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domenica 20 gennaio 2019

La scelta di Bob Marley a pochi anni dalla morte che molti non conoscono


La scelta di Bob Marley a pochi anni dalla morte che molti non conoscono

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Bob Marley
Bob Marley si convertì al cristianesimo?
  • di Corrado Paolucci
L’amicizia con un missionario ortodosso lo portò alla conversione e al battesimo con il nome “la luce della Trinità”
«Bob era davvero un buon fratello, un figlio di Dio, indipendentemente da come la gente lo guardava. Aveva il desiderio di essere battezzato da tempo, ma c’erano persone a lui vicine che lo hanno controllato e lo trattenevano. Ma è venuto in chiesa regolarmente.» A raccontare la versione di un inedito Bob Marley, in un’intervista pubblicata dal Gleaner’s Sunday Magazine il 25 novembre 1984, è Abunda Yesehaq. Lui, missionario ortodosso etiope approdato in Giamaica negli anni ’60 e grande amico di Marley, accompagnò il cantante giamaicano alla conversione al cristianesimo ortodosso e al battesimo.

La commozione di Bob e il battesimo

Yesehaq, diventato poi arcivescovo, ha vissuto da vicino il percorso di avvicinamento alla fede di Bob, avvenuto qualche mese prima della sua prematura scomparsa: «Mi ricordo che una volta mentre stavo celebrando la Messa, ho guardato Bob e le lacrime gli rigavano il volto. Molte persone pensano che fu battezzato perché sapeva che stava morendo, ma non è così. Lo ha fatto quando non c’era più alcuna pressione su di lui, e quando fu battezzato, ha abbracciato la sua famiglia e hanno pianto, hanno pianto tutti insieme per circa mezz’ora».

La luce della Trinità

Il battesimo avvenne il 4 novembre 1980 nella Chiesa etiope a New York, dopo 3 tentativi falliti, a causa dei rasta, di battezzarlo a Kingston. Scelse il nome di Berhane Selassie (“la luce della Trinità”). Cinque giorni dopo Bob fu trasportato in un centro di trattamento in Germania, dove trascorse anche il suo 36° compleanno. Tre mesi dopo, l’11 maggio 1981, morì in un ospedale di Miami. I funerali, celebrati il 21 maggio 1981, seguirono il rito ortodosso e venne sepolto assieme alla sua Bibbia e alla chitarra Gibson. (UCCRonline, 18 agosto)

Conversione di gruppo

La conversione di Marley portò un po’ di sconquasso nella sua band: Judy Mowatt, una delle cantanti che lo accompagnavano nelle tournè, rimase molto colpita dal suo gesto e qualche anno più tardi (si parla dell’inizio degli anni ’90) si convertì al cristianesimo pentecostale. La Mowatt rimane tutt’oggi una delle testimoni oculari del suo percorso di fede.

Icona intramontabile

Bob Marley, un’icona che, giustamente, continua a irradiare la sua potenza anche se sono passati quasi 34 anni dal giorno della sua morte prematura. Sotto molti aspetti “Tuff Gong”, il soprannome che si era guadagnato nelle strade di Trenchtown, il ghetto di Kingston, è una figura unica nella storia musicale e non solo del ‘900: figlio di un padre bianco e di una ragazza nera, da “mezzo sangue” discriminato è diventato un leader politico e spirituale per la Giamaica, è stato la prima superstar della musica del terzo mondo, è difficile trovare nelle cronache della musica popolare un personaggio che sia riuscito a trasmettere un simile messaggio di fratellanza e di pace, a rendere così chiara la capacità trascendente di un concerto. Marley ha compiuto con il Reggae un’operazione paragonabile all’opera di evoluzione e popolarizzazione svolta dai Beatles sul pop: per essere brevi il mondo ha scoperto e ha imparato ad amare il Reagge grazie a lui, alla sua abilità nel fonderlo con altre musiche, alla sua straordinaria capacità di renderlo un linguaggio universale e immediatamente comprensibile a tutti. (TgCom, 6 febbraio)

Canto di redenzione

Bob Marley, nel suo album “Uprising” uscito nel maggio 1980 (un anno prima della morte) aveva incluso il brano “Redemption Song”: «La mia mano è stata fatta forte / grazie all’aiuto dell’Onnipotente» a testimonianza del cambiamento radicale operato dalla fede nella sua turbolenta vita. Di seguito vi riportiamo la traduzione integrale:
Vecchi pirati, si, hanno derubato me
Mi hanno venduto alle navi di mercanti
Qualche minuto dopo avermi tolto
Dall’inferno senza fondo
Ma la mia mano venne fortificata
Dalla mano dell’onnipotente
Progrediamo in questa generazione
In modo trionfante





Mi aiuterai a cantare
Questi canti di libertà?

Perchè tutto quel che ho sempre avuto
Sono i canti di redenzione,
canti di redenzione
Emancipatevi dalla schiavitù mentale
Solo noi stessi possiamo
Liberare la nostra mente
Non aver paura dell’energia atomica
Perchè nessuno di loro può fermare il tempo
Per quanto ancora dovranno
Uccidere i nostri profeti?
Mentre stiamo da parte e guardiamo
Un giorno saremo parte di questo:
Dobbiamo adempiere il libro


Mi aiuterai a cantare
Questi canti di libertà?
Perchè tutto quel che ho sempre avuto
Sono i canti di redenzione,
canti di redenzione
canti di redenzione

Emancipatevi dalla schiavitù mentale

Solo noi stessi possiamo
Liberare la nostra mente
Non aver paura dell’energia atomica
Perchè nessuno di loro può fermare il tempo
Per quanto ancora dovranno
Uccidere i nostri profeti?
Mentre stiamo da parte e guardiamo
Si, un giorno saremo parte di questo:
Dobbiamo adempiere il libro

Mi aiuterai a cantare
Questi canti di libertà?
Perchè tutto quel che ho sempre avuto
Sono i canti di redenzione,
Tutto quel che ho sempre avuto
Sono i canti di redenzione
Questi canti di libertà,
Canti di libertà



Fonte: Aleteia

giovedì 17 gennaio 2019

Natto, come prepararlo a casa

Natto, come prepararlo a casa



Il Natto viene annoverato tra gli alimenti più puzzolenti al mondo, è un alimento tradizionale giapponese di particolare interesse nutritivo. E’ molto ricco di vitamina k2, come altri alimenti di origine animale come formaggi fermentati e uova, ma quasi introvabile in alimenti di origine vegetale, per questo molto importante per i vegani.
La vitamina K2 interagisce insieme alla vitamina D per l’assorbimento del calcio nelle ossa e nei tessuti e previene malattie cardiovascolari e ictus.

