La notizia dell’elezione di una donna “vescovo” continua a risuonare dentro di me e, più ci penso, più sento che qualcosa non trova il suo posto. So bene che la Chiesa anglicana lo permette, che per loro questo rientra in un percorso già iniziato da tempo, e non ignoro questo dato. Eppure, anche sapendolo, dentro di me resta una sensazione di disarmonia difficile da spiegare. Non è una questione di capacità o di valore della donna, ma di qualcosa di più profondo, che tocca il senso stesso dei ruoli. Vedere una donna vestita come un sacerdote, seduta nel posto del vescovo, continua a sembrarmi fuori posto, e questa percezione non riesco a zittirla.
Questa riflessione mi riporta a un ricordo molto concreto, vissuto l’anno scorso in Pakistan, che ancora oggi porto nel cuore, perché è proprio lì che ho capito cosa significa davvero essere esclusa. Passando accanto a una moschea, mi sono fermata un attimo a guardare dentro e ciò che ho visto mi ha colpita profondamente. Era piena di uomini, ogni spazio occupato, ogni fila composta, ma non c’era nemmeno una donna. Nessuna presenza femminile, nessuna condivisione di quel momento di preghiera.
Quella scena mi ha fatto sentire a disagio, quasi estranea, come se stessi osservando qualcosa di incompleto. Un luogo di Dio senza donne mi è sembrato, semplicemente, sbagliato. Ed è proprio davanti a quella assenza che ho riconosciuto, con ancora più chiarezza, ciò che ho ricevuto. Ho ringraziato Dio per avermi fatta cattolica, per avermi donato una Chiesa nella quale non mi sono mai sentita esclusa dalla Sua presenza.
Non perché io debba occupare ogni ruolo, ma perché non mi è mai stato negato l’incontro con Lui. Non mi è mai stato fatto credere che, per essere vista o ascoltata da Dio, avrei dovuto diventare qualcosa di diverso da ciò che sono. In questo riconosco una libertà vera, che non ha bisogno di essere rivendicata, ma solo accolta.
E lo dico da donna che conosce cosa significa sentirsi messa da parte, ridotta, quasi invisibile nella propria cultura. Vengo da una realtà, quella pakistana, dove troppo spesso la donna cresce con l’idea di valere meno, di dover restare in silenzio, di occupare uno spazio limitato. È una ferita reale, che segna e rimane. Ed è proprio per questo che oggi guardo a tutto questo con ancora più chiarezza. Perché so cosa significa essere davvero esclusa, e proprio per questo riconosco quando non lo sono.
Per questo, quando vedo donne che lottano per ottenere un posto nella Chiesa, nasce dentro di me una domanda che resta. Perché non si sentono già abbastanza? Perché non riescono a riconoscere la grandezza del loro essere così come Dio lo ha voluto? Non è negando la propria identità che si trova compimento, né assumendo ruoli che non ci appartengono. Esiste una profondità nell’essere donna che non ha bisogno di imitare per essere riconosciuta, ma solo di essere vissuta nella verità.
Il punto non è ciò che possiamo diventare, ma ciò che stiamo dimenticando di essere. Abbiamo smarrito il senso dell’ordine, della complementarità, della bellezza delle differenze volute da Dio. Così tutto diventa confuso, intercambiabile, instabile. I ruoli si sovrappongono, le identità si sfumano, e ciò che un tempo era chiaro diventa opinabile. Ma la verità non cambia per adattarsi ai nostri desideri, e quando cerchiamo di piegarla, non troviamo libertà, ma smarrimento.
Guardando tutto questo, sento dentro di me una tristezza profonda, ma non senza luce. Perché la verità non si perde, anche quando il mondo smette di riconoscerla. Rimane, silenziosa e fedele, nel cuore della Chiesa, nel cuore di Cristo, che continua a chiamarci non a essere di più, ma a essere veri. Non è occupando posti che troviamo il nostro valore, ma restando fedeli a ciò che Dio ha voluto da sempre.
Il mondo può confondersi, può cambiare, può persino allontanarsi dalla verità, ma Cristo resta lo stesso, ieri, oggi e sempre, e in Lui ogni cosa ritrova il suo ordine, la sua bellezza e il suo senso. È lì che voglio restare, non inseguendo ciò che passa, ma custodendo ciò che è eterno.
Perché quando il mondo perde se stesso, l’unico modo per non perdersi è rimanere in Cristo.
Nessun commento:
Posta un commento