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martedì 9 dicembre 2025

L'EUROPA Ratzinger

 


Maggio
13 maggio 2004
Europa. I suoi fondamenti spirituali ieri, oggi e domani
Lectio magistralis del Cardinale Ratzinger
Biblioteca del Senato
Sala Capitolare del Convento di S. Maria sopra Minerva
L'Europa - Cos'è essa propriamente? Questa domanda è stata sempre nuovamente posta, in maniera espressa, dal cardinal Józef Glemp in uno dei circoli linguistici del Sinodo Episcopale sull'Europa: dove comincia, dove finisce l'Europa? Perché ad esempio la Siberia non appartiene all'Europa, sebbene essa sia abitata anche da europei, la cui modalità di pensare e di vivere è inoltre del tutto europea? E dove si perdono i confini dell'Europa nel sud della comunità di popoli della Russia? Dove corre il suo confine nell'Atlantico? Quali isole sono Europa, e quali invece non lo sono, e perché non lo sono? In questi incontri divenne perfettamente chiaro che Europa solo in maniera del tutto secondaria è un concetto geografico: l'Europa non è un continente nettamente afferrabile in termini geografici, ma è invece un concetto culturale e storico.
1. Il sorgere dell'Europa
Questo risulta in modo assai evidente se tentiamo di risalire alle origini dell'Europa. Chi parla dell'origine dell'Europa, rinvia solitamente ad Erodoto (ca. 484-425 a. C.), il quale certamente è il primo a conoscere l'Europa come concetto geografico, e la definisce così: «i Persiani considerano come cosa di loro proprietà l'Asia e i popoli barbari che vi abitano, mentre ritengono che l'Europa e il mondo greco siano un paese a parte». I confini dell'Europa stessa non vengono addotti, ma è chiaro che terre che oggi sono il nucleo dell'Europa odierna giacevano completamente al di fuori del campo visivo dell'antico storico. Di fatto con la formazione degli stati ellenistici e dell'Impero Romano si era formato un continente che divenne la base della successiva Europa, ma che esibiva tutt'altri confini: erano le terre tutt'attorno al Mediterraneo, le quali in virtù dei loro legami culturali, in virtù dei traffici e dei commerci, in virtù del comune sistema politico formavano le une insieme alle altre un vero e proprio continente. Solo l'avanzata trionfale dell'Islam nel VII e all'inizio dell'VIII secolo ha tracciato un confine attraverso il Mediterraneo, lo ha per così dire tagliato a metà, cosicché tutto ciò che fino ad allora era stato un continente si suddivideva adesso oramai in tre continenti: Asia, Africa, Europa.
In oriente la trasformazione del mondo antico si compì più lentamente che in occidente: l'Impero Romano con Costantinopoli come punto centrale resistette laggiù - anche se sempre più spinto ai margini - fino al XV secolo. Mentre la parte meridionale del Mediterraneo attorno all'anno 700 è completamente caduta fuori di quello che fino ad allora era un continente culturale, si verifica nel medesimo tempo una sempre più forte estensione verso il nord. Il limes, che sino ad allora era stato un confine continentale, scompare e si apre verso un nuovo spazio storico, che ora abbraccia la Gallia, la Germania, la Britannia come terre-nucleo vere e proprie, e si protende in maniera crescente verso la Scandinavia. In questo processo di spostamento dei confini la continuità ideale con il precedente continente mediterraneo, misurato geograficamente in termini differenti, venne garantita da una costruzione di teologia della storia: in collegamento con il libro di Daniele, si considerava l'Impero Romano rinnovato e trasformato dalla fede cristiana come l'ultimo e permanente regno della storia del mondo in generale, e si definiva perciò la compagine di popoli e di stati che era in via di formazione come il permanente Sacrum Imperium Romanum.
Questo processo di una nuova identificazione storica e culturale è stato compiuto in maniera del tutto consapevole sotto il regno di Carlo Magno, e qui emerge ora nuovamente anche l'antico nome di Europa, in un significato mutato: questo vocabolo venne ora impiegato addirittura come definizione del regno di Carlo Magno, ed esprimeva al tempo stesso la coscienza della continuità e della novità con cui la nuova compagine di stati si presentava come la forza propriamente carica di futuro. Carica di futuro proprio perché si concepiva in continuità con la storia del mondo fino ad allora e ultimamente ancorata in ciò che permane sempre.
Nell'autocomprensione che andava così formandosi è espressa parimenti la consapevolezza della definitività, così come al tempo stesso la consapevolezza di una missione.
È vero che il concetto di Europa è pressoché nuovamente scomparso dopo la fine del regno carolingio ed è rimasto solamente conservato nel linguaggio dei dotti; nel linguaggio popolare esso trapassa solamente all'inizio dell'epoca moderna - certo in connessione con il pericolo dei Turchi, come modalità di autoidentificazione -, per imporsi in generale nel XVIII secolo. Indipendentemente da questa storia del termine, il costituirsi del regno dei Franchi come l'Impero Romano mai tramontato e ora rinato significa di fatto il passo decisivo verso ciò che noi oggi intendiamo quando parliamo di Europa.
Certo non possiamo dimenticare che c'è anche una seconda radice dell'Europa, di un'Europa non occidentale: l'Impero Romano aveva in effetti, come già detto, resistito a Bisanzio contro le tempeste della migrazione dei popoli e dell'invasione islamica. Bisanzio intendeva se stessa come la vera Roma; qui di fatto l'Impero non era mai tramontato, ragion per cui si continuava ad avanzare una rivendicazione nei confronti dell'altra metà, quella occidentale, dell'Impero. Anche questo Impero Romano d'Oriente si è esteso ulteriormente verso il nord, fin dentro il mondo slavo, e si è creato un proprio mondo, greco-romano, che si differenzia rispetto all'Europa latina dell'occidente in virtù di una diversa liturgia, una diversa costituzione ecclesiastica, una diversa scrittura, e in virtù della rinuncia al latino come comune lingua insegnata.
Certamente ci sono anche sufficienti elementi unificanti, che possono fare dei due mondi un unico, comune continente: in primo luogo la comune eredità della Bibbia e della Chiesa antica, la quale del resto in entrambi i mondi rinvia aldilà di se stessa verso un'origine che ora giace al di fuori dell'Europa, e cioè in Palestina; inoltre la stessa comune idea di Impero, la comune comprensione di fondo della Chiesa e quindi anche la comunanza delle fondamentali idee del diritto e degli strumenti giuridici; infine io menzionerei anche il monachesimo, che nei grandi sommovimenti della storia è rimasto l'essenziale portatore non solamente della continuità culturale, bensì soprattutto dei fondamentali valori religiosi e morali, degli orientamenti ultimi dell'uomo, e in quanto forza pre-politica e sovra-politica divenne portatore delle sempre nuovamente necessarie rinascite.
Tra le due Europe, pur in mezzo alla comunanza dell'essenziale eredità ecclesiale, c'è tuttavia ancora una profonda differenza, alla cui importanza ha accennato specialmente Endre von Ivanka: a Bisanzio Impero e Chiesa appaiono quasi identificati l'uno con l'altro; l'imperatore è capo anche della Chiesa. Egli intende se stesso come rappresentante di Cristo, e in collegamento con la figura di Melchisedek, che era al tempo stesso re e sacerdote (Gen 14,18), porta dal VI secolo il titolo ufficiale di «re e sacerdote». Per il fatto che a partire da Costantino l'imperatore se ne era andato via da Roma, nell'antica capitale dell'Impero poté svilupparsi la posizione autonoma del vescovo di Roma come successore di Pietro e pastore supremo della Chiesa; qui già dall'inizio dell'era costantiniana viene insegnata una dualità di potestà: imperatore e papa hanno in effetti potestà separate, nessuno dispone della totalità. Il papa Gelasio I (492-496) ha formulato la visione dell'Occidente nella sua famosa lettera all'imperatore Anastasio e ancor più chiaramente nel suo quarto trattato, dove egli di fronte alla tipologia bizantina di Melchisedek sottolinea che l'unità delle potestà sta esclusivamente in Cristo: «questi infatti, a causa della debolezza umana (superbia!), ha separato per i tempi successivi i due ministeri, affinché nessuno si insuperbisca» (c. 11). Per le cose della vita eterna gli imperatori cristiani hanno bisogno dei sacerdoti (pontifices), e questi a loro volta si attengono, per il corso temporale delle cose, alle disposizioni imperiali. I sacerdoti devono seguire nelle cose mondane le leggi dell'imperatore insediato per ordine divino, mentre questi deve sottomettersi nelle cose divine al sacerdote. Con ciò è introdotta una separazione e distinzione delle potestà, la quale divenne di massima importanza per il successivo sviluppo dell'Europa, e che per così dire ha posto i fondamenti di ciò che è propriamente tipico dell'Occidente.