Il Natto non è altro che fagioli di soia cotti e fermentati con il bacillus subtilis che i giapponesi chiamano natto-kin.
Per preparare il Natto abbiamo bisogno innanzitutto dello starter, che possiamo comprare on-line, o di un pò di Natto già pronto da utilizzare come starter. Servono, inoltre, dei legumi da fermentare. Oltre alla soia possiamo usare dei fagioli, dei ceci. Noi proviamo con i ceci.
La soia, messa preventivamente in ammollo per una notte, andrebbe cotta per 40 minuti in pentola a pressione. Chi non ha la pentola a pressione può utilizzare una cottura al vapore, cuocendo il legume per un pò più di tempo (poco più di un’ora). Il chicco di legume deve rompersi facilmente tra le dita a cottura ultimata e non deve risultare croccante, duro nella masticazione.
Estrarre la soia e lasciarla raffreddare un pò. Deve avere temperatura inferiore agli 80°, altrimenti rischiamo di perdere lo starter e di non avviare la fermentazione. Ai legumi mescolare lo starter in polvere (1 gr per 0,5-1 kg circa) o un poco di natto già pronto. La quantità di starter non è fondamentale, l’importante è che si avvii la fermentazione. Una minore quantità di starter comporta un maggiore periodo di fermentazione o una maggiore maturazione in frigo dopo la fermentazione. 
Mescolare lo starter in polver in un cucchiaio di acqua e poi con i legumi delicatamente. Oppure aggiungere il natto già pronto e mescolarlo ai legumi già cotti. Coprire i legumi con un panno sterile o con un foglio di pellicola bucherellato. A questo punto dobbiamo lasciare fermentare i legumi a 40° per una ventina di ore. Io ho usato una yogurtiera. 
La fermentazione produrrà l’odore tipico del natto e dei filamenti tra i fagioli di soia. Non fatevi spaventare dall’odore, condito e come condimento per altri alimenti il Natto può sorprendere. Conservare una settimana in frigo e tenerne un pò da parte per avviare la prossima fermentazione.

Come consumare il Natto


Natto può essere consumato in diversi modi. Tenere sempre presente che consumato crudo sarà ricco di fermenti vivi, quindi magari è preferibile scegliere di consumarne in parte crudo e in parte cotto. Natto tradizionalmente viene consumato crudo con salsa di soia o senape insieme a riso o uova. Può essere consumato crudo insieme a delle verdure e del pane o focaccia. Può essere frullato a farne una crema simile all’hummus con semi di sesamo, olio evo, succo di limone e un pò di salsa di soia. In questo modo può accompagnare delle verdure crude come puntarelle di cicoria, sedano, carote e altri tuberi. 
Può essere frullato con pomodori secchi tenuti un pò in ammolllo. Noi lo abbiamo provato in questo modo e aggiunto agli spaghetti cotti come se fosse un pesto insieme a capperi ed olio piccante

mercoledì 16 gennaio 2019

QUANDO COMUNICARE NON È PIÙ COSÌ SEMPLICE

QUANDO COMUNICARE NON È PIÙ COSÌ SEMPLICE 
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Una delle difficoltà più frustranti e dolorose per le persone con demenza è non riuscire a comunicare le proprie emozioni e bisogni o a comprendere con chiarezza ciò che dicono gli altri. Inizialmente tali difficoltà possono essere limitate o sporadiche, con un impatto limitato sulla qualità della vita. Man mano che la malattia procede, dialogare può diventare sempre più difficile. Queste difficoltà sono devastanti sia per i malati e sia per i familiari e i caregiver.

Tuttavia, anche quando i deficit comunicativi sono gravi, la relazione tra noi e la persona con demenza può rimanere positiva e appagante grazie a un po’ di creatività, empatia e adattamento.

Le difficoltà più comuni
A seconda della tipologia di demenza (es. Alzheimer, demenza vascolare, demenza frontotemporale), della gravità della degenerazione cerebrale in atto e di come la persona risponde a tali disturbi, i cambiamenti nella comunicazione possono includere:

