CONSULTA L'INDICE PUOI TROVARE OLTRE 4000 ARTICOLI

su santi,filosofi,poeti,scrittori,scienziati etc. che ti aiutano a comprendere la bellezza e la ragionevolezza del cristianesimo


sabato 6 gennaio 2024

UMORISMO EBRAICO

 UMORISMO EBRAICO


Un ebreo dice ad un amico: "Ti ricordi di mio figlio? Tu sai che l'ho sempre educato nel rispetto della religione ebraica. E' successa una cosa strana: l'ho mandato in Israele perché cresca da vero ebreo, e lui... e' tornato cristiano".

 " Strano, gli dice l'amico, anch'io ho educato mio figlio nel rispetto della religione, ma quando l'ho mandato in Israele, e' tornato cristiano anche lui".

"Questo e' molto strano, parliamone al rabbino: "I nostri figli che abbiamo educato da veri ebrei sono andati in Israele e sono tornati a casa cristiani".

"Questo e' molto strano perché anche mio figlio e' andato in Israele e, malgrado sia stato allevato da vero ebreo, e' tornato a casa cristiano".

 Allora cosa possiamo fare?.

E il rabbino:"Chiediamo al Signore: Signore di Israele, Dio di Abramo, Isacco e di Giacobbe, ascoltaci, vogliamo chiederTi un consiglio: i nostri figli, tutti degli ottimi ebrei, sono andati in Israele e sono tornati a casa cristiani, che cosa possiamo fare? ".

E Dio: "Questo e' molto strano, perché anche Mio figlio... ".

il motivo della strada, è stato l’avvenimento iniziale

 "Chissà quante volte sarà loro venuto in mente: «Torniamo indietro!», chissà quante volte avranno detto: «Qui abbiamo perso la strada!». 

Chissà quante volte avranno detto: «Ma non ci interessa più niente!». 

La strada era, non determinata dal loro stato d’animo, che avevano quel giorno, non dal parere che potevano dare quel giorno, non da quello che vedevano e sentivano in quel giorno, ma da quello che era successo. La ragione della strada, il motivo della strada, ciò che ha determinato la strada è stato l’avvenimento iniziale, quello che li ha fatti partire, e per questo era una strada fedele, una strada in cui non potevano tornare indietro perché - come dicevano gli Scolastici - factum infectum fieri nequit, non si può far sì che una cosa che è accaduta non sia accaduta”.

(L. Giussani)

DIO SI NASCONDE E NOI NON LO CERCHIAMO PIÙ...

 DIO SI NASCONDE 

E NOI NON LO CERCHIAMO PIÙ...


Dio si è fatto uomo. 

Egli è diventato un bambino...

egli non è più irraggiungibile per nessuno...

Ciò mi fa tornare alla memoria un racconto rabbinico, trascritto da Elie Wiesel. 

Narra di Jehel, un giovinetto che si precipitò - piangendo, le guance solcate da lacrimoni - nella stanza del nonno, Baruch, famoso rabbino. Jehel si lamentava: "Il mio amico mi ha lasciato tutto solo. E' stato ingiusto e sleale con me". "Davvero? Puoi spiegarti meglio?", gli chiese il maestro. "Sì, - gli rispose il giovane - abbiamo giocato a nascondino, e io mi sono nascosto così bene che l'altro non riusciva a trovarmi. Ma egli ha semplicemente smesso di cercare, e se n'è andato via. Questo non è sleale?". 

Il nascondiglio più bello ha perduto la sua bellezza, perché il nostro "partner" ha spezzato il gioco. Allora il maestro gli accarezza il viso, anche a lui vengono le lacrime agli occhi, e gli dice: "Hai ragione, tutto ciò è davvero sleale. E vedi, con Dio succede la stessa cosa. Egli si è nascosto, e noi neanche lo cerchiamo più. Pensa solo a questo: Dio si nasconde, e noi uomini non lo cerchiamo semplicemente più".

In questo breve apologo, un cristiano può trovare dispiegato tutto il mistero del Natale. Dio si nasconde e aspetta che la creatura si metta a cercarlo, che essa pronunci un nuovo e libero "sì" nei suoi confronti, e che l'evento dell'amore di nuovo si accenda nella creazione. 

Egli aspetta l'uomo...


JOSEPH RATZINGER 

Omelia inedita 24 dicembre 1980 -

cattive compagnie

 « Per cattive compagnie non mi riferisco solo a gente cattiva, viziosa o distruttiva; di quelle si dovrebbe evitare la compagnia perché la loro influenza è velenosa e deprimente. Mi riferisco soprattutto alla compagnia di persone amorfe, di gente la cui anima è morta, sebbene il corpo sia vivo; di gente i cui pensieri e la cui conversazione sono banali; che chiacchiera anziché parlare, e che esprime opinioni a cliché invece di pensare. »


Erich Fromm, “L'arte di amare”

si rimane cristiani perché quell'incontro è presente

 Non si rimane cristiani come conseguenza di un incontro, ma si rimane cristiani perché quell'incontro è presente, perché quell'incontro si rinnova nel presente.

