« Oltre al conformismo inteso come mezzo per superare l'isolamento, un altro fattore nella vita contemporanea deve essere preso in considerazione: la routine del lavoro e del piacere. L'uomo diventa un “dalle nove alle cinque”, parte integrante della forza lavoro, della forza burocratica degli impiegati e dei dirigenti. Ha scarsa iniziativa essendo i suoi compiti prescritti dall'organizzazione; vi è ben poca differenza tra chi è in cima alla scala e chi è in basso. Tutti seguono schemi prestabiliti con una velocità prestabilita, in modo predisposto. Perfino le reazioni sono prescritte: allegria, tolleranza, amabilità, ambizione e capacità di andare d'accordo con tutti senza attrito. Il divertimento è organizzato nello stesso modo, sebbene non con lo stesso sistema; i libri, i film, come anche gli slogans pubblicitari, tutto è appositamente selezionato. Il resto è pura uniforme: la gita domenicale in automobile, le riunioni e i ricevimenti ufficiali. Dalla nascita alla morte, dal lunedì alla domenica, da mattina a sera, tutte le attività sono organizzate e prestabilite. Come potrebbe un uomo prigioniero nella ragnatela della routine ricordarsi che è un uomo, un individuo ben distinto, uno al quale è concessa un'unica occasione di vivere, con speranze e delusioni, dolori e timori, col desiderio di amare e il terrore della solitudine e del nulla? »
Erich Fromm, “L’arte di amare”
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