Difficoltà nell’espressività; ad esempio la persona fatica a ricordare una parola, oppure parla in maniera più lenta rispetto a un tempo. Man mano che le capacità diminuiscono, per farsi capire la persona può ricorrere a termini inventati o espressioni approssimative.
Difficoltà a leggere e/o a scrivere.
Difficoltà nella comprensione di frasi o parole, a seguire il filo del discorso o a comprendere quanto stanno dicendo gli altri. Difficoltà a comprendere concetti astratti, l’ironia e i doppi sensi.
Difficoltà a rispettare le consuetudini di conversazione; tendenza a interrompere, ignorare chi sta parlando o non riuscire a rispondere in maniera appropriata
Difficoltà ad esprimere emozioni. Quando la capacità di comunicare è gravemente compromessa, molte persone tendono a chiudersi in se stesse oppure a diventare aggressive, sopraffatte dalla frustrazione di non riuscire a farsi capire.
Cosa fare
Anche se non riesce più a comunicare o comprendere come una volta, continuate a parlare con la persona e coinvolgerla nelle attività quotidiane.
Semplificate i discorsi. Utilizzate frasi brevi e parole facilmente comprensibili, concentrandovi su un solo concetto per volta. Evitate domande o indicazioni troppo complesse.
Anche se il senso della realtà è stato compromesso dalla malattia, accogliete e legittimate in maniera autentica e senza giudizio l’emozione espressa dalla persona per ristabilire un rapporto empatico basato sulla fiducia, il rispetto e la collaborazione reciproca. Come ha osservato Jung, “le sensazioni dolorose che vengono espresse, riconosciute e convalidate da una persona fidata che sa ascoltare diminuiranno; le sensazioni dolorose che vengono ignorate o represse prenderanno forza”. L’accoglienza delle emozioni
riduce il senso di solitudine, la disperazione, la rabbia e consente un maggior benessere (D’Alfonso et al. 2014, Il supporto del Metodo Validation)
Mantenete un atteggiamento calmo e gentile che rispetta la dignità della persona. Un declino cognitivo spesso rende le persone molto più sensibili al linguaggio del corpo, agli stati d’animo, al tono di voce e al modo in cui le persone comunicano con loro. Anche un sospiro o le ciglia inarcate possono essere facilmente notati e compromettere la qualità della comunicazione. Qualora necessario, ricorrete a gesti (ad esempio per indicare e dimostrare) ed espressioni facciali che avvicinano e dimostrano comprensione. Toccare e tenere la mano possono essere utili a mantenere l’attenzione e comunicare sentimenti positivi e di affetto. Spesso un sorriso o una risata comunicano meglio delle parole.
Non interrompete i discorsi. Concedete tempo abbondante alla persona per comprendere e rispondere come può . Evitare di fare criticare, affrettare, correggere e discutere.
Utilizzate termini orientativi per facilitare la comprensione; ad esempio, invece di dire “Giacomo è andato al cinema” utilizzare “tuo figlio Giacomo è andato al cinema”.
Cercate di comprendere il più possibile quello che intende dire la persona con demenza. Se non siete sicuri, ripetete con parole vostre quello che avete capito, dandole la possibilità di confermare, negare o correggere ciò che vuole comunicare.
Evitate distrazioni e rumori di sottofondo. Le persone con demenza spesso tendono a distrarsi o a essere disturbate da rumori come TV o radio. E’ quindi meglio minimizzare la confusione e cercare di parlare stando fermi, rimanendo nella visuale della persona.
Verificate che udito e vista non siano compromessi. Nel caso usasse occhiali o apparecchi acustici, verificate che questi siano in buono stato (ad es. controllando le batterie dell’apparecchio acustico) e consoni ai bisogni attuali della persona.
Cosa NON fare
Evitare di discutere. Servirà solo a peggiorare la situazione.
Non alzare la voce.
Non dare ordini alla persona.
Non dire ciò che non può fare. Affermare invece quello che può fare.
Non usare un linguaggio infantile o un atteggiamento condiscendente.
Evitare domande dirette che richiedono una buona memoria.
Non parlare della persona come se non fosse presente, pensando che non vi capisca o non sia consapevole di quello che gli/le accade intorno.

martedì 15 gennaio 2019

La vitamina K2

La vitamina K2
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La vitamina K2 è un nutriente essenziale per la salute che spesso non ottiene lo stesso riconoscimento di altre vitamine.

Nonostante questa mancanza di conoscenza del pubblico, la vitamina K2 svolge un ruolo fondamentale nella nostra salute generale.

Questo articolo spiegherà cos'è la vitamina K2 e gli importanti benefici per la salute che può avere.
Uno scienziato danese di nome Henrik Dam ha fatto la scoperta del gruppo vitaminico della vitamina K nel 1929 ( 1 ).

Mentre questa scoperta è arrivata all'inizio del 20 ° secolo, gli effetti benefici della vitamina K2 stanno venendo alla luce solo di recente ( 2 ).
La vitamina K2 è altrimenti nota come menachinone ed è una vitamina liposolubile che presenta alcune notevoli differenze con la vitamina K1.

In primo luogo, la vitamina K2 si trova in alimenti di origine animale come carne e formaggio e alimenti fermentati.

Esistono due forme primarie di vitamina K2;

Menachinone-4 (MK-4):  alimenti animali come latte e carne contengono MK4
Menaquinone-7 (MK-7): la migliore fonte di MK-7 è il natto, un prodotto di soia fermentato tradizionale giapponese
D'altra parte, la vitamina K1 (fillochinone) si verifica principalmente nei cibi vegetali, prevalentemente nelle verdure verde scuro come i cavoli verdi e gli spinaci.
Inoltre, la vitamina K2 è più biodisponibile della vitamina K1, che vedremo più in dettaglio in questo articolo.

Benefici per la salute della vitamina K2
Un apporto sufficiente di vitamina K2 è importante per la nostra salute e la vitamina svolge una serie di ruoli benefici nel corpo.

Tra questi, è particolarmente degno di nota il sostegno alla salute cardiaca e scheletrica ottimale.

Ecco alcuni dei modi in cui la vitamina K2 avvantaggia tutto il nostro corpo.
1) La vitamina K2 può proteggere dalle malattie vascolari e promuovere la salute cardiovascolare
Diverse proteine ​​importanti nel corpo si basano sulla vitamina K2 per l''attivazione' come la matrice GLA-proteina ( 3 ).
È importante sottolineare che questa proteina è stata dimostrata da numerosi studi per inibire la calcificazione arteriosa ( 4 , 5 ).

In altre parole; consumare abbastanza vitamina K2 aiuta ad attivare la matrice GLA-proteina, che a sua volta impedisce al calcio di essere depositato nelle arterie.

È interessante notare che gli studi di popolazione mostrano che coloro che consumano la più alta quantità di vitamina K2 hanno il più basso rischio di sviluppare cardiopatia cardiovascolare ( 6 ).
Inoltre, decine di studi mostrano come il menachinone influisce positivamente sul sistema cardiovascolare.

Ecco alcuni altri risultati:

La vitamina K2 previene l'accumulo di calcio nelle arterie e migliora la flessibilità arteriosa ( 7 ).
In uno studio composto da 16.047 donne, coloro che consumavano più vitamina K2 avevano un rischio più basso di sviluppare malattie cardiache ( 8 ).
La vitamina K2 può inibire o potenzialmente ridurre la progressione dell'aterosclerosi (calcificazione delle arterie) ( 9 ).
Le dosi giornaliere di vitamina K2 prevengono la progressione della placca aterosclerotica negli studi sugli animali ( 10 ).
Punto chiave: la vitamina K2 può ridurre il rischio cardiovascolare inibendo la calcificazione vascolare.
2) La vitamina K2 promuove la salute ottimale delle ossa e può proteggere dall'osteoporosi
Uno dei maggiori benefici della vitamina K2 è che attiva l'osteocalcina, che è un ormone proteico prodotto dalle ossa. L'osteocalcina dipende dalla vitamina K2 per l'attivazione tramite carbossilazione ( 11 ).