Poiché da ambo le parti di contro a tali delimitazioni rimase vivo sempre l'impulso alla totalità, la brama di porre il proprio potere al di sopra dell'altro, questo principio di separazione è divenuto anche la sorgente di infinite sofferenze. Come esso debba essere vissuto correttamente e concretizzato politicamente e religiosamente rimane un problema fondamentale anche per l'Europa di oggi e di domani.
2. La svolta verso l'epoca moderna
Se in base a quanto sin qui detto possiamo considerare il sorgere dell'impero carolingio da una parte, e la continuazione dell'impero romano a Bisanzio e la sua missione verso i popoli slavi dall'altra parte come la vera e propria nascita del continente Europa, l'inizio dell'epoca moderna significa per ambedue le Europe una svolta, un cambiamento radicale, che concerne sia l'essenza di questo continente, sia i suoi contorni geografici.
Nel 1453 Costantinopoli venne conquistata dai Turchi. O.Hiltbrunner commenta questo evento in maniera laconica: «gli ultimi ... dotti emigrarono... verso l'Italia e trasmisero agli umanisti del Rinascimento la conoscenza dei testi originali greci; ma l'Oriente sprofondò nell'assenza di cultura». Questa affermazione può essere formulata in maniera un po' troppo rozza, poiché in effetti anche il regno della dinastia degli Osman aveva la sua cultura; ma è vero che la cultura greco-cristiana, europea, di Bisanzio trovò con ciò la sua fine. Così una delle due ali dell'Europa rischiò in tal modo di scomparire, ma l'eredità bizantina non era morta: Mosca dichiara se stessa come la terza Roma, fonda ora un proprio patriarcato sulla base dell'idea di una seconda translatio imperii e si presenta dunque come una nuova metamorfosi del Sacrum Imperium - come una propria forma di Europa, che tuttavia rimase unita con l'Occidente e si orientò sempre più verso di esso, fino a che Pietro il Grande tentò di farla diventare un paese occidentale. Questo spostamento verso nord dell'Europa bizantina portò con sé il fatto che ora anche i confini del continente si misero in movimento ampiamente verso oriente. La fissazione degli Urali come frontiera è oltremodo arbitraria, in ogni caso il mondo a oriente di essi diventò sempre più una specie di sottostruttura dell'Europa, né Asia né Europa, essenzialmente forgiato dal soggetto Europa, senza partecipare però esso stesso del suo carattere di soggetto: oggetto, e non portatore esso stesso della sua storia. Forse con ciò è definita, tutto sommato, l'essenza di uno stato coloniale.
Possiamo dunque, a riguardo dell'Europa bizantina, non occidentale, all'inizio dell'epoca moderna, parlare di un duplice evento: da una parte vi è il dissolvimento dell'antica Bisanzio con la sua continuità storica nei confronti dell'Impero Romano; dall'altra parte questa seconda Europa ottiene con Mosca un nuovo centro e amplia i suoi confini verso oriente, per erigere infine in Siberia una specie di pre-struttura coloniale.
Contemporaneamente possiamo constatare anche in occidente un duplice processo con notevole significato storico. Una grande parte del mondo germanico si distacca da Roma; sorge una nuova, illuminata forma di cristianesimo, cosicché attraverso l'occidente scorre d'ora in poi una linea di separazione, la quale forma chiaramente anche un limes culturale, un confine tra due diverse modalità di pensare e di rapportarsi. Certo c'è anche all'interno del mondo protestante una frattura, in primo luogo tra luterani e riformati, ai quali si associano metodisti e presbiteriani, mentre la chiesa anglicana tenta di formare una via di mezzo tra cattolici ed evangelici; a ciò si aggiunge poi anche la differenza tra cristianesimo sotto la forma di una chiesa di stato, che diventa contrassegno dell'Europa, e chiese libere, che trovano il loro spazio di rifugio nel Nordamerica, sulla qual cosa dovremo tornare a parlare.
Facciamo attenzione in primo luogo al secondo evento, che caratterizza essenzialmente la situazione dell'epoca moderna di quella che un tempo era l'Europa latina: la scoperta dell'America. All'allargamento verso est dell'Europa in virtù della progressiva estensione della Russia verso l'Asia corrisponde la radicale uscita dell'Europa fuori dai suoi confini geografici, verso il mondo che sta aldilà dell'Oceano, che ora riceve il nome di America; la suddivisione dell'Europa in una metà latino-cattolica e una metà germanico-protestante si trasferisce e si ripercuote su questa parte della terra occupata dall'Europa. Anche l'America diventa in un primo tempo una Europa allargata, una colonia, ma essa si crea contemporaneamente con il sommovimento dell'Europa ad opera della Rivoluzione Francese il suo proprio carattere di soggetto: dal XIX secolo in poi essa, sebbene forgiata nel profondo dalla sua nascita europea, sta tuttavia di fronte all'Europa come un soggetto proprio.
Nel tentativo di conoscere la più profonda, interiore identità dell'Europa attraverso lo sguardo sulla storia abbiamo adesso preso in osservazione due fondamentali svolte storiche: come prima la dissoluzione del vecchio continente mediterraneo ad opera del continente del Sacrum Imperium, collocato più verso nord, in cui si forma a partire dall'epoca carolingia la Europa come mondo occidentale-latino; accanto a questo la continuazione della vecchia Roma a Bisanzio, con il suo protendersi verso il mondo slavo. Come secondo passo avevamo osservato la caduta di Bisanzio e il conseguente spostamento da una parte dell'Europa verso nord e verso est dell'idea cristiana di impero, e dall'altra parte l'interna divisione dell'Europa in un mondo germanico-protestante e un mondo latino-cattolico, e oltre a ciò la fuoriuscita verso l'America, a cui si trasferisce questa divisione e che alla fine si costituisce come un soggetto storico proprio, che sta di fronte all'Europa. Ora noi dobbiamo porci davanti agli occhi una terza svolta, il cui fanale ben visibile fu formato dalla Rivoluzione Francese. È vero che il Sacrum Imperium come realtà politica già a partire dal tardo Medioevo era concepito in dissolvimento ed era divenuto sempre più fragile anche come valida e indiscussa interpretazione della storia, ma soltanto adesso questa cornice spirituale va in frantumi anche formalmente, questa cornice spirituale senza cui l'Europa non avrebbe potuto formarsi. Questo è un processo di portata considerevole, sia dal punto di vista politico, sia da quello ideale. Dal punto di vista ideale questo significa che la fondazione sacrale della storia e dell'esistenza statuale viene rigettata : la storia non si misura più in base ad un'idea di Dio ad essa precedente e che le dà forma; lo Stato viene oramai considerato in termini puramente secolari, fondato sulla razionalità e sul volere dei cittadini.
Per la prima volta in assoluto nella storia sorge lo Stato puramente secolare, che abbandona e mette da parte la garanzia divina e la normazione divina dell'elemento politico , considerandole come una visione mitologica del mondo e dichiara Dio stesso come affare privato, che non fa parte della vita pubblica e della comune formazione del volere. Questa viene ora vista solamente come un affare della ragione, per la quale Dio non appare chiaramente conoscibile: religione e fede in Dio appartengono all'ambito del sentimento, non a quello della ragione. Dio e la sua volontà cessano di essere rilevanti nella vita pubblica.
