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lunedì 30 gennaio 2023

Gli esosomi

 


esosomi - 1: Come parlano le cellule tra di loro


DR. ORLANDO FERRONI

Medico veterinario, ricercatore

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Tutte le cellule dei 5 regni (Piante, Animali, Monera, Protisti e Funghi) comunicano tra di loro attraverso un sistema ancestrale di trasporto rappresentato dalle microvescicole di cui gli esosomi rappresentano la forma più piccola e sofisticata. In particolare, le cellule appartenenti ad uno stesso organo animale si scambiano tra di loro nutrienti, materiale genetico, fattori di crescita e fattori angiogenetici.


In pratica, le cellule rappresentano un “sistema” socialmente collegato tra di loro.

All’interno di un organo, ad es. il fegato, esiste una cooperazione tra le cellule che lo compongono che esula in parte dal controllo centrale del sistema nervoso.

In tutto questo il sofisticato sistema di trasporto, rappresentato dagli esosomi, gioca un ruolo fondamentale.

Quando una cellula di un tessuto/organo ha bisogno di aiuto o vuole cooperare con le altre cellule, libera nello spazio extracellulare gli esosomi che contengono varie sostanze ed informazioni, oltre ai miRNA, che rappresentano gli “operai specializzati” in grado di regolare la sintesi delle proteine e quindi la funzionalità della cellula stessa.

Quando il “dialogo” tra le cellule avviene tra cellule di uno stesso “rango”, ad esempio nel caso del fegato tra un epatocita e un altro epatocita, il materiale che viene trasferito attraverso gli esosomi in questione ha finalità essenzialmente di mantenere la normale funzionalità dell’organo.

Gli esosomi vengono liberati dalle cellule nello spazio extra cellulare e successivamente passano in circolo per essere “ingerite” (attraverso endocitosi) dalle cellule bersaglio.

Attraverso il trasferimento di esosomi da una cellula all’altra non viene trasferito solo materiale genetico (RNAm, DNA, miRNA), ma anche proteine e lipidi necessari alla cellula per sopravvive e svolgere le sue funzioni.
Ma quando il “dialogo” si instaura tra un epatocita ed una cellula staminale adulta, l’importanza del “dialogo” è sicuramente superiore.

Generalmente le cellule staminali adulte, localizzate in nicchie all’interno di ogni organo del nostro organismo, hanno il compito di intervenire su “chiamata” per rigenerare l’organo in cui si trovano.

Le cellule staminali adulte rigenerano il tessuto dell’organo di appartenenza essenzialmente in due modi:

• differenziandosi in modo asimmetrico (stocastico)

• liberando esosomi che andranno a favorire la replicazione cellulare delle cellule sane adulte che a propria volta presenteranno i recettori specifici per gli esosomi.

A questo punto è possibile dedurre che gli esosomi rappresentano un’unità di trasporto specifica tra le cellule per nutrire (contengono infatti nutrienti essenziali per la cellula ricevente) e rigenerare un tessuto e quindi un organo

•  organo animale si scambiano tra di loro nutrienti, materiale genetico, fattori di crescita e fattori angiogenetici.

In pratica, le cellule rappresentano un “sistema” socialmente collegato tra di loro.

All’interno di un organo, ad es. il fegato, esiste una cooperazione tra le cellule che lo compongono che esula in parte dal controllo centrale del sistema nervoso.

In tutto questo il sofisticato sistema di trasporto, rappresentato dagli esosomi, gioca un ruolo fondamentale.






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domenica 29 gennaio 2023

Sono lontano dal bene e ho sete di unità"

 


CAMUS/ "Sono lontano dal bene e ho sete di unità"
Da:  https://www.ilsussidiario.net/news/milano/2013/3/6/camus-sono-lontano-dal-bene-e-ho-sete-di-unita/370063/

Pubblicazione: 06.03.2013 - Camillo Fornasieri, Flora Crescini

FLORA CRESCINI e CAMILLO FORNASIERI sulla figura di Albert Camus, Nobel per la letteratura 1957. A Camus è dedicato l'evento del Centro Culturale di Milano di questa sera



Albert Camus (Immagine d'archivio)

Si cerca la pace e si va verso gli altri perché ce la diano. Ma è chiaro che possono darci soltanto follia e confusione. Bisogna dunque cercarla altrove, ma il cielo è muto”. Così scrive, in una delle pagine dei suoi “Taccuini”, Albert Camus, Nobel per la letteratura 1957, ancora oggi il più giovane premio Nobel, di cui ricorre nel 2013 il centesimo anno della nascita.
Camus, morto prematuramente in un incidente automobilistico nel 1961, rappresenta uno delle più autentiche esperienze di confronto e scontro con la modernità. Mai lasciando, anzi mettendo sempre tra sé e il mondo, quelle attese e aspirazioni dell’umano che danno valore, se non senso, al vivere. Tra i conflitti del suo tempo, dalla seconda guerra mondiale al multiculturalismo – lui algerino-francese, piè-noir di famiglia francese – alla guerra franco-algerina, tra il pensiero relativista e inventore della modernità e nel mezzo dell’esaltazione ideologica europea del comunismo con Sartre – sempre ha posto il problema dell’io, della verità, della vita contro la politica intesa come farsi
storia della cultura e del pensiero. La sua figura è al centro del ciclo “Quello che può la letteratura – Testimoni e profeti nel
‘900” Vassilij Grossman, Albert Camus e Thomas S. Eliot che il Centro Culturale di Milano ha ideato al Teatro Dal Verme
Oggi, 6 marzo, Massimo Popolizio terrà
una Lettura Teatrale antologica su Camus e ne parleranno a seguire il filosofo Massimo Borghesi, uno dei grandi conoscitori di Camus e Luca Doninelli, scrittore molto sensibile al francese. “Le cose gemono perché sono separate” dice nei suoi Taccuini (Bompiani) che abbiamo riletto per l’occasione. Magma del reale, groviglio e sofferenza nei rapporti umani, dice di sé: “Sono un individuo tortuoso. Posso conoscere la mia capacità di amare solo attraverso la capacità di soffrire. Prima di soffrire, non so”.

E’ una grande verità, ma se è vero che l’amore esige sofferenza, è pur vero che l’amore è alleato della gioia; ma, forse, questa è una verità che si conosce poco, rara. Gli sembrava così difficile trovare la via d’uscita da un simile labirinto, che portasse all’aria aperta, nella quale, di schianto, si sveli il segreto del mondo. Affermava “C’è solo il labirinto e il cielo è muto”. L’uomo respira in questo “aër nefando” e cerca di capire, come può, perché “la follia di questo ventesimo secolo consiste nel fatto che gli spiriti più diversi confondono il gusto dell’assoluto con quello della logica” e “l’intelligenza moderna è in pieno smarrimento. La conoscenza si è estesa talmente (e perciò talmente frammentata, ndrche il mondo e lo spirito umano hanno perduto ogni punto d’appoggio. E’ un fatto che soffriamo di nihilismo”. 


Ma quali sono le cause, la ragione di questo nihilismo dove si riscontra? Annota altrove che essa è da ravvisare nella paura, più esattamente “la paura di soffrire” o anche, l’insopportabilità della sofferenza. In questa condizione rattrappita, i nuovi maîtres à penser – oggi anche anche comici o uomini nelle istituzioni – che scrivono manuali per ogni genere di problema, non sono altro chepiccoli tangheri che livellano e discutono, che pensano a tutto per negare tutto, non sentono nulla e affidano ad altri – partito, capo – il compito di sentire in vece loro”. Detto in altri termini, nella gestione dei nostri fallimenti siamo tutti autodidatti.

Secondo Camus tale nihilismo è così totalitario che ha invaso tutto: il campo spirituale, anche quello più nobile e culturale: “ll buddhismo è l’ateismo divenuto religione. La rinascita partendo dal nihilismo. Esempio unico, credo. E prezioso da meditare per noi che col nihilismo siamo alle prese”. Quello della ricerca scientifica, asservita non più al bene dell’uomo, ma dello stato:Tutto il potere della scienza tende oggi a rafforzare lo Stato. Non uno scienziato ha pensato di orientare le sue ricerche verso la difesa dell’individuo. Eppure in questo settore avrebbe senso una massoneria” .