Questo, secondo me è la grande alternativa, non si rimane come conseguenza di un incontro nel passato, ma perché quella presenza incontrata nel passato si ripresenta, si fa presente, si rimane per un presente. Se non fosse così non sarebbe risorto, non sarebbe vivo nel presente.

Pietro non gli ha detto "Tu sai tutto, Tu sai che ti voglio bene" come conseguenza di un incontro passato, ha detto "Ti voglio bene" ad una presenza, quel giorno, quel mattino, sulla riva del lago, in quell'istante.

Se non l'avesse incontrato quel mattino passato di tre anni prima non sarebbe giunto lì, ma gli ha detto "Ti voglio bene" in quell'istante, ha detto "Ti voglio bene" a Lui presente, in quel momento, in quell'istante presente.

"Non si può vivere di un amore passato", com'è bella questa frase di Pasolini.

Non si può dire "Ti voglio bene" ad un passato, non si può vivere di una conseguenza...questa parola mi sembra decisiva.

Sembra questa la grande differenza tra l'Antico Testamento ed il Nuovo Testamento, tra il ricordo di una liberazione, che destava una fedeltà, ed un incontro che si rinnova, che si rinnova nel presente.

Dice Gesù "ma il Figlio dell'Uomo quando verrà troverà la fede sulla Terra?" (Vangelo di Luca), la fede in Lui, in Gesù; "che questa prospettiva triste e desolata di Cristo si muti, per noi che abbiamo voluto seguirlo, in gioia dei risorti" (Giussani), nella gioia di chi, povero peccatore, l'ha voluto seguire, è stato dato di seguire e l'ha voluto seguire. Di chi può dire "Tu sai tutto".

In quel "Tu sai tutto" di Pietro, sicuramente sull'ultimo orlo del suo cuore c'erano le lacrime di quella notte in cui l'ha tradito, le lacrime per quella notte..."Tu sai tutto", comprende tutto questo "tutto", tutta una vita, tutti i delitti e tutti i desideri di una vita, "Tu sai tutto, Tu sai che ti voglio bene".

Questa è la gioia dei risorti, in un tempo in cui è così facile ripetere la prospettiva triste e desolata "ma il Figlio dell'Uomo quando verrà troverà la fede sulla Terra?", la fede in Lui.

(tratto da una catechesi don Giacomo)


venerdì 5 gennaio 2024

PROPRIETA’ DELLE FOGLIE DI NOCE

 PROPRIETA’ DELLE FOGLIE DI NOCE

Il noce è una pianta preziosa, della quale possono essere usate praticamente tutte le parti.

Oltre ai suoi prelibati frutti e al legno, che viene impiegato per la fabbricazione di pregiati mobili, anche le foglie del noce sono preziosi elementi dalle proprietà terapeutiche.

Soprattutto in passato, esse erano essenziali per la preparazione di diversi “rimedi della nonna”: utilizzate fresche o secche, le foglie di noce, grazie alle loro proprietà, potevano essere impiegate per decotti ed impacchi, che servivano ad alleviare o curare determinati disturbi.

Ad esempio, per curare stomatiti ed infiammazioni della bocca erano consigliati risciacqui con un decotto di foglie di noce. Lo stesso decotto era utilizzato per fare gargarismi in caso di irritazioni alla gola o tonsilliti.

In caso di febbre, bisognava assumere un paio di volte al giorno un decotto di queste foglie essiccate e sminuzzate, fino alla scomparsa dei sintomi.

Per contrastare l’ittero e ripristinare la funzionalità del fegato, si assumeva il “vino medicinale”, preparato lasciando in infusione delle foglie di noce in un litro di vino bianco per alcuni giorni.

In caso di ferite, piaghe o ulcerazioni della pelle, si applicava un impacco di foglie di noce lavate e pressate, al fine di favorire la cicatrizzazione.

Per curare la congiuntivite o per alleviare gonfiore e arrossamento degli occhi, si preparava un decotto con il quale si facevano degli impacchi utilizzando del cotone idrofilo.

Un altro utilizzo del decotto di foglie di noce era suggerito per curare dermatiti, irritazioni ed arrossamenti della pelle, oppure per fare dei pediluvi quotidiani per alleviare stanchezza e gonfiore dei piedi.

Si può fare un liquore delizioso mettendo 20 gr di foglie in 1 litro di alcol a 30°. Si lasci macerare 30 giorni e poi si aggiungendo 30 gr di zucchero, ne risulterà un liquore delizioso che ha proprietà depurative e disintossicanti.