Gli studi dimostrano che l'integrazione di menaquinone porta a livelli più elevati di osteocalcina nel sangue ( 12 ).

L'osteocalcina svolge un ruolo vitale nel rafforzare le ossa e una delle sue funzioni principali è quella di legare il calcio e portarlo all'osso ( 13 , 14 ).

Per questi motivi, i ricercatori ritengono che testare i livelli sierici di osteocalcina possa essere un'opzione di screening utile per valutare il rischio di osteoporosi (perdita di tessuto osseo) ( 15 ).

Una meta-analisi di studi esistenti supporta il legame tra vitamina K2 e miglioramento della salute delle ossa. La meta-analisi conclude che l'assunzione di vitamina K2 " è significativamente associata a un ridotto rischio di fratture"  ( 16)
Punto chiave: la vitamina K2 promuove una maggiore densità minerale ossea (BMD) e può ridurre il rischio di osteoporosi.
3) Può essere protettivo contro alcuni tumori
Assicurare un adeguato apporto dietetico di vitamina K2 potrebbe essere protettivo contro alcune forme di cancro.

La ricerca iniziale della coorte di Heidelberg dello studio europeo di prospezione prospettica su cancro e nutrizione (EPIC-Heidelberg) suggerisce che esiste un'associazione inversa tra il menachinone e il cancro alla prostata ( 17 ).

Tuttavia, questa associazione non esisteva per il fillochinone (vitamina K1).

Inoltre, la ricerca ha anche dimostrato che un maggior apporto di vitamina K2 era associato a un ridotto rischio di cancro fatale. Ancora una volta, questa associazione non era presente per la vitamina K1 ( 18 ).

In un recente studio sulle cellule precliniche, i ricercatori hanno dimostrato che la vitamina K2 potrebbe inibire la proliferazione cellulare e indurre l'apoptosi (morte cellulare).

Se replicati in futuri studi sull'uomo, questi risultati suggeriscono che la vitamina K2 può aiutare a inibire la diffusione delle cellule tumorali ( 19 ).
Punto chiave: sono necessarie ulteriori ricerche, ma una maggiore assunzione di vitamina K2 può aiutare a proteggere da alcuni tipi di cancro.
4) La vitamina K2 è importante per i denti forti e la salute dentale complessiva
C'è molto poco nel modo di ricerca sulla vitamina K2 per la salute dentale. Tuttavia, ci sono numerose ipotesi formulate che possiamo fare.

In primo luogo, a causa dell'impatto della vitamina K2 sull'assorbimento del calcio, ciò dovrebbe anche conferire benefici per la salute dentale, poiché il calcio è un minerale vitale per la mineralizzazione dei denti ( 20 ).

In secondo luogo, le proteine ​​osteocalcina e la matrice GLA-proteina sono entrambe presenti nella dentina del dente. Come discusso in precedenza, la vitamina K2 svolge un ruolo essenziale nell'attivazione di queste due proteine ​​( 21 ,  3 , 11 ).

In questa nota, la ricerca mostra che l'osteocalcina si trova nei tessuti pulpari infiammati, suggerendo che potrebbe giocare un ruolo rigenerativo. Inoltre, i ricercatori ritengono che la proteina abbia un ruolo riparatore nella polpa dentale ( 22 ).
Punto chiave:  diverse proteine ​​che si basano sulla vitamina K2 per l'attivazione svolgono un ruolo importante nella salute dentale.

5. Un co-fattore importante per calcio e vitamina D
La vitamina D è una vitamina liposolubile che colpisce tutte le cellule del nostro corpo, e il calcio è un minerale vitale per la salute scheletrica, tra le altre cose.

Tuttavia, questi due nutrienti richiedono la vitamina K2 per funzionare come dovrebbero nel corpo.

Calcio
Il calcio è importante per rafforzare le ossa e la salute generale dello scheletro.

Detto questo, può avere questi benefici solo se va nel posto giusto, ed è qui che entra in gioco la vitamina K2.

Gli studi hanno dimostrato che la vitamina K2 impedisce al calcio di depositarsi sulle pareti dei vasi sanguigni. Dirige anche il calcio nel luogo che ne ha più bisogno; osso ( 23 ).Sebbene molti dei benefici della vitamina K2 ruotino attorno al sistema cardiaco e scheletrico, ha anche altre funzioni.

Uno di questi è il ruolo che svolge nella produzione ottimale di ormoni sessuali.

La ricerca ha dimostrato che ( 26 , 27 , 28 );

La forma di vitamina K2 di menaquinone-4 (MK4), presente nei cibi animali, aumenta la produzione di testosterone.
Gli studi suggeriscono che MK4 svolge un ruolo nella produzione di ormoni steroidei regolando i livelli di un enzima chiamato Cyp11a.
Studi su animali dimostrano che l'induzione di una carenza di vitamina K riduce la produzione di testosterone.

Punto chiave: la vitamina K, in particolare sotto forma di menaquinone-4, sembra aumentare la produzione di testosterone nei maschi.

7) La vitamina K2 appare per abbassare i marker di infiammazione.
La vitamina K2 può avere un altro vantaggio chiave attraverso i marcatori potenzialmente più bassi di infiammazione all'interno del corpo.

Ad esempio, uno studio ha analizzato l'impatto dell'aumento dell'apporto di vitamina K2 in 158 pazienti di sesso femminile con un'età media di 62,5 anni.

Questi partecipanti erano tutti pazienti affetti da artrite reumatoide e tre mesi di aumento della vitamina K2 hanno portato a livelli sierici più bassi di proteina C-reattiva (CRP).

Poiché la CRP può essere un marker di rischio per una vasta gamma di malattie, i ricercatori hanno concluso che un maggior apporto di vitamina K2 potrebbe ridurre il rischio di malattie diverse dall'artrite reumatoide ( 29 ).

Inoltre, uno studio randomizzato con 379 uomini e donne in buona salute ha dimostrato che le persone con uno scarso status di vitamina K avevano concentrazioni più elevate di citochine pro-infiammatorie CRP e interleuchina-6 (IL6) ( 30 ).

