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mercoledì 22 ottobre 2025

pane raffermo

 Il pane che racconta la salute delle nostre radici.

Nelle cucine italiane di un tempo, il pane raffermo non veniva mai sprecato. Le nonne lo trasformavano in piatti come la pappa al pomodoro, il pangrattato o zuppe sostanziose. Queste pratiche affondano le radici in una saggezza che la scienza moderna ha iniziato a riconoscere.

Il processo chiave è la retrogradazione dell'amido, un cambiamento chimico che trasforma le molecole di amido fresco in amido resistente di tipo 3. Quest'ultimo resiste alla digestione nell'intestino tenue e raggiunge il colon intatto.

Qui, i batteri benefici fermentano questo amido, producendo acidi grassi a catena corta come il butirrato, propionato e acetato. Il butirrato, in particolare, alimenta e protegge le cellule della mucosa intestinale, contribuendo a ridurre l'infiammazione e a rafforzare la barriera intestinale, con potenziali effetti protettivi contro il cancro al colon.

La quantità di amido resistente cresce notevolmente con il tempo: da un modesto 3-5% nel pane fresco fino al 12-15% dopo 24 ore e arrivando al 20% dopo qualche giorno a temperatura ambiente. Così, un etto di pane raffermo può contenere fino a 10 grammi di amido resistente, una quota significativa rispetto ai 15-20 grammi raccomandati giornalmente.

Le antiche ricette mediterranee come la panzanella toscana, la pappa al pomodoro, la ribollita e il pancotto pugliese dimostrano che questa conoscenza era già incarnata nella tradizione culinaria, usata senza consapevolezza scientifica.


Va precisato che il pane raffermo si distingue nettamente dal pane tostato. Quest'ultimo viene disidratato molto rapidamente ad alta temperatura, un processo che non favorisce la formazione di amido resistente e quindi non conferisce gli stessi benefici nutrizionali.


Oggi, mentre la ricerca sul microbioma intestinale valorizza sempre più il ruolo dei prebiotici naturali, il pane raffermo si pone come un ponte tra passato e futuro. Un esempio concreto di come la saggezza popolare anticipasse scoperte fondamentali sulla nutrizione e la salute intestinale.


💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve:

👉 Il pane raffermo contiene fino al 20% di amido resistente contro il 3-5% del pane fresco

👉 L'amido resistente nutre i batteri intestinali benefici producendo butirrato protettivo

👉 L'indice glicemico del pane raffermo è significativamente più basso di quello fresco

👉 La retrogradazione naturale richiede 24-72 ore a temperatura ambiente

👉 Le ricette tradizionali italiane sfruttavano inconsapevolmente questi benefici nutrizionali

Vaccino covid Cile

 L'INTERVISTA JUAN CARLOS BERTOGLIO

ESPERTO Juan Carlos Bertoglio, medico specializzato in immunologia



<<Il Cile ha seguito la vera scienza»


Il professore: <<All'inizio della pandemia usammo idrossiclorochina e fans. Poi quasi solo vaccini tradizionali testati in modo trasparente, senza obblighi né green pass>


di FRANCO BATTAGLIA


Medico internista con spe-cializzazioni in immunologia, allievo di Anthony Fauci, verso cui nutre stima e gratitudine, il professor Juan Carlos Berto-glio ha dedicato oltre 47 anni a insegnare all'università, al-l'assistenza clinica ospedalie ra e alla direzione sanitaria re-gionale durante la pandemia da Covid-19. In Italia, per i ser vizi offerti nel periodo pande mico, ha ricevuto la nomina di Cavaliere di Gran Croce.


Professor Bertoglio, in Ita-lia, pena esclusione dal lavoro e altre vessazioni, siamo stati obbligati all'inoculazione so-lo di farmaci mRna. Cosa ave-te fatto in Cile?


«Abbiamo fatto esattamen te l'opposto. Il primo anno, quando non c'erano ancora i vaccini, io ho potuto utilizzare idrossiclorochina, ivermecti-na, gli antinfiammatori non steroidei e gli inibitori prosta-glandinici. Il paracetamolo non era raccomandato perché blocca la sintesi di interferone

e senza febbre non c'è ragione di utilizzarlo. E abbiamo anche eseguito trasfusioni. A questo proposito, vorrei rin graziare il dottor Giuseppe De Donno: lui aveva fatto la prima trasfusione di plasma immu-ne e io, dieci ore dopo, guar dando online il suo protocollo. ho fatto la seconda».


