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lunedì 13 dicembre 2021

sono le piccole cose…che tengono a bada l’oscurità.

 Galadriel: – Mithrandir…
perché il mezz’uomo?
  Gandalf: Non lo so…
«Saruman ritiene che soltanto un grande potere
riesca a tenere il male sotto scacco.
Ma non è ciò che ho scoperto io.
Ho scoperto che sono le piccole cose…
le azioni quotidiane della gente comune
che tengono a bada l’oscurità.
Semplici atti di gentilezza e amore.
Perché Bilbo Baggins?
Forse perché io ho paura… e lui mi da coraggio».
[J.R.R.Tolkien – Lo Hobbit]


Bilbo è sicuramente uno dei personaggi più interessanti del romanzo: in lui ritroviamo le tipiche peculiarità degli Hobbit, unite però ad uno spirito avventuroso.

Ama fumare l'Erba Pipa, comporre canzoni, passeggiare, ma al contempo sente dentro di sè il bisogno di viaggiare e di esplorare nuove terre e per questi suoi desideri viene considerato mezzo matto dagli altri Hobbit.

Nella storia dimostra anche la sua bontà, e la grande forza d'animo, che caratterizza tutto il popolo Hobbit. Oltre a Frodo è l'unico Hobbit conosciuto in grado di leggere e parlare il Sindarin

domenica 12 dicembre 2021

 Il povero che è in noi


Carl Jung, Lettera ad una donna cristiana


Vi ammiro, voi cristiani, perché identificate Cristo con il povero e il povero con Cristo, e quando date del pane ad un povero sapete di darlo a Gesù. Ciò che mi è più difficile comprendere è la difficoltà che avete di riconoscere Gesù nel povero che è in voi. Quando avete fame di guarigione o di affetto, perché non lo volete riconoscere? Quando vi scoprite nudi, quando vi scoprite stranieri a voi stessi, quando vi ritrovate in prigione e malati, perché non sapete vedere questa fragilità come la persona di Gesù in voi?


Accettare se stessi sembra molto semplice, ma le cose semplici sono sempre più difficili... L'arte di essere semplici è la più elevata, così come accettare se stessi è l'essenza del problema morale e il nocciolo di un'intera visione del mondo... Ospitando un mendicante, perdonando chi mi ha offeso, arrivando perfino ad amare un mio nemico nel nome di Cristo, do prova senza alcun dubbio di grande virtù... quel che faccio al più piccolo dei miei fratello l'ho fatto a Cristo!


Ma se io dovessi scoprire che il più piccolo di tutti, il più povero di tutti i mendicanti, il più sfacciato degli offensori, il nemico stesso è in me; che sono io stesso ad aver bisogno dell'elemosina della mia bontà, che io stesso sono il nemico d'amare, allora che cosa accadrebbe?


Di solito assistiamo in questo caso al rovesciamento della verità cristiana. Allora scompaiono amore e pazienza, allora insultiamo il fratello che è in noi, allora ci condanniamo e ci adiriamo contro noi stessi, ci nascondiamo agli occhi del mondo e neghiamo di aver mai conosciuto quel miserabile che è in noi.


E se fosse stato Dio stesso a presentarsi a noi sotto quella forma spregevole lo avremmo rinnegato mille volte prima del canto del gallo.

sabato 11 dicembre 2021

Signore, il peccatore da salvare sono io

 O Gesù, mi fermo pensoso ai piedi della Croce: anch’io l’ho costruita con i miei peccati! La tua bontà, che non si difende e si lascia sconfiggere, è un mistero che mi supera e mi commuove profondamente. Signore, tu sei venuto nel mondo per me, per cercarmi, per portarmi l’abbraccio del Padre: l’abbraccio che tanto mi manca! Tu sei il Volto della bontà e della misericordia: per questo vuoi salvarmi! Dentro di me ci sono le tenebre: vieni con la tua limpida luce. Dentro di me c’è tanto egoismo: vieni con la tua sconfinata carità. Dentro di me c’è tanto orgoglio: vieni con la tua impressionante umiltà. Signore, il peccatore da salvare sono io: il figlio prodigo che deve ritornare, sono io! Signore, concedimi il dono delle lacrime per ritrovare la libertà e la vita, la pace con Te e la gioia in Te. Amen. 