Punto chiave: una  maggiore assunzione di vitamina K2 può aiutare a ridurre l'infiammazione.

8) Può aiutare a gestire la sindrome dell'ovaio policistico (PCOS)
Come discusso, la vitamina K2 può aiutare a regolare il testosterone dell'ormone sessuale maschile.

Allo stesso modo, la vitamina può anche aiutare a gestire la PCOS, che è il disturbo ormonale più comune nelle giovani donne. PCOS provoca ovaie ingrossate e può potenzialmente portare a problemi di fertilità ( 31 ).

Sebbene la causa specifica della PCOS non sia completamente nota, i livelli eccessivi di insulina e uno squilibrio degli ormoni giocano un ruolo. Questo squilibrio ormonale include la sovrapproduzione di testosterone ( 32 , 33 ).

Alcune ricerche suggeriscono che la vitamina K2 possa svolgere un ruolo (insieme al calcio e alla vitamina D) nella gestione della PCOS contribuendo a regolare questa eccessiva produzione di testosterone.

In uno studio randomizzato, controllato con placebo, 60 pazienti di sesso femminile con PCOS hanno assunto una combinazione di integratori di calcio, vitamina D e vitamina K su base giornaliera per otto settimane.

Rispetto al gruppo placebo, le donne trattate con vitamina D, K e calcio hanno visto una diminuzione benefica e maggiore del testosterone e di altri livelli ormonali ( 34 ).

Punto chiave: l'  ottimizzazione dei livelli di vitamina K, D e calcio può migliorare i sintomi della PCOS.

9) Può migliorare la sensibilità all'insulina e avere benefici per il diabete. 
Mantenere un apporto sufficiente di vitamina K2 può aiutare a migliorare la sensibilità all'insulina.

In primo luogo, un precedente studio controllato con placebo ha rilevato che quattro settimane di supplementazione di vitamina K2 hanno migliorato la sensibilità all'insulina nei giovani uomini, potenzialmente attraverso l'attivazione dell'osteocalcina ( 35 ).

Inoltre, una recente revisione di studi esistenti ha rilevato che la vitamina K2 aumenta la sensibilità all'insulina e sembra ridurre il rischio di diabete di tipo 2. I ricercatori hanno anche scoperto che l'effetto della vitamina K2 era più significativo di quello della vitamina K1 ( 36 ).

Tuttavia, un'altra recente revisione sistematica di studi controllati ha rilevato che l'integrazione di vitamina K2 non ha influenzato la sensibilità all'insulina ( 37 ).

L'esatto tipo di integratore utilizzato potrebbe spiegare il contrasto tra questi diversi studi.

Ad esempio, numerosi studi hanno dimostrato che gli integratori di vitamina K2 sintetici non sono efficaci come gli integratori di derivazione natta K2, a causa della loro breve emivita ( 38 ).

In breve; un maggior apporto di vitamina K2 può migliorare la sensibilità all'insulina, ma sono necessarie ulteriori ricerche.

Punto chiave:  Garantire un adeguato apporto dietetico di vitamina K2 può aiutare a migliorare la regolazione dell'insulina.

10) può migliorare la salute dei pazienti affetti da malattia renale
Vi sono prove evidenti che la vitamina K2 può avere un ruolo nella salute dei nostri reni.

In particolare, in un recente studio clinico di intervento pre-post, i pazienti con malattia renale cronica (CKD) sono stati sottoposti a quattro settimane di integrazione con menachinone-7.

È interessante notare che questa integrazione MK-7 ha comportato una riduzione della significazione della calcificazione dei vasi sanguigni del paziente ( 39 ).

Oltre a ciò, una quantità crescente di ricerche sta dimostrando che la carenza di vitamina K può avere conseguenze dannose per i pazienti con malattie renali.

Alcune di queste "conseguenze" includono calcificazioni vascolari, sanguinamento e mortalità più elevata ( 40 ).

Inoltre, i pazienti con malattie renali croniche presentano in genere una carenza di vitamina K subclinica, suggerendo che questo gruppo può beneficiare di un maggior apporto di vitamine ( 41 ).

Punto chiave:  Garantire livelli ottimali di vitamina K è probabilmente utile per i pazienti con malattia renale cronica.

11) La vitamina K2 è più biodisponibile della vitamina K1
Come accennato in precedenza, possiamo ottenere vitamina K da K1 (principalmente verdure verdi) e K2 (alimenti animali e batteri / fonti alimentari fermentate).

Con questo in mente, uno dei più significativi benefici della vitamina K2 è che ha una maggiore biodisponibilità rispetto alla vitamina K1.

Innanzitutto, la vitamina K1 presenta una biodisponibilità molto scarsa e gli studi dimostrano che l'assorbimento di K1 può essere inferiore al 4% negli alimenti come gli spinaci ( 42 ).

Poiché la vitamina K è liposolubile, mangiare gli spinaci insieme a una fonte di grassi (burro) ha portato a un triplice miglioramento del tasso di assorbimento ( 43 ).

Sebbene non sia noto il preciso tasso di assorbimento della vitamina K2, il consumo di menachinone-7 aumenta significativamente i livelli sierici di vitamina K.

Il grafico sottostante mostra che la vitamina K2 (MK-7) ha un più alto tasso di assorbimento ed emivita nel corpo e mantiene i livelli di vitamina K alti per diversi giorni ( 44 ).

Inoltre, lo studio di Rotterdam ha dimostrato che il menachinone (K2) riduce il rischio di calcificazione delle arterie e di mortalità per malattie cardiovascolari. Al contrario, il fillochinone (K1) non ha avuto tale effetto ( 45 ).

Punto chiave:  come evidenziato dal tasso di assorbimento in numerosi studi, la vitamina K2 è significativamente più biodisponibile rispetto a K1.

Pensieri finali
Mentre i ricercatori hanno ancora molto da imparare sui benefici della vitamina K2, sembra essere una vitamina essenziale per la nostra salute.
Dal suo ruolo nel rafforzare il sistema scheletrico alla protezione contro la calcificazione arteriosa, la vitamina ha numerose potenti funzioni.

Vitamina D
Le vitamine D e K2 hanno un effetto sinergico in alcune aree. Ad esempio, la vitamina D sembra promuovere la produzione di proteine ​​ossee dipendenti dalla vitamina K ( 24 ).