Ora la terapia di De Donno è stata riconosciuta ufficial mente, anche se da noi l'uomo fu disintegrato in modo inde gno. E poi, quando sono arri-vati i vaccini?


«Tutti i vaccini utilizzati in Cile sono studiati prima di es sere utilizzati nella popolazio ne. Cosi è stato per tutti quelli anti Covid. Sono stati studi trasparenti, e i medici avevano l'obbligo di denunciare tutti gli eventi avversi, non nascon-derli. Coi vaccini tradizionali sappiamo per esperienza che lastragrande maggioranza de-gli eventi avversi sono acuti e si manifestano nei primi giorni. Con questi a mRna si deve sta re molto attenti perché non si sa quanto tempo può durare

un effetto avverso o se può sca-tenarsene qualcuno di qual siasi genere, endocrino, au toimmunitario, oncogeno, ri produttivo, psichiatrico, neu-rologico. Allora, per principio di precauzione, non abbiamo vaccinato sotto i 18 anni. Quando poi è venuta la secon-da ondata e c'erano nuove va-rianti, arrivò la campagna del-la Oms di vaccinare, e hanno raccomandato, se non impo-sto, di togliere tutti gli altri vaccini dal mercato e utilizza re solo gli mRna. Ma in Cile, ove il vaccino era volontario, quasi tutti erano già vaccinati col vaccino tradizionale, e alla fine si è deciso di utilizzare gli mRna soltanto sugli adulti che non erano ancora vaccinati, ma era solo il 3% della popola zione».

Avete avuto green pass co-me da noi?


«Essere vaccinato non era requisito per andare al lavoro o per la normale vita quotidia-na. C'erano restrizioni solo per alcune attività sociali vo-luttuarie, tipo festival musicali o andare allo stadio, non per la vita normale. Il 100% della popolazione aveva già immu-nità naturale e il 75% aveva im-munità naturale più vaccinale con virus completo inattivato. Poi è arrivata l'ondata di Omi-cron di bassa patogenicità e di alta trasmissibilità, ed è stata come un richiamo naturale, un rafforzamento naturale che ha reso inutile l'uso di mR-na».


A oggi, Italia e Cile, per mi-lione d'abitanti, hanno avuto sostanzialmente lo stesso nu-mero di decessi per Covid (3.400 l'Italia e 3.200 il Cile), prova che le restrizioni italia-ne non hanno salvato una vita. Ma in Italia il solo discutere di queste cose era sufficiente per essere bollati come no vax.


lo sono un pro vax assoluto della vaccinazione tradiziona-le, che ha permesso di debella-re molte malattie infettive. Ma sono un no vax quando si pretende vaccinare bambini o donne incinte con prodotti i cui effetti non si conoscono

non dico a lungo termine, ma neanche a medio termine». Quanti vaccini tradizionali obbligatori avete in Cile?


«Non c'è alcun obbligo, ma la grande maggioranza dei ge-nitori vaccina i propri bimbi coi vaccini tradizionali. A que-sto proposito, ho una sola cri-tica: l'immunizzazione con sei patogeni con una sola iniezio-ne non sarebbe raccomanda bile. C'è un concetto basilare della immunologia che si chia ma competizione antigenica: quando si dà un antigeno per volta, la risposta è 100% contro quell'antigeno, ma quando si somministrano più antigeni insieme, la risposta a ciascuno di essi si abbassa. Ma spesso

prevalgono ragioni economi-che e di praticità».


Sembra che in Cile i politici si sono affidati ai medici, men-tre qui in Italia è stata la politi-ca a dare le direttive (anche agli organi di informazione).


«Eh, i politici cileni sono stati più furbi di quelli euro-pei, perché hanno trasferito la responsabilità politica alla classe sanitaria. Non riesco a capire veramente perché in Europa abbiano avuto una specie di isteria governativa e una paura estrema e abbiano deciso di controllare tutto in modo autoritario, senza fidu-cia nella sempre leale e eroica sanità di base».


