I SALI DI SCHÜSSLER IL TERRENO MINERALE DELLA PERSONA
I Sali di Schüssler nascono nella seconda metà dell'Ottocento dal lavoro del medico tedesco Wilhelm Heinrich Schüssler, che sviluppò una concezione particolare del rapporto tra minerali, cellule e salute. Alla base della sua teoria vi era l'idea che le cellule dell'organismo avessero bisogno di determinati sali minerali per mantenere la propria struttura e le proprie funzioni e che, quando uno o più di questi elementi fossero insufficienti all'interno dei tessuti, potessero comparire alterazioni funzionali e successivamente manifestazioni di malattia. Il concetto fondamentale della Biochemie di Schüssler è quindi quello di un lavoro sul terreno, nel quale non si cerca semplicemente di intervenire sul sintomo, ma di individuare quale equilibrio minerale cellulare possa essere considerato alterato secondo il modello biochimico schüssleriano.
Schüssler individuò originariamente dodici sali funzionali, ai quali furono aggiunti successivamente altri quindici sali complementari elaborati dai suoi continuatori. È importante conoscere tutti questi preparati perché, nella tradizione contemporanea dei Sali di Schüssler, vengono utilizzati come un sistema organico nel quale i dodici sali fondamentali costituiscono la base e quelli dal numero 13 al 27 rappresentano approfondimenti destinati a situazioni costituzionali e funzionali più specifiche. Va anche ricordato che la numerazione e la composizione delle liste possono presentare alcune differenze storiche, perché lo stesso Schüssler modificò nel tempo la propria classificazione e alcuni dei sali oggi considerati fondamentali o complementari furono sviluppati dai suoi successori.
Il numero 1, Calcium fluoratum, viene tradizionalmente associato all'elasticità e alla capacità dei tessuti di mantenere consistenza e resistenza. Nella lettura schüssleriana interessa soprattutto il tessuto connettivo, la pelle, i legamenti, le strutture elastiche e, più in generale, quei tessuti nei quali elasticità e tonicità rappresentano caratteristiche importanti. Il numero 2, Calcium phosphoricum, è invece il sale tradizionalmente collegato alla costruzione e al nutrimento dei tessuti, con particolare riferimento a ossa e denti e ai periodi nei quali l'organismo attraversa fasi di crescita, ricostruzione o recupero. Il numero 3, Ferrum phosphoricum, viene considerato il sale del ferro e dell'ossigenazione nell'impostazione biochimica tradizionale e viene utilizzato soprattutto nelle fasi iniziali e acute dei processi infiammatori secondo la lettura schüssleriana.
Il numero 4, Kalium chloratum, viene collegato soprattutto alle mucose, alle secrezioni e ai processi catarrali, mentre il numero 5, Kalium phosphoricum, è tradizionalmente considerato il sale del sistema nervoso e della vitalità mentale, tanto da essere utilizzato nelle condizioni di affaticamento, esaurimento e tensione nervosa secondo la prospettiva della Biochemie. Il numero 6, Kalium sulfuricum, viene invece associato ai processi di trasformazione e rinnovamento dei tessuti e alla pelle, soprattutto nelle condizioni considerate più lente e persistenti. In questo senso rappresenta, nella tradizione schüssleriana, un sale legato alla fase più avanzata della trasformazione rispetto al Ferrum phosphoricum.
Il numero 7, Magnesium phosphoricum, è probabilmente uno dei Sali più conosciuti ed è tradizionalmente collegato alla muscolatura, alla tensione e agli spasmi, tanto da essere chiamato in alcune tradizioni il sale della muscolatura e utilizzato soprattutto quando prevalgono contrazione, crampi e dolore di tipo spastico. Il numero 8, Natrium chloratum, viene invece associato all'equilibrio dei liquidi e agli scambi idrici, quindi a tutto ciò che nella lettura schüssleriana riguarda la distribuzione e la regolazione dell'acqua nell'organismo. Il numero 9, Natrium phosphoricum, è tradizionalmente collegato all'equilibrio acido-base e ai processi metabolici, mentre il numero 10, Natrium sulfuricum, viene considerato il grande sale dell'eliminazione e della regolazione dei liquidi, con particolare riferimento alle funzioni di drenaggio e di escrezione.
