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martedì 20 gennaio 2026

La vita quotidiana

 « Oltre al conformismo inteso come mezzo per superare l'isolamento, un altro fattore nella vita contemporanea deve essere preso in considerazione: la routine del lavoro e del piacere. L'uomo diventa un “dalle nove alle cinque”, parte integrante della forza lavoro, della forza burocratica degli impiegati e dei dirigenti. Ha scarsa iniziativa essendo i suoi compiti prescritti dall'organizzazione; vi è ben poca differenza tra chi è in cima alla scala e chi è in basso. Tutti seguono schemi prestabiliti con una velocità prestabilita, in modo predisposto. Perfino le reazioni sono prescritte: allegria, tolleranza, amabilità, ambizione e capacità di andare d'accordo con tutti senza attrito. Il divertimento è organizzato nello stesso modo, sebbene non con lo stesso sistema; i libri, i film, come anche gli slogans pubblicitari, tutto è appositamente selezionato. Il resto è pura uniforme: la gita domenicale in automobile, le riunioni e i ricevimenti ufficiali. Dalla nascita alla morte, dal lunedì alla domenica, da mattina a sera, tutte le attività sono organizzate e prestabilite. Come potrebbe un uomo prigioniero nella ragnatela della routine ricordarsi che è un uomo, un individuo ben distinto, uno al quale è concessa un'unica occasione di vivere, con speranze e delusioni, dolori e timori, col desiderio di amare e il terrore della solitudine e del nulla? »

Erich Fromm, “L’arte di amare”

sabato 17 gennaio 2026

 della sacra conversazione. Raffaello elimina ogni orpello decorativo superfluo per creare un rapporto diretto, quasi intimotra l'immagine sacra e lo spettatore.

Una tenda verde scostata rivela un'apparizione celestiale: Maria, a figura intera e quasi a grandezza naturalediscende dal cielo su un tappeto di nubi composte da una miriade di cherubini. Tra le braccia porta il Bambino Gesù, il cui sguardoinsieme a quello della Madre, si posa direttamente su chi osserva. 

Ai lati della Verginesan Sisto II e santa Barbara fungono da intermediari tra il divino e l'umano. Il pontefice, con le ghiande roveresche ricamate sul pivialeallude chiaramente alla casata di Giulio II e indica ai fedeli la visione celeste; il triregno, la tiara papale, è appoggiato con umiltà sul parapetto inferiore. Santa Barbara, protettrice nell'ora della mortevolge lo sguardo verso il basso, come se già scorgesse il destino degli uomini. 

celebri angiolettitra enigma e iconografia 

In basso, appoggiati alla balaustra che chiude la composizione, due putti alati sono diventati forse i cherubini più famosi della storia dell'arte. I loro volti pensierosi, le espressioni sospese tra curiosità e malinconia, li rendono al tempo stesso parte della scena sacra e osservatori distaccati.

Secondo la tradizione, Raffaello li aggiunse in un secondo momentoforse ispirato da bambini reali intravisti mentre osservavano qualcosa con meraviglia. 

Gli storici dell'arte interpretano questi cherubini come allegoria dell'umanità: creature terrene che contemplano il mistero divino che si manifesta sopra di loro. La tripartizione del dipinto, con gli angeli in basso, i santi al centro e la Vergine con il Bambino in altorappresenta i tre livelli dell'esistenza secondo la teologia cristianal'umanità, la Chiesa, la sfera celeste. 

Da Piacenza a Dresda: la vendita del secolo 

Per quasi duecentocinquant'anni la Madonna Sistina rimase nella chiesa di San Sisto a Piacenza, relativamente trascurata dalla critica internazionale. Il suo destino mutò nel 1754, quando i monaci benedettinigravati da ingenti debitidecisero di cederla ad Augusto III, Grande Elettore di Sassonia e re di Polonia. Le trattativelunghe e complessesi conclusero con un pagamento di 25.000 scudi romaniuna somma straordinaria per l'epocaequivalente a svariati milioni di euro attuali. 