RIPRODUZIONE RISERVATA

domenica 19 ottobre 2025

 Lasciare che lo Spirito preghi in noi

Una chiesa che non ti dà gioia non è una chiesa: sarebbe una chiesa senza Dio. 

E lo stesso si dica dei cristiani, così tristi! 

Che cosa posso aspettarmi da un uomo che crede in Dio se non il dono della gioia? 

Non a caso Nietsche ha scritto: O cristiani, mostratemi la vostra gioia e io vi crederò!!

Preghiera allora come sorgente di tutte queste cose (ascolto, contemplazione, riconoscimento del dono, gioia). Non preghiera per per avere successo nella vita; non preghiera per mutare il corso delle cose (anche: ma nel disegno di lui, secondo che si faccia la sua volontà come in cielo così sulla terra).


Non preghiera per vincere o perdere, per vivere o sopravvivere (come se la bomba non caduta sulla tua casa ma caduta su quella del vicino fosse una grazia ottenuta con le tue preghiere; e così Dio sarebbe stato buono con te e cattivo col vicino: non è questo il Dio in cui dobbiamo credere), ma preghiera per attraversare tutte le cose con altro spirito, cioè con lo stesso spirito di Dio; preghiera per ottenere questo spirito e comunicarlo a tutte le creature; appunto, perché si compia il suo disegno, perché venga il suo regno, perché si realizzi nell'avvenire del mondo il futuro di Dio.


David Maria Turoldo

L'attenzione

 L'attenzione è la forma più rara e più pura della generosità.

La capacità di prestare attenzione è cosa rarissima, difficilissima; è quasi un miracolo, è un miracolo. 

Quasi tutti coloro che credono di avere questa capacità, non l'hanno. Il calore, lo slancio del sentimento, la pietà non bastano.

Nella prima leggenda del Graal è detto che il Graal apparterrà a chi per primo dirà al custode della pietra : "Qual è il tuo tormento?".

La pienezza dell’amore del prossimo è semplicemente l’essere capaci di domandargli: “Qual è il tuo tormento?”.

Per questo è sufficiente, ma anche indispensabile, saper posare su di lui un certo sguardo.


Simone Weil.

Viktor Frankl, psichiatra austriaco

 Lo avevano privato di tutto.

Della casa, dei libri, dei pazienti, perfino del nome.

Sui documenti del campo c’era solo un numero: 119 104.

Ma Viktor Frankl, psichiatra austriaco di Vienna, continuò a fare l’unica cosa che nessun muro poteva impedirgli: curare l’anima.


Fu deportato prima a Theresienstadt, poi a Auschwitz e infine a Dachau.

Ogni giorno vedeva uomini spegnersi non per fame, ma per mancanza di senso.

E lì, nel cuore dell’inferno, comprese una verità che avrebbe cambiato la psicologia moderna:

anche quando tutto è perduto, la libertà ultima dell’uomo è scegliere il proprio atteggiamento davanti al destino.


Cominciò a parlare ai compagni di baracca, a sostenerli con poche parole, a farli aggrappare a un pensiero, a un ricordo, a un perché.

Un figlio da rivedere.

Un amore da ritrovare.

Un lavoro da finire.

Un sogno ancora possibile.


Molti sopravvissero grazie a quella scintilla invisibile.

Altri morirono, ma con una pace che nessuna guardia poté rubare.


Quando la guerra finì, Frankl pesava poco più di quaranta chili.

Aveva perso la famiglia, la moglie, tutto ciò che possedeva.

Ma portava con sé un manoscritto scritto a memoria:

le basi di una nuova terapia, nata tra il filo spinato e la disperazione.


La chiamò logoterapia — “la cura attraverso il significato”.

Insegnerà al mondo che non si guarisce soltanto con le medicine, ma con uno scopo.

Nel 1946 pubblicò Uno psicologo nei lager, un libro tradotto in decine di lingue.


Scrisse:

«Chi ha un perché, può sopportare ogni come.»


Parole nate in un campo di sterminio, che ancora oggi curano chi si è perso nella vita.


