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giovedì 27 dicembre 2018

Due splendide pagine di don Carrón: pagg. 192-193 di “Dov’è Dio?”.

Mi ha sempre colpito al riguardo questo brano di don Giussani, nel suo libro L’attrattiva Gesù: «Tu puoi benissimo per cinquant’anni gridare a Dio di farti vincere un difetto, seriamente, e per cinquant’anni sbagliare sempre». Ma «non dobbiamo mai aver paura, non dobbiamo mai scoraggiarci di niente», non dobbiamo cadere nel moralismo, bensì affidarci sempre di nuovo all’Unico che ha il potere di cambiarci la vita. «Il tempo e l’esito non è nostro e la potenza di Dio è più grande di tutta la nostra debolezza; siamo, in qualsiasi caso, anche quando sbagliamo, sereni, lieti. Se uno, perché ha sbagliato, non è lieto, sbaglia lì, perché rivela che si affidava a se stesso. Invece no, è a Gesù che ci si affida. E il Signore, che è venuto per salvarti, lo sa Lui come salvarti! Perciò anche se sbagli oggi, sbagli domani, dopodomani, tu sei sicura che chi ti ha chiamato, “chi ha iniziato in te quest’opera buona la porterà fino alla fine”», porterà a compimento il tuo desiderio di cambiamento, il tuo desiderio di vincere il peccato. «Ma i tempi non li misuri tu. Questa, secondo me, è la questione più importante della vita spirituale, dell’ascesi: il rapporto con Gesù è l’unico fenomeno in cui non esiste la matematica, non esiste la quantità.» 23 Questo è il modo con cui Giussani, per la sua esperienza di fede, guardava al cammino umano e alla nostra situazione storica. Di questa natura è sempre stata la compagnia della Chiesa alla mia vita. Perciò il papa, nella Amoris laetitia, insiste sulla necessità di accompagnare le persone con lo stesso sguardo di misericordia che riceviamo, senza lasciarci
scoraggiare da chi sbaglia, continuando a essere aperti all’infinita misericordia della quale grazie a Dio siamo destinatari. La possibilità di salvezza, di raggiungere il Paradiso, c’è fino alla fine, perfino nell’ultimo istante della vita, come insegna la Chiesa e come è stato per il buon ladrone. Fino all’ultimo istante posso aprirmi alla misericordia di Cristo, e questo atteggiamento decide della vita. Don Giussani ce lo ha insegnato come l’atteggiamento di ogni istante, come se ogni istante fosse l’ultimo: posso aver sbagliato cinque minuti fa, ma adesso, se io riconosco Cristo e mi rimetto davanti a Lui come il buon ladrone, questo mi fa ripartire. L’altro atteggiamento, quello di affidarsi a se stessi, fa scoraggiare e appesantisce, e alla fine uno getta la spugna.

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