. (Cardinale Angelo Comastri)

LA CASA DI LORETO È LA PARTE CHE MANCA A NAZARET

 


DOSSIER
 
MariaConTe

LA CASA DI LORETO È LA PARTE CHE MANCA A NAZARET

03/12/2019  Gli studi condotti tra il 1962 e il 1965 provarono che la costruzione a tre pareti oggi dentro il santuario lauretano combacia con la sporgenza esterna di cui è priva la dimora scavata nella roccia in Terra Santa, dove oggi sorge la basilica dell’Annunciazione. Le pietre e la tecnica di lavorazione sono quelle dei nabatei all'epoca della Madonna, sconosciute in Italia…

La Santa Casa venerata nel santuario di Loreto è davvero quella abitata da Maria? A chiedersi se quanto tramandato dalla tradizione abbia un fondamento storico non sono state solo generazioni di pellegrini, ma anche tanti studiosi lungo i secoli. Intanto: viene davvero da Nazareth la Santa Casa di Loreto? Su questo i riscontri offerti dall’archeologia sono decisamente significativi e risalgono alla metà del secolo scorso. Tra il 1955 e il 1960, mentre a Nazareth veniva costruita la moderna basilica dell’Annunciazione, il grande archeologo francescano padre Bellarmino Bagatti compì lo studio più importante su quella che la tradizione cristiana ha tramandato essere la casa dove visse Maria

Chi conosce un po’ la Terra Santa ricorderà che sitratta di una grotta scavata nella roccia, collocata nel cuore dell’attuale cripta della basilica di Nazareth e venerata fin dai primi secoli, come testimoniano alcuni graffiti. Dagli studi su come erano costruite le case della Galilea ai tempi di Gesù, però, sappiamo che questa parte più interna scavata nella roccia era completata da un’altra esterna in muratura, che era il vero luogo della vita quotidiana. Una parte che però nella basilica di Nazareth non c’è più. È possibile che sia questa la Santa Casa di Loreto? È quanto subito dopo la campagna di scavi in Terra Santa si provò a verificare: l’indagine archeologica si svolse a Loreto tra il 1962 e il 1965 sotto la guida del professor Nereo Alfieri e in stretto coordinamento con lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Innanzi tutto emerse che davvero la Santa Casa è priva di fondamenta e – proprio come raccontava la tradizione locale – poggia su una pubblica strada. Inoltre nel nucleo originario le pareti dovevano essere solo tre, quella del lato dell’altare risulta infatti essere diversa dalle altre. Un dato perfettamente compatibile con la casa di Nazareth, dal momento che – ipotizzando che quella venerata a Loreto sia la parte esterna – doveva essere edificata solo su tre lati, aprendosi verso l’interno della grotta.


C’è però anche un altro elemento importante: queste tre pareti fino a una certa altezza risultano essere in pietra, per poi lasciare spazio a mattoni solo nella parte più alta. E quelle pietre risultano avere caratteristiche del tutto anomale rispetto alle strutture murarie delle Marche della fine del XIII secolo, il tempo in cui secondo la tradizione la Santa Casa arrivò a Loreto. Al contrario risultano del tutto simili a una tecnica di lavorazione dei nabatei, un’antica popolazione del Medio Oriente dei tempi di Gesù. Va aggiunto inoltre che su queste pietre sono stati scoperti anche dei graffiti che risultano essere compatibili con quelli ritrovati nella grotta di Nazareth.

L'ARRIVO DELLA SANTA CASA A LORETO TRA STORIA E LEGGENDA

Tutte queste circostanze portano a concludere che sia assolutamente verosimile che la casa della Madonna venerata a Loreto provenga realmente dalla Terra Santa. Come ci sarebbe però arrivata nelle Marche? La tradizione lauretana narra che a trasportare la Santa Casa sarebbero stati gli angeli in diverse tappe: nel 1291 – proprio mentre i Crociati venivano sconfitti anche in Galilea – sarebbe stata prima miracolosamente trasferita a Tersatto in Illiria (nell’attuale Croazia) e poi da qui altrettanto prodigiosamente a Loreto nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294.

Nel corso del Novecento si è però fatta strada un’ipotesi “terrena” su questo trasporto. Nel 1900 il vescovo di Lione annotò infatti su un suo diario di aver ricevuto una confidenza da Giuseppe Lapponi, l’archiatra pontificio (cioè il medico) di papa Leone XIII. Questi avrebbe raccontato di aver trovato negli archivi vaticani delle carte in cui si parla di come una certa famiglia Angeli (o De Angeli), ramo della dinastia di Costantinopoli, detentrice di vasti possedimenti in Terra Santa, avrebbe organizzato nel 1291 l’evacuazione della Santa Casa da Nazareth prima che cadesse nelle mani dei musulmani. La Curia di Leone XIII, però, pare non averne voluto sapere di questa ricostruzione e così quelle carte non sono più riemerse dagli archivi vaticani. Ulteriori studi storici dedicati alla famiglia Angeli, però, hanno aggiunto altri elementi a supporto di questa tesi. La Santa Casa sarebbe stata smontata pietra per pietra e caricata su una nave al porto di San Giovanni d’Acri, da dove avrebbe raggiunto l’Epiro, in Grecia, allora feudo di questa nobile famiglia. Da qui poi in nave sarebbe ripartita per l’Italia, presumibilmente come donazione degli Angeli alla Santa Sede.