In questa maniera sorge, con la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX, un nuovo tipo di scisma, la cui gravità noi percepiamo ora sempre più nettamente. Esso non ha in tedesco alcun nome, poiché qui si è ripercosso più lentamente. Nelle lingue latine viene delineato come divisione tra cristiani e laici. Questa lacerazione negli ultimi due secoli è penetrata nelle nazioni latine come una frattura profonda, mentre il cristianesimo protestante in un primo tempo ebbe vita facile nel concedere spazio alle idee liberali e illuministe all'interno di sé, senza che la cornice di un ampio consenso cristiano di fondo dovesse in tal modo venir distrutta. L'aspetto di politica realistica della dissoluzione dell'antica idea di impero consiste in questo, che ora definitivamente le nazioni, gli stati che sono divenute identificabili come tali in virtù della formazione di ambiti linguistici unitari, appaiono come i veri e unici portatori della storia, e dunque ottengono un rango che ad essi in precedenza non spettava così tanto. La drammaticità esplosiva di questo soggetto storico ora plurale si mostra nel fatto che le grandi nazioni europee si sapevano depositarie di una missione universale, che necessariamente doveva portare a conflitti fra di loro, il cui impatto mortale noi abbiamo dolorosamente sperimentato nel secolo ora trascorso.
3. L'universalizzazione della cultura europea e la sua crisi
Infine dobbiamo qui considerare ancora un ulteriore processo, con cui la storia degli ultimi secoli trapassa chiaramente in un mondo nuovo. Se la vecchia Europa precedente all'epoca moderna nelle sue due metà aveva conosciuto essenzialmente solo un dirimpettaio, con il quale doveva confrontarsi per la vita e per la morte, ossia il mondo islamico; se la svolta dell'epoca moderna aveva portato l'allargamento verso l'America e in parti dell'Asia senza propri grandi soggetti culturali, così ora ha luogo la fuoriuscita verso i due continenti sinora toccati solo marginalmente : l'Africa e l'Asia, che adesso parimenti si tentò di trasformare in succursali dell'Europa, in colonie. Fino ad un certo punto questo è anche riuscito, in quanto adesso anche Asia e Africa inseguono l'ideale del mondo forgiato dalla tecnica e del suo benessere, cosicché anche là le antiche tradizioni religiose entrano in una situazione di crisi e strati di pensiero puramente secolare dominano sempre più la vita pubblica.
Ma c'è anche un effetto contrario: la rinascita dell'Islam non è solo collegata con la nuova ricchezza materiale dei paesi islamici, bensì è anche alimentata dalla consapevolezza che l'Islam è in grado di offrire una base spirituale valida per la vita dei popoli, una base che sembra essere sfuggita di mano alla vecchia Europa, la quale così, nonostante la sua perdurante potenza politica ed economica, viene vista sempre più come condannata al declino e al tramonto.
Anche le grandi tradizioni religiose dell'Asia, soprattutto la sua componente mistica che trova espressione nel buddismo, si elevano come potenze spirituali di contro ad un'Europa che rinnega le sue fondamenta religiose e morali. L'ottimismo circa la vittoria dell'elemento europeo, che Arnold Toynbee poteva sostenere ancora all'inizio degli anni sessanta, appare oggi stranamente superato: «di 28 culture che noi abbiamo identificato ... 18 sono morte e nove delle dieci rimaste - di fatto tutte tranne la nostra - mostrano che esse sono già colpite a morte». Chi ripeterebbe oggi ancora le stesse parole? E in generale - cos'è la nostra cultura, che è ancora rimasta? La cultura europea è forse la civiltà della tecnica e del commercio diffusa vittoriosamente per il mondo intero? O non è questa forse piuttosto nata in maniera post-europea dalla fine delle antiche culture europee? Io vedo qui una sincronia paradossale: con la vittoria del mondo tecnico-secolare post-europeo, con l'universalizzazione del suo modello di vita e della sua maniera di pensare, si collega in tutto il mondo, ma specialmente nei mondi strettamente non- europei dell'Asia e dell'Africa, l'impressione che il mondo di valori dell'Europa, la sua cultura e la sua fede, ciò su cui si basa la sua identità, sia giunto alla fine e sia propriamente già uscito di scena; che adesso sia giunta l'ora dei sistemi di valori di altri mondi, dell'America pre-colombiana, dell'Islam, della mistica asiatica.
L'Europa, proprio in questa ora del suo massimo successo, sembra diventata vuota dall'interno, paralizzata in un certo qual senso da una crisi del suo sistema circolatorio, una crisi che mette a rischio la sua vita, affidata per così dire a trapianti, che poi però non possono che eliminare la sua identità. A questo interiore venir meno delle forze spirituali portanti corrisponde il fatto che anche etnicamente l'Europa appare sulla via del congedo.
C'è una strana mancanza di voglia di futuro. I figli, che sono il futuro, vengono visti come una minaccia per il presente; essi ci portano via qualcosa della nostra vita, così si pensa. Essi non vengono sentiti come una speranza, bensì come un limite del presente. Il confronto con l'Impero Romano al tramonto si impone: esso funzionava ancora come grande cornice storica, ma in pratica viveva già di quelli che dovevano dissolverlo, poiché esso stesso non aveva più alcuna energia vitale.
Con questo siamo giunti ai problemi del presente. Circa il possibile futuro dell'Europa ci sono due diagnosi contrapposte. C'è da una parte la tesi di Oswald Spengler, il quale credeva di poter fissare per le grandi espressioni culturali una specie di legge naturale: c'è il momento della nascita, la crescita graduale, la fioritura di una cultura, il suo lento appesantirsi, l'invecchiamento e la morte. Spengler arricchisce la sua tesi in modo impressionante, con documentazioni tratte dalla storia delle culture, in cui si può intravedere questa legge del decorso naturale. La sua tesi era che l'Occidente sarebbe giunto alla sua epoca finale, che corre inesorabilmente incontro alla morte di questo continente culturale, nonostante tutti i tentativi di scongiurarla. Naturalmente l'Europa può trasmettere i suoi doni ad una cultura nuova emergente, come è già accaduto nei precedenti declini di una cultura, ma in quanto soggetto essa ha ormai il suo tempo di vita alle sue spalle.
Questa tesi bollata come biologistica ha trovato appassionati oppositori nel tempo tra le due guerre mondiali specialmente in ambito cattolico; in maniera impressionante le si è mosso contro anche Arnold Toynbee, certo con postulati che oggi trovano poco ascolto. Toynbee mette in luce la differenza tra progresso materiale-tecnico da una parte, e dall'altra progresso reale, che egli definisce come spiritualizzazione. Egli ammette che l'Occidente - il mondo occidentale - si trova in una crisi, la cui causa egli la vede nel fatto che dalla religione si è decaduti al culto della tecnica, della nazione, del militarismo. La crisi significa per lui, ultimamente: secolarismo.
Se si conosce la causa della crisi, si può indicare anche la via della guarigione: deve essere nuovamente introdotto il fattore religioso, di cui fa parte secondo lui l'eredità religiosa di tutte le culture, ma specialmente quello «che è rimasto del cristianesimo occidentale». Alla visione biologistica si contrappone qui una visione volontaristica, che punta sulla forza delle minoranze creative e sulle personalità singole eccezionali.
La domanda che si pone è: è giusta questa diagnosi? E se sì - è in nostro potere introdurre nuovamente il momento religioso, in una sintesi di cristianesimo residuale ed eredità religiosa dell'umanità? Ultimamente la questione tra Spengler e Toynbee rimane aperta, perché noi non possiamo vedere nel futuro. Ma indipendentemente da ciò si impone il compito di interrogarci su che cosa può garantire il futuro, e su che cosa è in grado di continuare a far vivere l'interiore identità dell'Europa attraverso tutte le metamorfosi storiche. O ancora più semplicemente: che cosa anche oggi e domani promette di donare la dignità umana e un'esistenza conforme ad essa.