Inoltre, uno studio randomizzato controllato con 78 donne di età superiore ai 60 anni ha scoperto che la combinazione di vitamina K, D e calcio migliora la densità minerale ossea nell'arco di sei mesi ( 25 ).

Punto chiave: esiste un elemento di interazione tra vitamina K2, calcio e vitamina D. Ciascuno di questi nutrienti è necessario per la prestazione ottimale dell'altro.

domenica 13 gennaio 2019

Il concetto di morale

Il concetto di morale
Il concetto di morale cristiana è una rivoluzione intollerabile ai «sapienti di questo mondo» , diceva san Paolo. O così come a tanti giudici che «sono loro la giustizia» ( a mio avviso hanno tentato di distruggere il tessuto della coscienza di un popolo). L'ho già detto: solo due mesi dopo il «caso Chiesa» ( dopo tre o quattro mesi scoppiò il problema di Tangentopoli), un personaggio di Mani Pulite a un nostro amico ha detto: «Oramai avete perso: abbiamo vinto politicamente» . Se questo fosse rappresentato su uno schermo cinematografico, documentabile in tutta Italia, dovrebbe lui essere messo in prigione, lui che ha giudicato tanti! (…)Poi un giorno si è trovata lì le cinque (lei aveva in mano il libretto delle ore) , una di loro le dice: «Ma tu dici le preghiere? Ma allora tu sei cristiana?». «Sì» Il giorno dopo l'avevano licenziata. Comunque, questo avverrà a scrosci e a cascata dai sintomi che oramai abbiamo: questo attacco sistematico e intollerante, senza nessun pudore neanche dal punto di vista della menzogna patente, della contraddizione con l'evidente. Tutti i giornali, tutta la stampa del mondo occidentale, hanno incominciato come a rispondere a un ordine dato chissà da dove. È il dove, è il donde nasce anche la tangentopoli d'Italia, i tribunali francesi, spagnoli: è tutta un'azione contro la cultura e contro il benessere economico, cioè contro la totalità della fisionomia degli Stati fatti da cristiani, degli Stati ancora cristiani, in cui l'influsso cristiano è ancora sufficientemente determinante.

L’Attrattiva a Gesù, Bur, pag 206-310
 Don Giussani 

La regola della vita


La regola della vita 
«Ma se proprio vuoi una regola, ecco cosa ti posso dire: sii saldo nella fede, e non per timore dei peccati, ma perché è molto piacevole per un uomo intelligente vivere con Dio»

- Vladimir Solov'ëv, I tre dialoghi e il racconto dell'Anticristo

martedì 8 gennaio 2019

Dostoevskij profeta della post-modernità - H.De Lubac

Dostoevskij profeta della post-modernità - H.De Lubac

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La statura di Dostoevskij si ingigantisce con il passare degli anni […].
Egli assume la figura di un profeta, e ciò non per aver predetto questo o quell’avvenimento accaduto dopo […].
Più profondamente ha per così dire prevenute certe forme nuove di pensiero e di vita interiore che per opera sua si impongono all’uomo ed entrano nel suo patrimonio […].
Un profeta, sì: perché non soltanto ha svelato all’uomo i suoi abissi, ma gliene ha anche in qualche modo aperti dei nuovi, dandogli come una nuova dimensione; perché così egli ha prefigurato, cioè annunciato, realizzandolo, un certo stato nuovo dell’umanità; perché in lui si è concentrata la crisi del nostro mondo moderno.
L’uomo che ha perso il legame ontologico con Dio, è diventato preda dei demoni (da qui il titolo del romanzo di Dostoevskij, la più completa fenomenologia dell’ateismo).
Dostoevskij è un romanziere, ma scopre che l’uomo non può organizzare la terra senza Dio; quando ci prova, non fa altro che organizzarla contro l’uomo, come si è visto soprattutto nel corso del XX secolo ma che egli ha anticipato in modo sorprendente.
In Dostoevskij troviamo una triplice tipologia dell’uomo ateo: l’uomo-dio, la “torre di Babele” e il “palazzo di cristallo”. 
  
Dostoevskij e Nietzsche a confronto

Come non essere colpiti dal giudizio simile che entrambi hanno pronunciato sul loro secolo? La stessa critica del razionalismo e dell’umanesimo occidentale; la stessa condanna dell’ideologia del progresso, la stessa insofferenza per il regno scientista e per le prospettive stoltamente idilliache che in molti lo prolungano, lo stesso sdegno per una civiltà tutta superficiale di cui essi fan saltare la vernice, lo stesso presentimento della catastrofe che ben presto la inghiottirà […].
L’uno e l’altro annunciano la rivincita degli elementi irrazionali che il mondo moderno reprime senza per altro rinunciare ad estirparli. Si sente in loro una volontà di distruzione, e il martello iconoclasta del pensatore tedesco ha un compito analogo alle immaginazioni apocalittiche del visionario russo […].
In loro due l’umanità cerca di evadere dalla prigione in cui una cultura ristretta l’ha rinchiusa […].
Nel nostro tempo, Nietzsche, maledicendolo, vede un’eredità del Vangelo, mentre Dostoevskij, che pure non maledice di meno questo tempo, vi scorge il risultato di un rinnegamento del Vangelo.
È l’ideale spirituale dell’uomo che si eleva al di sopra di ogni legge. Esso conduce inevitabilmente al delitto.
 
