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lunedì 7 febbraio 2022

vivere senza Dio non è che tormento

  Dell’uomo ateo – proseguì assorto Makar Ivanovic – forse avrei paura anche ora; solo, non ho incontrato nemmeno una volta un ateo, ma invece di lui ho incontrato l’irrequieto, come bisognerebbe piuttosto chiamarlo. E’ gente d’ogni specie e non ti capaciti che gente sia: e grandi, e piccoli, e stolti, e dotti, e ce ne sono anche della più umile condizione, e tutto è vanità. Poiché leggono e discutono per tutta la loro vita, saziandosi di dolcezza libresca, e restano sempre perplessi e non possono risolvere nulla. Certuni si sono completamente dispersi, hanno cessato d’accorgersi di se stessi. Altri sono induriti più della pietra e nel loro cuore errano sogni; altri ancora sono insensibili e sventati e gli basta poter fare le loro derisioni.Taluni dai libri hanno scelto solo i fiori, ma anch’essi secondo il loro criterio; mentre sono irrequieti e non hanno in sé nessuna opinione. Ecco quello che dirò di nuovo: c’è molta noia. Un uomo da nulla è in miseria, non ha pace, non ha di che mantenere i figlioli, dorme sulla paglia pungente, eppure in lui il cuore è allegro, leggero; e pecca, e ingiuria e il cuore è sempre leggero. Mentre l’uomo grande beve e mangia a sazietà, siede su un mucchio d’oro, eppure nel cuore ha sempre soltanto tristezza.Taluni hanno appreso tutte le scienze eppure sono sempre tristi. E così io penso che quanto più progredisce l’intelletto, tanto più cresce la noia. E poi bisogna tener conto di questo: si insegna dacché mondo è mondo, ma che cosa s’è insegnato di buono, perché il mondo fosse una dimora più allegra e bella e piena d’ogni gioia? E dirò ancora: non hanno bellezza morale, anzi non la vogliono; tutti sono perduti, solo ciascuno loda la propria posizione, ma di rivolgersi all’unica Verità non pensa, mentre vivere senza Dio non è che tormento. E n’esce che malediciamo proprio quello che c’illumina e non lo sappiamo nemmeno. E poi, che costrutto c’è mai? Non può nemmeno esistere un uomo che non si pieghi, un uomo simile sarebbe impari a se stesso, a qualunque uomo in generale. E se rinnega Dio, s’inchinerà a un idolo di legno o d’oro, oppure immaginario. Sono tutti idolatri e non atei, ecco come bisogna chiamarli. Be’, ed anche l’ateo come fa a non esserci? Ci sono di quelli che sono veramente atei, solo che quelli saranno molto più paurosi di questi, perché hanno sempre il nome di Dio sulle labbra. Ne ho sentito parlare più d’una volta, ma non li ho mai incontrati. Ce ne sono, e credo che debbano esserci..”

adolescenteFiodor M. Dostoevskij, ROMANZI E TACCUINI Vol.IV°, Firenze, Sansoni, 1958, pp.1-1024
p.21 L’ADOLESCENTE

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