriera non è più perfetta. Riportare il microbioma nella norma potrebbe aiutarli, perciò l’obiettivo è identificare i ceppi di probiotici utili allo scopo e le strategie per aumentarli, sia modificando la dieta per favorirne la moltiplicazione, sia somministrando i probiotici stessi. Guai però al “fai da te”, pensando che qualunque “fermento lattico” possa far bene a un allergico: alcuni ceppi possono avere effetti negativi, inoltre talvolta nelle preparazioni vengono impiegate sostanze potenzialmente allergizzanti (come lattosio, glutine, proteine della soia, ndr) che possono restare presenti in tracce e creare problemi a chi è ipersensibile. I probiotici devono essere maneggiati con cautela, soprattutto in caso di malattie allergiche». Un campo dove, peraltro, sembrano particolarmente promettenti: «Nell’intestino si trova la maggioranza delle cellule immuni per far fronte al contatto continuo con l’esterno (tossine, residui alimentari, miceti, sostanze di ogni genere che arrivano dall’esterno attraverso l’alimentazione, ndr) - osserva Giuseppe Mele, presidente Paidòss -. Mucosa e flora batterica costituiscono la barriera principale dell’organismo, che i probiotici possono migliorare».

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