Per trovare una risposta a ciò dobbiamo gettare lo sguardo ancora una volta dentro il nostro presente e al tempo stesso tener presenti le sue radici storiche. In precedenza eravamo rimasti fermi, in effetti, alla Rivoluzione Francese e al XIX secolo. In questo tempo si sono sviluppati soprattutto due nuovi modelli europei. Ecco qui allora nelle nazioni latine il modello laicistico: lo Stato è nettamente distinto dagli organismi religiosi, che sono attribuiti all'ambito privato. Lo Stato stesso rifiuta un fondamento religioso e si sa fondato solamente sulla ragione e sulle sue intuizioni. Di fronte alla fragilità della ragione questi sistemi si sono rivelati fragili e facili a cadere vittima delle dittature; essi sopravvivono, propriamente, solo perché parti della vecchia coscienza morale continuano a sussistere anche senza i precedenti fondamenti e rendono possibile un consenso morale di base. Dall'altra parte, nel mondo germanico, esistono in maniera differenziata i modelli di Chiesa di Stato del protestantesimo liberale, nei quali una religione cristiana illuminata, essenzialmente concepita come morale - anche con forme di culto garantite dallo Stato - garantisce un consenso morale e un fondamento religioso ampio, al quale le singole religioni non di Stato devono adeguarsi. Questo modello in Gran Bretagna, negli stati scandinavi e in un primo tempo anche nella Germania dominata dai prussiani ha garantito per lungo tempo una coesione statuale e sociale. In Germania, tuttavia, il crollo del cristianesimo di Stato prussiano ha creato un vuoto, che poi parimenti si offrì come spazio vuoto per una dittatura. Oggi le chiese di Stato sono dappertutto cadute vittima del logoramento: da corpi religiosi che sono derivazioni dello Stato non proviene più alcuna forza morale, e lo Stato stesso non può creare forza morale, ma la deve invece presupporre e costruire su di essa.
Tra i due modelli si collocano gli Stati Uniti del Nord-America, che da una parte - formatisi sulla base delle chiese libere - prendono le mosse da un rigido dogma di separazione, dall'altra parte, aldilà delle singole denominazioni, vengono plasmati tuttavia da un consenso di fondo cristiano-protestante non forgiato in termini confessionali, il quale si collegava con una particolare coscienza della missione, nei confronti del resto del mondo, di tipo religioso e così dava al fattore religioso un significativo peso pubblico, che in quanto forza pre-politica e sovra-politica poteva essere determinante per la vita politica. Certo non ci si può nascondere che anche negli Stati Uniti il dissolvimento dell'eredità cristiana avanza incessantemente, mentre al tempo stesso il rapido aumento dell'elemento ispanico e la presenza di tradizioni religiose provenienti da tutto il mondo cambia il quadro. Forse si deve qui osservare anche che gli Stati Uniti promuovono ampiamente la protestantizzazione dell'America Latina e quindi il dissolvimento della Chiesa cattolica ad opera di forme di chiese libere, per la convinzione che la Chiesa cattolica non potrebbe garantire un sistema politico ed economico stabile, in quanto dunque fallirebbe come educatrice delle nazioni, mentre ci si aspetta che il modello delle chiese libere renderà possibile un consenso morale e una formazione democratica della volontà pubblica, simili a quelli caratteristici degli Stati Uniti. Per complicare ulteriormente il quadro si deve ammettere che oggi la Chiesa cattolica forma la più grande comunità religiosa negli Stati Uniti, che essa nella sua vita di fede sta decisamente dalla parte dell'identità cattolica, che però i cattolici a riguardo del rapporto tra Chiesa e politica hanno recepito le tradizioni delle chiese libere, nel senso che proprio una Chiesa non confusa con lo Stato garantisce meglio le fondamenta morali del tutto, cosicché la promozione dell'ideale democratico appare come un dovere morale profondamente conforme alla fede. In una posizione simile si può vedere a buon diritto una prosecuzione, adeguata ai tempi, del modello di papa Gelasio, di cui ho parlato sopra.
Torniamo all'Europa. Ai due modelli di cui parlavo prima se ne è aggiunto ancora nel XIX secolo un terzo, ossia il socialismo, che si suddivise presto in due diverse vie, quella totalitaria e quella democratica. Il socialismo democratico è stato in grado, a partire dal suo punto di partenza, di inserirsi all'interno dei due modelli esistenti, come un salutare contrappeso nei confronti delle posizioni liberali radicali, le ha arricchite e corrette. Esso si rivelò qui anche come qualcosa che andava al di là delle confessioni: in Inghilterra esso era il partito dei cattolici, che non potevano sentirsi a casa loro né nel campo protestante-conservatore, né in quello liberale. Anche nella Germania guglielmina il centro cattolico poteva sentirsi più vicino al socialismo democratico che alle forze conservatrici rigidamente prussiane e protestanti. In molte cose il socialismo democratico era ed è vicino alla dottrina sociale cattolica, in ogni caso esso ha considerevolmente contribuito alla formazione di una coscienza sociale.
Il modello totalitario, invece, si collegava con una filosofia della storia rigidamente materialistica e ateistica: la storia viene compresa deterministicamente come un processo di progresso che passa attraverso la fase religiosa e quella liberale per giungere alla società assoluta e definitiva, in cui la religione come relitto del passato viene superata e il funzionamento delle condizioni materiali può garantire la felicità di tutti. L'apparente scientificità nasconde un dogmatismo intollerante: lo spirito è prodotto della materia; la morale è prodotto delle circostanze e deve venir definita e praticata a seconda degli scopi della società; tutto ciò che serve a favorire l'avvento dello stato finale felice è morale. Qui il capovolgimento dei valori che avevano costruito l'Europa è completo. Ancor più, qui si realizza una frattura nei confronti della complessiva tradizione morale dell'umanità: non ci sono più valori indipendenti dagli scopi del progresso, tutto può, in un dato momento, essere permesso e persino necessario, può essere morale nel senso nuovo del termine. Anche l'uomo può diventare uno strumento; non conta il singolo, ma unicamente il futuro diventa la terribile divinità che dispone sopra tutti e sopra tutto.
I sistemi comunisti frattanto sono naufragati innanzitutto per il loro falso dogmatismo economico. Ma si trascura troppo volentieri il fatto che essi sono naufragati , più a fondo ancora, per il loro disprezzo dei diritti umani, per la loro subordinazione della morale alle esigenze del sistema e alle sue promesse di futuro. La vera e propria catastrofe che essi hanno lasciato alle loro spalle non è di natura economica; essa consiste nell'inaridimento delle anime, nella distruzione della coscienza morale. Io vedo come un problema essenziale della nostra ora per l'Europa e per il mondo questo, che non viene mai contestato il naufragio economico, e perciò i vetero-comunisti sono diventati senza esitazione liberali in economia; invece la problematica morale e religiosa, di cui propriamente si trattava, viene quasi completamente rimossa. Pertanto la problematica lasciata dietro di sé dal marxismo continua a esistere anche oggi: il dissolversi delle certezze primordiali dell'uomo su Dio, su se stessi e sull'universo - la dissoluzione della coscienza dei valori morali intangibili, è ancora e proprio adesso nuovamente il nostro problema e può condurre all'autodistruzione della coscienza europea, che dobbiamo cominciare a considerare - indipendentemente dalla visione del tramonto di Spengler - come un reale pericolo.
4. A che punto siamo oggi?
Così ci troviamo davanti alla questione: come devono andare avanti le cose? Nei violenti sconvolgimenti del nostro tempo c'è un'identità dell'Europa, che abbia un futuro e per la quale possiamo impegnarci con tutto noi stessi? Non sono preparato per entrare in una discussione dettagliata sulla futura Costituzione europea. Vorrei soltanto brevemente indicare gli elementi morali fondanti, che a mio avviso non dovrebbero mancare.