✨

Perché finché l’uomo trova un senso, neppure l’oscurità può vincerlo.

sabato 18 ottobre 2025

rimpiangerai tempo che non hai trascorso con coloro che che amavi

 Sapevate qual è l’addio più commovente e toccante di tutta la letteratura? Nell’Iliade c’è una scena indimenticabile, ma non voglio parlarvi di Ettore e Andromaca.


Ecco, Ettore sa che deve affrontare Achille. Deve affrontarlo, ma ha paura. Sa che non può tirarsi indietro, eppure esita. E proprio in quel momento compare Andromaca. Sta piangendo. Singhiozza. Non affrontare quell’uomo crudele, supplica il marito. «Non lasciarmi. Pensa a nostro figlio!» Commosso e straziato dal pianto di lei, Ettore la abbraccia. La accarezza. «Quando la mano di un uomo tocca la mano di una donna, entrambi toccano il cuore dell’eternità.» 

Poi tende le braccia per prendere il figlio in braccio. Ma il bambino si spaventa perché il padre indossa l’elmo e non lo ha riconosciuto. Allora Ettore si toglie l’elmo e il piccolo Astianatte gli sorride. Eccolo qui, l’eroe greco per eccellenza, che sorride al figlio e il figlio gli sorride di rimando. Ma Ettore non lo prende in braccio, invece rimane così a guardarlo. Lo guarda mentre il bambino gli sorride, lo guarda per l’ultima volta. E in quello sguardo c’è tutto: c’è l’amore di un padre che guarda negli occhi il proprio figlio, c’è il desiderio di vederlo crescere, di vederlo diventare grande, c’è la paura di non potergli restare accanto, e la consapevolezza di dovergli addio.

Ecco, questo è il momento più toccante di tutta l’Iliade: non le parole d’amore, gli abbracci, le lacrime appassionate di Andromaca, ma il momento in cui padre e figlio si guardano negli occhi per l’ultima volta. Perché la vera forza non si misura in cosa vinci, ma in cosa proteggi. Omero, il cantore della guerra, forza, dell’onore, ci ha regalato l’addio più commovente di tutti! Quello tra un padre e un figlio. Perché alla fine non rimpiangerai i piaceri che non hai avuto, le ricchezze che non hai accumulato, i divertimenti che non hai vissuto, ma i «ti voglio bene» che non hai detto, gli abbracci che non hai dato, il tempo che non hai trascorso con coloro che che amavi. La ricchezza vita è tutta qui, ecco cosa vi sta dicendo Omero, nelle persone che ti stanno accanto. In coloro che ami.  Abbiatene cura! 


Guendalina Middei, anche se voi mi conoscete come Professor X 

#figli #amore #letteratura #omero #cultura

giovedì 16 ottobre 2025

La verità non si insegna; bisogna scoprirla, conquistarla

 "La verità non si insegna; bisogna scoprirla, conquistarla. Pensare, farsi una coscienza. Non cercare uno che pensi per voi, che vi insegni come dovete essere liberi. Qui si vedono gli effetti: dagli effetti risalire alle cause, individuare il male. Strapparsi dalla massa, dal pensiero collettivo, come una pietra dall'acciottolato, ritrovare in se stessi l'individuo, la coscienza personale. Impostare il problema morale.

Domani, appena toccherete col piede la vostra terra, troverete uno che vi insegnerà la verità, poi un secondo che vorrà insegnarvela, poi un quarto, un quinto che vorranno tutti insegnarvi la verità in termini diversi, spesso contrastanti. 

Bisogna prepararsi qui, "liberarsi" qui in prigionia, per non rimanere prigionieri del primo che v'aspetta alla stazione, o del secondo o del terzo. 

Ma passare ogni parola loro al vaglio della propria coscienza e, dalle individuate falsità d'ognuno, scoprire la verità."


Giovannino Guareschi, Diario clandestino, 1949

I gastroprotettori

 I cosiddetti gastroprotettori sono di fatto inibitori di pompa protonica (IPP).

Come agiscono? Inibendo la pompa protonica per l'appunto, quindi inibendo il rilascio, nel lume gastrico, di ioni idrogeno. Vanno di fatto a ridurre l'acidità gastrica. 