Nel frattempo, però, il 5 luglio 1294 era stato eletto Papa l’eremita Pietro da Morrone, cioè Celestino V, il Pontefice che – in una situazione politica complessa – non arrivò mai a Roma dall’Aquila e dopo pochi mesi si dimise (il «gran rifiuto» raccontato da Dante). In questo frangente il cardinale vicario, che era anche vescovo di Recanati, avrebbe così fatto giungere il preziosissimo dono nella sua città, facendolo collocare sul colle di Loreto che si affaccia sul mare. C’è chi tuttora contesta questa ricostruzione, sostenendo che trasformare gli angeli in una famiglia nobile del Duecento sminuirebbe il significato del santuario. Ma va detto che – molto più del modo in cui è arrivata – conta il fatto che la Santa Casa proviene davvero da Nazareth. Proprio là dove i Vangeli ci raccontano che Maria ha detto il suo sì.

L’ALTARE DEGLI APOSTOLI NELLA DIMORA DI MARIA

  


Non solo le pareti ma anche l’altare collocato nella Santa Casa a Loreto rimanda alla Terra Santa. Sotto a quello attualmente visibile, protetto da due grate, ce n’è infatti uno più antico che la tradizione ha sempre identificato come l’“altare degli Apostoli”. Anche in questo caso gli studi archeologici hanno confermato trattarsi di una pietra lavorata con tecnica nabatea e dunque è verosimile che provenga da Nazareth. Del resto le cronache degli antichi pellegrini in Terra Santa segnalavano la presenza di due altari nella cripta che si trova sotto l’attuale basilica dell’Annunciazione. Dopo il XIII secolo, invece, ne viene citato uno solo. Quello portato a Loreto sarebbe dunque l’altare dove le prime comunità cristiane locali celebravano l’Eucaristia nella casa di Maria. Di qui il nome di “altare degli Apostoli

venerdì 10 dicembre 2021

Wilde, l’”anticlericale” che dedicava poesie al Papa,

 

Wilde, l’”anticlericale” che dedicava poesie al Papa, di Antonello Cannarozzo (dal sito Rai Vaticano, 15/12/2011)

Recentemente, in un talk show radiofonico, un esponente del movimento gay italiano intervistato sulla storia del movimento omosessuale, citava, tra i tanti personaggi del mondo della cultura, dell’arte e della scienza che hanno avuto chiare tendenze omosessuali anche – e con ragione - Oscar Wilde.

Di lui, oltre alle doti di scrittore, saggista e commediografo, il nostro intervistato apprezzava soprattutto il coraggio di non aver nascosto la sua “diversità”, specialmente nell’Inghilterra del XIX secolo intrisa di perbenismo vittoriano, nonché la sua intelligenza ed il suo sarcasmo tipici – sottolineava - proprio del mondo omosessuale. Insomma – concludeva – una vera bandiera gay contro i troppi bigottismi, specialmente religiosi, di cui propriola Chiesa cattolica è ancora oggi il maggior fautore.

Peccato che questa prolusione dimenticasse un piccolo particolare: la “bandiera” dell’orgoglio gay ebbe non solo un pentimento totale riguardo la propria vita, ma concluse i suoi giorni con la conversione alla tanto “vituperata” fede cattolica, tanto da esalare l’ultimo respiro avendo tra le mani un rosario. Wilde non fu il solo, nella sua cerchia di amici, a trovare nella Chiesa Cattolica la risposta alle tante inquietudini spirituali. Ma molti, nell’ambito della realtà gay, hanno sempre contestato questa sua conversione avvenuta, a sentir loro, nei termini di una coercizione su un malato terminale. Ma non è affatto andata così.

Le contraddizioni, le grandezze e le meschinità di un personaggio come Wilde certo non si possono approfondire in qualche nota: io mi limiterò solamente a sottolineare come, nonostante la complessità della sua storia, la sua conversione non sia maturata solamente negli ultimi istanti di vita, ma sia stata invece il frutto di una ricerca durata lungo tutta la sua esistenza.

Irlandese, Wilde era nato a Dublino nel 1854, da padre fervente anglicano e madre cattolica, la quale, in gran segreto per paura del marito, fece battezzare il piccolo Oscar. Per chi non conosce le vie del Signore, certamente quel battesimo, doveva essere stato poco meno che un po’ di acqua fresca; ma per fortuna non fu così.

La vita di Oscar Wilde fu spesso tormentata da un cinico disprezzo per gli altri, come dimostrano i suoi salaci aforismi, dall’assillante ricerca di un piacere trasgressivo fine a sé stesso attraverso ogni tipo di condotta, intrattenendo talvolta rapporti che lo stesso scrittore definirà alla fine della sua vita come umilianti. Nel 1898, all’uscita dal carcere dopo aver scontato due anni per la condanna contro la morale, scrive “De Profundis”, un romanzo epistolare dedicato proprio al suo amante e causa della sua rovina, Alfred Douglas, al quale ricorda ”…solo nel fango ci incontravamo” ed aggiunge: “ma soprattutto mi rimprovero per la completa depravazione etica a cui ti permisi di trascinarmi”. (Ediz. Mondadori, 1988). Altro che orgoglio gay!