La Torre di Babele
 
La vicenda di Raskolnikov in Delitto e castigo è esemplare: egli uccide la vecchia usuraia persuaso di aver oltrepassato i naturali limiti dell’ umano, consegnando la sua persona, il suo essere “oltre-uomo”, a un livello puramente ideale; non a caso il pentimento subentra proprio nel momento in cui Raskolnikov recupera la dimensione dell’umano, quella della vita.
Secondo Dostoevskij l’ateismo, prima ancora di essere un’offesa a Dio, è un crimine contro la vita. L’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio per cui non tutto è lecito; non può uccidere un suo simile senza commettere un suicidio spirituale e procedere così alla propria disumanizzazione.
Questo ideale propone di far scendere i cieli sulla terra, per creare un nuovo paradiso, nato dalle mani dell’uomo; un paradiso materiale, fatto di benessere, felicità (utopia liberal-capitalista) e di uguaglianza (utopia socialista), ma dove mancherà la libertà.
Lo stesso Dostoevskij ha creduto nel potere liberatorio della rivoluzione: membro del circolo socialista di Petrasevskij, fu arrestato e condannato a morte, pena che in seguito venne commutata in quattro anni di lavori forzati. Egli non ha né interessi né sentimenti né affetti personali, nulla che gli appartenga. Tutto è sopraffatto da un esclusivo interesse, un solo pensiero, una sola passione: la rivoluzione.
La critica di Dostoevskij non colpisce solo il socialismo ma attacca ogni teoria del progresso; sacrificare una persona in questo istante per il beneficio di un’astratta umanità del domani, è il più grande crimine che l’uomo possa compiere.
Pur essendo qualcosa di astratto, l’ideale risulta essere più forte e, in un certo senso più vero, della realtà:
«Questa Torre di Babele, supposto che un giorno si innalzi, che alla fine essa offra una dimora stabile, in nome di che cosa oggi mi si può costringere a seppellirmi nelle sue fondamenta? Ogni generazione vale come un’altra, e la città futura non potrebbe mai interessarmi, come invece mi interessa un Regno eterno». 
  
Il Grande Inquisitore
 
Una volta che l’uomo si sia liberato di Dio, sarà poi libero di fatto? Per Dostoevskij i sistemi sociali che si sviluppano rifiutando le loro basi cristiane, diventano fatalmente sistemi di violenza e di schiavitù.
È il tema che attraversa la Leggenda del grande Inquisitore, che pone in antitesi libertà e felicità:
«Tu hai concessa la libertà agli uomini, invece di confiscarla: avevi dunque dimenticato che, alla libertà di scegliere tra bene e male, l’uomo preferisce la pace, fosse pure la pace della morte? […] Noi abbiamo corretto la tua opera. Gli uomini si sono rallegrati di essere di nuovo condotti come un branco. Noi ci siamo dichiarati i padroni della terra».
La grave preoccupazione di scegliere è loro risparmiata: non hanno più né da pensare né da volere.
 
Il “Palazzo di Cristallo”
 
Il “palazzo di cristallo” spesso fa lega con la “torre di Babele”. Dostoevskij ci presenta un esempio in Rakitin, il seminarista amico di Alioscia, impomatato di scienza e di mondanità, giovane ambizioso, pieno di pretese, la cui vita monastica non è altro che una tappa per la carriera politica.
La critica è posta sulle labbra di Mitia, il primo dei fratelli Karamazov. Egli riceve la visita di Rakitin in carcere, dove attende il giudizio, accusato di aver ucciso suo padre. Rakitin gli confida l’idea di scrivere un articolo su di lui, per provare con la scienza che non è affatto colpevole, che egli è una vittima dell’ambiente e dell’eredità. Mitia riferisce la cosa ad Alioscia:
 
« – Se si prende l’insieme, io rimpiango Dio; ecco! – Che vuoi dire? – Figurati che nella testa, cioè nel cervello, ci sono dei nervi… Questi nervi hanno delle fibre, e appena vibrano […]. Il pensiero viene in seguito, perché io ho delle fibre, e niente affatto perché ho un’anima e sono creato a immagine di Dio: che sciocchezza! Michele mi spiegava ciò, anche ieri, ciò mi esaltava. Che bella cosa è la scienza! Alioscia! L’uomo si trasforma, io lo comprendo… tuttavia rimpiango Dio. – È già qualcosa, disse Alioscia. – Che io rimpianga Dio? La chimica, fratello, la chimica: mille scuse, Vostra Reverenza, scostatevi un po’, passa la chimica! Rakitin non ama più Dio»
 
L’uomo è schiavo della scienza e della ragione
  
Per Dostoevskij l’ateismo contemporaneo si è costruito un palazzo di cristallo in cui tutto è luce, e fuori del quale esso ha deciso che non c’è nulla. Questo palazzo è l’universo della ragione, così come hanno finito per costruirlo la scienza e la filosofia moderne.
Dostoevskij non attacca né la scienza né la filosofia: egli se la ride solo dell’ uomo che è diventato il loro schiavo.
Egli contesta la tesi secondo cui “l’uomo non è che un tasto di piano sotto le dita della natura”. Niente caso, niente libertà! Se dunque si vuole assicurare la felicità degli uomini, “non c’è da fare altro che conoscere bene le leggi della natura: tutte le azioni umane saranno allora calcolate.
L’autore russo respinge inoltre la pretesa razionalista che vuole valutare ambiti che non sono suoi, rinchiudendo l’uomo “in quella regione incantata dove regnano le leggi e i principi”. L’evidenza razionale è quella della vita in superficie, ma l’ uomo del sottosuolo conosce un altro regno. 
   
Fonte: tratto da “il dramma dell'umanesimo ateo”, H.De Lubac (Morcelliana)





sabato 5 gennaio 2019

Bruce Springsteen e la fede cattolica (nonostante tutto)

Bruce Springsteen e la fede cattolica (nonostante tutto)