Almeno gli antichi greci, rammentava Camus a proposito, hanno creato l’idea della disperazione e della tragedia, attraverso il sublime, la contraddizione, la bellezza, mentre lo spirito moderno ha plasmato la propria disperazione partendo dal brutto e dal mediocre. Quel che sorprende è che la penna di Camus non scrive mai con arroganza, muove da delle certezze di esperienza. Nel terzo taccuino ad esempio annota: “Sono il più disarmato e il più bisognoso degli uomini”. A conclusioni analoghe giungeva un altro grande della letteratura francese, Paul Claudel, anche lui Nobel per la letteratura, dove in “Tête d’or” affermava: “Che cosa sono io? Che faccio? Che cosa attendo?… O cose, mi offro a voi!… Guardatemi! Ho bisogno, e non so di che cosa… Guardatemi, rispondete alla mia domanda!”.

Entrambi gli scrittori sono ossessionati dal tema dell’unità, che è al centro delle loro opere: introdurre nel mondo la giustizia, che “è un mistero, non un’illusione” (II, p.243), e l’amore, annodare quei legami di conoscenza che si sono attorcigliati tragicamente, riannodare il legame tra l’uomo e l’universo. Amare questa terra dei vivi e gli uomini che in essa gemono, donare loro la bellezza. Si serve l’uomo nella sua totalità o non lo si serve per nulla. E se l’uomo ha bisogno di pane e di giustizia e se si deve fare quanto occorre per soddisfare questo bisogno, egli ha anche bisogno della bellezza pura, che è il pane del suo cuore. Il resto non è serio”. 

Sperare l’impossibile: forse questo è il rischio che deve correre l’uomo contemporaneo, il cui cuore è “ormai chiuso a tante cose”. Quest’uomo che “è il solo animale che si rifiuti di essere ciò che è” e che, all’anelito dell’impossibile, preferisce il gusto amaro dell’infelicità, abbandonandosi “alla sofferenza come si fa con il dolore fisico: steso, immobile, senza volontà, né avvenire, ad ascoltare soltanto le lunghe fitte del male(II, p.246). Incapace di comprendere gli esseri, verso i quali prova, però, nostalgia, perché la vita altrui “vista dall’esterno, costituisce un tutto. Mentre la nostra, vista dall’interno, sembra dispersa. Continuiamo a correr dietro a un’illusione di unità.

La tragedia dell’uomo di oggi, per il quale – non ci sembra inutile la ripetizione – il cielo è muto e la terra è un labirinto, non è la difficoltà del vivere ma “l’impossibilità di essere”.

Ma, ancora, riemerge, la grande voce di Camus: “Sono lontano dal bene e ho sete di unità”: la sete di unità, di essere, rimane anche nella lontananza dal bene. O nell’ignoranza di esso, perché “c’è sempre nell’uomo una parte che rifiuta l’amore. E’ la parte che vuole morire. E’ quella che domanda di essere perdonata”. Nonostante questo rifiuto, questo bisogno di amore e di unità “grida verso l’impossibile, l’assoluto, il cielo in fiamme, la primavera inestinguibile, la vita che supera la morte, e la morte stessa trasfigurata nella vita eterna” (II, p.282) 

Un uomo può non avere l’esperienza di Dio, o della trascendenza, ma può avere un’esperienza umana pungente che grida, anche incoscientemente, il bisogno di Dio: “Quando si è visto una sola volta lo splendore della felicità sul viso di una persona che si ama, si sa che per un uomo non ci può essere altra vocazione che suscitare questa luce sui visi che lo circondano… e ci si strazia al pensiero dell’infelicità e della notte che gettiamo… nei cuori che incontriamo”.

Camus non guarda con speranza al cristianesimo, forse con nostalgia, come ammise in un’intervista inedita con il Cardinale Duval, Vescovo di Algeri. Non può quest’uomo darsi o dare la felicità, ma “l’uomo che si pente è immenso”.

Soprattutto quando il pentimento è verso la donna, nel cui amore si radica l’ansia dell’eterno, e l’istinto di perfezione soggioga l’istinto di conservazione: “Una donna che ami veramente con tutta l’anima, nel dono totale di sé, cresce così smisuratamente che non c’è uomo che non diventi, in confronto, mediocre, miserevole e privo di generosità”. E nel dono totale di séche cosa aggiunge l’amore al desiderio? Qualcosa di inestimabile: l’amicizia”. 

Nel secondo taccuino Camus annota: “Non mi rifiuto di andare verso l’Essere, ma non accetto una strada che si allontani dagli esseri”. (II, p.83). E poco oltre: “Accostarsi a Dio perché ci si è disamorati della terra e il dolore ci ha separati dal mondo, è vano. Dio ha bisogno di anime attaccate al mondo. E’ della vostra gioia che si compiace”, perché “se questo Dio riesce a commuovere è per il suo volto d’uomo…”. L’uomo del labirinto cerca “sempre e soltanto Arianna” (III, p.35). Cerca il Volto. Ben lo intuisce Camus allorché scrive “ristabilire morale attraverso il Tu” (II, p.82) “Bisogna incontrare l’amore, prima di aver incontrato la morale. Altrimenti, lo strazio. (II, p.217)

Quando il Volto giunge, l’uomo ricompone se stesso, riconosce chi è, riconosce il suo destino e sa come condurre i propri passi e ci lascia con questa grande verità: “Non è a forza di scrupoli che un uomo diventerà grande. La grandezza arriva, a Dio piacendo, come una bella giornata”, con una prospettiva, forse ingenua ma che mostra una radice per la quale, a partire da questo momento “gli individui cessano di lottare e di dilaniarsi, accettano finalmente di amarsi per ciò che sono. E’ il regno dei cieli”.

mercoledì 25 gennaio 2023

la rosa bianca

 Non è anche questo un mistero, 

che tutto sia così bello? 

Nonostante l’orrore, 

continua ad essere così. 

Nel mio godere della bellezza 

si è inserito un elemento sconosciuto, 

un presagio del creatore, 

che ogni creatura innocente 

loda la sua bellezza. 

Per questo soltanto l’uomo è capace 

di essere veramente crudele, 

perché è libero di dissociarsi 

da questo canto di lode. 

E adesso si potrebbe spesso 

pensare che lo faccia, 

coprendo questo canto col rumore di cannoni…

Ma il canto di lode ha il sopravvento… 

ed io voglio fare 

tutto quello che è possibile

per associarmi alla sua vittoria.


Sophie Scholl 

da “La Rosa Bianca”

Il miracolo che la Vergine di Lourdes operò allo scrittore Enrico Lasserre

 Il miracolo che la Vergine di Lourdes operò allo scrittore Enrico Lasserre





da Il Settimanale di Padre Pio, n.19, anno 2021

Giornalista, scrittore e uomo illustre per cultura, Enrico Lasserre (1828-1900) non si era mai curato troppo di religione, ma nel 1862 la sua vista, che era stata sino ad allora eccellente, si indebolì talmente che dovette abbandonare i libri e la penna per un uomo di grande attività come lui.

Fu un suo amico protestante, a d indurlo a rivolgersi alla Madonna di Lourdes. “Se io fossi cattolico -gli scriveva dopo essere per caso passato da Lourdes e aver veduto l’entusiasmo delle folle- non esiterei a tentare la sorte.”

Enrico Lasserre aveva il presentimento che la Madonna lo avrebbe esaudito, ma, leale com’era, confessò al suo amico di temere il miracolo: “Un miracolo come quello di cui io potrei essere l’oggetto, mi imporrebbe l’obbligo di sacrificare tutto e di diventare un santo; ed io non ne ho né la voglia, né la vocazione!”.

Ciononostante l’amico protestante scrisse al parroco di Lourdes, perché gli inviasse a Parigi un po’ di acqua della sorgente miracolosa e, strano eretico davvero, esortò nell’attesa il Lasserre a confessarsi e comunicarsi bene, “come deve fare un buon cattolico”, diceva.

Ecco come il lasserre racconterà più tardi, nel libro Notre Dame de Lourdes, la sua guarigione: “Prima di supplicare Dio di guarire il corpo, pensai, devo fare qualcosa per guarire la mia anima. E, riflettendo a queste serie considerazioni, mi diressi verso la casa del confessore… ma non lo potei vedere in quel momento e dovetti tornare più tardi.”

Rientrato in casa vide sul caminetto la cassetta dell’acqua di Lourdes.

“Conteneva -egli dice proseguendo nel racconto- una bottiglia piena di acqua. Tolsi il turacciolo, versai dell’acqua in una chicchera e presi dal cassettone un tovagliolino… La fede, una fede ardente, intensa, era venuta a infiammarmi l’anima. “Santa Vergine Maria -dissi a voce alta- abbiate pietà di me e guarite la mia cecità fisica e morale.” E, dicendo queste parole, col cuore pieno di fiducia, bagnai successivamente tutti e due gli occhi e la fronte col tovagliolo, che avevo immerso nell’acqua di Lourdes. Appena ebbi toccato con l’acqua miracolosa gli occhi e la fronte, mi sentii d’un tratto guarito, bruscamente, senza intervallo di tempo, con una velocità che, nel mio modo di esprimermi imperfetto, non posso paragonare che al fulmine. Strana contraddizione! Un momento prima credevo, avevo fede che sarei guarito, ed ora invece non potevo credere che la guarigione fosse avvenuta! Andai a cercare sul caminetto un opuscolo sulle apparizioni; lessi 104 pagine senza interrompermi e senza l’ombra di stanchezza. Venti minuti prima non avrei potuto leggere tre righe! E, se mi fermai a pagina 104, fu perché erano le 17.35 del 10 ottobre e a Parigi, a quest’ora, è quasi notte…”.