A smentire poi l’idea di una falsa conversione al cattolicesimo, ricordiamo che poche settimane prima di morire, intervistato da un giornalista del Daily Chronicle, dichiarava tra l’altro: ”Buona parte della mia perversione morale è dovuta al fatto che mio padre non mi permise di diventare cattolico. L’aspetto artistico della Chiesa e la fragranza dei suoi insegnamenti mi avrebbero guarito dalle mie degenerazioni”. Concludeva quindi in maniera risoluta: ”Ho intenzione di esservi accolto al più presto”. (Ediz. Rizzoli, 1991).

In un celebre aforisma dichiarava tra l’ironico e il feroce che: ”La Chiesa cattolica è soltanto per i santi ed i peccatori; per le persone rispettabili va benissimo quella anglicana”. Riguardo il peccato e il peccatore, merita di riportare quanto scrive, sempre nel “De Profundis”: ”Il Credo di Cristo non ammette dubbi e che sia il vero Credo io non ho dubbi. Naturalmente il peccatore deve pentirsi. Ma perché? Semplicemente perché altrimenti sarebbe incapace di capire quanto ha fatto. Il momento della contrizione è il momento dell’iniziazione. Di più: è lo strumento con cui muta il proprio passato.

Prosegue poi ricordando ciò che affermava la filosofia greca: “Neanche gli dei possono mutare il passato” ed a questo Wilde risponde: ”Cristo dimostrò che il più comune peccatore poteva farlo, che anzi era l’unica cosa che egli sapesse fare. […] È difficile, per la maggior parte della gente, afferrare quest’idea. Oso dire che occorre andare in carcere per capirla bene. In tal caso, forse, vale la pena d’andarvi”.

Sempre su questo tema, Wilde confidava all’amico Andrè Gide: “La pietà è un sentimento meraviglioso, che prima non conoscevo […] Sapete quale nobile sentimento sia la pietà? Ringrazio Dio, sì, ogni sera ringrazio Dio in ginocchio di avermela fatta conoscere. Sono entrato in prigione con il cuore di pietra; non pensavo che al mio piacere… Ora il mio cuore si è aperto alla pietà. Ho capito che la pietà è il sentimento più profondo, più bello che esista. Ed ecco perché non serbo rancore verso chi mi ha condannato, né per nessuno dei miei detrattori: è merito loro se ho imparato cos’è la pietà”. (A. Gide, Ediz. Mercure, 1989). Parole che sicuramente non si possono ascrivere ad un senza Dio e ad un amante della trasgressione tout court.

Wilde ebbe occasione di incontrare due Papi nel visitare Roma. Il primo fu Pio IX, che suscitò in lui tale entusiasmo da dedicargli la poesia “Urbis Sacra Aeterna”, inserita in seguito in una raccolta di liriche dal titolo assai significativo ”Rosa Mystica”, l’altro fu il successore, Leone XIII, per il quale tra l’altro scrive: ”Quando vidi il vecchio bianco Pontefice, successore degli apostoli e padre della cristianità, portato in alto sopra la folla, passarmi vicino e benedirmi dove ero inginocchiato, io sentii la mia fragilità di corpo e di anima scivolare via da me come un abito consunto e ne provai piena consapevolezza”. Non sembrano di certo parole anticlericali! Wilde non perdeva occasione per battute caustiche anche sulla religione, come su tutte le cose. Ma a differenza di altri soggetti, non fu mai irrispettosamente dissacrante.

Ricordiamo inoltre che nel circolo di amici che con Oscar Wilde condividevano la trasgressione come unico elemento della vita, troviamo delle sorprese che dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, come la mano di Dio possa cambiare i destini degli uomini. Si convertì al cattolicesimo proprio Alfred Douglas, l’amante per il quale Wilde finì in carcere, ed anche suo padre, il marchese Queensberry, che essendosi dichiarato sempre ateo e materialista, in punto di morte chiese la conversione alla Chiesa cattolica.

Stessa sorte toccò a Robert Ross, il suo migliore amico che lo assistette fino all’ultimo; suo figlio Vivian, John Gray, che ispirò il famoso racconto di Dorian Gray, che divenne addirittura sacerdote; il pittore Aubrey Beardsley; Hunter Blair che prese l’abito benedettino; il poeta Andrè Raffalovich, divenuto terziario domenicano. E molti altri.

Forse, prima di definire Oscar Wilde “bandiera” dell’orgoglio gay, bisognerebbe rivedere con onestà intellettuale anche il significato della  conversione proprio a quella religione, la cattolica, definita dagli ambienti gay – e non solo - la più oscurantista e retrograda. Alla luce della vita di Oscar Wilde, ci permettiamo di dire che non è così.

che Cristo – in quanto solo uomo – non è Salvatore e fonte di vita,

 F. Dostoevskij scrisse in un appunto per I demoni:

"Su Cristo, potete discutere, non essere d’accordo… tutte queste discussioni sono possibili e il mondo è pieno di esse, e a lungo ancora ne sarà pieno.
Ma io e voi, Šatov, sappiamo che sono tutte sciocchezze, che Cristo – in quanto solo uomo – non è Salvatore e fonte di vita, e che la sola scienza non completerà mai ogni ideale umano e che la pace per l’uomo, la fonte della vita e la salvezza dalla disperazione per tutti gli uomini, la condizione sine qua non e la garanzia per l’intero universo si racchiudono nelle parole: ‘Il Verbo si è fatto carne’ e nella fede in queste parole".