Le foglie di noce tornavano utili anche per la cura degli animali: un sistema per tenere lontani gli insetti parassiti dei cani era quello di stendere uno strato di foglie fresche sul pavimento, avendo cura di cambiarle di sovente per mantenerne l’efficacia.

Avere una pianta di noce vicino casa era sempre utile, sia dal punto di vista alimentare, sia da quello erboristico!

Fonti:

• Tina Cecchini, Enciclopedia delle erbe medicinali, De Vecchi Editore, 1967

martedì 2 gennaio 2024

SANTI BASILIO MAGNO E GREGORIO NAZIANZENO

SANTI BASILIO MAGNO E GREGORIO NAZIANZENO


« … Consapevole che «la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa, e insieme la fonte da cui promana tutta la sua virtù» (Sacrosanctum Concilium, 10), #Basilio, pur preoccupato di realizzare la carità che è il contrassegno della fede, fu anche un sapiente «riformatore liturgico» (cfr Gregorio Nazianzeno, Discorso 43,34). Ci ha lasciato infatti una grande preghiera eucaristica [o anafora] che da lui prende nome, e ha dato un ordinamento fondamentale alla preghiera e alla salmodia: per suo impulso il popolo amò e conobbe i Salmi, e si recava a pregarli anche nella notte (cfr Basilio, Omelie sui Salmi 1,1-2). 


E così vediamo come liturgia, adorazione, preghiera vadano insieme con la carità, si condizionino reciprocamente.

Con zelo e coraggio Basilio seppe opporsi agli eretici, i quali negavano che Gesù Cristo fosse Dio come il Padre (cfr Basilio, Ep. 9,3; Ep. 52,1-3; Contro Eunomio 1,20). Similmente, contro coloro che non accettavano la divinità dello Spirito Santo, egli sostenne che anche lo Spirito è Dio, e «deve essere con il Padre e il Figlio connumerato e conglorificato» (cfr Lo Spirito Santo). Per questo Basilio è uno dei grandi Padri che hanno formulato la dottrina sulla Trinità: l'unico Dio, proprio perchè è Amore, è un Dio in tre Persone, le quali formano l'unità più profonda che esista, l'unità divina.

Nel suo amore per Cristo e per il suo Vangelo, il grande Cappadoce si impegnò anche a ricomporre le divisioni all’interno della Chiesa (cfr Epp. 70 e 243), adoperandosi perché tutti si convertissero a Cristo e alla sua Parola (cfr Il giudizio 4), forza unificante, alla quale tutti i credenti devono ubbidire (cfr ibid., 1-3).


In conclusione, Basilio si spese completamente nel fedele servizio alla Chiesa e nel multiforme esercizio del ministero episcopale. Secondo il programma da lui stesso tracciato, egli divenne «apostolo e ministro di Cristo, dispensatore dei misteri di Dio, araldo del regno, modello e regola di pietà, occhio del corpo della Chiesa, pastore delle pecore di Cristo, medico pietoso, padre e nutrice, cooperatore di Dio, agricoltore di Dio, costruttore del tempio di Dio» (cfr Regole morali 80,11-20).


E’ questo il programma che il santo Vescovo consegna agli annunciatori della Parola – ieri come oggi –, un programma che egli stesso si impegnò generosamente a mettere in pratica. Nel 379 Basilio, non ancora cinquantenne, consumato dalle fatiche e dall’ascesi, ritornò a Dio, «nella speranza della vita eterna, attraverso Gesù Cristo Signore nostro» (Il Battesimo 1,2,9). 

Egli fu un uomo che visse veramente con lo sguardo fisso a Cristo, un uomo dell'amore per il prossimo. Pieno della speranza e della gioia della fede, Basilio ci mostra come essere realmente cristiani. »

(#BenedettoXVI, Udienza generale, 04/07/2007)


« …#Gregorio ci insegna anzitutto l’importanza e la necessità della #preghiera. Egli afferma che «è necessario ricordarsi di Dio più spesso di quanto si respiri» (Discorso 27,4), perché 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝗴𝗵𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗲̀ 𝗹’𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗲𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗗𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝘀𝗲𝘁𝗲. Dio ha sete che noi abbiamo sete di Lui (cfr Discorso 40, 27). Nella preghiera noi dobbiamo rivolgere il nostro cuore a Dio, per consegnarci a Lui come offerta da purificare e trasformare. Nella preghiera noi vediamo tutto alla luce di Cristo, lasciamo cadere le nostre maschere e ci immergiamo nella verità e nell’ascolto di Dio, alimentando il fuoco dell'amore.