Un primo elemento è l'"incondizionatezza" con cui la dignità umana e i diritti umani devono essere presentati come valori che precedono qualsiasi giurisdizione statale. Questi diritti fondamentali non vengono creati dal legislatore, né conferiti ai cittadini, «ma piuttosto esistono per diritto proprio, sono da sempre da rispettare da parte del legislatore, sono a lui previamente dati come valori di ordine superiore». Questa validità della dignità umana previa ad ogni agire politico e ad ogni decisione politica rinvia ultimamente al Creatore: solamente Egli può stabilire valori che si fondano sull'essenza dell'uomo e che sono intangibili. Che ci siano valori che non sono manipolabili per nessuno è la vera e propria garanzia della nostra libertà e della grandezza umana; la fede cristiana vede in ciò il mistero del Creatore e della condizione di immagine di Dio che egli ha conferito all'uomo.
Ora oggi quasi nessuno negherà direttamente la precedenza della dignità umana e dei diritti umani fondamentali rispetto ad ogni decisione politica; sono ancora troppo recenti gli orrori del nazismo e della sua teoria razzista. Ma nell'ambito concreto del cosiddetto progresso della medicina ci sono minacce molto reali per questi valori: sia che noi pensiamo alla clonazione, sia che pensiamo alla conservazione dei feti umani a scopo di ricerca e di donazione degli organi, sia che pensiamo a tutto quanto l'ambito della manipolazione genetica - la lenta consunzione della dignità umana che qui ci minaccia non può venir misconosciuta da nessuno. A ciò si aggiungono in maniera crescente i traffici di persone umane, le nuove forme di schiavitù, l'affare dei traffici di organi umani a scopo di trapianti. Sempre vengono addotte finalità buone, per giustificare quello che non è giustificabile. In questi settori ci sono nella Carta dei diritti fondamentali alcuni punti fermi di cui rallegrarsi, ma in importanti punti essa rimane troppo vaga, mentre invece proprio qui ne va della serietà del principio che è in gioco.
Riassumiamo: la fissazione per iscritto del valore e della dignità dell'uomo, di libertà, eguaglianza e solidarietà con le affermazioni di fondo della democrazia e dello stato di diritto, implica un'immagine dell'uomo, un'opzione morale e un'idea di diritto niente affatto ovvie, ma che sono di fatto fondamentali fattori di identità dell'Europa, che dovrebbero venir garantiti anche nelle loro conseguenze concrete e che certamente possono venir difesi solamente se si forma sempre nuovamente una corrispondente coscienza morale.
Un secondo punto in cui appare l'identità europea è il matrimonio e la famiglia. Il matrimonio monogamico, come struttura fondamentale della relazione tra uomo e donna e al tempo stesso come cellula nella formazione della comunità statale, è stato forgiato a partire dalla fede biblica. Esso ha dato all'Europa, a quella occidentale come a quella orientale, il suo volto particolare e la sua particolare umanità, anche e proprio perché la forma di fedeltà e di rinuncia qui delineata dovette sempre nuovamente venir conquistata, con molte fatiche e sofferenze. L'Europa non sarebbe più Europa, se questa cellula fondamentale del suo edificio sociale scomparisse o venisse essenzialmente cambiata. La Carta dei diritti fondamentali parla di diritto al matrimonio, ma non esprime nessuna specifica protezione giuridica e morale per esso e nemmeno lo definisce più precisamente. E tutti sappiamo quanto il matrimonio e la famiglia siano minacciati - da una parte mediante lo svuotamento della loro indissolubilità ad opera di forme sempre più facili di divorzio, dall'altra attraverso un nuovo comportamento che si va diffondendo sempre di più, la convivenza di uomo e donna senza la forma giuridica del matrimonio. In vistoso contrasto con tutto ciò vi è la richiesta di comunione di vita di omosessuali, che ora paradossalmente richiedono una forma giuridica, la quale più o meno deve venir equiparata al matrimonio. Con questa tendenza si esce fuori dal complesso della storia morale dell'umanità, che nonostante ogni diversità di forme giuridiche del matrimonio sapeva tuttavia sempre che questo, secondo la sua essenza, è la particolare comunione di uomo e donna, che si apre ai figli e così alla famiglia. Qui non si tratta di discriminazione, bensì della questione di cos'è la persona umana in quanto uomo e donna e di come l'essere assieme di uomo e donna può ricevere una forma giuridica. Se da una parte il loro stare assieme si distacca sempre più da forme giuridiche, se dall'altra l'unione omosessuale viene vista sempre più come dello stesso rango del matrimonio, siamo allora davanti ad una dissoluzione dell'immagine dell'uomo, le cui conseguenze possono solo essere estremamente gravi.
Il mio ultimo punto è la questione religiosa. Non vorrei entrare qui nelle discussioni complesse degli ultimi anni, ma mettere in rilievo solo un aspetto fondamentale per tutte le culture: il rispetto nei confronti di ciò che per l'altro è sacro, e particolarmente il rispetto per il sacro nel senso più alto, per Dio, cosa che è lecito supporre di trovare anche in colui che non è disposto a credere in Dio. Laddove questo rispetto viene infranto, in una società qualcosa di essenziale va perduto. Nella nostra società attuale grazie a Dio viene multato chi disonora la fede di Israele, la sua immagine di Dio, le sue grandi figure. Viene multato anche chiunque vilipendia il Corano e le convinzioni di fondo dell'Islam. Laddove invece si tratta di Cristo e di ciò che è sacro per i cristiani, ecco che allora la libertà di opinione appare come il bene supremo, limitare il quale sarebbe un minacciare o addirittura distruggere la tolleranza e la libertà in generale. La libertà di opinione trova però il suo limite in questo, che essa non può distruggere l'onore e la dignità dell'altro; essa non è libertà di mentire o di distruggere i diritti umani.
C'è qui un odio di sé dell'Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l'Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. L'Europa, per sopravvivere, ha bisogno di una nuova - certamente critica e umile - accettazione di se stessa, se essa vuole davvero sopravvivere. La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multiculturalità non può sussistere senza costanti in comune, senza punti di orientamento a partire dai valori propri. Essa sicuramente non può sussistere senza rispetto di ciò che è sacro. Di essa fa parte l'andare incontro con rispetto agli elementi sacri dell'altro, ma questo lo possiamo fare solamente se il sacro, Dio, non è estraneo a noi stessi. Certo, noi possiamo e dobbiamo imparare da ciò che è sacro per gli altri, ma proprio davanti agli altri e per gli altri è nostro dovere nutrire in noi stessi il rispetto davanti a ciò che è sacro e mostrare il volto di Dio che ci è apparso - del Dio che ha compassione dei poveri e dei deboli, delle vedove e degli orfani, dello straniero; del Dio che è talmente umano che egli stesso è diventato un uomo, un uomo sofferente, che soffrendo insieme a noi dà al dolore dignità e speranza.
Se non facciamo questo, non solo rinneghiamo l'identità dell'Europa, bensì veniamo meno anche ad un servizio agli altri che essi hanno diritto di avere. Per le culture del mondo la profanità assoluta che si è andata formando in Occidente è qualcosa di profondamente estraneo. Esse sono convinte che un mondo senza Dio non ha futuro. Pertanto proprio la multiculturalità ci chiama a rientrare nuovamente in noi stessi.
Come andranno le cose in Europa in futuro non lo sappiamo. La Carta dei diritti fondamentali può essere un primo passo, un segno che l'Europa cerca nuovamente in maniera cosciente la sua anima. In questo bisogna dare ragione a Toynbee, che il destino di una società dipende sempre da minoranze creative. I cristiani credenti dovrebbero concepire se stessi come una tale minoranza creativa e contribuire a che l'Europa riacquisti nuovamente il meglio della sua eredità e sia così a servizio dell'intera umanità.