Enrico Lasserre il mattino seguente faceva la Comunione in ringraziamento a Dio ed alla Vergine Santa e più tardi diveniva il primo storico dei fatti di Lourdes. La sua opera Notre Dame de Lourdes ha avuto numerose edizioni in tutte le lingue, con oltre un milione di copie. Forse fu il libro che ebbe maggior successo nel secolo XIX.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

domenica 22 gennaio 2023

Kijimea PRO è davvero ottima. Il ceppo batterico B. Bifidum MIMBb75

 A mio avviso, l’evidenza scientifica per Kijimea PRO è davvero ottima. Il ceppo batterico B. Bifidum MIMBb75 contenuto nel prodotto è stato testato in due studi gold standard su larga scala. In entrambi i casi, l'efficacia è stata confermata in modo impressionante. Sempre a livello internazionale, le linee guida mediche della Società tedesca di gastroenterologia, malattie dell'apparato digerente e del metabolismo riportano il ceppo batterico tra i ceppi raccomandati. Kijimea PRO è risultato il migliore tra tutti i prodotti testati anche in uno studio condotto dall’organizzazione e fondazione tedesca per i consumatori Stiftung Warentest all'inizio dell'anno. In effetti solo pochi prodotti possono vantare una base così solida per una raccomandazione.

Lei parla di un "ceppo batterico" contenuto nel prodotto. Come può un ceppo batterico risolvere i problemi intestinali?

Per i non addetti ai lavori può sembrare un paradosso, è vero, ma vi spiego perché non lo è affatto: il ceppo batterico B. Bifidum MIMBb75 è straordinario per una proprietà molto importante: la cosiddetta capacità di adesione, ovvero la capacità di un ceppo batterico di aderire alla barriera intestinale. Gli studi hanno dimostrato che questo particolare ceppo batterico presenta una capacità di adesione alle cellule epiteliali intestinali fino a 2.000 volte superiore rispetto ai ceppi contenuti in altri prodotti.

Si ritiene che, aderendo alla barriera intestinale, i batteri formino una sorta di pellicola protettiva che le consente di rigenerarsi. Questo approccio peraltro distingue il ceppo anche dalla maggior parte degli altri preparati per disturbi intestinali, che si limitano ad alleviare i sintomi senza intervenire sulla barriera intestinale danneggiata.

Kijimea® Colon Irritabile 

Kijimea® Colon irritabile è un prodotto farmacologico impiegato nel trattamento di alcune importanti e invalidanti malattie infiammatorie intestinali.

Contiene il principio attivo B. bifidum MIMBb65, un ceppo di 10 miliardi di bifidobatteri  –  i batteri buoni presenti naturalmente nell’organismo ed in alcuni alimenti – in grado di combattere i problemi intestinali causati da diverse patologie e in particolar modo i disturbi di colite spastica noti come sindrome del colon irritabile.

Numerosi studi e ricerche mediche recenti hanno confermato che Kijimea® Colon irritabile è attualmente l’unico farmaco antibatterico presente in commercio efficace nella cura dei sintomi del colon irritabile.

E’  un dispositivo medico autorizzato di classe IIb,  da banco, disponibile in blister da 14 capsule, e può essere quindi acquistato senza prescrizione medica. Tuttavia, come per qualsiasi medicinale in commercio, si raccomanda di attenersi scrupolosamente alle istruzioni d’uso contenute nella confezione.

In caso di dubbi consultare sempre il proprio medico o farmacista.

Scarica l'eBook GRATUITO!

Indicazioni terapeutiche

Il farmaco, oltre ad essere un dispositivo unico nel suo genere per migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da sindrome del colon irritabile, trova largo impiego nel trattamento di numerose forme di:

  • colite
  • diarrea
  • stipsi
  • stitichezza
  • flatulenza
  • gonfiori addominali
  • spasmi addominali

Come agisce?

La parete intestinale di un paziente affetto da sindrome del colon irritabile, presenta minuscole lesioni che favoriscono la penetrazione di germi e sostanze tossiche per l’organismo, che vanno ad irritare il sistema nervoso enterico e quindi a causare la comparsa di disturbi tipici quali stitichezza, diarrea, flatulenza, gonfiori e dolori addominali.

Kijimea® Colon irritabile  aderisce alla parete intestinale come un cerotto, formando una barriera in modo tale che i germi non possano penetrare attraverso tali lesioni e, di conseguenza, provocare quei disturbi e irritazioni all’intestino che invalidano le condizioni del paziente.

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Posologia e modalità d’uso

Per un esito ottimale del trattamento Kijimea® Colon irritabile, il farmaco va somministrato per almeno un mese e comunque per un periodo non superiore a 45 giorni. Si consiglia di assumere 2 capsule 1 volta al giorno, preferibilmente durante il pasto principale, accompagnate da un bicchiere di abbondante acqua, tè, o succo di frutta.

I risultati cominceranno ad essere visibili fin dalla prima settimana di somministrazione. Se i disturbi persistono o peggiorano si consiglia di consultare immediatamente un medico.

Controindicazioni ed effetti indesiderati

Durante l’utilizzo di Kijimea® Colon irritabile non sono stati osservati effetti indesiderati.

Il farmaco può essere usato durante l’allattamento e in gravidanza e può essere somministrato a bambini e adulti senza nessuna controindicazione.

Gli eccipienti contenuti nel dispositivo non contengono dolcificanti, zuccheri e glutine, pertanto Kijimea® Colon Irritabile  può essere tranquillamente utilizzato anche da pazienti affetti da celiachia e diabete.

In presenza di effetti collaterali o disturbi indesiderati, si consiglia di interrompere immediatamente il trattamento e di consultare uno specialista.

Interazioni

Al momento non sono note interazioni di  Kijimea® Colon irritabile  con altri medicinali.

Precauzioni d’uso

– Le capsule di Kijimea® Colon irritabile vanno conservate in un luogo fresco e asciutto e fuori dalla portata dei bambini.
– Il prodotto non deve essere utilizzato dopo la data di scadenza indicata sulla confezione.

Come è nostra consuetudine, vi ricordiamo che il dispositivo medico cura i sintomi ma non il problema. I pazienti affetti da sindrome del colon irritabile possono comunque migliorare la qualità della loro vita, seguendo alcune semplici regole per eliminare lo stress quotidiano e adottando un regime alimentare più sano e controllato per ridurre i sintomi e la stessa patologia.

Per favorire il transito intestinale, è necessario introdurre nella dieta fibre come pane e cereali integrali, legumi, frutta e verdura di stagione e non trattata chimicamente e di seguire un minimo di attività fisica, come una passeggiata quotidiana di circa 30/40 minuti. Limitare il più possibile l’uso di lassativi per aiutare l’intestino ad avere un transito naturale e meno dipendente da farmaci, è già un buon inizio.

sabato 21 gennaio 2023

medico agnostico convertito dalla Sindone

 

Il medico agnostico convertito dalla Sindone: «La scienza mi ha riportato a Dio» (VIDEO)

Dottor August Accetta

Poca scienza allontana da Dio, ma molta riconduce a Lui», sosteneva Louis Pasteur. La storia di questo medico ne è l’emblema vivente.

Il 24 maggio 1998, dopo essersi inginocchiato e aver pregato davanti alla Sacra Sindone a Torino, papa Giovanni Paolo II l’aveva definita «provocazione all’intelligenza». E aveva esortato gli uomini di scienza a indagare su quell’«immagine, che tutti vedono e nessuno per ora può spiegare».

Quello stesso anno un uomo di scienza, un medico, sarebbe volato dagli Stati Uniti a Torino per contemplare in silenzio il lenzuolo nel quale, secondo la tradizione, sarebbe stato avvolto il corpo di Cristo dopo essere stato deposto dalla croce.

