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mercoledì 28 marzo 2018

Ecco l’interstizio, il nuovo organo tra i più grandi del corpo umano





Ecco l’interstizio, il nuovo organo tra i più grandi del corpo umano
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di Cristina Marrone
Si profila una rivoluzione per l’atlante dell’anatomia umana. È stato infatti identificato (e riconosciuto come organo a sé) l’interstizio (nome scientifico interstitium) tra i più grandi del corpo umano: si trova diffuso in tutto l’organismo, sotto la pelle e nei tessuti che rivestono l’apparato digerente, i polmoni, i vasi sanguigni e i muscoli. È formato da cavità interconnesse piene di liquido e sostenute da fibre di collagene ed elastina. Agisce come un vero e proprio ammortizzatore, ma la sua presenza potrebbe spiegare anche molti fenomeni biologici come la diffusione dei tumori, l’invecchiamento della pelle, le malattie infiammatorie degenerative e perfino il meccanismo d’azione dell’agopuntura.
Promosso a nuovo organo
A indicarlo è lo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports dall’Università di New York e dal Mount Sinai Beth Israel Medical Centre. I ricercatori, mediante una particolare tecnica, hanno visualizzato questa nuova struttura anatomica che tiene insieme i vari distretti corporei. Per decenni l’interstizio è stato etichettato come semplice «tessuto connettivo» ed è rimasto «invisibile» nella sua complessità a causa dei metodi usati per esaminarlo al microscopio, che lo facevano apparire erroneamente denso e compatto. Ora invece ha conquistato una sua nuova dignità, tanto da essere promosso nuovo organo. Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports.
La tecnica con cui è stato osservato l’interstizio
La vera natura dell’interstizio è stata osservata per la prima volta grazie ad una nuova tecnica di endomicroscopia confocale laser, che consente di vedere al microscopio i tessuti vivi direttamente dentro il corpo, senza doverli prelevare e poi fissare su un vetrino. Impiegata su alcuni pazienti malati di tumore che dovevano essere sottoposti a chirurgia per rimuovere pancreas e dotto biliare, la tecnica ha permesso di osservare la reale struttura dell’interstizio, che è stato poi riconosciuto anche in tutte le altre parti del corpo sottoposte a continui movimenti e pressioni. «Questa scoperta ha il potenziale per determinare grandi progressi in medicina, inclusa la possibilità di usare il campionamento del fluido interstiziale come potente strumento diagnostico», spiega Neil Theise, docente di patologia all’Università di New York.
La diffusione dei tumori
Il continuo movimento di questo fluido potrebbe spiegare perché i tumori che invadono l’interstizio si diffondono più velocemente nel corpo: drenato dal sistema linfatico, questo sistema di cavità interconnesse è la «sorgente» da cui nasce la linfa, vitale per il funzionamento delle cellule immunitarie che generano l’infiammazione. Inoltre, le cellule che vivono in questi spazi e le fibre di collagene che li sostengono cambiano con il passare degli anni e potrebbero contribuire alla formazione delle rughe, all’irrigidimento delle articolazioni e alla progressione delle malattie infiammatorie legate a fenomeni di sclerosi e fibrosi. Il reticolato di proteine che sostiene l’interstizio, infine, potrebbe generare correnti elettriche quando si piegano, seguendo il movimento di organi e muscoli, e per questo potrebbe giocare un ruolo nelle tecniche di agopuntura.

giovedì 22 marzo 2018

IL PADRE NOMINA SUNT SUBSTANTIA RERUM

IL PADRE
NOMINA SUNT SUBSTANTIA RERUM
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La parola italiana "padre" deriva dal latino "pater", che a sua volta deriva dal termine sanscrito "pati" che significa "recinto di protezione".

"Padre" quindi deriva da "recinto", in quanto il padre è colui che protegge.
Egli delimita anzitutto un limite, un argine, un confine oltre il quale non si può andare. Tutto ciò non va visto come una costrizione, un impedimento che ci opprime o che, peggio ancora, ci priva della nostra libertà, ma come quelle mura di protezione robuste, sicure, solide, affidabili, che ci difendono e ci proteggono dalle minacce e dagli attacchi che provengono dall'esterno. E' un argine finalizzato al nostro bene, perché al di là di esso potremmo imbatterci da soli nei pericoli del mondo.
Il padre, quindi, è l'autorità che stabilisce i no, le regole da rispettare per non rischiare di valicare il limite di ciò che è lecito, buono e giusto.
Quelle regole sono volte al nostro bene, perché ci preservano dai pericoli assicurati.
Come prima, la regola non è una privazione della nostra libertà, anzi ne è il suo pieno compimento, perché garantisce l'ordine nel creato e l'armonia nella nostra vita.
Ma un recinto di protezione è anche tutto ciò contro cui si abbattono i colpi dei nemici scagliati dall'esterno pur di non danneggiare quanto di prezioso è custodito al suo interno.

Il padre, dunque, è la cinta muraria che sa sacrificarsi per la sua famiglia, che sa soffrire, che sa combattere, che sa dare la sua vita, che è pronto a incassare i colpi provenienti dall'esterno, pur di preservare indenni la sua regina e i suoi figli.
Se infatti la madre insegna ai propri figli come vivere, il padre insegna loro come morire.

Il segreto di una famiglia felice è in questa immagine: un padre che governa e protegge la famiglia, una madre che custodisce la vita e l'unità.

mercoledì 21 marzo 2018

21 MARZO : San Nicola di Flue




21 MARZO : San Nicola di Flue
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DAMMI TUTTO CIO' CHE MI CONDUCE A TE Santi, santità, santificazione. Tre semplici parole, molto usate naturalmente in ambito ecclesiale ma non solo. Parole bollate come desuete, non moderne (o post moderne), dal significato molto vario, ma che comunque non lasciano nessuno tranquillo nelle proprie abitudini e convinzioni. Il parlare di santi e di santità non è molto “in”, per non dire fastidioso o addirittura tabù. Ve lo immaginate un “talk show” alla nostra TV, pubblica o commerciale in questo non fa differenza, che in prima serata parlasse di santi, di come essere santi, dell’importanza di esserlo... I grandi programmatori della nostre serate davanti alla Tv non ci pensano nemmeno. Motivo: non farebbe “audience”. Purtroppo. Il sentire parlare o leggere la vita di un santo dei primi secoli o anche di questo secolo appena trascorso (pensiamo a San Padre Pio di Pietrelcina o alla prossima beata Madre Teresa di Calcutta) ci fa fare un involontario esame di coscienza dal punto di vista cristiano o anche semplicemente umano. Sì perché i santi o le sante erano veri uomini e vere donne, che proprio perché hanno vissuto il loro essere discepoli di Cristo fino in fondo e con totalità, sono diventate allo stesso tempo uomini e donne in pienezza (almeno dal punto di vista dell’antropologia cristiana). Non sono quindi uomini e donne per una sola stagione. Il loro ricordo sfida l’usura del tempo.
Chi sono i santi? A questa domanda così impegnativa ha risposto, nelle pagine di Famiglia Cristiana, anche la famosa scrittrice italiana Susanna Tamaro. Ecco le sue riflessioni:
«Ma chi sono davvero i santi?
Domanda spaventosamente enorme, che ci rimanda ad una ancora più grande: Che cos’è la santità?
Innanzitutto chiariamo una cosa. Nei santi non c’è niente di molle o di svenevolo, perché il santo, prima di ogni altra cosa, è una persona che va “contro”, e dunque non può assolutamente essere un debole.
Le immagini della devozione popolare, purtroppo, ne danno spesso un’idea fuorviante. Bisogna leggere le loro vite. Solo così possiamo renderci conto della loro vitalità, del loro anticonformismo, della totale solitudine e della profonda disperazione che li può attanagliare. I santi non sono i primi della classe, persone baciate da una specie di superiorità, grazie alla quale riescono a vivere protetti dal mondo, senza sforzi. Al contrario i santi vivono con il massimo sforzo e, al tempo stesso, con il massimo abbandono. Sforzo e abbandono sembrano contraddirsi, ma non è così. Lo sforzo è nella lotta contro il male, l’abbandono è alla carità, all’Amore che li ha generati»
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Da padre di famiglia a monaco