Il 21 gennaio 1754, nel tardo pomeriggio, la tela fu rimossa dalla sua cornice originale e adagiata in una grande cassa di legno, foderata di tela incerata e imbottita di paglia.

Il carro con le insegne della Casa reale di Sassonia partì alla volta di Dresdaattraversando le Alpi in pieno inverno. Il 1° marzo 1754 la Madonna giunse a destinazioneSi racconta che il sovrano, alla vista del capolavoroabbia fatto spostare il proprio trono per poterlo ammirare meglio. 

La fortuna critical'icona del Romanticismo 

L'arrivo a Dresda segnò l'inizio di una nuova vita per l'operaEsposta nella Gemäldegalerie, la Madonna Sistina divenne oggetto di un culto quasi religioso da parte di intellettuali e artisti europei. Winckelmann, il padre della storia dell'arte moderna, ne celebrò la perfezione; Goethe la visitò più volte durante i suoi soggiorni a Dresdai romantici tedeschi, da Novalis a Schlegel, vi riconobbero l'incarnazione dell'ideale di bellezza assoluta. 

Fu però nella cultura russa che la Madonna Sistina trovò i suoi interpreti più appassionatiDostoevskij visitò il dipinto durante il suo soggiorno a Dresda nel 1867 e vi tornò ogni giornorimanendo per ore in contemplazione.

La celebre frase del principe Myškin nell'Idiota, «la bellezza salverà il mondo», sembra riferirsi proprio a questa Madonna. TolstojPuškin, Turgenev, Herzen: generazioni di scrittori russi compirono pellegrinaggi laici davanti a quest'opera. 

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Attraverso gli orrori del Novecento 

La Seconda guerra mondiale sottopose la Madonna Sistina a una delle prove più drammatiche della sua esistenza. Nel settembre 1939, pochi giorni dopo lo scoppio del conflittol'opera fu imballata e nascostadapprima nei sotterranei del palazzo, poi nel Castello di Albrechtsburginfine in un tunnel ferroviario in disuso nella Sassonia sud-orientale. Dresda, la «Firenze sull'Elba», fu rasa al suolo dai bombardamenti alleati del febbraio 1945, ma il capolavoro di Raffaello si salvò. 

Nel maggio 1945, il sottotenente sovietico Leonid Rabinovich, artista e pittore ebreo ucrainoricevette da Stalin l'ordine di ritrovare la Madonna Sistina a ogni costo.

Dopo settimane di ricerche, Rabinovich localizzò il nascondiglio e portò l'opera al Castello di Pillnitz, lungo l'Elbadove venivano raccolti i «trofei di guerra» dell'Armata Rossa. L'11 agosto 1945 la tela partì per Mosca, destinata ai depositi del Museo Puškin. 

Per dieci anni il mondo occidentale non seppe che fine avesse fatto il capolavoro. I sovietici negarono di averlo prelevato, e la Madonna Sistina venne data per dispersa. Solo nel 1955, dopo la morte di Stalin, l'Unione Sovietica ammise il possesso dell'opera e decise di restituirla alla Germania dell'Est in occasione del Patto di Varsavia.

Prima della restituzione, il dipinto fu esposto al Museo Puškin: in poco più di tre mesi, un milione e duecentomila persone accorsero a vederlocostringendo il museo a restare aperto dalle sette del mattino alle undici di sera. 

Lo sguardo di Vasilij Grossman 

Tra i visitatori di quella storica esposizione vi fu lo scrittore Vasilij Grossman, corrispondente di guerra e testimone diretto dei campi di sterminio nazisti. Nel suo saggio La Madonna Sistina, Grossman scrisse parole che ancora oggi commuovonoriconobbe nello sguardo della Vergine e del Bambino l'espressione delle madri e dei figli chenei lager, avevano visto la morte avvicinarsi.

L'opera di Raffaello divenne cosìparadossalmentesimbolo non solo della bellezza trascendente, ma anche della sofferenza più indicibile. 