August Accetta, questo il nome di quel medico. Per anni il dottor Accetta aveva scrutato con gli occhi dello scienziato la Sindone di Torino. Uno studio intenso, che lo aveva definitivamente convinto che quel lino avesse effettivamente accolto il corpo di Gesù. Davanti quella immagine del volto crocifisso di Cristo, Accetta ormai era andato ben al di là del rapporto con un mero oggetto di studio scientifico. Per lui, medico agnostico, quella della Sindone era diventata una questione personale, un rapporto tra un io e un Tu.

Le evidenze scientifiche a favore dell’autenticità gli risultavano ormai schiaccianti. Ma anche le due ore passate a osservare in silenzio la Sindone accanto ad altri pellegrini rimasti affascinati lo avrebbero segnato per sempre. «È stato travolgente. Le parole non possono descriverlo», ricorda al National Catholic Register.

Un ritorno a casa

Il suo potrebbe essere descritto come un ritorno a casa. Accetta infatti, cresciuto a Huntington Beach nel sud della California, nell’infanzia e nell’adolescenza era stato un attivo frequentatore della parrocchia locale. Ma le cose erano cambiate una volta messo piede al college. All’università si era trovato immerso fino al collo in un ambiente razionalista e agnostico che lo aveva spinto ad abbandonare la fede cattolica, persuadendolo che fede e scienza fossero incompatibili. Più avanti si sposerà e la moglie, una protestante piuttosto radicale con la quale avrà due figli, lo trascinerà ancora più lontano da ogni segno soprannaturale.

In tutti questi anni però la Sindone era rimasta un oggetto che stuzzicava la sua curiosità. Ne aveva letto quando ancora era adolescente. E più tardi, negli anni in cui studiava medicina, avrebbe fatto amicizia con un importante studioso della Sindone: Allan Wanger, della Duke Medical School (North Carolina).

Davanti alla Sindone con gli occhi del medico

Naturalmente gli studi personali di Accetta sulla Sacra Sindone si concentravano sulle sue aree di competenza professionale: la medicina, la chimica e la fisica. Come dottore in medicina, ad Accetta l’immagine rimasta impressa sul telo come uno snapshot, un’istantanea della Resurrezione, appariva con ogni evidenza quella di un corpo in stato di rigor mortis, che ancora non aveva iniziato a decomporsi. Un processo che inizia a circa cinque giorni di distanza dalla morte. E anche un segno che quella immagine era in linea con quanto raccontano i Vangeli sulla Resurrezione di Gesù il terzo giorno dopo la crocifissione.

Ma anche altri campi – come quello dell’arte – confortavano la convinzione che poco alla volta stava maturando in lui. Il suo amico esperto di storia dell’arte, l’artista di origine ungherese Isabel Piczek, gli assicurava che quell’immagine non poteva essere stata dipinta da un pittore medievale, come portava a pensare la datazione del carbonio-14. Come fosse apparsa su quel telo era dunque inspiegabile.

A Dio passando per la scienza

Per due anni, tra il 1992 e il 1994, Accetta studierà a fondo la Sindone. E una alla volta le sue domande sulla sua autenticità troveranno una risposta. Quel periodo, racconta, sarà per lui simultaneamente un «processo di crescita» tanto nella conoscenza scientifica che nella fede. Alla fine della sua investigazione capirà che era arrivato il tempo di dedicare nuovamente la sua vita a Cristo. «A differenza di tanti nell’ultimo secolo, la scienza mi ha riportato a Dio», spiega.

Del resto non è stato Louis Pasteur, chimico e fondatore della moderna microbiologia, a dire che «poca scienza allontana da Dio, ma molta riconduce a Lui»? Il caso di Accetta infatti tutto è fuorché un unicum. Diversi altri scienziati, atei, agnostici o non cristiani, hanno finito per convertirsi al cattolicesimo studiando la Sacra Sindone e diventandone ardenti promotori. Lo stesso Allan Wanger, ad esempio, si era convertito dall’ateismo. E almeno uno dei suoi studenti, Joseph Marino, è diventato perfino sacerdote.

La missione della Sindone

Piczek, l’artista (morto nel 2016), aveva parlato di una missione del Lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo. «La Sindone sembra avere una grande missione pastorale, causando molte inaspettate conversioni, specialmente tra i giovani».

Ormai convinto che la Sacra Sindone fosse autentica. Accetta doveva sapere quale fosse la vera istituzione fondata da Cristo. A questo lo spingeva spontaneamente la sua vocazione di studioso. Che lo porterà a immergersi questa volta negli studi di teologia e di storia della Chiesa. Quando comincia a accostarsi ai Padri della Chiesa si rende conto di aver trovato le risposte che andava cercando. E confessa di essere stato «felice di trovare Cristo nella Chiesa cattolica. Quando ho cominciato il mio studio non avevo intenzione di ritornarci, ma è lì che mi ha condotto il mio processo di ricerca della verità». Non è un caso, «non è una coincidenza», tiene a sottolineare, che la Sindone sia come stata affidata in custodia alla Chiesa Cattolica.

Un centro per raccontare la storia della Sindone

La Sindone che lo aveva riportato a casa, a quella Chiesa Cattolica abbandonata negli anni universitari, diventerà per lui una ragione di vita. Al punto da spingerlo a creare, nel 1996, il Shroud Center of Southern California: un centro di studi dedicato alla promozione del Sacro Sudario, dove i volontari raccontano ai visitatori la storia della Sindone, così come la scienza e la ricerca che stanno dietro al Lenzuolo. E non manca chi si è sciolto in lacrime dopo uno dei tour guidati personalmente da Accetta.

Uno di questi visitatori, di nome Stephen Shehyn, spiega di essersi sentito come «alla presenza di Nostro Signore, facendo esperienza sia della sua umanità che della sua divinità». Al tempo Shehyn era tornato da poco cattolico e la sua fede, sottolinea, è stata fortemente confermata dal suo studio della Sindone che descrive come «il quinto Vangelo, che ci mette al confronto con la realtà della sofferenza, morte e resurrezione di Cristo». Dopo quella visita, tornerà per diventare un volontario del centro fondato da Accetta, aggiungendo che la sua fede non sarebbe scossa anche se venisse provato che la Sindone è un falso abilmente confezionato.

Nella fede i fatti contano, eccome se contano

Accetta, oggi 64enne, invita a non minimizzare, come fanno diversi cattolici che preferiscono una fede più esperienziale e personale, il peso dei fatti nella vita di fede. Non bisogna dimenticare, dice, che «la Resurrezione di Cristo è un fatto. Le prove della Resurrezione – inclusi i testimoni che avevano visto il Cristo risorto – erano importanti per i primi cristiani».

Non mancano del resto, spiega, i non cattolici profondamente affascinati dal mistero della Sindone. Infine questo medico convertito dall’agnosticismo alla fede cattolica incoraggia «i cattolici, specialmente i sacerdoti, ad accostarsi a questa Sindone con una mente aperta e un cuore amorevole. Lasciate che il Sudario di Gesù vi aiuti a conoscere e a amare sempre più Gesù e il suo Mistero pasquale

venerdì 20 gennaio 2023

Dio in cui nutro speranza

 «Il Dio in cui nutro speranza non ha mai suggerito ai suoi seguaci i sentimenti della calunnia, dell'odio, della vendetta, sfociati in orribili guerre, in devastanti persecuzioni, in una spaventosa varietà di tormenti fisici e morali.

 Il Dio in cui, nonostante tutto, continuo a sperare è un'entità al di sopra delle parti, delle fazioni, delle ipocrite preci collettive; 

un Dio che dovrebbe sostituirsi alla così detta giustizia terrena in cui non nutro alcuna fiducia, alla stessa maniera in cui non la nutriva Gesu, il più grande filosofo dell'amore che donna riuscì mai a mettere al mondo».


Fabrizio De André

giovedì 19 gennaio 2023

Il pianto della scavatrice

 Il pianto della scavatrice


Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto. Dà angoscia

il vivere di un consumato
amore. L’anima non cresce più.
Ecco nel calore incantato

della notte che piena quaggiù
tra le curve del fiume e le sopite
visioni della città sparsa di luci,

scheggia ancora di mille vite,
disamore, mistero, e miseria
dei sensi, mi rendono nemiche

le forme del mondo, che fino a ieri
erano la mia ragione d’esistere.
Annoiato, stanco, rincaso, per neri

piazzali di mercati, tristi
strade intorno al porto fluviale,
tra le baracche e i magazzini misti

agli ultimi prati. Lì mortale
è il silenzio: ma giù, a viale Marconi,
alla stazione di Trastevere, appare

ancora dolce la sera. Ai loro rioni,
alle loro borgate, tornano su motori
leggeri – in tuta o coi calzoni

di lavoro, ma spinti da un festivo ardore
i giovani, coi compagni sui sellini,
ridenti, sporchi. Gli ultimi avventori

chiacchierano in piedi con voci
alte nella notte, qua e là, ai tavolini
dei locali ancora lucenti e semivuoti.