L'11, Silicea, è tradizionalmente associato alla struttura e alla qualità del tessuto connettivo, della pelle, dei capelli, delle unghie e delle strutture che richiedono resistenza e organizzazione. Nella concezione schüssleriana è un sale particolarmente interessante nei terreni caratterizzati da fragilità strutturale e da una ridotta qualità del tessuto connettivo. Il numero 12, Calcium sulfuricum, conclude la serie dei dodici sali tradizionali e viene collegato ai processi di eliminazione e purificazione dei tessuti, in particolare nelle condizioni caratterizzate da secrezioni dense e processi suppurativi secondo la tradizione biochimica.
Accanto ai dodici sali fondamentali troviamo poi i quindici sali complementari, dal numero 13 al numero 27. Il 13, Kalium arsenicosum, viene tradizionalmente associato alla pelle, alla vitalità e al sistema nervoso; il 14, Kalium bromatum, al sistema nervoso e alle condizioni di irrequietezza; il 15, Kalium jodatum, alla tiroide e ai processi metabolici; il 16, Lithium chloratum, viene utilizzato nella tradizione soprattutto in relazione al metabolismo proteico, all'acido urico e alle articolazioni; il 17, Manganum sulfuricum, viene collegato al metabolismo e ai processi di formazione del sangue.
Il 18, Calcium sulfuratum, è tradizionalmente considerato un sale legato ai processi di eliminazione profonda e alla vitalità; il 19, Cuprum arsenicosum, viene associato soprattutto al sistema nervoso, alla pelle e alla funzione digestiva; il 20, Kalium aluminium sulfuricum, viene utilizzato nella tradizione per l'equilibrio dei liquidi e per alcuni aspetti digestivi e nervosi; il 21, Zincum chloratum, è collegato al metabolismo, al sistema immunitario e alla funzione nervosa; il 22, Calcium carbonicum, viene considerato un sale di sostegno costituzionale e della vitalità.
Il 23, Natrium bicarbonicum, viene tradizionalmente associato al metabolismo e all'equilibrio acido-base; il 24, Arsenum jodatum, alla pelle e alle manifestazioni allergiche secondo la tradizione; il 25, Aurum chloratum natronatum, viene collegato ai ritmi biologici e ad alcuni aspetti dell'equilibrio neuroendocrino e femminile; il 26, Selenium, viene tradizionalmente riferito soprattutto al metabolismo, al fegato e al sistema vascolare; il 27, Kalium bichromicum, conclude la serie dei complementari ed è associato in particolare a determinati processi delle mucose e delle secrezioni.
Ma come si decide quale sale utilizzare? È proprio qui che entra in gioco uno degli aspetti più caratteristici della tradizione schüssleriana, l'analisi del volto, conosciuta come Antlitzanalyse o analisi facciale di Hickethier. Kurt Hickethier sviluppò circa cinquant'anni dopo Schüssler un metodo sistematico di osservazione del viso attraverso il quale venivano ricercati particolari segni relativi al colore della pelle, alla luminosità, alla qualità cutanea, alle rughe, alle porosità, alle discromie e ad altri caratteri del volto. Secondo questa impostazione, tali caratteristiche potevano fornire indicazioni sui sali minerali considerati carenti o maggiormente necessari secondo la Biochemie.
L'analisi di Hickethier è quindi molto diversa dall'idea moderna di un semplice esame estetico del viso. Il volto viene considerato una sorta di superficie sulla quale possono manifestarsi alcuni aspetti del terreno interno e l'operatore osserva l'insieme dei segni, cercando di collegarli ai diversi sali. Un colorito particolare, una determinata qualità della pelle, alcune pieghe, alterazioni della luminosità o caratteristiche della regione perioculare possono quindi orientare verso un sale piuttosto che verso un altro. Nella tradizione schüssleriana non si tratta però di prendere un singolo segno e trasformarlo automaticamente in una prescrizione, ma di costruire una lettura complessiva del terreno della persona.