(da F.Dostoevskij, citato dal card. Giacomo Biffi nella catechesi “La fede di Pietro e la nostra fede” del 20 ottobre 2000, nella chiesa di San Gregorio VII, durante il pellegrinaggio giubilare a Roma)

I broccoli

ANCORA SUI BROCCOLI

https://www.artoi.it...li/sulforafano/

Sulforafano 

da Massimo Bonucci | Ago 17, 2011 | Farmaci Naturali | 0 commenti

 

 

Il broccolo appartiene alla famiglia botanica delle Crucifere, così chiamate perché i loro fiori hanno quattro petali, disposti a croce.

Proprietà Nutrizionali

I broccoli contengono vitamina A, essenziale per il buon funzionamento della vista e per mantenere sana la pelle, vitamina C, fondamentale per il sistema immunitario, e vitamina K, molto importante per la coagulazione del sangue. Inoltre, sono ricchi di sali minerali come il potassio, il ferro, il fosforo, il calcio e lo zolfo (al quale si deve il caratteristico odore durante la cottura), elementi indispensabili per la costituzione di cellule e tessuti e per l’idratazione cutanea.

Quest’ortaggio contiene poche calorie, circa 30 per ogni etto, pochissimi grassi e vanta un buon potere saziante, il che la rende un alimento particolarmente indicato nelle diete ipocaloriche.

I fitoestrogeni presenti riescono a contrastare l’insorgenza dei tumori connessi all’attività degli ormoni, quali il cancro alla mammella e quello alla prostata. Ma anche la pianta matura dei broccoli, contenente indolo-3-carbinolo, ha effetti inibitori del cancro al seno.

Inoltre, il buon contenuto di sostanze antiossiddanti, come polifenoli, carotenoidi, indoli e sulforafano, li rende molto utili nella prevenzione dei tumori che colpiscono l’apparato digerente.

Tali composti sembrano anche avere effetti benefici contro patologie cardiovascolari, disordini neurologici, ed effetti di invecchiamento

Questa sostanza si è rivelata molto utile anche per le persone affette da diabete, dal momento che essa contribuisce a riparare i danni all’apparato cardiovascolare provocati dall’iperglicemia. Alcuni ricercatori dell’università britannica di Warwick hanno effettuato dei test per verificare gli effetti del sulforafano sulle cellule dei vasi sanguigni di pazienti diabetici, scoprendo che esso riduceva del 73% i radicali liberi a contenuto di ossigeno, i cosiddetti “Ros” (Reacting Oxygen Species), e che attivava una proteina, la Nrf2, capace di proteggere le arterie dalla formazione di placche. I germogli di broccoli sono indicati in formulazione a protezione epatica da tossine ma anche nell’affaticamento epatico da farmaci; sono inoltre indicati come antiossidanti a scudo sui radicali liberi generanti dall’inquinamento così come nella prevenzione di malattie degenerative a carico delle strutture cellulari più sensibili; recentissimamente è stata indicato l’uso nelle patologie oculari.

Proprietà Farmacologiche

Ampia è la ricerca scientifica attestante le proprietà benefiche dei broccoli e degli ortaggi delle Crucifere, come tutte le varietà di cavoli conosciuti.

Oggi sono note le molecole contenute in questi ortaggi.

Il broccolo è il “babbo” vegetale di tutta la famiglia delle Crucifere.

La specie Brassica oleracea è selvatica e costituita a sua volta da numerose varietà, a cui si annoverano i comuni cavolfiori e broccoli (B. oleracea var. botrytis), i cavolini di bruxellels (B. oleracea var. gommifera), le rape (B. oleracea var. gongylodes o B. caulirapa).

Questi vegetali sono particolarmente ricchi di sulforafani, glucosinolati e altri antiossidanti. I sulforafani sono gli agliconi della glucorafanina (o sulforafano glucosinolato) naturalmente presente in tutte le specie Brassica. I sulforafani sono molto più potenti dei rispettivi glucosinolati e si formano all’interno della stessa pianta, durante i processi di macerazione, ad opera di un enzima, la mirosinasi (una glucoidrolasi). Chimicamente i sulforafani sono degli isotiocianati. Gli isotiocianati contengono nella loro struttura un atomo di zolfo, responsabile del caratteristico odore prodotto dalla cottura troppo prolungata del cavolo e dei suoi cugini appartenenti ala famiglia delle crucifere. Poiché ogni isotiocianato proviene dalla degradazione di un glucosinolato differente, la natura degli isotiocianati  associati alle crucifere dipende evidentemente dalla natura dei glucosinolati presenti in questi ortaggi. Alcuni tipi di glucosinolati sono presenti in uguale quantità nelle crucifere, mentre certi tipi di ortaggi, appartenenti a questa famiglia, contengono livelli molti elevati di un particolare tipo di glucosinolato, e quindi dell’isotiocianato corrispondente.