Il ritorno a Dresda 

Nell'ottobre 1955 la Madonna Sistina intraprese il suo ultimo viaggioCaricata su un treno speciale insieme ad altre opere delle collezioni di Dresdaraggiunse Berlino per una grande esposizionequindi tornò alla Gemäldegalerie Alte Meister, la Pinacoteca dei Maestri Antichi di Dresda, dove oggi è esposta.

Nel 2012, in occasione del cinquecentesimo anniversario della creazione dell'opera, fu commissionata una nuova cornice all'ebanista Warren Murrer, ispirata alle cornici cinquecentesche italiane, a sostituire quella ottocentesca ormai inadeguata. 

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Un'opera su telascelta insolita e significativa 

Un dettaglio tecnico distingue la Madonna Sistina dalle altre opere di Raffaello: è dipinta su tela e non su tavola, come era consuetudine del maestro. Questa scelta ha fatto ipotizzare che l'opera potesse essere stata concepita anche come stendardo processionalefacilmente trasportabile arrotolata.

La telapiù leggera della tavola, meglio si prestava agli spostamenti, e le sue dimensioni imponenti, 265 per 196 centimetri, ne facevano un'immagine capace di dominare lo spazio sacro. 

La carta di Amalfi: un supporto degno del capolavoro 

La riproduzione della Madonna Sistina su carta di Amalfi rappresenta un dialogo tra due eccellenze dell'artigianato italiano, separate da secoli ma accomunate dalla stessa ricerca di perfezione.

La produzione della carta ad Amalfi iniziò tra il XII e il XIII secolonel cuore stesso del Rinascimento che avrebbe dato i natali a Raffaello. Gli amalfitaninavigatori e mercanti della potente Repubblica Marinaraappresero le tecniche di fabbricazione della carta dai contatti con il mondo arabo e le perfezionarono nelle botteghe della Valle dei Mulini. 

La charta bambaginacosì chiamata dal latino medievale bambax («cotone»), era prodotta con stracci di cotonelino e canapatriturati e trasformati in pasta dall'azione dei magli azionati dalla forza dell'acqua del fiume CannetoOgni foglio nasceva dal gesto sapiente dell'artigiano che immergeva la forma nella poltiglia e la sollevavacreando una superficie porosa ma morbidadai caratteristici bordi sfrangiati che testimoniano ancora oggi la lavorazione manuale. 

Questa carta pregiatissima fu utilizzata per i documenti ufficiali del Ducato di Amalfi e delle corti angioinearagonesi, del vicereame spagnolo e borboniche. Ancora oggi lo Stato del Vaticano la utilizza per la corrispondenza ufficiale. La sua durabilità è certificata dalle norme europee per la conservazione a lungo termine di documenti storici e opere d'arte. 

Un capolavoro da possedere 

La Madonna Sistina ha attraversato cinque secoli di storia europeapassando da un altare italiano a una galleria principesca, da un nascondiglio di guerra ai depositi di un museo sovietico, per tornare infine alla luce nella Dresda ricostruita.

Ogni suo spostamento ha testimoniato le trasformazioni politiche e culturali del continente; ogni generazione di intellettuali vi ha trovato significati nuovidalla bellezza ideale del Rinascimento alla riflessione sulla sofferenza del Novecento. 

Possedere una riproduzione della Madonna Sistina su carta di Amalfi significa unire due tradizioni artigianali d'eccellenzaquella pittorica del Rinascimento italiano e quella cartaria di una delle più antiche manifatture d'Europa. È un modo per portare nella propria casa non solo un'immagine di straordinaria bellezza, ma un frammento di storia che parla di fede, di arte, di resistenza attraverso le epoche. 

I due angioletti pensosi di Raffaello, divenuti icona pop del XX secolo e simbolo universalmente riconosciutocontinuano a contemplare il mistero con la stessa espressione sospesa di cinque secoli fa: come se il tempo, davanti alla vera bellezzasi fermasse.