La definizione di santità di Susanna Tamaro appena citata sembra riferirsi in special modo al santo che vi propongo per il mese di marzo: San Nicola di Flue. Un santo svizzero, uno dei pochi in verità. Ma molto significativo non solo per i contemporanei del XV secolo ma anche per noi oggi. Nicola di Flue non fu certamente un debole, uno remissivo, un rinunciatario della vita, uno a rimorchio dell’ambiente socio culturale. Non si è lasciato vivere, ma ha vissuto. Non si è lasciato condizionare ma ha condizionato gli altri per cause giuste e coraggiose. Ha costruito con coscienza e responsabilità la propria esistenza ed il proprio essere al mondo situato nella Svizzera di quel secolo. Ha saputo andare “contro” il pensare e fare della massa, pensando in proprio ed esponendosi con coraggio per affermare i propri ideali cristiani di pace e di riconciliazione. Ha sperato e optato più per il dialogo, quando l’opinione più comune era di lasciare parlare le armi. Meno dialogo e più azione, dicevano gli altri. Ma lui ribadiva che se c’era il vero e paziente dialogo non c’era bisogno dell’azione (armata). Ha saputo vivere la propria solitudine, senza la decostruzione mentale che ci può essere quando questa non è sorretta da forti convinzioni e da una intenzionalità limpida radicata in Dio. Sforzo e abbandono, scrive Susanna Tamaro. Due elementi presenti in modo significativo nella vita di Nicola di Flue. Particolarmente negli ultimi vent’anni della vita (che coincidono con la sua vita in solitudine) coniugò in maniera egregia il suo abbandono a Dio e all’Amore di Cristo, fino a vivere solo in Lui e di Lui, cioè solo di Eucarestia, che rimane anche oggi il segno e il sacramento vertice dell’amore di Cristo per noi e per tutto il mondo.
Nicola era nato in Svizzera, a Flue nell’Obwald, nel 1417, lo stesso anno del Concilio di Costanza, che aveva posto fine al grande scisma dell’Occidente, suscitando speranze di riforma nella cristianità. Speranze, ahimè effimere, perché “nella cristianità del tempo, legata ad un ordine feudale ormai in declino, si stava allargando il solco fra istituzioni ecclesiastiche attaccate ai loro poteri e una società civile sempre più consapevole della sua autonomia; fra le autorità indegne o incapaci e il popolo dei fedeli; fra una teologia scolastica fossilizzata e una nuova corrente spirituale che poneva l’accento sulla pietà personale” (Ph. Baud).
Sul versante politico la piccola Confederazione elvetica era alla ricerca di una propria identità, politica e commerciale. In questo ambiente politico ed ecclesiale, attraversato da grave crisi, maturò la vocazione di Nicola, mediante un cammino per lo meno sconcertante. A 50 anni smise di fare il contadino e il padre di famiglia e si ritirò in solitudine, come un monaco. Prima aveva vissuto l’esperienza matrimoniale e familiare, sposando Dorotea dalla quale ebbe ben 10 figli. Tutto bene in questa esperienza, ma dentro di lui c’era una lotta interiore. Sentiva che Dio lo chiamava, e lo invitava a lasciare tutto: famiglia, campi esicurezze terrene. Certo della chiamata, chiese il permesso alla moglie e ai figli più grandi di ritirarsi in solitudine. Ebbene la “sua carissima sposa” (come egli la chiamerà sempre) e i figli maggiori glielo accordarono. Era libero di seguire questa chiamata interiore alla preghiera e alla penitenza. Destinazione? L’Alsazia, per unirsi agli Amici di Dio (Gottesfreunde) ivi fiorenti. Era questa la volontà di Dio? Lo seppe da Dio stesso, ma indirettamente. Non dalla voce di qualche illustre teologo o esegeta, ma... dalla voce di un contadino al quale aveva esposto i propri progetti di vita ritirata. Nel Vangelo si dice che lo Spirito soffia dove e quando e su chi vuole. Anche su un contadino, non certo istruito. Come avvenne nel 1467 per il Nostro. Questi disse a Nicola che in nessun luogo poteva servire Dio che non fosse in mezzo al suo popolo. Nicola lo accolse come un segno. Non pensò più all’Alsazia, e ritornò con discrezione tra la sua gente, in una valle solitaria non lontano da casa sua. Viveva così in solitudine, nella preghiera e nella povertà e penitenza. La sua fama di santità si sparse subito in tutta la Confederazione. Questa era dovuto anche al fatto straordinario che Nicola viveva solo di Eucarestia. Nessun altro cibo come venne naturalmente verificato. Era una grazia di Dio oltre a varie visioni di cui Egli gli fece dono. In solitudine sì, ma non estraneo e indifferente alle sorti dei suoi concittadini. Questi infatti lo chiamarono come arbitro per evitare una guerra fratricida nel 1481. E Bruder Klaus (fratello Nicola) come veniva ormai chiamato portò il suo messaggio di pace, di dialogo, di ricerca del bene comune. Per Nicola “la misericordia in tutte le cose vale più della giustizia” e la “saggezza è il più amabile dei beni”. “La pace è sempre in Dio, perché Dio è la pace e la pace non può essere distrutta”. E poi incitava i suoi connazionali dicendo con forza: “Cercate dunque di mantenere la pace”. Per questa sua mediazione riuscita e la sua testimonianza di pace e di concordia, Bruder Klaus è considerato come il “Padre della patria”, oggi si direbbe in modo bipartisan, cioè da cattolici e da protestanti. Interessante per questo motivo è il giudizio che di lui diede Zwingli (1484-1531) uno dei fondatori del protestantesimo svizzero (insieme a Calvino). Anni dopo la sua morte affermò di Nicola: “Dovete sapere senz’altro ciò che il pio Fratello Nicola di Flue ha detto a proposito della Confederazione. Quest’ultima non ha altro oppressore da respingere che l’egoismo, ovvero l’interesse personale. L’egoismo: ecco il nemico”.
Nicola, il santo eremita, che viveva solo di Eucarestia e del ricordo della Passione di Cristo, morì nel 1487. Aveva 70 anni, e 20 di essi li aveva passati in solitudine dal mondo, ma pregando per il mondo contribuendo così alla sua salvezza.
MARIO SCUDU

BEATA ALEXANDRINA DA COSTA, Salesiana Cooperatrice:LAMPADA ARDENTE


BEATA ALEXANDRINA DA COSTA, Salesiana Cooperatrice:LAMPADA ARDENTE



Il 30 marzo 1904, cento anni fa, a Balasar (Portogallo) nasce Alexandrina da Costa. Cresce in una giovinezza singolarmente pura e pia, in cui Gesù è davvero tutto per lei. Ma la svolta della sua vita avviene attorno ai 20 anni.
Aveva solo 14 anni ed era una bella ragazza, quando per sfuggire a tre uomini, penetrati nella sua casa per insidiarla, si era buttata dalla finestra per salvare la sua purezza.
Non guarì più dal terribile colpo subìto e, ventenne, si trovò paralizzata nel suo letto, per la mielite alla spina dorsale.

Una vita singolare

A questo punto, la sua esistenza sale verso l’alto, secondo la chiamata di Gesù, che la vuole per una via tutta sua.
Nella solitudine della sua cameretta, ella diventa l’angelo consolatore di Gesù presso tutti i tabernacoli del mondo e, contemporaneamente, ostia con Gesù Ostia divina, la Vittima immolata per la salvezza delle anime.
Nel suo corpo e nella sua anima, Alexandrina vive misticamente l’agonia e la passione di Nostro Signore, dal Getsemani alla Crocifissione sul Calvario, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle profanazioni contro di Lui eucaristico.
Non potendo andare in chiesa ad adorare il Santissimo Sacramento e a partecipare alla Santa Messa, dal suo letto ella diventa adoratrice di giorno e di notte con il suo cuore e la sua mente presso tutti i Tabernacoli della terra, e si unisce con fede e con amore senza limiti al Sacrificio di Gesù ripresentato su tutti gli altari.
Gesù, attraverso i suoi direttori spirituali, di cui l’ultimo sarà il salesiano Don Umberto Pasquale,e Lui stesso direttamente, la guida in modo singolare all’offerta di tutta se stessa, per mezzo di una voce interiore, e nelle estasi, piuttosto frequenti, Gesù le dice:

«Faccio in modo che tu viva solo di me, per mostrare al mondo il valore e la potenza dell’Eucaristia, che è la vita mia per le anime».

Per lunghi anni, Alexandrina si nutrì solo dell’Eucaristia, senza alcun altro cibo.

«Parla alle anime, figlia mia, parla loro del Rosario e dell’Eucaristia. Il Rosario, il Rosario! L’Eucaristia, il mio Corpo e il mio Sangue!».

Tra le mura della sua cameretta, Alexandrina diventa cooperatrice salesiana, sicura che lo stile salesiano di apostolato in mezzo alla gioventù può essere vissuto anche nell’offerta sacrificale con il Crocifisso, come aveva pure insegnato Don Bosco e avevano vissuto in modo singolare i salesiani come Don Augusto Czartoryski, Don Luigi Variara, Beati e Don Andrea Beltrami.

Nel silenzio della sua stanzetta, mentre sale a Dio la sua offerta, vera oblatio munda con Gesù, ella riceve folle di persone che accoglie sempre sorridendo, nonostante le grandi sofferenze che ininterrottamente vive nel corpo e nello spirito.
A loro dona luce, gioia e senso cristiano della vita: avvengono così prodigi di conversioni in numerose persone che dall’incredulità si avvicinano a Gesù, mentre altre passano a una vita più fervente.
Anche il Papa Pio XI si interessa al suo caso e incarica il canonico Emanuele Percira Vilar, di esaminare l’ammalata di Balasar. Lei gli chiede con insistenza di consacrare il mondo al cuore immacolato di Maria. Ma al momento nessuno comprende.
Durante un’estasi, il Signore le dice: «Io voglio la Consacrazione del mondo alla mia Madre Immacolata. Ma voglio che tutto il mondo ne sappia la ragione «perché si faccia penitenza e preghiera. È per questo che ti faccio soffrire. E dovrai soffrire ancora molto finché il Papa lo consacri». Nella stessa estasi, Alexandrina riferisce: «Vedevo una distruzione tanto grande: case che crollavano una dopo l’altra e in poco tempo tutta la terra sembrava sommersa da un grande fumo. Il Signore mi disse: Quello che vedi è quanto capiterà.