Stupenda e misera città,
che m’hai insegnato ciò che allegri e
feroci
gli uomini imparano bambini,

le piccole cose in cui la grandezza
della vita in pace si scopre, come
andare duri e pronti nella ressa

delle strade, rivolgersi a un altro uomo
senza tremare, non vergognarsi
di guardare il denaro contato

con pigre dita dal fattorino
che suda contro le facciate in corsa
in un colore eterno d’estate;

a difendermi, a offendere, ad avere
il mondo davanti agli occhi e non
soltanto in cuore, a capire

che pochi conoscono le passioni
in cui io sono vissuto:
che non mi sono fraterni, eppure sono

fratelli proprio nell’avere
passioni di uomini
che allegri, inconsci, interi

vivono di esperienze
ignote a me. Stupenda e misera
città che mi hai fatto fare

esperienza di quella vita
ignota: fino a farmi scoprire
ciò che, in ognuno, era il mondo.

Una luna morente nel silenzio,
che di lei vive, sbianca tra violenti
ardori, che miseramente sulla terra

muta di vita, coi bei viali, le vecchie
viuzze, senza dar luce abbagliano
e, in tutto il mondo, le riflette

lassù, un po’ di calda nuvolaglia.
È la notte più bella dell’estate.
Trastevere, in un odore di paglia

di vecchie stalle, di svuotate
osterie, non dorme ancora.
Gli angoli bui, le pareti placide

risuonano d’incantati rumori.
Uomini e ragazzi se ne tornano a casa
– sotto festoni di luci ormai sole –

verso i loro vicoli, che intasano
buio e immondizia, con quel passo blando
da cui più l’anima era invasa

quando veramente amavo, quando
veramente volevo capire.
E, come allora, scompaiono cantando.

 

Le ceneri di Gramsci (Garzanti, 2015)

mercoledì 18 gennaio 2023

Mary Keller, la suora con la vocazione per l’informatica

Mary Keller, la suora con la vocazione per l’informatica

Come trascorre le sue giornate una suora? Pregando, prestando assistenza alle persone bisognose e impegnandosi in altre attività caritatevoli. Questa è, nella maggior parte dei casi, la risposta corretta. Con alcune significative eccezioni.
Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, quando i computer erano enormi armadi ricoperti di leve e pulsanti, una suora trascorreva le sue giornate programmando.

Prima persona in assoluto a ottenere un dottorato di ricerca in informatica, Suor Mary Keller ha contribuito a sviluppare il BASIC, linguaggio di programmazione che ha segnato una svolta nell’evoluzione dei personal computer, consentendo a chiunque di scrivere software. Non è stata soltanto una suora fuori dagli schemi, ma anche e soprattutto una scienziata visionaria, in grado di preconizzare l’avvento di Internet e comprendere in netto anticipo sui tempi l’importanza degli strumenti informatici in ambito sociale, culturale ed educativo. Non solo. Sostenitrice della piena parità di genere, nel corso della sua vita ha lavorato per consentire il libero accesso delle donne alla computer science.

Dalla chiamata al BASIC

Mary Kenneth Keller nasce a Cleveland, in Ohio, nel 1913. Dei primi anni della sua vita non si sa quasi nulla; quel che è certo è che nel 1932, non ancora diciannovenne, decide di entrare a far parte della congregazione cattolica delle Suore della Carità della Beata Vergine Maria, con sede nella cittadina di Dubuque, nello Iowa. Vi resta fino al 1940, anno in cui prende i voti. Assieme alla vocazione religiosa suor Mary ne coltiva da sempre un’altra: quella per la scienza. Le consorelle le consentono di iscriversi alla DePaul University di Chicago, dove nel 1943 consegue una prima laurea in matematica. Alcuni anni dopo, nel 1953, otterrà la specializzazione in matematica e fisica.

Negli anni Cinquanta, Mary Keller inizia a interessarsi a una disciplina completamente nuova, l’informatica. Nel 1958 è la prima donna a ottenere un incarico presso il centro di calcolo del Dartmouth College, nel New Hampshire, da sempre aperto ai soli uomini. Il fatto di avere una suora come collega suscita l’iniziale perplessità dei ricercatori del centro, ma Keller si rivela da subito una brillante programmatrice, fugando così ogni dubbio sul suo diritto di trovarsi lì. All’inizio degli anni Sessanta, la donna avvia una proficua collaborazione con John George Kemeny e Thomas Eugene Kurtz, due ricercatori che in quel ,periodo stanno lavorando allo sviluppo del BASIC (Beginner’s All-purpose Symbolic Instruction Code), un nuovo linguaggio di programmazione destinato a rivoluzionare il mondo dell’informatica. Progettato per consentire a chiunque di imparare a programmare, negli anni Settanta e Ottanta il BASIC contribuirà in modo significativo alla diffusione e al successo dei personal computer in fasce sempre più ampie della popolazione

Il dottorato e il lavoro al Clarke College

Dopo anni di studi e ricerche, a 51 anni suor Mary Keller ottiene un dottorato di ricerca in Informatica presso l’Università del Wisconsin-Madison. Consegue il titolo il 7 giugno 1965, lo stesso giorno di un giovane studente, Irving Che-Hong Tang, che discute la sua tesi alla Washington University di St. Louis. Keller non è quindi solo la prima donna al mondo a ottenere questo titolo, ma anche la prima persona in assoluto, in contemporanea con Tang. La sua tesi di dottorato, scritta utilizzando il linguaggio di programmazione CDC FORTRAN 63, si intitola “Inferenza induttiva sui modelli generati dal computer” ed è dedicata alla costruzione di algoritmi per la risoluzione di equazioni differenziali.

Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca, Keller ottiene un posto da docente presso il Clarke College di Dubuque, nello Iowa, istituto cattolico per sole donne fondato e gestito dalle Suore della Carità della Beata Vergine Maria. Qui crea uno dei primi dipartimenti di informatica degli Stati Uniti, che dirigerà per quasi vent’anni. Professoressa rigorosa e appassionata, diventa ben presto un punto di riferimento per le sue studentesse e per tutti gli appassionati di informatica, che la soprannominano “il computer di Clarke”.

Vocazione e visionarietà

La passione per l’informatica di Mary Keller non è mai svincolata dalla fede e dalla vocazione religiosa. Tutt’altro. Dal fitto carteggio epistolare con le consorelle, emerge come per lei il computer non sia altro che uno strumento per esercitare le proprie virtù cristiane, in primis la pazienza e l’umiltà, fondamentali nel lavoro di programmazione.

Donna visionaria e in anticipo sui tempi, prevede l’esplosione della società dell’informazione, gli sviluppi dell’intelligenza artificiale, la connessione delle persone attraverso i computer, la digitalizzazione massiva dei dati, la centralità degli elaboratori elettronici nella gestione dei database di biblioteche, aziende ed enti pubblici. Molti anni prima della diffusione di Internet, riconosce il potenziale dei computer nel rendere le informazioni accessibili a tutti: “Stiamo assistendo a una vera e propria esplosione di informazioni; è ovvio che serviranno solo se saranno disponibili al maggior numero possibile di persone”.

Keller considera il computer “il più grande strumento interdisciplinare che sia mai stato inventato”, ne prevede l’importanza in ambito educativo e istituisce un corso di laurea per lo sviluppo di applicazioni informatiche nell’istruzione. Tra le altre cose, contribuisce a fondare la Association of Small Computer Users in Education ed è tra i primi docenti a utilizzare il BI-TRAN SIX, elaboratore elettronico pensato specificamente per insegnare i rudimenti della programmazione agli studenti di informatica. Si adopera inoltre per abbattere ogni possibile discriminazione di genere. Da direttrice e docente del dipartimento di informatica del Clarke College, sostiene attivamente non solo le studentesse più giovani, ma anche le lavoratrici e le madri, incoraggiandole a portare in classe i loro figli.

Suor Mary Keller muore nel 1985, all’età di 71 anni. Nella casa di cura in cui trascorre l’ultimo periodo della sua vita, malata di cancro, porta con sé un Apple IIe, che utilizza per tenere un corso di informatica agli altri ospiti della struttura e per scrivere un programma per la gestione e il monitoraggio dei pasti.

In suo onore il Clarke College – oggi Clarke University – ha istituito la borsa di studio in informatica Mary Kenneth Keller e ha ribattezzato il centro informatico dell’istituto Keller Computer Center and Information Services.

Aglio

 Oggi A TUTTO BIO Vi donerà della ricetta di un ELISIR  antichissimo Il RISVEGLIO DI UNA DEA.

