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sabato 23 febbraio 2013

CRITICA AL POSITIVISMO

CRITICA  AL POSITIVISMO
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Quanto a me, ritenendo sinonimi le parole progresso ed invenzione, mi chiedo in nome di quale nuova scoperta, filosofica o scientifica, si possano estirpare dall'animo umano queste grandi preoccupazioni. Mi sembrano di essenza eterna, perche il mistero che avvolge l'Universo e di cui esse sono emanazione e esso stesso eterno per natura. Si narra che l'illustre fisico inglese Faraday, nelle lezioni che faceva all'Istituzione reale di Londra, non pronunciasse mai il nome di Dio, sebbene fosse profondamente religiose.
Un giorno, eccezionalmente, questo nome gli sfuggì e improvvisamente si manifesto un movimento di simpatica approvazione. Accorgendosene, Faraday interruppe la lezione con queste parole:
«Vi ho sorpreso pronunciando qui il nome di Dio. Se ciò non mi è ancora accaduto, dipende dal fatto che io sono. mentre tengo queste lezioni, un rappresentante della scienza sperimentale. Ma la nozione e il rispetto di Dio arrivano al mio spirito attraverso vie tanto sicure quanto quelle che ci conducono alle verità dell'ordine fisico».
La scienza sperimentale è essenzialmente positivista nel senso che nelle sue concezioni. essa non fa mai intervenire la considerazione dell'essenza delle cose, dell'origine del mondo e del suo destino Non ne ha nessun bisogno. Essa sa che non avrebbe nulla da imparare da nessuna speculazione metafisica. Tuttavia non si priva dell'ipotesi. Al contrario, nessuno più dello sperimentatore ne fa uso; ma è soltanto a titolo di guida e di stimolo per la ricerca e sotto la riserva di un controllo severo. Esso disdegna e respinge le sue idee preconcette, dal momento che la sperimentazione gli dimostra che esse non corrispondono a realtà oggettive.
Littré e Auguste Comte credevano e fecero credere agli spiriti superfidali che il loro sistema si basava sugli stessi princìpi del metodo scientifico di cut Archimede, Galileo, Pascal, Newton, Lavoisier sono i veri fondatori. Da ciò nata l'illusione degli spiriti, favorita anche da tutto ciò che la scienza e la buona fede di Littré garantivano.
A quali errori può portare questa pretesa entità dei due metodi!
Arago aveva detto di Comte: «Non ha titoli matematici, né grandi né piccoli». « È vero, risponde Littré, Comte non ha scoperte geometriche, ma ha scoperte sociologiche». Ahimè, ecco un esempio di scoperta sociologica. Il 10 novembre 1850 Littré scrisse nel «National» un articolo intitolato Pace occidentale, articolo destinato a provare che la sociologia era una scienza. Ci sono due modi, dice di provare la verità di una dottrina: da una parte l'iniziazione diretta il lavoro. lo studio; dall'altra le previsioni dedotte dalla dottrina che convincono e colpiscono tutti gli spiriti: sapere e prevedere.
Ora avvenne che nel 1850, mentre noi godevamo i benefici della pace dal 1815, Littré scriveva: «Ma la pace è prevista da 25 anni dalla sociologia». Purtroppo l'articolo cosi continua: «Ancora oggi, la sociologia prevede la pace per tutto l'avvenire della nostra epoca, alla fine della quale una confederazione repubblicana avrà unito 'occidente e messo fine ai conflitti armati...». Littré fu ben presto disilluso. Quando nel 1878 egli fece ristampare l'articolo del 1850, vi aggiunse delle osservazioni nelle quali, con la sua abituale sincerità, esprime il dolore che prova per la sua ingenua fiducia di una volta. «Queste infelici pagine, dice, mi fanno male; vorrei avere la possibilità di cancellarle. Esse sono in perpetua contraddizione con gli avvenimenti che si sono svolti... Avevo appena affermato, trasportato dal mio puerile entusiasmo, che in Europa non ci sarebbero più state sconfitte militari e che queste, ormai, sarebbero state sostituite da disfatte politiche, quando sopravvennero la disfatta militare della Russia in Crimea, quella dell'Austria in Italia, quella dell’Austria in Germania, quella della Francia a Sedan e a Metz, e molto recentemente quella della Turchia nei Balcani».
L'opera che Littré ha pubblicato nel 1879 con il titolo Conservation, revolution et positivisme è piena degli errori che la dottrina positivista gli ha fatto commettere sia in politica che in sociologia. Perché restarne sorpresi? La politica e la sociologia sono scienze nelle quali la prova e troppo difficile a dare. Troppo alto e il numero dei fattori che concorrono alla soluzione dei problemi che esse agitano. Quando intervengono le passioni umane il campo dell’imprevisto è immenso.
Il positivismo non pecca soltanto per un errore di metodo. Nella trama, in apparenza molto serrata, dei suoi ragionamenti, si rileva una grande lacuna e sono sorpreso che l'acume di Littré non l'abbia messa in luce.