E se il mondo sarà consacrato alla Mamma del cielo?
Soltanto per lei potrà essere salvato, ma solo se il mondo farà penitenza e si convertirà».
Era la notte fra il 24 e il 25 aprile 1938, quando Alexandrina ebbe questa estasi.
Nella primavera del 1942 il Signore le disse:

«Non ti alimenterai più sulla terra. Il tuo cibo sarà la mia Carne». Iniziò allora lo straordinario digiuno che durò fino alla morte. I medici esaminarono scientificamente il caso. «Perché non mangia?», le chiesero.
«Non mangio perché non posso; mi sento sazia, non ne ho necessità. Però ho desiderio di cibo».

Per quaranta giorni i medici sottoposero Alexandrina a uno scrupoloso esame, senza mai abbandonarla né di giorno, né di notte. Alla fine scrissero che il suo era un caso eccezionale che non trovava nessuna spiegazione anche perché il suo peso rimaneva immutato, e non c’erano variazioni né sulla temperatura, né nella respirazione, né per la pressione o il polso e che le sue facoltà mentali restavano normali, costanti e lucide.
È segnata nel suo corpo dalle stigmate, i segni della Passione di Gesù, ma pur tra atroci dolori, il suo sorriso diviene trasparenza di Cielo, irradiazione della Vita divina; tocca i cuori che escono dall’incontro con lei, portando i segni del cambiamento interiore.
È una vita singolarmente attiva, di una socialità straordinaria, la socialità massima della Croce di Cristo, che è il dono supremo, che Don Umberto Pasquale nella sua biografia ha narrato con dovizia di episodi e di particolari, narrando una vera storia d’amore, una delle più grandi meraviglie del secolo XX. Per più di trent’anni, Alexandrina rimane immobile nel suo letto, fino al 13 ottobre 1955, quando avviene il suo passaggio dalla vita terrena al Cielo.
All’alba chiede che le sia dato il crocifisso e la medaglia dell’Addolorata da baciare. Alle otto riceve ancora la Comunione. È l’ultima. Nella mattinata vengono in molti a visitarla. A un gruppo di persone raccomanda:


«Non peccate. Il mondo non vale nulla. Fate sovente la Comunione. Recitate il Rosario ogni giorno. Addio, arrivederci in Cielo».

Verso le 11 si volge al medico e gli dice con gioia: «Manca poco!». Il medico le dice:

«Non si dimentichi... preghi molto per noi». Chi le è accanto le dice: «sì, in Cielo, ma non adesso».
Lei, con un sospiro dice ancora: «Sì, in Cielo. Vado in Cielo... presto... adesso».

Alle ore 20 dà un bacio lunghissimo al Crocifisso. Ventinove minuti dopo, senza un tremito, senza un sussulto, spira.
A Oporto, nel pomeriggio del giorno 15, i fiorai rimasero tutti privi di rose bianche. Tutte vendute. Erano state inviate a Balasar: un omaggio floreale ad Alexandrina che era stata la rosa bianca di Gesù.

Alcuni messaggi

Ecco alcuni dei messaggi che Alexandrina ci ha lasciato, frutto delle sue locuzioni interiori.
«Fa’ che io sia amato – le chiede Gesù – che io sia consolato e riparato nella mia Eucaristia».
«Di’ in mio nome che a quanti faranno bene la Santa Comunione per i primi sei giovedì del mese e passeranno un’ora di adorazione davanti al mio Tabernacolo, in intima unione con Me, Io prometto loro il Cielo».
«Di’ che onorino, attraverso l’Eucaristia, le mie sante Piaghe... chi al ricordo delle mie Piaghe, unirà quello dei dolori della mia Madre benedetta e per loro chiederà grazie spirituali e corporali, ha la mia promessa che saranno accordate, a meno che non siano di danno per la loro anima».
«Parla dell’Eucaristia, che è prova del mio amore infinito, che è il mio sacrificio perenne, l’alimento celeste delle anime».
«Di’ alle anime che mi amano, che vivano unite a Me durante il loro lavoro; nelle loro case, sia di giorno che di notte, si inginocchino sovente in spirito e a capo chino dicano: “Gesù, ti adoro in ogni luogo dove abiti sacramentalmente; ti faccio compagnia per coloro che ti disprezzano; Ti amo per coloro che non Ti amano; Ti do sollievo per coloro che ti offendono. Gesù vieni nel mio cuore e prendine totalmente possesso».
«Questi momenti saranno per me di grande gioia e consolazione. Quanti crimini si commettono contro di me, nella Santissima Eucaristia!».
«Venga ben predicata e ben propagata la devozione all’Eucaristia, perché per giorni e giorni, le anime non mi visitano e non mi amano, non riparano. Non credono più che Io abito nel tabernacolo, diversamente mi farebbero compagnia, in primo luogo i miei consacrati».
«Voglio che accenda nelle anime la devozione verso l’Eucaristia. Sono tanti che pur entrando nelle chiese, neppure mi salutano e non si soffermano un momento per adorarmi».
«Lontano dal Cielo, lontano da Gesù... oh se fosse ben compreso quale tesoro racchiude il tabernacolo! È la vita, è l’amore, è la gioia, è la pace, è il Paradiso in terra. Vorrei che vi fossero tanti amici prostrati davanti al tabernacolo per non lasciar accadere tanti e tanti crimini».
Il 25 aprile 2004, il Santo Padre, Giovanni Paolo II, eleva alla gloria degli altari l’eroica cooperatrice Alexandrina da Costa.
Paolo Risso ***

*** Questo e altri 120 santi e sante e beati sono presenti nel volume di :
MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Editrice Elledici, Torino

domenica 18 marzo 2018

Il pianto della scavatrice

Il pianto della scavatrice
Pier Paolo Pasolini


    I
     
    Solo l'amare, solo il conoscere
    conta, non l'aver amato,
    non l'aver conosciuto. Dà angoscia
     
    il vivere di un consumato
    amore. L'anima non cresce più.
    Ecco nel calore incantato
     
    della notte che piena quaggiù
    tra le curve del fiume e le sopite
    visioni della città sparsa di luci,
     
    scheggia ancora di mille vite,
    disamore, mistero, e miseria
    dei sensi, mi rendono nemiche
    le forme del mondo, che fino a ieri
    erano la mia ragione d'esistere.
    Annoiato, stanco, rincaso, per neri
     
    piazzali di mercati, tristi
    strade intorno al porto fluviale,
    tra le baracche e i magazzini misti
     
    agli ultimi prati. Lì mortale
    è il silenzio: ma giù, a viale Marconi,
    alla stazione di Trastevere, appare
     
    ancora dolce la sera. Ai loro rioni,
    alle loro borgate, tornano su motori
    leggeri - in tuta o coi calzoni
     
    di lavoro, ma spinti da un festivo ardore
    i giovani, coi compagni sui sellini,
    ridenti, sporchi. Gli ultimi avventori
     
    chiacchierano in piedi con voci
    alte nella notte, qua e là, ai tavolini
    dei locali ancora lucenti e semivuoti.
     
    Stupenda e misera città,
    che m'hai insegnato ciò che allegri e
    feroci
    gli uomini imparano bambini,
     
    le piccole cose in cui la grandezza
    della vita in pace si scopre, come
    andare duri e pronti nella ressa
     
    delle strade, rivolgersi a un altro uomo
    senza tremare, non vergognarsi
    di guardare il denaro contato
     
    con pigre dita dal fattorino
    che suda contro le facciate in corsa
    in un colore eterno d'estate;
     
    a difendermi, a offendere, ad avere
    il mondo davanti agli occhi e non
    soltanto in cuore, a capire
     
    che pochi conoscono le passioni
    in cui io sono vissuto:
    che non mi sono fraterni, eppure sono
     
    fratelli proprio nell'avere
    passioni di uomini
    che allegri, inconsci, interi
     
    vivono di esperienze
    ignote a me. Stupenda e misera
    città che mi hai fatto fare
     
    esperienza di quella vita
    ignota: fino a farmi scoprire
    ciò che, in ognun, era il mondo.
     