Approfondendo gli studi è stato evidenziato che i germogli dei broccoli contengono una concentrazione di glucorafanina sino a 100 volte maggiore rispetto ai broccoli maturi e di vitamina C anche 200 volte superiore rispetto al seme. Nei broccoli maturi sono invece assai più concentrati dei derivati indolici, tipo l’indol-3-carbinolo, composti dotati comunque di forte attività antissidante. Questi indoli sono dei prodotti di degradazione dei glucosinati. Numerose sono le ricerche scientifiche già fatte circa il meccanismo di azione di tali composti ed è stato confermato che i sulforafani sono dei potenti induttori degli enzimi di fase 2 cioè dei meccanismi endogeni mediante i quali le cellule si proteggono dai danni ossidativi. Studi preliminari indicano che i sulforafani dopo assorbimento siano metabolizzati e coniugati al glutatione a cui segue la via metabolica della cisteina Non si riportano tossicità, nè effetti collaterali significativi e non sono note controindicazioni particolari, eccetto per l’ipersensibilità individuale. Occorre in tener conto del meccanismo di induzione enzimatica epatica in caso di somministrazione di farmaci sensibili. Non usare in gravidanza ed allattamento.

Il broccolo è una grande barriera verde protettiva all’interno delle cellule umane contro molecole tossiche, chiamate radicali liberi dell’ossigeno.

Il corpo umano è una grande formula chimica, dove avvengono in ogni istante vitali e continue reazioni biologiche in grado di dare la vita e la salute.

Ogni cellula partecipa a dare efficienza ed energia a tutto l’organismo.

Durante questo straordinario e incessante lavoro cellulare si possono formare alcune molecole, ” prodotti di scarto”, chiamati radicali liberi dell’ossigeno.

Sono composti tossici e aggressivi, si chiamano “liberi” perché non sono bloccati dai sistemi di difesa e di pulizia che ogni cellula possiede.

E poiché sono “liberi” si diffondono all’interno della cellula creando danni irreparabili. La moderna ricerca medica sta evidenziando sempre di più il ruolo tossico dei radicali liberi dell’ossigeno.

Con una cattiva alimentazione troppo ricca di alimenti di origine animale e povera di cibo di origine vegetale, quando c’è un eccesso di fumo di sigaretta o di alcool, la neutralizzazione di questi radicali liberi non è più assicurata.

Altre condizioni favorenti la comparsa dei radicali liberi all’interno delle cellule sono: – un eccesso di peso corporeo, – le radiazioni ionizzanti che si accumulano durante esami radiologici, – l’inquinamento dell’area respirata, – una prolungata esposizione al sole, – la sedentarietà con una cronica assenza di attività motoria, – l’uso prolungato di alcuni farmaci. Insomma il nostro organismo non ce la fa a “pulire” l’interno delle cellule, ad allontanare i radicali liberi e si ammala gravemente e degenera.

Il broccolo argina con i suoi polifenoli e il sulforafano lo stress ossidativo individuale, responsabile di un invecchiamento precoce e di gravi patologie.

Il broccolo è tra le verdure con più alto contenuto in polifenoli.

Una porzione di 100 grammi di broccolo contiene oltre 1 mg di polifenoli con un potere anti – ossidante (metodo ORAC) di 35.

La cottura causa variazioni nel contenuto di polifenoli.

La cottura in acqua porta alla perdita di circa il 70% dei composti fenolici, mentre la cottura a vapore fa perdere solo il 20%.

 

Nella sua forma pura, il sulforafano glucosinolato (SGS) funziona come antiossidante indiretto. È questo il prodotto che sembra avere proprietà chemio-preventive. Come tale, questo composto chimico non neutralizza direttamente i radicali liberi come fanno ad esempio gli antiossidanti diretti come la vitamina E e C e il beta-carotene. Gli antiossidanti indiretti inducono (o richiamano) l’attivita’ degli enzimi disintossicanti di Fase 2. Questi enzimi agiscono come meccanismo di difesa, innescando un’attivita’ antiossidante ad ampio spettro che neutralizza molti radicali liberi, ripetendo l’azione piu’ volte affinche’ i radicali liberi siano eliminati prima che causino danni cellulari che possono portare a mutazioni e, conseguentemente, alla nascita di tumori. Gli effetti di questi antiossidanti indiretti restano attivi anche dopo che gli antiossidanti hanno lasciato il corpo, differentemente dagli antiossidanti diretti, che neutralizzano una sola molecola di radicali liberi per volta, e vanno distrutti durante il processo. Gli effetti degli antiossidanti indiretti durano piu’ a lungo, innescando un processo che continua ad essere efficace per giorni.