 2019



«Vivevamo a pochi passi dalla chiesa cattolica, dalla rettoria del sacerdote, dal convento di suore e dalla scuola elementare Santa Rosa da Lima. Tutto a pochi passi, oltre un prato di erba incolta. Sono cresciuto letteralmente circondato da Dio». Così Bruce Springsteen alla premiazione dei Tony Awards per il suo fortunato “Springsteen on Broadway”, concerto tenuto per 256 serate al Walter Kerr Theatre di New York e inciso in un doppio cd uscito il 14 dicembre.
Lo show – molto intimo, accompagnato solo da chitarra e pianoforte – è una lunga e candida confessione intervallata dai suoi brani più noti: dagli esordi stentati in un paesino del New Jersey al rapporto con i genitori («Lo sguardo di mia madre su di me era come la grazia della Madonna»). Springsteen on Broadway, inoltre, è anche il titolo del film di Thom Zimny sullo spettacolo, visibile su Netflix dal 16 dicembre.
Sul “Boss” (che da Reagan in poi tutti i presidenti americani avrebbero voluto dalla loro parte) si è detto molto, anche se si glissa colpevolmente sul suo essere un “cattolico di ritorno”. Ma è proprio questo, oggi, l’aspetto più evidente (e affascinante) della sua figura. Springsteen nasce da una famiglia cattolica, e fin dal suo esordio musicale un immaginario biblico fatto di figure e simboli religiosi inizia a riempire i suoi testi. I rimandi alle Scritture traboccano e il contrasto tra redenzione e dannazione diventa presto il suo tema più ricorrente.
L’intera sua opera è un cammino, una traversata dalle badlans alla promised land, dai bassifondi alla terra promessa. In un’intervista al Corriere Springsteen affermava: «Credo che nei primi dodici anni accumuliamo le immagini che ci accompagneranno per tutta la vita. Io frequentavo una scuola cattolica. L’anima non è un’astrazione per un bambino. È molto reale, e l’immaginario cattolico, così come la Bibbia, è un modo straordinario di esprimere il viaggio dell’uomo. Io ritorno a quelle immagini d’istinto, continuamente».
Per molti critici americani la sua “accelerazione spirituale” è merito anche di un innamoramento letterario, quello con la scrittrice cattolica Flannery O’Connor («C’era una componente di forte spiritualità nei suoi racconti, e che mi ha spinto a esplorare dentro i miei personaggi. Lei conosceva il peccato originale e sapeva come dargli carne in una storia», così Springsteen). Sulla rivista Dialoghi Carmelitani Angelo Bonera – ribadendo il segno lasciato dalla O’Connor sul cantautore (non è un caso se A Good Man Is Hard to Find, noto racconto della scrittrice, è divenuto il titolo di un brano del cantautore) – afferma che «da Nebraska in poi Springsteen ha raccontato storie di uomini in lotta col peccato originale e con le sue conseguenze».
Bruce Springsteen a Broadway
Ma è dall’album The Rising – dedicato alla tragedia dell’11 settembre – che diventa praticamente impossibile non accorgersi della declinazione religiosa della sua musica. E non solo perché quel titolo rimanda al cuore della fede cristiana (“The Rising” va tradotto come “La Resurrezione”) quanto perché in quell’album il cantautore elabora e celebra la Speranza del popolo americano. Springsteen sceglie infatti di penetrare il dolore delle vittime degli attentati vestendo i panni di un vigile del fuoco (in Into the Fire le parole fede e speranza accompagnano il protagonista, un pompiere «sparito nella polvere»), di un parente in lutto, addirittura di un terrorista, consapevole del fatto che di fronte a quelle macerie la salvezza non può dipendere soltanto dalla capacità dell’uomo. Così, nel brano My City of Ruins, con una sorta di litania si arriva a pregare il Signore per avere la forza di risorgere («Con queste mani prego Signore/ prego per la forza, Signore/ con queste mani/ prego per la fede, Signore/ preghiamo per il tuo amore, Signore/ preghiamo per i perduti, Signore/ preghiamo per questo mondo, Signore»).
C’è di più. Per la Oxford University Press, Daniel Cavicchi ha pubblicato nel 1998 un singolare studio accademico sul significato profondo della passione dei fans per Bruce Springsteen (Tramps Like Us: Music and Meaning among Springsteen Fans, questo il titolo). Il risultato dello studio, basato su tre anni di ricerca etnografica tra i fan di Springsteen, è esplosivo: esisterebbe un legame stretto tra il coinvolgersi nella sua musica e un cambiamento di approccio alla vita, una conversione di tipo religioso.
Secondo L’Osservatore Romano uno dei motivi è che le canzoni di Springsteen «contengono molti riferimenti alla rinascita spirituale e al rinnovamento interiore». A scriverlo, nel ’94, era Gaetano Vallini (mentre il neo-direttore dell’Osservatore, Andrea Monda, sul rock star ha addirittura scritto un libro per la scuola: Springsteen in classe. Spunti didattici a partire dalle canzoni del Boss). Anche per La Civiltà Cattolica – che in un lungo articolo del 2012 di padre Antonio Spadaro si sofferma proprio sulla ricerca interdisciplinare di Daniel Cavicchi – la poetica del cantautore americano «sarebbe religiosa in radice e richiamerebbe per sé un’attenzione di tipo religioso».
Come spiegare altrimenti quella gioiosa beatitudine che esplode trasversalmente (in bambini, adulti e famiglie) non soltanto durante i famosi concerti-festa di Bruce Springsteen ma anche nelle semplici reunion di fan. L’entusiasmo dei partecipanti al “No Surrender Festival”, in Catalogna, ne è un esempio chiarissimo.
Del resto – sottolinea ancora La Civiltà Cattolica – accendere una candela alla Vergine nella basilica di San Petronio, mentre prega per il padre appena scomparso (lo racconta commosso, in un suo libro, Ermanno Labianca, il critico che nel ’93 accompagnò Springsteen per le vie di Bologna); oppure portare al collo la medaglia di san Cristoforo, patrono dei viandanti, sono gesti che parlano di una naturale devozione cristiana dell’autore di Born to Run.
Springsteen non è un santo. Ovvio. Sulla scia di Barack Obama – che minacciava di tagliare i fondi allo Stato del North Carolina reo di aver varato una legge che vieta alle persone di accedere ai bagni pubblici in base alla propria percezione del sesso (la “guerra dei bagni”, così venne battezzata dai media la vicenda) – anche il rocker finì per cancellare la data del tour che faceva tappa nello Stato dell’Est Coast. In quell’occasione il Boss si sottomise allo spirito del tempo (non più però – va detto – di quanto faccia oggi anche qualche illustre ecclesiastico, il gesuita James Martin in testa).
Se c’è una cosa, però, che lo spettacolo “Springsteen On Broadway” sottolinea, è che Bruce Springsteen è assolutamente “dipendente” dalla cultura cattolica, tanto che chiudendo il suo one man show (che scava nell’anima ma non disdegna affatto l’aspetto giocoso) confida: «Once you’re a Catholic, there’s no getting out». Una volta che diventi cattolico, non puoi più uscirne. Alla fine del concerto, il Boss recita il Padre Nostro. È con questa preghiera che il cantautore ha voluto concludere ognuna delle sue 256 serate a Broadway.