    Una luna morente nel silenzio,
    che di lei vive, sbianca tra violenti
    ardori, che miseramente sulla terra
     
    muta di vita, coi bei viali, le vecchie
    viuzze, senza dar luce abbagliano
    e, in tutto il mondo, le riflette
     
    lassù, un po' di calda nuvolaglia.
    È la notte più bella dell'estate.
    Trastevere, in un odore di paglia
     
    di vecchie stalle, di svuotate
    osterie, non dorme ancora.
    Gli angoli bui, le pareti placide
     
    risuonano d'incantati rumori.
    Uomini e ragazzi se ne tornano a casa
    - sotto festoni di luci ormai sole -
     
    verso i loro vicoli, che intasano
    buio e immondizia, con quel passo blando
    da cui più l'anima era invasa
     
    quando veramente amavo, quando
    veramente volevo capire.
    E, come allora, scompaiono cantando

Testori, l’anarco resurrezionalista

Testori, l’anarco resurrezionalista


Il 16 marzo ricorre l’anniversario dalla morte di Giovanni Testori, poeta, drammaturgo ed editorialista del Corriere della Sera. Ecco i passaggi salienti di una conversazione con degli universitari nel marzo 1989 al Centro Culturale san Carlo di Milano. Una testimonianza inedita. E di sorprendente attualità
Marzo 13, 2003
 Giovanni Testori
La telefonata di quei quattro ragazzi
Ma non è una conversione: è una precisazione del mio povero modo di essere cristiano, a cui sono stato indotto dalla morte di mia madre. Mia madre, morendo, ha ridato peso, grembo, latte a questo mio povero modo di essere cristiano. Comunque, quando scrissi questi articoli, nessun vescovo, nessun cardinale, nessun uomo politico (della Dc) mi ha contattato. Mi hanno invece telefonato quattro ragazzi: «Siamo di Comunione e Liberazione: vorremmo parlarle». E sono venuti nel mio studio; la cosa che mi ha stupito è che non erano tutto quello che dicono essi siano. Non mi hanno mai chiesto niente: come fosse la mia povera vita, quali fossero i miei errori; ma mi hanno accolto (e io credo di averli accolti) come amici. Io non sono di Cl, voi lo sapete: sono molto vicino. Le sono vicino per una cosa sola: perché hanno questo senso dell’amicizia, questo senso dell’umanità, dell’integrità della fede, non è integralismo, checché ne scrivano, e sbagliano a scrivere così, perché scrivono per ignoranza, perché non li conoscono. Sono tutti di un pezzo, poi anche loro fanno errori, per fortuna. Però hanno questa rocciosità per quel che riguarda l’uomo (l’altro, il fratello, di qualunque idea sia, di qualunque stortura – Dio solo sa le storture che avevo ed ho io…). Loro non chiedono niente, non domandano conto di niente. Sono su questo piano di umanità. Don Giussani mi raccontava in segreto cos’è stata per lui la scoperta più abissale della sua posizione di prete e di uomo, quando subito dopo essere stato ordinato, in una delle prime confessioni, si è trovato di fronte a un giovane che, dall’altra parte del confessionale, non riusciva a dire, a parlare. E lui lo esortava: «non c’è niente che tu abbia fatto che non possa essere perdonato, che non possa essere accolto»; ma l’altro faceva fatica e don Giussani, con le parole che riesce a tirare fuori dalla sua fede, dalla sua umanità, lo invitava fraternamente. A un certo punto sente questo giovane dire: «ho ucciso un uomo». Don Giussani dice che è stato lì un attimo, un’eternità, e poi ha risposto: «Solo uno?». Poi mi diceva: «Lì ho capito cos’è la carità, la fraternità, l’amore, cos’è il perdono di cui lui è soltanto il tratto». E l’altro è scoppiato a piangere. Da allora sono diventati, credo, amici, lui è andato a confessare alle autorità il suo gesto e sono diventati amici. Io, perché sono diventato amico di quelli di Cl? Perché se io dicessi a loro tutte le porcate che ho fatto, direbbero: “solo questo?”.
Questo amore prima di tutto
Perdete pure tutto; ma non perdete questo senso “oltre tutto”, questa umanità che non si scandalizza di niente. Questo sapere che l’uomo può compiere qualunque gesto, può essere di qualunque parte, ma è prima di tutto uomo, figlio di Dio, creatura redenta da Dio diventato Uomo. Se perdiamo questo perdiamo il senso dell’incarnazione, cioè perdiamo il senso totale del nostro essere cristiani. Questa apertura, sì alla integrità, sì alla solidità, ma come mi diceva continuamente Giussani «senza carità», senza amore, anche la fede è niente. La fede è proprio questo amore: questo amore prima di tutto. Io devo ringraziare questi ragazzi (voi e quelli che c’erano prima di voi: voi siete l’ultima generazione) di questa capacità di amore, di umanità, perché arriverà il momento che la leggeranno anche quelli che oggi non la sanno leggere. Ma se anche non la leggeranno, non importa: l’importante è offrire. Siete troppo giovani per dire di diventare “maestri” di questa verità, di questo amore; però cominciate a diventare allievi, visto che il maestro lo avete: di questa capacità di apertura, di questa capacità di accogliere chiunque: anzi più è misterioso, direi, più deve essere grande l’amore. Io, ad esempio, sono chiamato, preso, affascinato da chi è nelle situazioni più terribili, più dolorose: credo che questo sia il vostro segreto…
Civile e religioso? Inseparabili. Pensate a Manzoni
Ecco un’altra cosa che dice Giussani: nel Vangelo a un certo punto Cristo dice: «Io sono la via, la verità, la vita», ma Lui dice che le altre due si possono togliere: “Io sono la vita”. E in Conversazione con la morte c’è un punto in cui si parla del “filo della vita”, ecco, questo filo della vita, che avete per la vostra fede, che è un impegno, ma è anche una responsabilità, tenetelo per voi e per gli altri, ma soprattutto per gli altri, tenendolo solo per voi non è più un filo vero…
Si dovrebbe imparare che non è separabile il civile dal religioso, il sociale dal sacro. I tre grandi lombardi, Parini, Porta, Manzoni (che addirittura vogliono togliere dalla scuola), questi tre capisaldi – di cui centrale è Manzoni, perché ha toccato come ponte tutti i problemi della storia, della verità, la centralità della fede, della religione, il problema della lingua, della giustizia, del popolo, dell’unità d’Italia, magari l’avessero fatta con i Promessi Sposi, invece l’hanno fatta con la televisione – questi tre uomini erano paritariamente civici e religiosi: se continuiamo a separarle come due cose opposte, che non nascono dalla verità del corpo e del cuore, è un rischio e un errore. Tiriamo fuori questa coscienza civile, coscienza della società: se vogliamo salvarci dal diventare oggetti fabbricabili di questo potere dobbiamo ricucire il civile dal sacro, con fatica, con il dolore del peccato. Lavorare, agire, studiare, perché si componga un’unificazione che non è diminuzione di niente, bensì un rimettere l’uomo al suo posto, cioè al centro di tutto. (…)
Cos’è il cristianesimo se non è amicizia?
Io parlo quasi sempre di disperati: io purtroppo non riesco a trovare la Speranza che, al limite, dentro la disperazione. Non mi è comodo dire questo, ma forse Lui vuole questo. Ogni volta che presumo e mi rendo calmo e speranzoso mi allontano da Lui e da voi e dal mondo e costruisco o cedo alle costruzioni del potere; in ogni caso divento astratto. Ma oggi mi sembra tutto così minacciato da non essere, che anche la carne, la carne sbagliata, anche la carne e il sangue che errano devono gridare, devono alzarsi, insorgere. Credo che il mondo e soprattutto i cristiani hanno la responsabilità e il destino, che è la sola speranza, di tentare di essere contemporaneamente insurrezionali e resurrezionali. Nel frangente di storia nel quale Dio ci ha messi non si può risorgere senza insorgere: insorgere contro ciò che si sta operando contro l’uomo creato e la creazione tutta. Qualsiasi insurrezione che non nasca da una certezza, da un bisogno e da una speranza di resurrezione cade, diventa oggi più che mai vittima e strumento del potere. C’è solo Lui, Cristo, in tutti, anche in chi non crede. Solo Lui però ha e ci dà questa capacità di essere insurrezionali e resurrezionali: è Lui che è insorto ed è risorto. In mezzo c’è la croce, c’è il dolore. Allora la speranza è una cosa terribile: grande, greve. Io non riesco a essere molto allegro: non sono felice, non sono mai stato felice, non so cosa sia la felicità. So solo cosa sia qualche volta non essere troppo porco, troppo traditore. Ma la felicità è ridere; ma quale serenità? Continua a soffrire: è duro vivere, ma è giusto vivere e passarlo e parteciparlo e renderlo attivo, insurrezionale all’interno del dolore riconosciuto e non riconosciuto che c’è. Quando io dico: «Vi sbagliate, non li conoscete, li chiamate integralisti (anche se come ho scritto su un giornale, se integralisti vuol dire integri, a me piacerebbe dire di essere integro, rispetto alla mia fede: invece non lo sono perché sono un peccatore. Però la forza vostra per cui siete diventati quello che siete e non importa se combattuti, derisi ogni tanto)» è giusto fare polemiche, insorgere, però bisogna guardare anche a chi sorride.
La passione di essere aperti a tutti e guai se vi venisse la tentazione (e questo lo dico dal limite dei miei quasi 66 anni) di chiudersi. Credo che sia la tentazione più terribile: perché un mondo così chiuso ha bisogno di chi sta spalancato: imparate da chi vi ha fondato come si fa a essere stupiti.
Io l’ho sentito da poco al telefono, per un tentativo, con il Teatro dell’Arca, di drammatizzare uno dei suoi testi fondamentali; e quando gli dicevo di alcuni brani del suo testo sentivo lo stupore che hanno solo i figli di Dio che conservano ancora qualcosa del bambino. Anche i grandi artisti, pittori, scrittori, attori, conservano qualcosa del bambino: è un’innocenza, che è il modo di sentirsi sempre figli. Allora imparate da lui a sentirvi sempre aperti, di stupirvi di chi viene, a stupirvi anche delle cattiverie, delle ingiustizie, bisogna saperle combattere perché è giusto, ma al fondo che bello se qualcuno riuscisse a pregare per chi vi e ci colpisce; non perché non ci colpisca più, ma perché trovi un po’ di serenità, un momento di quiete in cui si riconosca. Polemizzare e pregare per. Sulla barricata, ma sempre con quella carità, quell’amicizia, quell’affetto di stare lì pronti, per cui io, quando siete venuti, ho capito che c’era qualcosa che conoscevo nei miei fratelli, sorelle, ma che non conoscevo fuori. Vi ringrazio di questo incontro, di questi dieci anni, speriamo che il Signore ce ne dia altri tre, quattro, dieci, quel che saranno: riprendetemi, quando sarò da riprendere, non scandalizzatevi del mio stare tra i perduti e però riprendetemi sempre con quell’amore che non vi ha permesso di riprendermi anche quando era giusto che mi tiraste le orecchie