Questi farmaci sono solitamente presenti nel protocollo per il trattamento del reflusso gastro esofageo. Peccato che non risolvano i problemi di reflusso. Semplicemente si riduce il pH dello stomaco, rendendolo meno acido. 

Parleremo di reflusso in un altro post (ne abbiamo comunque parlato durante un webinar specifico). 

Va detto che il pH acido dello stomaco (circa 1,5-2) è importante per iniziare la digestione (in particolare la denaturazione delle proteine e attivazione della pepsina). Le pareti dello stomaco sono attrezzate per proteggersi da questa acidità: la mucosa gastrica è rivestita da uno spesso strato di muco protettivo. 

L'acidità gastrica svolge inoltre un’importante funzione di barriera contro l’arrivo dei patogeni nel tratto gastrointestinale.

Andando ad alterare il pH acido, l’organismo sarà più esposto a infezioni gastro intestinali, come quelle causate da Helicobacter Pylori o Clostridium Difficile, che possono portare alla comparsa di tumori allo stomaco o all’intestino [1, 2, 3, 4].

L'assunzione di gastroprotettori viene anche suggerita insieme a farmaci come la cardio aspirina (un antiaggregante piastrinico), quindi per ridurre il rischio di trombi. Che invece aumenta laddove i livelli di omicisteina sono alti. 

Peccato che però, poiché gli IPP vanno ad alterare il pH gastrico, ciò interferisce con l'assorbimento della vitamina B12 (che sovente non viene neppure monitorata a fronte di una terapia protratta con gastroprotettori). 

L’assunzione a lungo termine di IPP infatti può anche causare scarso assorbimento e conseguente carenza di vitamina B12, magnesio, calcio, ferro [5]. 

Risultato? Bassi livelli di vitamina B12 che fanno aumentare i livelli di omocisteina aumentando il rischio di aggregazione piastrinica... 

E ma tanto c'è la cardio aspirina... Già già... Aumento il rischio cardiovascolare cercando di tamponarlo con un farmaco. 

Che poi il rischio cardiovascolare risulta comunque aumentato in presenza di un polimorfismo MTHFR... che determina un aumentato livello di omocisteina. Non sarebbe più saggio risalire alla causa e abbassare i livelli di omocisteina con integratori specifici (acido folico metilato ad esempio, nel caso di deficit dell'enzima MTHFR). 

Peccato che il polimorfismo MTHFR non se lo fila quasi nessuno... anzi molti dicono che monitorare i valori di omocisteina è addirittura inutile... nonostante le numerose evidenze scientifiche. 

In soggetti a rischio, come chi soffre di osteoporosi, i gastroprotettori possono aumentare il rischio di fratture [6].

Ma non finisce qui... gli IPP alterano il nostro microbiota, alla base della nostra salute [7]. In particolare possono favorire disbiosi come SIBO: (sovracrescita batterica nella prima parte del tenue)

E questo è purtroppo il risultato di un approccio spesso superficiale nell'affrontare una situazione, cercando unicamente di gestire i sintomi piuttosto che risalire alle cause del problema. 

E con quale leggerezza sovente si prescrivono i farmaci... manco fossero noccioline. Tutti i farmaci hanno effetti collaterali. 

Si, certo in taluni casi sono necessari. Ma spesso ci sarebbe da soffermarsi e investigare su come risolvere un problema alla radice. Piuttosto che cercare la pillolina magica che non esiste. 

Purtroppo oggigiorno ci siamo allontanati dall’insegnamento ippocratico che affermava “Io non curo le malattie, ma insegno la salute” 

Ma è anche vero che molta gente è talmente abituata a questo approccio che non ha voglia di imparare la salute. Anche perché, purtroppo, a causa di un cambiamento radicale di alimentazione, sono stati assuefatti a imparare a farsi del male e non hanno voglia di cambiare. 

Pecccato che non ci sia nulla di più importante della salute. 

BIBLIOGRAFIA

[1] Jaynes M, Kumar AB. The risks of long-term use of proton pump inhibitors: a critical review. Ther Adv Drug Saf. 2018;10:2042098618809927. Published 2018 Nov 19.

[2] Jiang, K., Jiang, X., Wen, Y., Liao, L., and Liu, F. (2019) Relationship between long-term use of proton pump inhibitors and risk of gastric cancer: A systematic analysis. Journal of Gastroenterology and Hepatology, 34: 1898–1905.