Più volte, cosi definisce il positivismo considerate dal punto di vista tragico: «chiamo positivismo tutto ciò che si fa nella società per organizzarla secondo la concezione positiva, ossia scientifica, del mondo».
Sono pronto ad accettare questa definizione, a condizione che sia regolarmente applicata; ma l'enorme e visibile lacuna del sistema consiste nel fatto che esso non tiene conto, nella concezione positiva del mondo, della più importante delle nozioni positive, quella dell’infinito. 
Al di là di questa volta stellata che cosa c'è? Nuovi cieli stellati. Sia pure! e al di là ancora? Lo spirito umano, spinto da una forza irresistibile non smetterà mai di chiedersi: che cosa c'è al di là? vuole esso fermarsi sia nel tempo, sia nello spazio? Poiché il punto dove esso si ferma è solo una grandezza finita, soltanto più grande di tutte quelle che l'hanno preceduta, non appena egli comincia ad esaminarlo ritorna la domanda implacabile senza che egli possa far tacere il grido della sua curiosità. Non serve a nulla rispondere: al di la ci sono degli spazi, dei tempi o delle grandezze senza limiti. Nessuno comprende queste parole.
Colui che proclama l'esistenza dell'infinito, e nessuno può sfuggirvi, accumula in questa affermazione più sovrannaturale di quanto non ce ne sia in tutti i miracoli di tutte le religioni; poiché la nozione dell'infinito ha la doppia caratteristica di imporsi e di essere insieme incomprensibile. Quando questa nozione si impadronisce dell'intelletto non c'e che da piegarsi. In questo momento di straziante angoscia, bisogna chiedere grazia alla sua ragione: tutte le molle della vita intellettuale minacciano di perdere elasticità e ci si sente vicino all'essere investiti dalla sublime follia di Pascal.
Questa nozione positiva e primordiale e tutte le sue conseguenze nella vita delle società sono gratuitamente scartate dal positivismo.
Io vedo ovunque l'inevitabile espressione della nozione dell'infinito nel mondo. Attraverso essa, il soprannaturale e in fondo a tutti i cuori. L'idea di Dio e una forma dell'idea dell'infinito. Fin tanto che il mistero dell'infinito peserà sul pensiero umano, templi saranno elevati al culto dell'infinito, sia che Dio si chiami Brahama, Allah, Jehova o Gesù. Ai piedi di questi templi vedrete uomini in ginocchio prosternati, stroncati, dal pensiero dell'infinito. La metafisica non fa che tradurre dentro di noi la nozione dominatrice dell'infinito. La concezione dell'ideale non è anche la facoltà, riflesso dell'infinito, che di fronte alla bellezza ci induce ad immaginare una bellezza superiore? La scienza ed il desiderio di comprendere non sono l'effetto dello stimolo del sapere che il mistero dell'Universo infonde nella nostra anima? Dove sono le fonti genuine della dignità umana, della libertà e della democrazia moderna, se non nella nozione dell'infinito di fronte ala quale gli uomini sono tutti uguali?
«L'umanità ha bisogno di un legame spirituale, dice Littré; in sua mancanza nella società non ci sarebbero che famiglie isolate, come delle orde e non una società vera e propria». Il legame spirituale che egli poneva in una specie di religione inferiore nell'umanità, non potrebbe essere altrove che nella nozione superiore dell'infinito e che questo legame spirituale deve essere collegato al mistero del mondo. La religione dell'umanità è una di quelle idee di evidenza superficiale e sospetta che hanno fatto dire ad uno psicologo dallo spirito eccelso: «da molto tempo penso che colui che non avesse che delle idee chiare sarebbe certamente uno sciocco. Le nozioni più preziose, aggiunge, che l'intelligenza umana nasconde sono in fondo alla scena e avvolte in una luce crepuscolare; e intorno a queste idee confuse, il cui legame ci sfugge, che girano le idee chiare per diffondersi, svilupparsi, innalzarsi. Se fossimo tagliati fuori da questo retroscena, le scienze esatte perderebbero la grandezza che traggono dai loro segreti rapporti con altre verità infinite di cui noi abbiamo soltanto il sospetto»
I greci avevano compreso la potenza misteriosa di questo sottofondo delle cose. Sono essi che ci hanno lasciato in eredità una delle parole più belle della nostra lingua, la parola entusiasmo – ’Eν δεóς -  un dio interiore.
La grandezza delle azioni umane si misura dall'ispirazione che le fa nascere. Fortunate chi porta in se un dio, un ideale di bellezza e gli obbedisce: ideale dell’arte, ideale della scienza, ideale della Patria, ideale delle virtù evangeliche. Sono queste le sorgenti vive dei grandi pensieri e delle grandi azioni. E tutte, si illuminano dei riflessi dell'infinito..
 Louis Pasteur (1822-1895): Discorso pronunciato in occasione della sua elezione a membro dell'Accademia di Francia

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