Isolato nell'intestino un batterio in grado di “curare” la sclerosi multipla


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La medicina si rinnova e va verso una nuova era. Inizia la "farma-microbi"


Isolato nell'intestino un batterio in grado di “curare” la sclerosi multipla
Redazione Tiscali
Un team congiunto di scienziati dell'Università dell'Iowa e della Mayo Clinic ha scoperto un tipo di batterio della flora intestinale che potrebbe essere usato come terapia contro la sclerosi multipla, avviando la medicina verso una nuova era di "farma-microbi", ovvero microrganismi usati come farmaci per curare malattie tra le più disparate, dall'autismo al Parkinson. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulle pagine della rivista Cell Reports. Si tratta di uno studio estremamente importante, perché sempre di più aumentano le evidenze sperimentali che dimostrano come i batteri che compongono la flora intestinale siano cruciali non solo per la salute del tratto digerente ma anche di tutto il resto dell'organismo: "Stiamo entrando in una nuova era della medicina - afferma l'autore del lavoro Joseph Murray - in cui useremo i microbi come farmaci per curare malattie (Murray ha coniato il farmaco 'brug' dall'unione di "bug", microbo, e drug, farmaco).

Il potente batterio si trova nella flora intestinale


Il batterio protagonista di questo studio si chiama Prevotella histicola, gli esperti lo hanno isolato da campioni di flora intestinale prelevati dall'intestino di soggetti sani e lo hanno iniettato in modelli animali di sclerosi multipla. Grazie a questa "terapia", il quadro neurologico dei topolini malati è migliorato e allo stesso tempo è diminuita nel loro organismo la concentrazione di due proteine che causano infiammazione ed aumenta la concentrazione di cellule che contrastano la malattia, cellule immunitarie come i linfociti T, "cellule dendritiche" e un tipo di "macrofago".

Possibile iniettare il batterio nei pazienti con sclerosi

Gli esperti ritengono che questi risultati siano il punto di partenza per testare il batterio su pazienti con sclerosi multipla, una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario del paziente va in tilt e distrugge la guaina isolante dei nervi, la mielina, determinando danni neurologici progressivi. Studi recenti hanno evidenziato che pazienti con sclerosi multipla presentano alterazioni della flora intestinale e, guarda caso, sono carenti o privi del batterio Prevotella histicola.

E' TROPPO BELLO VIVERE


INCONTRO CON IL DOTT. MARIO MELAZZINI:
E' TROPPO BELLO VIVERE
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Per respirare si aiuta con un ventilatore, per mangiare ha un sondino nello stomaco. Viaggia in carrozzina e dipende dagli altri. Ma questo non gli impedisce, nella sua doppia veste di medico e paziente, di far sentire con la voce che gli rimane la voglia di vivere anche con una malattia che porta alla morte.



Quanto rumore si è fatto attorno al dolore di Piergiorgio Welby, malato di sclerosi laterale amiotrofica che chiedeva di morire perché la vita, in quelle condizioni così dolorose, gli era diventata ormai insopportabile.
Ma ci sono molti altri malati di SLA che gridano il coraggio ed il diritto di vivere, anziché di morire.
Simbolo di questa lotta è Mario Melazzini, primario al Day Hospital Oncologico S. Maugeri di Pavia, colpito quattro anni fa da questa cara “ragazza”: così chiama affettuosamente la sua SLA. Una malattia neurodegenerativa che lo ha inchiodato ad una sedia a rotelle ed ha ridotto il suo corpo ad un “contenitore”, togliendogli ogni possibilità di compiere gesti volontari. Da medico, ora anche paziente, dice che il problema reale da risolvere «è l’abbandono delle famiglie e delle persone che soffrono».
Un uomo dolce, un bell’uomo, con una carriera tutta in ascesa. Dopo aver scoperto il male che lo affliggeva ha compiuto un cammino tortuoso e passando per il libro di Giobbe ha capito che la vita è un dono e come tale vale la pena viverla sempre, ad ogni costo.
«Vivere è bello, in qualsiasi modo, anche in un corpo che non sento più mio».



L’abbiamo intervistato a Verona, presso una casa famiglia della Comunità Giovanni XXIII.


Sempre impegnato in questa battaglia per la vita?


«Attorno a questa malattia c’è il più totale abbandono e me ne sono accorto quando mi sono ammalato. Questo mi ha spinto a farla conoscere. Non è una malattia solo dell’individuo ma anche della famiglia. Il malato si scontra direttamente con le problematiche che questa malattia neurodegenerativa provoca, senza venire informato in maniera corretta, non tanto sul problema, ma sulle soluzioni».


Quali sono?


«L’80% dei pazienti decede entro tre anni dal momento della diagnosi perché non è sufficientemente supportato con strumenti che facilitano la vita. Come l’aiutarsi nella respirazione con la ventilazione, che io faccio con una maschera, e con una alimentazione adeguata tramite un sondino che mi permette di condurre una vita qualitativamente accettabile».


Prima di ammalarsi che persona era?


«La mia è stata una vita dura, adesso lo è di meno. Mi sono posto degli obiettivi e li ho raggiunti dal punto di vista familiare e professionale. Ho una famiglia bellissima. Sono diventato primario oncologo a 39 anni. Ero proiettato in una tranquillità sia professionale che personale stupenda anche se non ero mai contento perché cercavo di raggiungere sempre qualcosa di più».


Quali progetti aveva?


«Dare un po’ di serenità pratica a me, ai miei figli e a mia moglie per goderci la nostra vita di coppia, dato che tante cose ce le eravamo perse. Avevo un progetto per il mio lavoro: creare un gruppo di oncologi clinici con una maggior attenzione ai bisogni dei pazienti terminali. Poi improvvisamente, a 45 anni compiuti, entrò in me questa “ragazza”».


I primi segnali della malattia?



«Strisciavo il piede sinistro. Facevo molto sport. Andavo in bici e non riuscivo a mettere il piede nello scarpino del pedale. Da qui decisi di farmi degli esami dai quali non risultò nulla se non una modestissima riduzione degli enzimi muscolari».


Quindi?



«Pensai ad un semplice problema di schiena. Fino a quando il problema si trasferì all’altra gamba. Per camminare dovevo aiutarmi con il bastone. Decisi allora di fare tutti gli esami di accertamento. E lì avvenne un brusco contatto reale da paziente con il mondo medico. Dopo ore di attesa chi mi visitò mi disse: “Ah! Ma lei è medico... perché non l’ha detto?”. “E perché avrei dovuto?”. “L’avrei ricevuta prima”. E poi con altrettanta grazia mi disse: “Fa sport?”. “Sì”. “Bene, se lo scordi!”».


Come si è evoluta la malattia?



«Da una stampella dovetti passare a due. “Lei dovrà cominciare a pensare di utilizzare la carrozzina”, mi disse il riabilitatore. Nel giro di un mese la situazione precipitò. Andai in montagna con i miei figli e, senza farmi vedere da nessuno, verificai quanto tempo impiegavo a fare la pista ciclabile a piedi e in carrozzina. Dal lunedì, tornando in ospedale, cominciai ad usare la carrozzina. Prima la consideravo una sconfitta, poi una vittoria nei confronti della malattia».


L’essere cosciente degli effetti degenarativi della malattia sul proprio corpo, come le ha fatto vedere la vita?


«Fu bruttissimo sapere la diagnosi. Con questa malattia non si può fare nulla, pensavo. Allontanai mia moglie, tutti. Volevo accelerare la malattia. Non accettavo l’aiuto di nessuno. Fino a quando toccai il fondo. Mi hanno aiutato due carissimi amici: Ron, amico fraterno, che con discrezione mi è sempre stato vicino, ed il mio padre spirituale, Silvano Fausti, un gesuita. Volevo stare lontano da tutti. Ho passato quattro mesi in montagna. “Portati la Bibbia – mi disse il mio padre spirituale –. Se hai voglia leggiti il libro di Giobbe”. La Bibbia rimase sul comodino per un mese, poi decisi di aprirla. Giobbe mi aiutò a capire l’essenza dell’esistere».


Qual è?

«Ho la fortuna di avere questa malattia che ti porta via tutto e tu sei prigioniero di un corpo. Un contenitore che è pieno di nulla ma è ricchissimo di emozioni. È questo il valore aggiunto di questa malattia. Ho la fortuna come malato di provare e di affrontare determinate problematiche: perché non mettersi a disposizione degli altri?».


Nell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica?


«Sì, e da dieci mesi sono diventato presidente nazionale, nonostante la mia malattia progredisca. Conoscendo le problematiche che la malattia può dare, puoi andare avanti in maniera dignitosa».


Il caso di Welby ha suscitato un bel vespaio. Lei hai denunciato che chi è nelle sue condizioni e vuole vivere fa meno notizia di chi invoca la morte...