Natività

 Oggi sul “Corriere” è uscito un bellissimo articolo di D’Avenia (me l’ha inviato Anna, sentendovi un riverbero di quando le spiegavo Leopardi in vista del suo esame di Maturità, nel 1989). Lo propongo integralmente, evidenziandone in maiuscolo alcune parti per l’eventuale lettura veloce. 

Faccio tre mini premesse e una integrazione:

1. Ombelico, bilìco (in tanti dialetti), bìlico (in Italiano): lì sta l’evidenza che non ci siamo fatti da soli. Vertiginosa evidenza, in bìlico sull’abisso del Mistero…

2. …allora capiamo meglio perché “La vita è meravigliosa” è uno dei quattro film più amati da papa Leone. E magari, in attesa di rivederlo, potremmo ascoltare “Meraviglioso” di Modugno.

3. La “Natività” di Lorenzo Lotto è – che io sappia – l’unico caso in cui al neonato Gesù Bambino non è stato ancora tagliato il cordone ombelicale.

4. Mini integrazione. A corredo del post pubblico l'intero e un dettaglio di questo capolavoro di Lorenzo Lotto. La tradizione apocrifa parla di due levatrici presenti la notte della Natività: Sebel si fidò del racconto di Giuseppe e della verginità di Maria prima e durante il parto; Salomè invece non si fido e volle “toccare con mano”, ma le sue mani si rattrappirono. Eccola, con le due mani chiuse a pugno e inaridite. Allora pregò intensamente, come mai le era accaduto prima. Ed ecco apparirle un angelo del Signore, che le disse: «Salomè, Salomè! Il Signore ti ha esaudito: accosta la tua mano al bambino e prendilo su, e te ne verrà salute e gioia». E subito “guarì”. Una “legenda”, questa, che prefigura all’inizio dei 33 anni ciò che davvero accadrà a Tommaso alla fine.


Ed ecco l’articolo di D’Avenia:

Il 4 dicembre di 50 anni fa moriva la filosofa ebrea HANNAH ARENDT, autrice di queste righe: «IL CORSO DELLA VITA UMANA DIRETTO VERSO LA MORTE CI CONDURREBBE ALLA ROVINA E ALLA DISTRUZIONE SE NON FOSSE PER LA FACOLTÀ DI INTERROMPERLO E DI INIZIARE QUALCOSA DI NUOVO, UNA FACOLTÀ CHE CI RICORDA CHE GLI UOMINI, ANCHE SE DEVONO MORIRE, NON SONO NATI PER MORIRE MA PER INCOMINCIARE» (Vita activa - La condizione umana). Era il 1958, bisognava fare i conti con il più grande cimitero a cielo aperto della storia umana costruito dai totalitarismi e partire da nuove basi: “IL MIRACOLO CHE PRESERVA IL MONDO DALLA SUA NATURALE ROVINA È IN DEFINITIVA IL FATTO DELLA NATALITÀ, in cui è radicata la facoltà di agire”. 

Arendt non usa nascita ma NATALITÀ per riferirsi alla capacità umana di introdurre l'inatteso nella storia, di cui il nascere è il primo atto. Dal momento che in italiano natalità fa pensare soltanto alla demografia, mi servirei di “NATIVITÀ”, da noi usato per la nascita di Cristo, perché dà il giusto peso al concetto di “INIZIO”: SARESTI POTUTO NON ESSERCI E INVECE CI SEI, QUESTO CAMBIA LA STORIA. COME SAREBBE IL MONDO SE TU NON FOSSI NATO? QUALE NOVITÀ SEI E FAI SOLO TU? PER CAPIRLO CONSIGLIO DI RIGUARDARE LA VITA È MERAVIGLIOSA DI FRANK CAPRA, IN CUI A GEORGE BAILEY, CHE VUOLE SUICIDARSI, VIENE CONCESSO DI VEDERE IN ANTICIPO COME ANDREBBE IL MONDO SENZA DI LUI: CHE COSA CAMBIEREBBE SE TU NON CI FOSSI? Questo manca nella nostra cultura e quindi nell'educazione: non ci si percepisce come iniziatori ma come consumatori. Abbiamo bisogno di “natività”: come recuperarla?

Arendt si ispira a un passo di Agostino: “Creatus est homo ut esset initium” (Confessioni XI, 31: “L'uomo è stato creato per essere un inizio”), in cui riflette sulla creazione del tempo da parte di un Dio fuori dal tempo, sostenendo che l'uomo è causa del tempo proprio perché nasce, inizia ad esserci. PERSINO DIO, nella narrazione cristiana, NASCE, E COSÌ DÀ UN NUOVO CORSO ALLA STORIA DA DENTRO LA STORIA, come è dato fare a tutti e ciascuno di noi. 

Nascere è divino. Ma QUANDO QUESTA FIDUCIA NELLA “NATIVITÀ” DIVENTA DEBOLE, ALLORA LA MORTE DIVENTA UNA PASSIONE, come nella storia è accaduto a tutte le culture in crisi. Lo mostrano oggi guerre e riarmi, il tasso di suicidi dei giovani (seconda causa di morte in Occidente), la crisi della natalità e la distruzione del creato. Il recente suicidio delle GEMELLE KESSLER racconta che la gioia di cui erano simbolo era provvisoria quanto uno spettacolo. Lo aveva intuito Leopardi nel suo Dialogo tra la Moda e la Morte in cui la prima scopre di essere sorella minore della seconda. Qual è invece la sorella minore della “natività”? Non ciò che passa, la moda, ma ciò resta, la vita. Qualche giorno fa ho contemplato al Museo diocesano di Milano l'opera in esposizione per Natale, una BELLISSIMA NATIVITÀ DI LORENZO LOTTO, abitualmente alla Pinacoteca Nazionale di Siena, raccontata da una prospettiva curiosa: il bagno di Gesù Bambino.

Il quadro (1521) del geniale e inquieto pittore rinascimentale lascia da parte architetture complesse e regine in drappi eleganti, e RAPPRESENTA LA QUOTIDIANITÀ DI UNA CASA CONTADINA (allora l'artista lavorava a Bergamo): UNA LEVATRICE, UN UOMO SGOMENTO, UNA DONNA CHE IN UN ANGOLO RISCALDA UN PANNO, UNA TAZZA CON IL CUCCHIAIO, IL PAIOLO DELLA POLENTA USATO COME VASCHETTA, IL BAMBINO NUDO CHE SI RITRAE DALL'ACQUA FREDDA E HA ANCORA, DETTAGLIO PIÙ UNICO CHE RARO, UN PEZZETTO DEL CORDONE OMBELICALE. AL CENTRO della scena (il quadro nel tempo si è rovinato ed è stato tagliato celandone il vero fulcro geometrico) C'È IL VOLTO LUMINOSO E GIOIOSO DELLA GIOVANE MADRE.

È il bagno di un neonato, niente di più, eppure è un capolavoro che ha 500 anni. Perché? Perché CI FA VEDERE LO STRAORDINARIO DELL'ORDINARIO, la “natività” di ciascuno è un miracolo, cambia il corso della storia. IL CORDONE OMBELICALE LO RICORDA CON REALISMO SCANDALOSO: SE CI GUARDIAMO LA PANCIA SCOPRIAMO DI NON ESSERCI FATTI DA SOLI come crede l'eroe del nostro tempo, il self-made man, l'uomo della potenza, che non crede di aver ricevuto nulla e quindi tutto consuma. 

Nella narrazione evangelica infatti nessuno si accorge della nascita di DIO, perché non c'è niente di straordinario, e proprio questo è straordinario: È NATO, HA L'OMBELICO, FA IL COMPLEANNO, COME TUTTI NOI. Una cultura costruita sulla natività è piena di energia vitale perché ha fiducia nell'azione umana come capacità di dare inizio a una storia nuova, sempre Agostino diceva che non sono i tempi a essere buoni o cattivi, ma noi. E quel bambino ha infatti cambiato la storia se siamo ancora qui a festeggiare. GUARDARSI L'OMBELICO, IN SENSO LETTERALE, AIUTA A POSIZIONARSI: NON SONO APPARSO DAL NULLA, SONO STATO DATO A ME E AL MONDO, HO RICEVUTO LA VITA PER FARE ALTRA VITA, SONO UN INIZIO. 