Antica ricetta tibetana – e molto di più.

Nell’anno 1972 da una spedizione patrocinata dall’UNESCO, fra le rovine di un antico monastero tibetano, fu ritrovata la ricetta di un antico medicamento cinese a base di aglio scritta su tavolette di argilla e tradotta in diverse lingue nel 1976.

Studi hanno appurato che le tavolette ritrovate possano risalire anche a 5.000 anni a.C.


EFFETTI


    Il diaframma miocardio malato;

    Arteriosclerosi;

    Sinusite;

    Ipertensione;

    Malattia polmonare;

    Artrite e reumatismi;

    Vari disturbi della vista e dell’udito;

    Impotenza;

    Mancanza di appetito;

    Gastriti, ulcere dello stomaco e le emorroidi;

    Cancella il corpo di grassi e pietre (rene, Gallo);

    Migliora il metabolismo e quindi tutti i vasi sanguigni (ri)diventa   elastico;

    Si scioglie i coaguli di sangue;

    Regola il peso corporeo;


E forse la più importante: 

! Assorbe eventuali tumori interni ed esterni By Alexander Luce, HumansAreHealthy.com


LA PREPARAZIONE


Si tagliano a pezzettini e si schiacciano con un mortaio 350 g di aglio (possibilmente da agricoltura biologica) dopo aver tolto il rivestimento dei bulbi.


Mettere la poltiglia ottenuta in una bottiglia e aggiungere a questo 300 g di alcool etilico da alimenti a 95° gradi.


Tappare ermeticamente e conservare la bottiglia per 10 giorni in luogo buio, fresco e ventilato.


All’undicesimo giorno filtrare attraverso il cotone o una tela bianca, spremendone il residuo.


Dopo tre giorni di macerazione, si può iniziare a prenderlo tenendo conto della scaletta seguente:


si consiglia di prendere le seguenti gocce con circa 50 g di succo di frutta o latte o altro (anche acqua) sempre prima dei pasti


GIORNI   COLAZIONE                  PRANZo                           CENA

1°            1 goccia                      2 gocce                          3 gocce

2°            4 gocce                      5 gocce                           6 gocce

3°            7 gocce                      8 gocce                           9 gocce

4°           10 gocce                    11 gocce                          12 gocce

5°           13 gocce                    14 gocce                          15 gocce

6°           15 gocce                    14 gocce                          13 gocce

7°           12 gocce                    11 gocce                          10 gocce

8°             9 gocce                      8 gocce                            7 gocce

9°             6 gocce                      5 gocce                            4 gocce

10°           3 gocce                      2 gocce                            1 gocce

11°          25 gocce                   25 gocce                           25 gocce


Si prosegue la somministrazione di 25 gocce al dì come l’11° giorno fino alla consumazione totale del prodotto.

(Allium sativum L.)  Bulbo di sapore piccante penetrante; si deve utilizzare solo ed esclusivamente quello stagionato /secco; sveglia l’appetito; risveglia e riattiva i villi intestinali, rinforzandoli ed è un ottimo anti parassita, ma non deve essere utilizzato in grandi quantita’ (oltre 500 gr.)per molto tempo in quanto contiene  una sostanza che puo’ essere velenosa per il cervello.

Esso, è uno dei rimedi piu’ noti sin dalla preistoria: basti pensare che ne sono state rinvenute tracce in caverne abitate 10 mila fa e che la prima “prescrizione” risale a una tavoletta d’argilla del 3000 a.C., con incisioni cuneiformi, ritrovata nel Sud America.

Gli antichi Egizi sono stati tra  i maggiori utilizzatori di aglio, convinti della sua capacità di prevenire le malattie e aumentare la forza e la resistenza fisica: la pianta fu infatti ritrovata nella tomba del faraone Tutankamon.

Anche nell’Antica Roma l’aglio fu un rimedio di frequente impiego: il celebre medico Ippocrate lo raccomandava per la cura di infezioni, ferite, lebbra e tumori e anche Plinio lo raccomandava.

Nel Medioevo l’aglio era la medicina dei contadini e dei poveri, che lo consumavano in grandi quantità come terapia e prevenzione di tutti i mali.

Per la sua azione fluidificante del sangue l’aglio in forti dosi è sconsigliato in caso di emorragia, di ulcera gastro-duodenale e in gravidanza a dosi elevate.

La dose tossica è stata calcolata in circa 595 g per un uomo adulto. Conviene tener presente inoltre che la sua somministrazione abbassa i tempi di coagulazione. E’ quindi, sconsigliata l’assunzione in gravidanza e allattamento.

L’ingestione dei bulbi freschi, di estratti o di olio, può provocare nausea, vomito e diarrea, specie nei cani e gatti.

Uno studio dell’Università di Berlino ha dimostrato che l’aglio e’ in grado di  “pulire” le arterie, due volte e mezzo piu’ dell’HDL, il  cosiddetto “colesterolo buono”.

Ricercatori del Weizmann Institute of Science, in Isralele, assieme ai colleghi del Rehovot’s Kaplan Hospital, descrivono un nuovo approccio al cancro in un articolo pubblicato nel numero di maggio di Molecular Cancer Therapeutics.

Particolari vitamine contenute, ad esempio, nell’Aglio sono in grado di far suicidare (APOPTOSI ) cellule tumorali maligne !


Contiene: acqua 61%, idrocarbonati 30,5%, proteine 6,5%, grassi 0,3%, ceneri 1,2% con magnesio, potassio, sodio, calcio, fosforo, nitrati, zolfo, ferro, iodio, rame, manganese, zinco, bromo, arsenico, silicio, ecc.), vitamine B1, B6, B12, C, D, H; principi  antibiotici.

Purifica il sangue, antisettico, antielmintico, anti ulcera gastrica, anti cancerogeno, ipotensivo, balsamico, anti nicotinico, ipoglicemizzante, antireumatico, riduttore dei trigliceridi, toglie stanchezza, utile nelle arteriosclerosi, normalizza il battito cardiaco ed accresce l’ampiezza del battito stesso.

L’utilizzo dell’aglio per disinfiammare l’organismo e’ ben noto da millenni; utilizzate la cura dell’aglio, anche qualsiasi problema di circolazione sanguigna, in questa pagina e’ indicato come preparare la soluzione da assumere con l’aglio biologico.

L’abbinamento con Carbone vegetale, funge da anti spasmodico intestinale.

L’ Aglio abbinato con Biancospino in capsule o gel, e’ un ottimo prodotto per chi ha problemi circolatori, di cuore, di ansia e stress.


In piccole dosi è ben tollerato ed è un aroma nella cucina mediterranea. Aglio ed acciughe pestati in pastetta da mangiare con pane e sidro di mele, possono essere afrodisiaci per molti soggetti.  Coloro che usano l’aglio non saranno punti facilmente dalle zanzare. In vitro invece, l’effetto battericida è stato riferito da parecchi autori.


Il miglior modo di assumere l’Aglio e quello di utilizzare, per sfruttarne le valenze salutari e quello di ricorrere ai bi bulbi freschi che contengono tutti i suoi componenti attivi. L’aglio cotto perde quasi tutte le sue proprieta’ salutari.

L’Aglio lo si trova anche sotto forma di succo, estratto idroalcolico, in compresse, in capsule od ovuli gastroresistenti, per impedire il solito “alito da aglio”); come succo od estratto, 15 gocce 2 o 3 volte al dì; in pillole od ovuli da 2 a 12 pillole od ovuli oppure 2 o 4 spicchi di aglio al giorno sono uno dei più antichi rimedi contro: infiammazioni in genere, intestinali, sia dei villi che della parete viscerale, anche se queste sono croniche; parassiti, funghi (candida ecc. – vedi anche aceto di mele, mirra, estratto di semi di pompelmo e stevia), vermi e verme solitario; previene la dissenteria; preventivo per l’arteriosclerosi.

I “principi attivi” conosciuti dell’aglio sono: olio essenziale contenente principalmente bisolfuro di allilpropile, bisolfuro di allile, trisolfuro di allile, solfuro di divinile, allilvinilsolfossido ed altri polisolfuri allilici; tali sostanze volatili posseggono proprietà battericide in vitro.

Le due principali sostanze presenti negli estratti di Aglio sono:

l’Allicina, (estere allilico dell’acido alliltiosolfinico) che da anche il tipico odore, ed e’ una molecola a base di zolfo che si forma dall’alliina per triturazione dei bulbi, sostanza antimicotica e batteriostatica che conferisce all’Aglio la qualità di buon disinfettante ed antibiotico naturale intestinale.

l’Ajoene sostanza dalle proprietà antitrombotiche, utile per la circolazione sanguigna

Tra gli altri componenti trovati in letteratura (non sempre in seguito confermati): la allisatina I e II, acido solfocianico, isosolfocianato di allile, un glicoside (scoldinina A e B).