«Credo nel valore della vita, la amo in tutte le sue manifestazioni. Mi sono reso conto di quanto sia importante, per una persona fragile, il sentirsi considerata, il sentire che esiste anche quando si trova a vivere in determinate situazioni. Gridare il coraggio di vivere e di far vivere è una cosa forte».


C’è invece molta disinformazione attorno a questo problema.


«In questo periodo si parla tanto di eutanasia, di accanimento terapeutico, suicidio assistito, autodeterminazione e autonomia del paziente, c’è una confusione mostruosa».


Cioè?


«Si sta strumentalizzando il problema. Si vuole normare un evento per arrivare all’eutanasia. Il messaggio che è passato è che i malati che si trovano in una condizione simile a quella di Welby hanno una sofferenza tale che è incompatibile con una dignità e qualità di vita accettabile».


La sofferenza, il dolore si può evitare?


«Ci sono tutti gli strumenti fisici per lenire la sofferenza fisica ma c’è anche la sofferenza psicologica che a volte fa molto più male di quella fisica. Ci vuole un rapporto personalizzato con il paziente, condividendolo con i familiari proprio perché è una malattia della famiglia. Così c’è una presa in carico del paziente e in questo modo non si parla più di accanimento terapeutico perché è un percorso che si compie insieme».


Quali cambiamenti le ha imposto la malattia?



«Dipendere dagli altri, adattarmi a tutte le situazioni. Sono passato dall’altra parte e questo mi ha insegnato a fare il medico. Mi ha fatto capire i valori reali della vita, apprezzare le piccole cose. Programmare ma non pianificare».


C’è spazio per la felicità?



«Alla sera sono molto stanco ma sono felice. Mi alzo felice. Con un po’ di pensieri perché mi sento delle responsabilità nei confronti dei miei compagni di malattia e anche dei miei colleghi medici».


Con i figli che rapporto ha?


«Loro sono la mia benzina, tutti e tre in modo diverso. Da questa nostra esperienza di malattia loro traggono un beneficio. Spero che la sofferenza che sto vivendo in modo positivo possa essere per loro una carica positiva. Sono maturati molto».


Che ruolo ha sua moglie Daniela?



«Lei mi dà forza e sicurezza. La malattia può sfasciare le migliori famiglie. Ci ha tentato ma Daniela è stata bravissima. Se fosse stato per la mia arroganza... Non si può affrontare sofferenza e malattia senza amore».


Vale sempre la pena di vivere?

«Sì! Perché la vita è un dono e come tale va accettata, va vissuta dall’inizio alla fine. Vissuta con amore e positività perché bisogna godere di ogni istante che si vive e ringraziarlo, per chi crede nel buon Dio. Chi non crede può ringraziare chi vuole, per il fatto di essere stati messi al mondo».


Lei è credente?


«Moltissimo».


La fede l’ha aiutata ad accettare la malattia?


«Soprattutto ad accettare la morte».

Nicoletta Pasqualini
L’uomo delle stelle



Mario Melazzini è nato a Pavia 48 anni fa. È sposato con Daniela, 40 anni, conosciuta tra i banchi del liceo. Tre figli: Federica, 22 anni, studentessa di medicina, Michele, 18 anni, studente al Liceo scientifico e Nicolò, 12 anni che frequenta la scuola media.
Si laurea a 24 anni e a 39 è già primario del day-hospital oncologico dell’Istituto Scientifico Salvatore Maugeri di Pavia.
A 44 compaiono i primi sintomi della malattia. La diagnosi precisa arriva nel 2003: sclerosi laterale amiotrofica. Una malattia tanto difficile da riconoscere quanto da accettare.
A lui Ron dedica una canzone al festival di Sanremo: L’uomo delle stelle.

L’amicizia con Ron



Si sono conosciuti più di vent’anni fa in montagna a sciare. C’erano 20 gradi sotto zero. Ron faceva la fila allo skilift senza giacca a vento e berretta. Il dottor Mario non resistette dal dirgli: «Guardi che si prende un bel mal di gola». «Non si preoccupi, sono abituato» fu la risposta. La sera lo chiamano, come medico, dall’albergo dove Ron alloggiava: aveva un ascesso tonsillare mostruoso. «Da lì abbiamo cominciato a condividere tante battaglie – racconta Melazzini –. È come un fratello e si è messo a disposizione per far conoscere la SLA. Ha realizzato un CD dal titolo “Ma quando dici amore” i cui proventi sono andati tutti all’Aisla. L’album riunisce grandi artisti italiani che non hanno voluto nessun compenso. Contiene anche una chiacchierata a tre fra me, Ron e Renato Zero».






IMMAGINI:1 Mario Melazzini, medico, affetto da una grave malattia conosciuta come sclerosi laterale amiotrofica è uno strenuo difensore della vita quale dono inalienabile di Dio.
2 Le cause della sclerosi laterale amiotrofica sono ancora sconosciute. Si sa che è una malattia degenerativa che uccide le cellule nervose della corteccia motoria cerebrale, portando ad una paralisi progressiva.
3 La fede e la preghiera, la vicinanza dei suoi cari, l’affetto degli amici aiutano il dott. Melazzini a vivere ogni giorno il suo donarsi agli altri.

giovedì 15 marzo 2018

Glutatione. 28 Benefici scientificamente dimostrati, Sintomi di Carenza e Integratore

Glutatione. 28 Benefici scientificamente dimostrati, Sintomi di Carenza e Integratore

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Il Glutatione è il più potente antiossidante prodotto naturalmente dal nostro corpo. Potenzia l’attività antiossidante di tutti gli altri antiossidanti (come vitamina C, vitamina E, CoQ10, l’acido alfa lipoico), ossigena le cellule, disintossicada tutti i metalli pesanti, eliminare  i radicali liberi mantenendo il corpo giovane, purifica il fegato, combatte le cellule cancerose.
Il Glutatione è prodotto e utilizzato da ogni singola cellula del corpo umano e pertanto ha una vasta gamma di effetti positivi sulla salute scientificamente provati. Viene spesso indicato come “il padre di tutti gli antiossidanti” ed è uno degli integratori di cui si parla di più nei trattamenti naturali. In questo articolo esploreremo i benefici scientifici di un’integrazione con Glutatione e come garantire che i livelli di Glutatione siano ben bilanciati.

Cos’è il Glutatione e perché è così importante

Il Glutatione è una delle molecole più importanti di tutto corpo, costituita da tre amminoacidi e per questo è un tripeptide. I ricercatori hanno suggerito che i livelli di Glutatione nelle cellule rappresentano una grande indicazione dell’aspettativa di vita. Ovvero più Glutatione abbiamo nel nostro corpo e più a lungo viviamo. Ad oggi sono presenti oltre 76.000 articoli scientifici sui benefici per la salute del Glutatione.
Diabete, Alzheimer, Parkinson, steatosi epatica, cirrosi epatica, cisti, fibromi, acne, allergie, intolleranze alimentari, dermatite, psoriasi, obesità, tumori e altre problematiche possono infatti essere trattate con il Glutatione.
Il Glutatione è unico nella sua azione ed è fondamentale per la salute per diversi motivi:
  • E’ il più potente antiossidante e regola l’efficacia di tutti gli altri antiossidanti
  • E’ il protettore del fegato per eccellenza
  • E’ un elemento chiave dell’espressione genica
  • Partecipa alla sintesi di DNA e proteine
  • Regola la proliferazione cellulare e apoptosi, essendo in grado quindi di arrestare le cellule cancerose
  • Regola la produzione di citochine ovvero può fermare l’infiammazione
  • Regola la risposta immunitaria prevenendo quindi le malattie
  • E’ presente in tutti i processi che regolano l’omeostasi dell’intero organismo
  • E’ l’unico antiossidante che agisce dall’interno della cellula e quindi è il più potente a livello cellulare
  • Rimuove i radicali liberi prodotti dalle reazioni con l’ossigeno dal corpo e quindi protegge da tutte le malattie e dal deterioramento cellulare.
  • E’ un potente agente difensivo contro l’azione tossica di farmaci, agenti inquinanti e agenti cancerogeni
Proprio per la sua vasta gamma di utilizzi importanti nel corpo, è essenziale impedire che i livelli di Glutatione si abbassino.