Ma di che cosa? Festeggiare il Natale (la “natività”), credenti o no, significa ricordarsi che SIAMO FATTI PER COMINCIARE E NON PER FINIRE, PER DARE LA VITA e non per lottare contro la morte. Siamo esseri che sanno di dover morire, ma ancora di più che sanno di dover nascere: si nasce una prima volta il giorno del parto ma poi bisogna nascere continuamente dando inizio a cose che solo noi possiamo inaugurare e nessuno al posto nostro.

SE I GRECI PRIVILEGIAVANO L'OMBRA INTENDENDO CON “I MORTALI” GLI UOMINI, NOI, PRIVILEGIANDO (IL VENIRE AL-) LA LUCE, DOVREMMO CHIAMARCI “I NATALI”, CIOÈ COLORO CHE, PER IL FATTO DI ESSER NATI, SONO CHIAMATI A NASCERE DI PIÙ E A FAR NASCERE DI PIÙ. Il Natale è l'unico compleanno in cui i regali non si fanno al festeggiato ma agli invitati, perché è il compleanno di tutti i compleanni: un Dio che dà la vita agli uomini, non vuole la loro. 

Una cultura della natività non rende il bambino un idolo (cosa che serve in realtà all'egoismo e al compiacimento dell'adulto), ma il protagonista di un inizio, cioè lo vuole consapevole e quindi responsabile della vita ricevuta perché ne faccia altra, e non ne sia un mero consumatore come vedo fare a tanti bambini e adolescenti che vivono come se tutto fosse dovuto e non donato. Per questo una ragazza che fa il bagno al suo bambino può essere il soggetto di UN CAPOLAVORO COME QUELLO DI LOTTO, perché CONTIENE CIÒ CHE C'È DA SAPERE SULLA VITA PER FARNE UN'OPERA D'ARTE: PERCHÉ SEI VENUTO AL MONDO? DI CHE COSA SEI INIZIO? QUALE TEMPO SI INAUGURA CON TE? SE TU SPARISSI CHE COSA MANCHEREBBE ALLA STORIA UMANA? Tu, che natale sei?

https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/25_dicembre_08/che-natale-sei-7ee0e3f8-de2b-4f64-92bc-e96065e0exlk.shtml?fbclid=PAdGRzdgOjdopleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZA81NjcwNjczNDMzNTI0MjcAAacUCvQ_GPYddRfqqiPcLCqiGq6XpPI5lm3eySYAwnSfDWJcA6pThci1GjQfaA_aem_fQZxqzUn_j5eYP73nbKmbQ=

Essere e non apparire

 UNO SGUARDO VERSO IL CIELO

Oggi ricordiamo la luminosa figura di Pavel Aleksandrovič Florenskij assassinato dal regime sovietico l'8 dicembre 1937.


«Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, ... quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete».

«Essere e non apparire, costruire una disposizione d'animo chiara e trasparente, una percezione del mondo integrale, e coltivare con attenzione e in modo disinteressato il pensiero... Non fare nulla in modo approssimativo, senza persuasione, senza provare gusto per quel che stai facendo. Nell'approssimazione si può perdere la propria vita!».

lunedì 8 dicembre 2025

L'uomo

 “L'uomo non potrà mai essere uguale ad un animale: o si eleva e diventa migliore, o sprofonda in basso e diventa molto peggiore.”

Vladimir Sergeevic Solov’ëv, “La giustificazione del bene”

domenica 7 dicembre 2025

prego per perdere molte cose.

 Fu chiesto ad un cristiano:

Cosa ottieni pregando Dio regolarmente?

Lui rispose:

In genere non prego per guadagnare qualcosa ma prego per perdere molte cose.

E ha citato tutto ciò che ha perso pregando regolarmente Dio:

Ho perso il mio orgoglio.

Ho perso la mia arroganza.

Ho perso il mio egoismo.

Ho perso le mie paure.

Ho perso l'impazienza, la disperazione e lo scoraggiamento.

Dovremmo più spesso pregare,

non per guadagnare qualcosa, 

ma per perdere cose che non ci permettono di crescere spiritualmente.

La preghiera educa, fortifica e guarisce.

La preghiera è il canale che ci collega direttamente con Dio. 🙏

martedì 2 dicembre 2025

il vero disturbo è l'indifferenza

 Troppa anima fa rumore in un mondo che preferisce il silenzio emotivo. Chi prova troppo, chi sente troppo, chi non sa fingere normalità diventa subito 'sbagliato', 'malato', 'strano'. Ma forse il vero disturbo è l'indifferenza. L’anima, quella vera, non è mai comoda. Non è fatta per piacere a tutti, ma per scuotere.


Albert Camus, "Caligola"

I nuovi barbari

 <Stiamo vivendo al tempo delle

invasioni barbariche. I barbari questa

volta non sono persone, sono cose.

Sono gli oggetti che abbiamo creduto

di possedere e che ci possiedono;

sono lo sviluppo produttivo che

doveva essere al nostro servizio e di

cui stiamo diventando schiavi; sono i

mezzi di diffusione del nostro

pensiero che cercano di impedirci di

continuare a pensare; sono

l'abbondanza dei beni che non ci dà

l'agio del benessere ma l'ansia del

consumo forzato; sono la febbre

edilizia che sta imponendo un volto

mostruoso a tutti i luoghi che ci

erano cari; sono la finta pienezza

delle nostre giornate in cui amicizie

affetti amori appassiscono come

piante senz'aria e in cui si spegne sul

nascere ogni colloquio, con gli altri e

con noi stessi.>



(Italo Calvino, I beatniks e il sistema

1962)

domenica 30 novembre 2025

Streghe e inquisizione

 Inquisizione e caccia alle streghe: l’Italia si salvò grazie alla Chiesa

Ultimissime

11 Nov 2025

inquisizione streghe


Cosa dicono gli studiosi sulla caccia alle streghe e sull’Inquisizione? Quante streghe furono mandate al rogo in Italia? Dati e dichiarazioni che nessuno cita.


 


Inquisizione e streghe, un binomio che da sempre stuzzica anticlericali e storiografi dilettanti.


I quotidiani ci vanno a nozze, è accaduto ieri su “Il Fatto Quotidiano” con lo scrittore Massimo Novelli che, occupandosi di politica esterna è riuscito a parlare del «libro nero e criminale dell’Inquisizione».


Il motivo? La caccia alle streghe, scrive Novelli, che sarebbe avvenuta ai danni dei Valdesi: accuse che, «quasi sempre, portavano al rogo». Dati? Numeri? Statistiche? Ci mancherebbe altro!


Novelli si limita a dire che furono «tante» le donne condannate alla pena capitale per stregoneria. Ma l’unica che riesce a portare come esempio è Margherita di Saluzzo-Cardè che fu arrestata per idee eretiche e poi le fu «concessa la libertà».

Gli articoli che odorano di mitologia anticlericale si sentono da lontano, e non solo per l’assenza di fonti bibliografiche.


La Chiesa nel Medioevo negava la stregoneria

Non c’entra essere credenti o no, piuttosto conta essere preparati sul tema. E’ pieno di storici e studiosi (spesso rigorosamente laici) da consultare per avere un quadro reale su streghe e Inquisizione.

Si può partire da Adriano Prosperi, tra i maggiori esperti italiani, secondo cui «le autorità cattoliche non solo furono sollecite nel negare la realtà del sabba ma furono anche particolarmente miti nel trattare l’universo intero della superstizione e la stregoneria in specie»1.


Anzi, aggiunse l’eminente storico, «gli studi storici hanno mostrato senza ombra di dubbio che» se la caccia alle streghe in Italia e Spagna fu un fenomeno quasi inesistente lo si deve «proprio grazie all’atteggiamento assunto dalle autorità ecclesiastiche»2.


Già dalla fine del I secolo, con il Canon episcopi (906 d.C.), la Chiesa negava l’esistenza delle streghe sostenendo che «chiunque è così stupido e folle da credere a storie tanto fantasiose è da considerarsi un infedele, perché ciò deriva da un’illusione del demonio»3.