Vi sono in commercio delle pastiglie gastroresistenti in modo che l’aglio passi direttamente nell’intestino e non dia fastidio a coloro che lo rifiutano, perche’ il loro stomaco non riesce a tenerlo.


Le “proprietà” derivano anche e non solo dagli effetti di questi composti solforati: azione vasodilatatrice, ben osservata quella cutanea, l’aglio è un revulsivo secondo una vecchia dizione farmacologica, ossia contuso e spalmato sulla cute genera un alone iperemico abbastanza esteso, fino ad avere effetto “vescicatorio” con formazione di vescicole e flittene.

I principi dell’olio essenziale vengono eliminati dall’apparato respiratorio in maniera predominante questo potrebbe spiegare il blando effetto fluidificante mucolitico riferito.


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L’AGLIO per invecchiare meglio

Alcune forme molecolari dell’ossigeno (ROS reactive oxygen species)hanno un ruolo molto pericoloso nei processi di invecchiamento e nelle malattie perche’ provocano modificazioni del DNA ,delle proteine e dei lipidi. Gli estratti d’aglio invecchiati ,contengono antiossidanti capaci di prevenire il danno.

Questi sono composti organo-solforici liposolubili tipici solo dell’aglio,flavonoidi e selenio.

Gli estratti devono pero’ subire un processo di invecchiamento di almeno 20 mesi in cui vengono stabilizzate le proprieta’ degli antiossidanti instabili come allicin.

L’aglio, elimina ROS e favorisce gli enzimi antiossidanti, inibendo l’ossidazione lipidica e riducendo i danni ischemici. Protegge le cellule endoteliali dai processi che portano all’arteriosclerosi.

Si ha inoltre l’inibizione della trascrizione del fattore NF-kappa B,che provoca immunodeficienza.

Protegge il DNA dall’attacco dei radicali liberi e difende dalle radiazioni ionizzanti e dall’esposizione ai raggi UV. In topi in cui sono stati prodotti sperimentalmente processi di invecchiamento,si e’ constatato che l’estratto determina un mantenimento dei processi cognitivi ed un rafforzamento della memoria.

Tratto da: Journal of Nutrition 131 (3),2001 


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Tutti i benefici dell’aglio –  15 Aprile 2011.

In tema di alimentazione non possiamo non tenere in considerazione tutti i benefici dell’aglio. Quest’ultimo infatti si caratterizza per diverse proprietà salutari che non dovrebbero essere trascurate. In particolare da mettere in rilievo sono le proprietà depurative cha aiutano il nostro organismo ad espellere le tossine. Da ricordare che molti effetti benefici si perdono se l’aglio viene cotto.

L’aglio e la cipolla possiedono importanti virtù per la salute.

L’elenco sarebbe davvero lungo, ma a titolo di esempio possiamo ricordare che aglio e cipolla sono alleati contro l’ipertensione.

In effetti si può affermare con certezza che l’aglio si dimostra utile per il cuore, perché è in grado di normalizzare l’andamento del battito cardiaco e di rendere il sangue più fluido. Inoltre l’aglio aiuta a ridurre il livello di colesterolo nel sangue e agisce per la prevenzione dell’aterosclerosi.

Forse l’unico inconveniente è costituito dall’alitosi da aglio, che si puo’ contrastare con: prezzemolo, chicchi di caffe’ od il latte.

In ogni caso, a parte gli inconvenienti, l’aglio ci aiuta a rendere più resistente il sistema immunitario, svolgendo un’azione di prevenzione nei confronti di raffreddori e influenza. Infatti non bisogna dimenticare che l’aglio ha delle rilevanti proprietà antisettiche contro virus e batteri.

Un toccasana anche per il sistema nervoso, in quanto, grazie al contenuto di fosforo e zolfo, è capace di svolgere un’azione sedativa e calmante. Si è visto che l’aglio riesce a far aumentare la serotonina nel cervello, combattendo lo stress e gli stati depressivi.

In sostanza l’aglio è un valido alleato del nostro benessere generale.

By G. Rini – Tratto da: tantasalute.it


Commento NdR: Comunque più di uno spicchio di aglio crudo al giorno (masticato e/o schiacciato o tritato) può causare irritazioni alle pareti intestinali e mangiare troppo aglio crudo per lunghi periodi di tempo può danneggiare le cellule ematiche e provocare anemia.

Meglio utilizzare il macerato d’aglio fatto in casa, qui sotto indicato.

Attualmente è possibile trovare nei negozi di alimenti naturali diversi prodotti a base di aglio crudo privi delle sostanze chimiche irritanti pur conservando quelle benefiche e con proprietà terapeutiche.

L’aglio è come il limone uno dei più potenti cibi medicamentosi esistenti in natura, e perche’ contiene allicina, un potente antimicrobico e l’ajoene, che oltre ad abbassare il colesterolo, ridurre la pressione e incrementare la serotonina, potenzia le difese immunitarie“; i Coreani, sono chiamati dai cinesi “mangia-aglio”, pero’ difficilmente si ammalano di tumore.

E’ molto utile anche per mal di pancia, dolori di schiena, mal di denti (qualche goccia del macerato sul dente che duole), ecc.


L’aglio, è come dicono gli orientali, “molto caldo”: se tagliato ne fuoriesce una sostanza che letteralmente “brucia”.. Tant’è così che, uno de suoi usi è precisamente quello di usarlo come una specie di “acido” per togliere, calli e verruche. La ricetta per farlo è semplice: ve ne si applica sopra ogni giorno un po’, al massimo per venti minuti (bendando, od utilizzando un cerotto), fino a vederli cadere.

L’aglio si può mangiare in insalata, ma se il vostro stomaco non fosse abituato, la maniera migliore è prenderlo in decotto. Oppure mischiarlo a qualche tisana favorita, piuttosto che prenderlo da solo ; in alternativa, alcuni utilizzano il latte al posto dell’acqua. Il latte con l’aglio, sarà molto utile anche in caso di forti e varie  punture d’insetti, tipo zanzare; qualora vi foste dimenticati autan, fargan, ecc, e non aveste altro. Cospargetelo come una crema, senza paura, noterete subito il sollievo: l’aglio “assorbe” il veleno, oltre ad aiutare e velocizzare la guarigione dei tessuti.

E’ l’unico rimedio naturale riconosciuto, che elimini veramente e definitivamente da ogni problema cutaneo da “funghi”, parassiti, amebe, micobatteri, ecc ecc.

E’ possibile utilizzarlo anche in macerazione nel Miele; fare, uno strato di miele ed uno di fine di aglio tritato, uno di miele e un’altro ancora d’aglio, e così via; fino a riempire il barattolo il preparato non “scade” mai perche’ e’  il miele che lo preserva.

Il miele all’aglio così ottenuto, è efficace per combattere: febbre, catarro, tosse, influenza, ecc ecc.

Supposte vaginali e/o Irrigazioni:

Le donne possono usarlo come supposta vaginale in caso di Candida o altri disturbi.

Per far questo, bisogna FARE ASSOLUTAMENTE ATTENZIONE però, a NON TAGLIARE il DENTE neanche un po’,  altrimenti, ne fuoriuscirebbe il liquido che, come abbiamo gia’ detto, brucerebbe le delicate pareti interne della mucosa nella membrana uterina.

Preparazione:  Buttate sui i denti d’aglio dell’acqua bollente, la buccia verrà via facilmente, senza bisogno di tagliarli.  Altrimenti, se avete dei dubbi, sostituitelo con dei lavaggi interni vaginali, a base di decotto d’aglio. La vostra costanza verrà premiata; fatelo tutti i giorni però, noterete già al primo mese dei risultati.


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AGLIO URSINO (molto utile) vedi: Prodotti NATURALI


L’Aglio immunomodulatore anche nell’alimentazione canina

Una delle principali proprietà dell’aglio è di fungere da antiossidante grazie ai suoi componenti bioattivi e quindi di captare i radicali liberi che sono alla base dell’invecchiamento cellulare

Molti sono stati gli studi che hanno controllato le proprietà dell’aglio nella medicina umana, mentre il suo uso in medicina veterinaria è stato valutato solo a partire dal 1997 ad oggi.

L’aglio può essere assunto crudo o cotto (meglio crudo e ben masticato), come estratto in polvere solubile in acqua od olio, come forma purificata dei biocomponenti attivi.