Perché il Glutatione si abbassa nella popolazione

C’è una carenza epidemica di Glutatione nei pazienti oggi. Infatti, la carenza di Glutatione si trova in quasi tutti i malati cronici“.
Charles M. Scott, M.D.
Il Glutatione è una delle molecole che deve essere sempre al massimo dell’efficienza per garantire la salute, ma purtroppo questo quasi sempre non accade perché ci sono tantissimi fattori che abbassano i livelli di Glutatione. Ecco da cosa viene consumato nel tentativo di contrastare tutti questi attacchi all’organismo:

Assunzione di farmaci come paracetamolo, cortisone (ma anche mol
  • Esposizione alle tossine presenti nel cibo (pesticidi, metalli pesanti, ecc)
  • Inquinanti presenti nell’aria e nell’acqua (metalli pesanti e residui chimici)
  • Stress
  • Consumo di cibi acidificanti (zucchero e farine raffinate)
  • Alcool e fumo di sigaretta
  • Elettrosmog
  • Esposizione ad inquinanti cancerogeni (presenti nei vestiti, deodoranti, prodotti per l’igiene personale e della casa, vernici, ecc)

La carenza di Glutatione

La carenza di Glutatione porta a:
  • Aumento dello stress ossidativo cellulare
  • Notevole riduzione della capacità di disintossicazione dell’organismo
  • Accumulo di tossine e metalli pesanti
  • Incapacità di riparare il DNA
  • Mutazioni delle cellule
  • Membrane cellulari indebolite
  • Riduzione dell’approvvigionamento di ossigeno e sostanze nutritive alle cellule
  • Morte cellulare

Malattie dovute a carenza di Glutatione

E’ dimostrato da numerosi studi che la carenza di Glutatione è legata all’insorgenza di tutte le malattie croniche, infiammatorie e cancerose


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  • Parkinson
  • Alzheimer
  • Tutti i tumori
  • HIV / AIDS
  • Cataratta, degenerazione maculare, glaucoma (solo angolo aperto)
  • Sindrome da affaticamento cronico
  • Diabete
  • Disturbi autoimmuni
  • Malattie del fegato
  • Danni intestinali, intolleranze alimentari e allergie
  • Fibromialgia
  • Influenza e raffreddori frequenti e che fanno fatica ad andarsene
  • Neuropatia periferica
  • Sclerosi multipla
  • Disturbi della pelle
  • Disturbi dello spettro autistico
Pertanto è dimostrato che la regolazione del metabolismo del Glutatione è una delle strategie per garantire una salute ottimale.

28 Benefici del Glutatione

1) Il glutatione combatte lo stress ossidativo nel corpoIl Glutatione riduce la quantità di radicali liberi reattivi con l’ossigeno (ROS) e lo stress ossidativo nel corpo, che altrimenti causerebbero danni alle cellule e al DNA. E’ dimostrato che il Glutatione protegge dallo stress ossidativo cronico che può causare il cancro, la neurodegenerazione e una serie di altre malattie che verranno discusse qui di seguito. Inoltre, neutralizzando i radicali liberi, il Glutatione si è dimostrato importante per la rigenerazione di altri antiossidanti, come le vitamine C ed E.
2) Il glutatione riduce l’infiammazione. Il Glutatione inibisce la produzione di gran parte delle citochine infiammatorie, come dimostrato da diversi studi. Uno studio mostra infatti che il Glutatione inibisce il NF-κ, un fattore di trascrizione che aumenta la trascrizione di diversi geni infiammatori. Ad esempio è stato osservato che molte malattie polmonari sono causate da un’eccessiva infiammazione: il ripristino di un buon livello di Glutatione si è dimostrato protettivo per prevenire e trattare l’insorgenza di questi disturbi. L’infiammazione è alla base di tantissimi disturbi di salute come le malattie autoimmuni, croniche e il cancro.
3) Il Glutatione rallenta notevolmente l’invecchiamentoCon poco Glutatione si nota che i radicali liberi possono danneggiare il corpo e causare l’invecchiamento. E’ stato dimostrato che il ripristino di buoni livelli di Glutatione può rallentare il processo di invecchiamento. Molti studi hanno dimostrato che con l’avanzare dell’età il corpo produce meno Glutatione. E’ stato osservato che i livelli di Glutatione si abbassano durante la menopausa, ciò può contribuire al forte invecchiamento che si verifica in questo periodo nella vita di una donna.
4) Il Glutatione può contrastare depressione e stressIn pazienti con depressione si è visto che i livelli di Glutatione sono bassi. In studi su animali si è visto che somministrando Glutatione si prevenire la depressione causata dagli shock. Inoltre il noto farmaco Alprazolam, si è osservato che nella sua azione aumenta i livelli di Glutatione nei topi. Perciò è probabile che assumere Glutatione possa essere utile nel trattamento della depressione.
5) Il Glutatione può limitare la neurodegenerazione. Le cellule del cervello umano consumano circa il 20% dell’ossigeno utilizzato dal corpo ma costituiscono solo il 2% del peso totale corporeo. I radicali liberi vengono prodotti continuamente durante il metabolismo ossidativo. Pertanto, la disintossicazione dai radicali liberi nei tessuti cerebrali ha una grande importanza. E’ dimostrato che il Glutatione svolge un ruolo chiave in questo processo.
  • Il morbo di Alzheimer. Il morbo di Alzheimer è in parte causato dallo stress ossidativo, stress che gli antiossidanti possono neutralizzare, come dimostrano studi clinicil’assunzione per via orale di vitamina E (un potente antiossidante) ha rallentato la progressione dell’Alzheimer. L’Alzheimer è inoltre causato anche dall’accumulo di TDP-43 (una proteina che si lega al DNA) nel sistema nervoso che può ulteriormente abbassare i livelli di Glutatione. Nei topi, una proteina che aumenta i livelli di Glutatione nel corpo è stato dimostrato essere in grado di aumentare la memoria nei soggetti con Alzheimer.
  • Morbo di Parkinson. Il morbo di Parkinson è causato in parte dallo stress ossidativo nel sistema nervoso, fenomeno che viene contrastato dal Glutatione. Il morbo di Parkinson provoca la perdita di neuroni dopaminergici nella parte della substantia nigra del cervello. Gli studi hanno osservato che le persone in stadio preclinico di Parkinson hanno bassi livelli di glutatione nella substantia nigra. Inoltre uno studio ha dimostrato che un farmaco, denominato 3,4-diidroxybenzalacetone, ha aiutato nella prevenzione del morbo di Parkinson aumentando i livelli di Glutatione.
  • Malattia di Huntington. Secondo gli scienziati, la malattia di Huntington è causata da stress ossidativo e da disfunzione mitocondriale (R). Gli studi hanno dimostrato che una speciale forma di curcumina ha aiutato con successo a migliorare la salute dei mitocondri aumentando i livelli di Glutatione.
6) Il Glutatione può contrastare le infezioniLe infezioni virali causano anormali quantità di stress ossidativo nelle cellule, ciò è dovuto all’infiammazione e alla riduzione dei livelli di Glutatione. In molte malattie (come AIDS, COPD, fibrosi cistica , influenza e alcolismo), l’abbassamento delle difese immunitarie e l’aumentato rischio di infezioni sono correlati a bassi livelli di Glutatione. I pazienti con tubercolosi hanno bassi livelli di Glutatione. L’esaurimento di Glutatione è dimostrato che abbassa l’attività dei macrofagi contro le infezioni e quindi integrandolo si aumenta la capacità di combattere i micobatteri a livello intracellulare.
7) Il Glutatione può curare l’intestino. I pazienti con sindrome dell’intestino irritabile si è osservato che hanno una diminuzione dell’attività degli enzimi coinvolti nella sintesi del Glutatione, così come presentano anche livelli più bassi del precursore del Glutatione, la cisteina. L’assunzione di Glutatione è dimostrato che può proteggere le pareti dell’intestino che, se indebolite, possono causare la sindrome della permeabilità intestinale.
8) Il Glutatione può trattare l’autismoI bambini con diagnosi di autismo è dimostrato da numerosi studi che hanno livelli più bassi (20-40% in meno) di Glutatione rispetto ai livelli normali. Sono state riscontrate altre anomalie nel percorso di trasulfurazione (il percorso in cui è coinvolta la produzione di Glutatione) nei bambini con diagnosi di autismo con conseguente abbassamento anche dei livelli di cisteina (R). L’assunzione di Glutatione è attualmente utilizzata per normalizzare i livelli di Glutatione nei bambini autistici. Studi preliminari indicano che questo può migliorare la biosintesi di alcuni dei metaboliti coinvolti nel processo di produzione del Glutatione spesso bassi nei bambini autistici. Questo può spiegare anche perché i bambini autistici hanno livelli più alti di metalli pesanti e mercurio nell’organismo rispetto agli altri. Infatti il Glutatione è molto efficace nel prevenire il deposito di questi inquinanti.
9) Glutatione e cancro. Il Glutatione si è dimostrato un fattore importante nella regolazione delle attività vitali, della proliferazione e della morte delle cellule tumorali. La carenza di glutatione, porta ad un aumento del danno dello stress ossidativo coinvolto nella progressione del cancro. C’è una correlazione significativa tra l’aumento dell’assunzione di Glutatione e la riduzione del rischio di cancro orale e della gola. Inoltre si è osservato che il Glutatione svolge un ruolo chiave nella riparazione dei danni causati dai farmaci contro il cancro sulle cellule in pazienti chemioterapici. Il Glutatione è fondamentale per la rimozione e la disintossicazione degli agenti cancerogeni. Tuttavia non va assunto in corrispondenza con i farmaci chemioterapici dato che ne impedisce l’azione.
10) Il Glutatione può trattare i disturbi psichiatrici. Gli schizofrenici hanno bassi livelli di Glutatione e aumentadone i livelli nel cervello si è osservato un miglioramento dei sintomi della schizofrenia. I pazienti con disturbi ossessivo compulvisi (DOC) hanno bassi livelli di Glutatione in alcune parti del loro cervello (ad esempio nella corteccia cingolata posteriore inferiore) e alti livelli di radicali liberi sono stati trovati nel sangue dei pazienti con DOC. E’ stato dimostrato che assumendo Glutatione si può contribuire a ridurre la gravità dei sintomi dei dei disturbi ossessivo compulsivi. Inoltre, il Glutatione può contribuire a ridurre lo stress, che è un grave sintomo e un fattore che contribuisce ai disturbi ossessivo compulsivi (R). Alcuni dei farmaci usati per trattare il disturbo bipolare lavorano aumentando i livelli di Glutatione.
11) L’aumento dei livelli di glutatione può aiutare l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività). I soggetti con ADHD hanno dimostrato in numerosi studi di avere bassi livelli di Glutatione e alti livelli di stress ossidativo.
12) Il Glutatione può aiutare a prevenire malattie cardiache. Numerosi studi hanno osservato (Studio1Studio2Studio3) che una bassa attività di Glutatione perossidasi, così come bassi livelli di Glutatione sistemico e cardiaco, è legata ad un aumento del rischio di infarto. La malattia cardiovascolare è in gran parte causata dallo stress ossidativo nei tessuti cardiaci. Quindi ecco perché l’insulino-resistenza, la tolleranza al glucosio e il diabete (tre condizioni che causano stress ossidativo) sono collegate agli attacchi cardiaci. Il Glutatione è dimostrato che può aiutare a ridurre queste insorgenze e limitare il rischio di ictus o attacco cardiaco.
13) Il Glutatione può trattare le complicazioni del diabeteIl diabete di tipo II e alti livelli di zucchero nel sangue causano la riduzione del Glutatione. L’accumulo di radicali liberi provoca molte delle complicazioni associate al diabete II, come i problemi cardiovascolari e la neurodegenerazione. È stato dimostrato che l’integrazione di Glutatione può impedire, o almeno limitare, queste complicazioni.
14) Il Glutatione può prevenire disturbi renali. Lo stress ossidativo nei reni può causare insufficienza renale. Uno studio su ventuno pazienti affetti da insufficienza renale cronica e sottoposti a emodialisi, ha riscontrato che l’integrazione di Glutatione ha determinato un notevole miglioramento della funzionalità renale.
15) Il Glutatione protegge contro i danni del fegatoIl Glutatione è il maggiore protettore del fegato e poiché le malattie del fegato spesso sono causata da stress ossidativo, il Glutatione è dimostrato può mantenere sano il fegato aiutando a ridurre questo stress ossidativo. Infatti il Glutatione svolge un ruolo importante nelle reazioni di disintossicazione del fegato e nel controllo dello stato di tiolo-disolfuro della cellula. E’ stato inoltre osservato che la somministrazione orale di Glutatione (300 mg / die) è efficace nel prevenire la malattia epatica non alcolica, che può portare alla cirrosi e al cancro del fegato.
16) Il Glutatione può aiutare a prevenire le dipendenze. Il consumo di droghe porta ad una maggiore produzione di radicali liberi (ROS) che possono alterare le proteine ​​coinvolte nei percorsi neuronali e comportamentali, portando il soggetto a diventare dipendente. Riducendo la presenza di queste specie reattive, il Glutatione è dimostrato può ridurre lo sviluppo di comportamenti dipendenti. L’assunzione di Glutatione si è rivelata utile anche per il trattamento dei disturbi alimentari.
17) Il Glutatione può ridurre i danni dell’alcool. L’abuso di alcool provoca stress ossidativo e riduce i livelli epatici di Glutatione. L’assunzione di Glutatione è dimostrato che può ridurre gli effetti dell’uso cronico di alcool riducendo la produzione di radicali liberi (ROS). L’ingestione cronica di alcool provoca stress ossidativo nei polmoni che spesso può portare a infezioni respiratorie come la polmonite; il Glutatione può proteggere i polmoni riducendo lo stress ossidativo.
18) Il Glutatione può aiutare in caso di problemi respiratori. Uno studio ha dimostrato che bassi livelli di Glutatione hanno aumentato l’infiammazione e causato l’asma nelle vie aeree e che aumentando i livelli di Glutatione si riduce l’infiammazione e l’asma nelle vie aeree. La malattia polmonare ostruttiva cronica (BPCO) è una malattia polmonare causata da un danno ossidativo a lungo termine ai tessuti polmonari, il cui danno provoca infiammazione del tessuto polmonare, causando la mancanza di respiro e tosse. L’assunzione di Glutatione è dimostrato che può diminuire questo danno ossidativo e danni ai tessuti polmonari, riducendo così il rischio di sviluppare la BPCO.
19) Il Glutatione può trattare la sindrome delle apnee notturneI pazienti con apnee notturne hanno livelli molto elevati di stress ossidativo e, di conseguenza, livelli di Glutatione molto bassi. Uno studio ha dimostrato che i livelli di Glutatione erano molto bassi in soggetti con diagnosi di apnea notturne e che livelli di glutatione più alti miglioravano la qualità del sonno in questi pazienti.
20) Il Glutatione può trattare l’acne. Un declino dell’attività antiossidante, in particolare una riduzione della quantità di Glutatione, può svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’acne. L’aumento dei livelli di Glutatione può contribuire a ridurre l’acne diminuendo i livelli di stress ossidativo.
21) Il Glutatione può aiutare a trattare l’artrite reumatoideStudi hanno dimostrato che i meccanismi antiossidanti possono essere compromessi nei soggetti con artrite reumatoide e i livelli di Glutatione sono risultati significativamente inferiori in questi pazienti. Per questo ha senso integrare con il Glutatione.
22) Il Glutatione contrasta osteoporosi, fratture e diminuzione cognitiva. Mantenendo buoni livelli di Glutatione, è dimostrato che si può prevenire la diminuzione cognitiva legata all’avanzare dell’età. Si è osservato che bassi livelli di Glutatione nei soggetti colpiti da un forte invecchiamento da stress ossidativo, possono causare fratture ossee ed osteoporosi.
23) Il Glutatione aiuta a prevenire glaucoma e cataratta. Glaucoma e cataratta possono gradualmente causare perdita della vista. Entrambe queste condizioni sono in parte causate da stress ossidativo al nervo oculare, condizione che il Glutatione può ridurre.
24) Il Glutatione promuove una gravidanza sana. Nelle donne in gravidanza, è dimostrato che i bassi livelli di Glutatione causati dalla depressione possono portare ad un alterato sviluppo del cervello nel bambino. Aumentate quantità di radicali liberi nel feto sono state legate al parto prematuro. Quindi, riducendo i radicali liberi, il Glutatione può portare l’insorgenza del travaglio ad un tempo biologicamente più sano.
25) Il Glutatione può aiutare nell’AIDS. Uno studio ha mostrato che pazienti più anziani con AIDS hanno livelli inferiori di Glutatione nei loro mitocondri. La carenza di Glutatione indebolisce i sistemi immunitari dei pazienti affetti da AIDS. Gli studi hanno dimostrato che integrare con Glutatione può riequilibrare i loro sistemi immunitari. L’introduzione di Glutatione nel corpo diminuisce le probabilità dei malati di AIDS di sviluppare tubercolosi.
26) Il Glutatione può trattare la fibrosi cistica. Le persone con fibrosi cistica hanno bassi livelli di Glutatione data la produzione di radicali liberi nelle cellule infiammate. Gli studi dimostrano che i pazienti trattati con inalazioni di Glutatione hanno aumentato la capacità e la funzione polmonare. Inalazioni di Glutatione possono ristabilire l’equilibrio acido base e ridurre l’infiammazione nei pazienti con fibrosi cistica. L’assunzione di Glutatione si è dimostrata in grado di controllare i sintomi della fibrosi cistica.
27) Il Glutatione migliora la pelle. Studi hanno dimostrato che il Glutatione può aumentare la luminosità della pelle nelle donne sane. Infatti il Glutatione innesca la produzione di melanina nelle cellule cutanee.
28) Il Glutatione disintossica dai metalli pesanti. Il Glutatione è dimostrato essere un potente chelante di tutti i metalli pesanti, ed anche di tossine e composti cancerogeni. E’ quindi da includere nei protocolli disintossicanti.