 

Oltre agli effetti antiossidanti Il sulforafano risulta in grado di inibire la crescita delle cellule cancerose, contrastandone la riproduzione e potenziando l’attività di alcuni geni che hanno il compito di individuare e riparare il DNA danneggiato.

In alcuni esperimenti di laboratorio, il sulforafano ha mostrato proprietà preventive nei confronti della crescita di cellule cancerogene interrompendo il processo di divisione cellulare e inducendo l’apoptosi. È stato evidenziato che il sulforafano possa inibire la crescita delle cellule tumorali e indurre l’apoptosi in vitro nelle cellule mammarie, ovariche, pancreatiche, polmonari, e altre cellule cancerogene. Nei topi, i trattamenti con sulforafano hanno mostrato una riduzione della velocità di crescita di masse tumorali. La maggior parte delle ricerche che riguardo l’attività del sulforafano sono focalizzate sulla sua capacità come inibitore degli deacetilase (HDAC, histone deacetylases). Su una ricerca pubblicata su Molecular cancer dai ricercatori inglesi dell`Institute of Food Research del Norwich Research Park si legge infatti che broccoli e simili sarebbero in grado di intervenire nel meccanismo di sviluppo, nella prostata, della cellula cancerogena, bloccandone l`evoluzione. Il merito è del sulforafano. La ricerca, condotta analizzando gli effetti del sulforafano sul tessuto prostatico umano e sulle cellule tumorali di alcuni topolini, ha dimostrato che la sostanza chimica sembra inibire la crescita del tumore alla prostata. Tutto ruota intorno al gene Pten, che svolge un ruolo di primaria importanza nella protezione, tra gli altri, dal carcinoma prostatico. Il gene è noto per proteggere la salute delle cellule impedendo loro di tramutarsi in tumorali: in alcune cellule, però, il gene manca o è difettoso, e questo può comportare che il cancro prenda il sopravvento. È qui che entra in gioco il sulforafano: questa sostanza chimica sembra infatti in grado di sostituirsi al gene Pten, quando difettoso, bloccando la cancerogenesi. Secondo i ricercatori, aver scoperto questa interazione del gene con il sulforafano potrebbe portare a nuovi trattamenti per il cancro alla prostata.

Studi cellulari e animali hanno mostrato che neutralizza i cancerogeni, che rinforza lo stato antiossidante, protegge gli animali dai tumori chimicamente indotti e ha un effetto inibitore sull’Helicobacter pylori (il sulforafano ha un effetto batteriostatico e battericida sull’H. pylori). Gli scienziati del Johns Hopkins School of Medicine, in Baltimora, vedendo che mangiando i germogli di broccoli, si aveva un miglioramento della sintomatologia ulcerosa, hanno deciso di investigare sulla relazione tra i germogli e le ulcere. Ed hanno scoperto che il composto chimico dei germogli di broccoli, ovvero proprio il sulforafano, poteva riuscire la’ dove gli antibiotici avevano fallito, cioe’ contro l’H. pylori che si annidava nelle cellule dove gli antibiotici non possono raggiungerlo e contro forme del batterio che erano resistenti agli antibiotici (PNAS, Proceedings of the National Academy of Sciences, 21 Maggio, 2002).

Oltre a curare l’ulcera, uccidendo l’H. pylori ti protegge dallo sviluppare tumori allo stomaco, dato che avere i batteri vivi aumenta il vostro rischio di contrarre il tumore da 3 a 6 volte.

La stessa cosa si produce con dei tumori al seno ; in topi femmina, l’incidenza di un tumore mammario indotto chimicamente era nettamente ridotto così come la dimensione dei tumori negli animali a cui era stato somministrato del sulforafano per via orale; la somministrazione di polvere di broccoli a topi maschi inibisce lo sviluppo di lesioni cancerogene indotte chimicamente nel colon; la somministrazione di sulforafano a dei topi ai quali è stato trapiantato un tumore alla prostata diminuisce del 50-70% la dimensione dei tumori.

 

Il sulforafano dei broccoli inibisce le cellule staminali del cancro

 

Un studio americano pubblicato su ‘Clinical Cancer Research’ e condotto dall’equipe di Duxin Sun del Comprehensive Cancer Centre del Michigan ha evidenziato che il sulforafano e’ in grado di uccidere le staminali del cancro al seno e di prevenire la crescita di nuove neoplasie.

Lo studio ha valutato l’effetto di diverse dosi di sulforafano estratto dai broccoli su cellule di cancro al seno prelevate da topi malati. Le staminali del cancro sono le cellule-serbatoio che alimentano un tumore e che i tradizionali farmaci chemioterapici non sono capaci di colpire. Il sulforafano invece riesce a bersagliarle, anche se a concentrazioni superiori rispetto a quelle assunte consumando broccoli a tavola. Si è quindi osservato una netta riduzione delle staminali tumorali dopo il trattamento con questa sostanza e hanno anche rilevato che le cellule neoplastiche trattate non erano in grado di generare nuovi tumori.