Utile in: parassitosi intestinale, asma, enfisema, pertosse, tubercolosi, influenza, raffreddori, malattie infettive, litiasi urinaria, stabilizza la pressione sanguigna, vasodilatatore; abbassa il colesterolo; contro l’arteriosclerosi, all’università di Berlino in Germania, si è visto che l’aglioscioglie nelle arterie le minuscole placche di grasso e calcio che si depositano sulle pareti.

Uno studio effettuato in 400 centri medici europei ha dimostrato su 2000 pazienti, che un principio attivo, la lacidipina, rallenta la progressione dell’arteriosclerosi, molto di più dei farmaci usati in quella patologia.


Per uso esterno: piaghe, ulcere, calli, verruche, punture di insetti, scabbia, tigna, sordità, dolori alle orecchie.

Anche le proprietà antisettiche potrebbero derivare da queste sostanze (noto storicamente l’uso dell’aglio per proteggersi dalle pestilenze, mettendo teste d’aglio nei lunghi “becchi” dei cappucci dei medici cinquecenteschi e sopra tutto il fatto di legare sulle porte delle case le teste di aglio da utilizzare ogni giorno come prevenzione delle malattie/vampiri), ma certamente la quantità necessaria avrebbe fortissime controindicazioni (oltre che per l’alito che sa di aglio) per l’azione irritante sulla mucosa gastrica.

Supposta anche una sua azione sulla tiroide, probabilmente inibendo la “cattura” dello iodio.

Ipotensivo di valore. Azione balsamica a livello polmonare. Azione coadiuvante del diabete.

Prevenzione dell’arteriosclerosi; infiammazioni catarrali, intestinali e contro la dissenteria infettiva.

Attiva l’eliminazione dei metalli pesanti. Rafforza il sistema immunitario,  riduce il rischio delle malattie cardiache. Forte azione antielmintica. Spiccata azione batteriostatica, battericida, nelle affezioni dell’apparato respiratorio e del tubo gastro enterico. Favorisce il metabolismo dei grassi in quanto disinfiamma la mucosa intestinale.


Ovviamente con un intestino funzionante a dovere, il sangue prodotto sarà più puro e i valori delle sostanze da esso trasportate adatti ad una buona salute.

Per esempio è noto da sempre in Medicina Biologica, che l’aglio e la cipolla  crudi, assunti giornalmente e per tempi prolungati, mantengono una buona circolazione ed allontanano le possibilità dell’infarto e dei cancri, questo sempre per il precedente postulato. Per eliminare gli effetti dell’alito cattivo, si può ricorrere al succo di biancospino ottenuto da foglie, fiori, e frutti, che aiuta a regolarizzare il battito cardiaco; oppure assumerlo in capsule gastroresistenti od ovuletti; meglio in estratto, come indicato qui nella pagina.


Estratto d’Aglio (preparato liquido da somministrare in gocce)

Pestare al mortaio 350 gr. di aglio biologico pulito, si taglia a piccoli pezzi; a questa polpa di aggiungono 200 gr di alcol a 96°; si chiude il barattolo a chiusura ermetica, ove si immette il tutto, e lo si lascia in frigo 10 giorni; poi si filtra e si rimette in frigo per 2 giorni, dopo di che’ e’ pronto da utilizzare anche per uso esterno, massaggi su parti doloranti e/o traumi senza ferite. 

Per uso esterno: piaghe, ulcere, calli, verruche, punture di insetti, scabbia, tigna, sordità, dolori alle orecchie, ecc.

Posologia:

si assume a gocce puro oppure in  max. 50 grammi di acqua o latte (meglio evitare quello bovino), meglio se di pecora, prima di ogni pasto, iniziando da 1 goccia al mattino, 2 gocce a mezzogiorno, 3 gocce alla sera, 4 gocce il 2° giorno al mattino, 5 gocce il 2° giorno a mezzogiorno, 6 gocce il 2° giorno alla sera ecc, aumentando di giorno in giorno, ad ogni pasto, fino a raggiungere le 25 gocce, poi regredire di 1 goccia ogni pasto, dal 5° giorno fino a ritornare a 1 goccia al 10 giorno.

In seguito assumere ad ogni pasto 25 gocce  fino a finire la pozione preparata.

Questo tipo di cura dell’aglio, puo’ in alcuni maschi, produrre un abbassamento del desiderio sessuale.

Si puo’ utilizzare questo macerato anche in dosi maggiori, dipende dal soggetto utilizzatore, ma l’aumento deve essere fatto per gradi e non immediatamente in un solo giorno.

Questa terapia e’ da effettuare almeno una volta ogni 5 anni.  (via orale)


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Macerato di aglio (altro tipo di cura)

Si puo’ fare in casa propria il preparato (tintura) in gocce in questo modo

– mettere uno spicchio di aglio in un barattolo di vetro, coprirlo di alcol e lasciarlo macerare da un minimo di 3 gg

– si puo’ fare anche un piu’ sofisticato prodotto a base di aglio, con il solito barattolo con piu’ spicchi, messo per 40 giorni al sole ..e la sera alla luna, solo quando crescente..oscurandola in luna decrescente….finiti i 40 giorni…togliere la parte solida, mantenendo la parte liquida nel barattolo di vetro e strizzare l’aglio, lasciarlo asciugare in ambiente, mettere cio’ che rimane in una padella e ridurlo in cenere…sino a scorgere i “cristalli”; questi sono i sali…insolubili, da aggiungere al soluto lasciato nel barattolo.


Si puo’ mangiare l’Aglio (meglio se biodinamico) in spicchi precedentemente messi in un barattolo di vetro con olio di oliva – questo meccanismo elimina il forte odore di aglio, se mangiato in questo modo, magari con un poco di pane. Se ne possono magiare fino a 10 spicchi, alla volta e ben masticati, se necessario – non superare i 20 al giorno – e’ un ottimo antibiotico naturale oltre che un ottimoantiparassitario.

Oppure utilizzare le capsule di aglio + biancospino (almeno 2 al di’, sera e mattina), ormai in vendita anche nei supermercati


Commento NdR: IMPORTANTE : durante o dopo la cura dell’aglio, assumere dei fermenti lattici, enzimi ed in certi casi il Carbone vegetale!!


Ricordiamo anche che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.

vedi: Intossicazione  +  Infiammazione +  Disintossicazione   


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AGLIO anti Parassiti (ossiuri, tenia ecc.) – assumere alla sera 30 minuti prima di coricarsi:

Far bollire in un bicchiere di latte (meglio di capra), da 1 a 3 spicchi di aglio, per 7 minuti, lasciare in infusione per altrettanto tempo, indi bere e masticare gli spicchi di aglio. Bere ogni sera questo infuso per almeno 7 giorni, successivamente la 2° settimana, passare ad un giorno si ed uno no; alla 3° settimana, bere ogni 3 sere; alla 4° settimana una volta alla settimana.

Assumere durante il giorno e dal primo giorno, delle capsule di aglio e biancospino oppure di solo aglio, 9 capsule – 3 alla volta per  3 volte al di’, per 7 giorni; 2° settimana, ridurre la quantita’ di capsule di una, ogni volta; 3° settimana. ridurre di un’altra capsula, ogni volta, sempre 3 volte al di’; 4° settimana una sola capsula per 3 volte al di’.

Importante dal primo giorno fare clistere di caffe’ o di bicarbonato e/o di erbe, ogni due giorni, per la prima settimana; 2° settimana fare fino alla 4° una volta alla settimana quel tipo di clistere – se il clistere al caffe’ non viene sopportato, utilizzare camomilla e/o bicarbonato.


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Cura dell’AGLIO una volta all’anno, in primavera.

Per evitare il sapore dell’aglio, tagliare uno spicchio a pezzetti in un piattino con un goccio di olio di oliva extra vergine in modo che rivesta i pezzettini.

Riempire un cucchiaio e con un sorso d’acqua ingoiare tutto senza masticare.

Cominciare con piccoli quantitativi. In questo modo l’aglio non impregna del suo profumo nemmeno l’esofago e riduce la possibiltà che si senta l’odore di aglio. Prenderlo preferibilmente a stomaco vuoto, circa 45 minuti prima di mangiare, al mattino e alla sera.

Un paio di spicchi al giorno sono sufficienti.

Se notate intolleranze forti (reazioni allergiche o bruciori o altri sintomi gastrointestinali) riducete la dose e se continuano rinunciate.

Gli effetti positivi si possono apprezzare solo dopo un mese circa di cura.

Gli effetti generali sono notevoli (stabilizzazione della pressione e circolazione sanguigna migliorata, sensazione di benessere generale, ma soprattutto dona una notevole e piacevole lucidità mentale).

Ma si deve saper aspettare, questa cura naturale e’ lente nel suo effetto.