 


I vescovi salvavano la vita alle streghe

Marina Montesano, ordinario di Storia medievale all’Università di Messina, ha sottolineato infatti che la «posizione ufficiale della Chiesa» era «di considerare queste credenze come semplici “superstizioni” piuttosto che vere minacce»4.


Seguono varie documentazioni in cui la storica elenca gli interventi papali verso re e principi con la richiesta di salvaguardare la vita alle donne accusate di aver scatenato tempeste o diffuso pestilenze5.


Così anche i vescovi come Giovanni di Salisbury che nel “Policraticus” chiede di «rifiutarsi di ascoltare tali bugie e non pensare mai a follie e sciocchezze del genere»6.


Per tutto il Medioevo, scrive l’antropologo britannico Norman Cohn, «fu l’élite colta che, in nome della dottrina cristiana, rifiutò l’esistenza delle streghe notturne mentre la gente comune continuava a credervi. La Chiesa negò questa credenza e la condannò come superstizione pagana».


 


L’inizio della caccia alle streghe

Il problema delle streghe nacque con l’avvento dell’umanesimo e con i grossi cambiamenti sociali ed economici alla fine del Medioevo. Le tesi dei catari sull’immenso potere di Satana e del suo controllo degli affari mondani, ha spiegato Brian Levack (University of Texas) 7, docente di Storia all’Università del Texas, condizionarono profondamente i popoli ma anche molti ecclesiastici.


Iniziò così a prendere piede il collegamento tra stregoneria e satanismo. Pur, specifica Andrea Del Col (Università degli Studi di Trieste), «senza il diretto avvallo di un documento papale»8.


Per Brian Levack la vera «condizione necessaria» per l’emergere delle caccia alle streghe in Europa fu la nascita dello Stato moderno: «Se lo Stato non avesse acquisito un immenso potere giudiziario, che si manifestò con l’adozione del processo inquisitorio e che fu rivolto sia contro i traditori che contro le streghe con effetti ugualmente devastanti, la caccia non si sarebbe mai verificata»9.


Fu così che iniziarono i primi processi, a seguito di denunce di persone rimaste realmente danneggiate da rituali “magici”: «I malefici erano realmente praticati», ha spiegato Norman Cohn, «alcune donne hanno davvero cercato di ferire o uccidere le persone o animali, distruggere raccolti o proprietà, con mezzi occulti»10.


 


Quante streghe morte per l’Inquisizione in Italia?

Ed eccoci ai casi di esecuzioni di “streghe”, in Europa eseguiti dai tribunali secolari e in Italia da quelli ecclesiastici.


Restando nel Belpaese, dal 1400 a parte del 1500 furono emesse circa 260 condanne di morte, il 38% di tutti i processi istituiti (22% degli uomini ed il 40% delle donne)11.


Lo storico Andrea Del Col precisa che «nonostante gli interventi e le inchieste da parte del nunzio pontificio, di altri vescovi e di commissari del papa, altri processi ebbero luogo fino al 1521»12.


Oggi riteniamo giustamente che anche una sola condanna a morte fosse troppa, ma i numeri indicano circa 2,5 esecuzioni all’anno nel secolo più cruento. Siamo lontanissimi dallo sterminio immaginato dalla cultura popolare.


Questi dati, ormai indubitabili, hanno spinto uno studioso notoriamente laico come Peter Godman (Università di Tubinga) a domandarsi:


«L’Italia fu risparmiata dalla caccia alle streghe che durante la Riforma infuriò nel Sacro Romano Impero e, più tardi, in Svezia, Polonia, Boemia e Ungheria. Ciò accadde forse perché la Chiesa cattolica, nonostante le critiche dei suoi detrattori, si rivelò più umana delle autorità dei Paesi nordici?»13

Molta di questa narrazione distopica deriva anche dal protestantesimo che ha cercato di affibbiare alla chiesa cattolica la responsabilità dell’inquisizione. Poi la società secolarizzata ha pensato bene di cavalcare l’onda ed usarla come argomento per portare avanti la loro “fede” materialista.i 

sabato 29 novembre 2025

PROTOCOLLO PER DEBELLARE LA PROTEINA SPIKE

 PROTOCOLLO PER DEBELLARE LA PROTEINA SPIKE CONTENUTA NEI VACCINI NATURALMENTE QUESTO PROTOCOLLO È COPIATO


PROTOCOLLO DEL DOTT. PETER MC CULLOUGH

CARDIOLOGO DI FAMA MONDIALE.


Il protocollo Base (durata: 3-12 mesi):


Nattochinasi 


(proteolitico, trombolitico, antiaterosclerotico).


 È un enzima contenuto nel Natto, derivato dalla soia. Partecipa alla proteolisi della proteina Spike del SARS-CoV-2, degradando anche il recettore ACE2. Esplica inoltre questa attività senza indurre effetti citotossici nell’ambiente cellulare. Nattochinasi è stato ampiamente utilizzato come integratore cardiovascolare in Giappone per le sue proprietà antiaterosclerotiche e antitrombotiche. Dosaggio: 2000 UF (100 mg) per via orale, due volte al giorno.


Bromelina


 (proteolitico, anti-infiammatorio, anticoagulante).


 È un enzima proteolitico, ossia in grado di agevolare la scomposizione delle proteine in amminoacidi. La bromelina presenta azioni immunomodulatorie uniche: la sottoregolazione della prostaglandina proinfiammatoria PGE-2 attraverso l’inibizione di NF-kB e COX-2; la sovraregolazione dell’antinfiammatorio PGE-1; l’attivazione di mediatori infiammatori (interleuchina 1b, interleuchina-6, tumor necrosis factor-a e interferone-g come risposta acuta a stress cellulare, ma anche inibizione dei mediatori dell’infiammazione negli stati di evidente produzione di citochine; modulazione della risposta delle cellule T in vitro e in vivo; e potenziamento delle cellule T dipendenti dalle risposte anticorpali delle cellule B antigene-specifiche. Dosaggio: 500 milligrammi per via orale, una volta al giorno.


Curcumina 


(antivirale, anti-infiammatorio, anti-fibrotico).


 La curcumina è un polifenolo e modula l’infiammazione nelle infezioni virali attraverso l’inibizione delle citochine attraverso molteplici fattori di trascrizione. Inoltre, la curcumina inibisce l’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE), modulando la sintesi dell’angiotensina II e promuovendo la fibrinolisi e il processo anticoagulante. Studi precedenti hanno dimostrato che la curcumina impedisce l’ingresso del SARS-CoV-2 nelle cellule bloccando i siti di legame proteico e i ligandi cellulari (recettori ACE-2 e TMPRSS-2) e con tale meccanismo riduce la replica del virus. Dosaggio: 500 milligrammi di nano-curcumina per via orale, due volte al giorno.

Ovviamente non è consigliato il fai da te, dato che il protocollo potrebbe non essere adatto a chiunque quindi si suggerisce di farsi seguire da un medico competente in materia.


Infatti, I sanitari dovrebbero riconoscere che questa combinazione ha significativi effetti anticoagulanti che saranno potenzialmente controbilanciati dagli effetti pro-coagulanti della proteina ​​Spike.


Gli utilizzatori dovrebbero essere monitorati per possibili complicazioni emorragiche, incluse facilità alla formazione di lividi, sanguinamento della mucosa nasale e gastrointestinale.


 


Fonte: Peter I Parry, et al. ‘Spikeopathy’: COVID-19 Spike Protein Is Pathogenic, from Both Virus and Vaccine mRNA. Biomedicines. 2023 Aug 17;11(8):2287.


McCullough, Peter A; et al. Clinical Rationale for SARS-CoV-2 Base Spike Protein Detoxification in Post COVID-19 and Vaccine Injury Syndromes. Journal of American Physicians and Surgeons: 28 pp. 90-94 (3). August 25, 2023

Scintillexnon faville

 "Nella vita non dobbiamo fare faville, non dobbiamo fare scintille, dobbiamo fare luce. E la luce è bella non sul palcoscenico del mondo tra le mille luci che offuscano la nostra, ma nel silenzio e nel buio, per far si che la nostra luce risplenda e sia visibile".

don Tonino Bello