[3] Cheung KS, Chan EW, Wong AYS, et al Long-term proton pump inhibitors and risk of gastric cancer development after treatment for Helicobacter pylori: a population-based study Gut 2018;67:28-35.

[4] Gao H, Li L, Geng K, et al. Use of proton pump inhibitors for the risk of gastric cancer. Medicine (Baltimore). 2022;101(49):e32228.

[5] Koyyada A. Long-term use of proton pump inhibitors as a risk factor for various adverse manifestations. Therapie. 2021;76(1):13-21.

[6] Hussain S, Siddiqui AN, Habib A, Hussain MS, Najmi AK. Proton pump inhibitors’ use and risk of hip fracture: a systematic review and meta-analysis. Rheumatol Int. 2018;38(11):1999-2014.

[7] Macke L, Schulz C, Koletzko L, Malfertheiner P. Systematic review: the effects of proton pump inhibitors on the microbiome of the digestive tract-evidence from next-generation sequencing studies. Aliment Pharmacol Ther. 2020;51(5):505-526.

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Antonio Cardarelli

 Antonio Cardarelli

Non aveva mani da chirurgo, ma orecchie da musicista.

Non impugnava il bisturi, ma sapeva cogliere ogni sussurro del corpo, come un violinista che accorda il suo strumento al respiro del silenzio.


Antonio Cardarelli nacque nel 1831 a Civitanova del Sannio, terra di contadini e fatiche. E lui, figlio di quella terra ruvida, aveva una fame che non si sazia: la fame di sapere. Studiò medicina a Napoli con la determinazione di chi sogna di curare chi non può nemmeno permettersi una visita. Ogni esame, ogni libro, era una promessa fatta ai poveri.


Poi arrivarono gli ospedali, quelli veri, quelli dove la miseria è più tagliente della malattia.

Tubercolosi, colera, febbre tifoide, cuori stanchi. Lì non bastava ciò che era scritto.

Servivano occhi, pazienza, intuizione. Servivano orecchie allenate a sentire il dolore nascosto, quello che non fa rumore.


Cardarelli divenne un gigante della semeiotica, l’arte sottile e potente di diagnosticare con l’ascolto e lo sguardo.

Senza strumenti. Solo con la vicinanza.


Appoggiava l’orecchio sul petto di un paziente, e sentiva la verità.

Il cuore parlava, e lui capiva.

Il respiro gli raccontava storie di vita e di malattia.

Il colore della pelle, il ritmo di un battito, un tremolio… ogni segnale era un messaggio da decifrare.


Non cercava il clamore. Eppure il suo nome divenne eco.

Il “segno di Cardarelli”, quel gesto clinico capace di rivelare un aneurisma, è ancora oggi un’eredità viva.

Un movimento semplice, umano, che ha strappato alla morte migliaia di persone.

Nessuna macchina. Nessuna immagine. Solo competenza e cuore.


Fu medico di re, di ministri, di gente potente. Ma non lasciò mai il suo posto tra le corsie di Napoli.

Perché la medicina, per lui, non era carriera. Era vocazione.


E quando la sua vita si spense, lasciò inciso il suo epitaffio:

“Visse povero, morì povero.”


Oggi l’ospedale più grande del Sud Italia porta il suo nome.

Ma il vero monumento a Cardarelli è invisibile.

È nel gesto di ogni medico che ascolta.

Nel rispetto con cui si tocca un corpo malato.

Nella cura che nasce prima dalla persona, e poi dalla macchina.


Perché lui ci ha insegnato una cosa sola, eterna:

che la medicina, prima di essere scienza, è ascolto.


Piccole Storie.

mercoledì 15 ottobre 2025

Sentirsi dire cosa fare

temere le responsabilità

 “La maggior parte della popolazione non è molto intelligente, teme le responsabilità e non desidera niente di meglio che sentirsi dire cosa fare. A patto che i governanti non interferiscano con i loro comfort materiali e le credenze a loro care, è perfettamente felice di lasciarsi governare.”


 (Aldous Leonard Huxley1894-1963), "L’arte di vedere" 1942, Adelphi 1989 ed.)