In una poesia, che è allo stesso tempo medita­zione sullo scopo della vita e implicita invocazione a Dio, Gregorio scrive: «Hai un compito, anima mia, / un grande compito, se vuoi. / Scruta seriamente te stessa, / il tuo essere, il tuo destino; / donde vieni e dove dovrai posarti; / cerca di conoscere se è vita quella che vivi / o se c’è qualcosa di più. / Hai un compito, anima mia, / purifica, perciò, la tua vita: / considera, per favore, Dio e i suoi misteri, / indaga cosa c’era prima di questo universo / e che cosa esso è per te, / da dove è venuto, e quale sarà il suo destino. / Ecco il tuo compito, / anima mia, / purifica, perciò, la tua vita» (Poesie [storiche] 2,1,78). 


Continuamente il santo Vescovo chiede aiuto a Cristo, per essere rialzato e riprendere il cammino: «Sono stato deluso, o mio Cristo, / per il mio troppo presumere: / dalle altezze sono caduto molto in basso. / Ma rialzami di nuovo ora, poiché vedo / che da me stesso mi sono ingannato; / se troppo ancora confiderò in me stesso, / subito cadrò, e la caduta sarà fatale» (ibid., 2,1,67).

Gregorio, dunque, ha sentito il bisogno di avvicinarsi a Dio per superare la stanchezza del proprio io. Ha sperimentato lo slancio dell’anima, la vivacità di uno spirito sensibile e l’instabilità della felicità effimera. 


Per lui, nel dramma di una vita su cui pesava la coscienza della propria debolezza e della propria miseria, l’esperienza dell’amore di Dio ha sempre avuto il sopravvento. 


Hai un compito, anima – dice san Gregorio anche a noi –, il compito di trovare la vera luce, di trovare la vera altezza della tua vita. 𝗘 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗲̀ 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗗𝗶𝗼, 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝘀𝗲𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝘀𝗲𝘁𝗲. »

(#BenedettoXVI, Udienza generale, 22/08/2007)

Mi fa male il mondo



Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo…


Mi fa male l’apparato, la sua mentalità, la sua

arroganza, la sua idiozia!

Come sono delicato!

Mi fa male il futuro dell’Italia, dell’Europa, del mondo.


Mi fanno male i fax, i telefonini, i computers, 

e la realtà virtuale… anche se non so cos’è.


Mi fa male accendere la televisione. 

Mi fa male stare lì davanti, e non riuscire a spegnerla, 

vedere fino a che punto… non c’è fondo, non c’è fondo! 

La gente che telefona, gli sponsor, i giochini demenziali, 

i presentatori che ridono.


Sì, mi fanno male tutti questi geniali opinionisti

che litigano, si insultano, gridano, sempre più trasgressivi

questi coraggiosi leccaculi travestiti da ribelli!

Mi fa male che ‘tutto’, sia volgarità.

Gaber

Il creato segno di Dio

 "Durante la Rivoluzione Francese un terribile rivoluzionario, che voleva togliere dal cuore di ogni uomo anche il solo nome di Dio, faceva questo discorso ad un vecchio contadino: 《Noi uccideremo i vostri preti, bruceremo le vostre chiese, demoliremo i vostri altari, toglieremo e profaneremo immagini e croci 》. 《Tutto è possibile - rispose il vecchio - la cattiveria umana può fare quello ed altro ancora, però non potrà mai spegnere il sole, la luna, le stelle e finché un simile libro, sfolgorante di luce, brillerà sulle nostre teste, noi vi leggeremo, e faremo leggere ai nostri figli, il nome santo di Colui che è più forte e più potente di voi》"


Barella 

(Io Credo. Meditazioni per ragazzi)

lunedì 1 gennaio 2024

questa compagnia

 Una volta questa compagnia, o questa strada, aveva un perimetro imponente, imponente dal punto di vista della robustezza delle mura e dal punto di vista del suo slancio estetico.


Nulla di più bello e di più affascinante, nelle lontane epoche, più del monastero. Le mura erano difesa dai nemici anche fisici, la bellezza della sua architettura aveva un solo rivale: la bellezza del canto e della preghiera che in quelle mura e sotto quelle volte si faceva.


Ora la cosa è diventata più spirituale, ora la cosa è diventata più sottile, sembra più inconsistente; non ci sono quelle mura di un metro e più di profondità, non ci sono quelle volute architettoniche, quegli spazi che da soli attiravano l'anima, non c'è più quel suggerimento affascinante del canto e della preghiera regolare.


C'è una compagnia, quella tra di noi, la nostra amicizia, una compagnia in cui tutto quanto dipende dalla buona volontà, dipende dalla volontà dei componenti.


Questa compagnia deve sostituire quelle mura, deve rintracciare l'eco di quei canti, di quelle preghiere, deve sapere ispirare uno sguardo che faccia percepire almeno in qualche modo l'attrattiva fisica di Dio nella sua realtà dentro il mondo, l'attrattiva del segno di Cristo, quell'attrattiva che è segno di Cristo.


don Luigi Giussani

(Tracce 4/2006)