Gli studiosi hanno poi testato il sulforafano su cellule umane di cancro al seno in coltura, confermando anche in questo caso l’effetto dell’estratto di broccolo sulle staminali tumorali. Hanno così osservato che i topi trattati con sulforafano risultavano avere meno cellule staminali tumorali, il che significa che non c’erano possibilità che sviluppassero ulteriori tumori. Ulteriori test su cellule umane di tumore al seno in laboratorio ha successivamente confermato la diminuzione del numero di staminali tumorali. La ricerca suggerisce dunque la possibilità di sperimentare un nuovo trattamento, basato sul sulforafano, che, combinato con altri composti chimici, avrebbe come target le staminali del tumore al seno

Questa molecola è ben nota ai ricercatori, che l’hanno messa alla prova in almeno una a. Testato su topi, pazienti e cellule tumorali, ha mostrato una certa attività antiangiogenica (capace di bloccare la crescita dei nuovi vasi sanguigni che nutrono il tumore) e antiproliferativa. Qualche anno fa gli esperti dell’università dell’Illinois hanno spiegato che il massimo effetto del sulforafano si ha quando viene scaldato per 10 minuti a 60 gradi, praticamente a crudo. Il consiglio, allora, è di cuocere i broccoli a vapore per tre o quattro minuti.

Nell’intestino reagisce con tossine cancerogene, annullandole.

Passato dall’intestino nel sangue il sulforafano insegue, cattura e distrugge con azione prolungata nel tempo, anche dopo giorni dalla sua assunzione alimentare con i broccoli, i tossici radicali liberi.

Stimola e organizza tutti i sistemi di difesa naturale per mantenere efficienti tutte le cellule del corpo umano.

I broccoli contengono Phenethylisothiocyanate (PEITC): tale estratto può essere usato  tumorali.

giovedì 9 dicembre 2021

Gli uomini vuoti

 

Gli uomini vuoti (1925)

Un penny per il vecchio Guy

Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l'un l'altro
La testa piena di paglia. Ahimè!
Le nostre voci secche, quando noi
Insieme mormoriamo
Sono quiete e senza senso

Come vento nell'erba rinsecchita
O come zampe di topo sopra vetri infranti
Nella nostra arida cantina

Figura senza forma, ombra senza colore,
Forza paralizzata, gesto privo di moto;

Coloro che han traghettato
Con occhi diritti, all'altro regno della morte
Ci ricordano - se pure lo fanno - non come anime
Perdute e violente, ma solo
Come gli uomini vuoti Gli uomini impagliati..



II
Occhi che in sogno non oso incontrare
Nel regno di sogno della morte
Questi occhi non appaiono:
Laggiù gli occhi sono
Luce di sole su una colonna infranta

Laggiù un albero ondeggia
E voci vi sono
Nel cantare del vento
Più distanti e più solenni
Di una stella che si spegne.

Non lasciate che sia più vicino
Nel regno di sogno della morte
Lasciate anche che porti
Travestimenti così deliberati
Pelliccia di topo, pelliccia di cornacchia, doghe incrociate
In un campo
Comportandomi come si comporta il vento
Non più vicino -

Non quel finale incontro
Nel regno del crepuscolo



III
Questa è la terra morta
Questa è la terra dei cactus
Qui le immagini di pietra
Sorgono, e qui ricevono
La supplica della mano di un morto
Sotto lo scintillio di una stella che si va spegnendo.
E' proprio così
Nell'altro regno della morte
Svegliandoci soli
Nell'ora in cui tremiamo
Di tenerezza
Le labbra che vorrebbero baciare
Innalzano preghiere a quella pietra infranta.



IV
Gli occhi non sono qui
Qui non vi sono occhi
In questa valle di stelle morenti
In questa valle vuota
Questa mascella spezzata dei nostri regni perduti
In quest'ultimo dei luoghi d'incontro
Noi brancoliamo insieme
Evitiamo di parlare
Ammassati su questa riva del tumido fiume
Privati della vista, a meno che
Gli occhi non ricompaiano
Come la stella perpetua
Rosa di molte foglie
Del regno di tramonto della morte
La speranza soltanto Degli uomini vuoti.




V
Qui noi giriamo attorno al fico d'India
Fico d'India fico d'India
Qui noi giriamo attorno al fico d'India
Alle cinque del mattino.


Fra l'idea
E la realtà
Fra il movimento
E l'atto
Cade l'Ombra

Perché Tuo è il Regno

Fra la concezione
E la creazione
Fra l'emozione
E la responsione Cade l'Ombra

La vita è molto lunga
Fra il desiderio
E lo spasmo
Fra la potenza
E l'esistenza
Fra l'essenza
E la discendenza
Cade l'Ombra

Perché Tuo è il Regno
Perché Tuo è
La vita è
Perché Tuo è il

E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo

Non già con uno schianto ma con un lamento.