Ed è proprio questo il motivo per cui considero i Sali di Schüssler interessanti all'interno della Medicina Tradizionale Europea e della naturopatia. Non si tratta semplicemente di avere una serie di 27 prodotti da utilizzare in base ai sintomi, ma di conoscere una vera e propria mappa funzionale nella quale struttura, metabolismo, eliminazione, sistema nervoso, tessuti, liquidi e costituzione vengono messi in relazione tra loro. Il sale viene scelto quindi attraverso una lettura individuale, considerando il terreno, la costituzione, le manifestazioni presenti e, nella tradizione di Hickethier, anche i segni osservabili sul volto.
Facciamo qualche esempio. Una persona con una particolare fragilità del tessuto connettivo, pelle poco elastica e tendenza a manifestazioni che nella lettura schüssleriana richiamano una perdita di elasticità può orientare verso il Calcium fluoratum, mentre una persona in una fase di crescita, ricostruzione o recupero può richiamare maggiormente il Calcium phosphoricum. In presenza di marcata tensione muscolare e crampi, il Magnesium phosphoricum rappresenta uno dei riferimenti classici, mentre davanti a una condizione di affaticamento nervoso e mentale il Kalium phosphoricum può assumere un ruolo importante nella lettura tradizionale.
Un altro esempio riguarda il rapporto tra Natrium chloratum e Natrium sulfuricum. Entrambi appartengono alla famiglia dei sali del sodio, ma vengono interpretati in modo differente. Il primo è maggiormente legato alla regolazione e alla distribuzione dei liquidi, mentre il secondo viene riferito ai processi di eliminazione e di escrezione. Anche questa distinzione mostra bene perché, nella Biochemie, non sia sufficiente ragionare semplicemente per nome del minerale, ma sia necessario conoscere la funzione tradizionalmente attribuita a ciascun sale.
Lo stesso vale per Ferrum phosphoricum, Kalium chloratum e Kalium sulfuricum, che possono essere letti come momenti differenti di uno stesso processo. Ferrum phosphoricum viene tradizionalmente riferito alle fasi iniziali, Kalium chloratum alle manifestazioni catarrali e alla fase intermedia, mentre Kalium sulfuricum viene associato ai processi più persistenti e alla fase di rinnovamento. È una lettura funzionale e temporale che permette al naturopata di osservare non soltanto il sintomo, ma anche il modo nel quale il terreno sembra reagire e trasformarsi.
Questo è, in fondo, il punto centrale della concezione di Schüssler. La salute della persona dipende, secondo il suo modello, dalla disponibilità e dalla corretta utilizzazione dei sali minerali all'interno delle cellule e dei tessuti. Quando questa disponibilità viene meno, la cellula perde progressivamente la propria capacità funzionale e compaiono alterazioni che possono manifestarsi attraverso segni e sintomi. Il lavoro sui sali diventa quindi un lavoro sul terreno, volto a sostenere l'equilibrio minerale funzionale secondo la logica della Biochemie.
Nella mia attività di Naturopata e Terapista Complementare in Svizzera, l'interesse per i Sali di Schüssler nasce proprio dalla possibilità di integrarli in una lettura più ampia della persona, nella quale costituzione, alimentazione, stile di vita, digestione, eliminazione, ritmi, osservazione del corpo e dimensione individuale vengono considerati insieme. L'analisi di Hickethier rappresenta in questo contesto uno strumento tradizionale particolarmente interessante perché porta l'osservazione direttamente sul volto e permette di costruire una lettura del terreno che non parte necessariamente dal sintomo, ma dall'insieme dei segni che la persona presenta.
I Sali di Schüssler non sono quindi semplicemente dodici numeri da imparare a memoria. Sono un sistema nel quale ogni sale possiede una propria identità funzionale e costituzionale e nel quale la scelta nasce dall'incontro tra conoscenza dei minerali, osservazione della persona e interpretazione del terreno secondo la tradizione biochimica di Schüssler e l'evoluzione successiva sviluppata da Hickethier e da altri autori.
Dott Umberto Villanti
Naturopata / Terapista Complementare – Svizzera
Certificato OML MA in Medicina Naturale Tradizionale Europea – OdA MA
Albo Terapisti Complementari DSS Sanità Ticino
Riconosciuto EMR/RME – Membro NVS
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