Controindicazioni

Gli integratori di Glutatione sono stati dimostrati sicuri. Gli unici effetti collaterali che sono stati osservati sono, in alcuni rari casi, aumento della flatulenza e diarrea. Si consiglia agli asmatici di non inalare Glutatione. Per motivi di sicurezza  non è raccomandata l’assunzione di integratori di Glutatione durante la gravidanza o l’allattamento al seno. Il Glutatione stimola il sistema immunitario, in alcune malattie si può osservare un peggioramento quando il sistema immunitario viene rafforzato.

Modo d’uso

Esistono in commercio diverse forme di integratori di Glutatione: per via orale, per inalazione o per endovena. Poiché l’inalazione e l’endovena riguardano più terapie mediche, un integratore alla portata di tutti è quello per via orale. Tuttavia bisogna fare attenzione all’acquisto dato che non tutti gli integratori di Glutatione aumentano effettivamente i livelli di Glutatione nelle cellule.
Per questo un integratore che consiglio è il GLUTATHIONE – ADVANCED CELLULAR GLUTATHIONE (EXTRA FORTE) che è una formula brevettata che ha dimostrato di aumentare realmente i livelli di Glutatione nelle cellule. Può essere acquistato online cliccando sul link o sull’immagine qui in basso. Diffidate dalle forme economiche di Glutatione su cui non sono stati fatti studi dato che potreste espellerlo totalmente con le urine, sprecando tempo e denaro.
Come assumere il Glutatione: 6 Spruzzi x 2 volte al giorno direttamente in bocca ed inghiottire. Aspettare 2 minuti prima di mangiare o bere