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mercoledì 14 gennaio 2026

 

Una contestazione ricorrente nella storia della Chiesa

Riletta oggi, quella vicenda mostra un dato che colpisce: le contestazioni rivolte a Giussani negli anni Sessanta ricalcano dinamiche già note nella storia ecclesiale. Ogni volta che il cristianesimo viene riproposto come avvenimento che interpella l’esperienza dell’uomo, riemerge il timore di una perdita di controllo dottrinale. Eppure, proprio quella chiarificazione - riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa con il nihil obstat - ha segnato un metodo che non ha mai preteso di sostituirsi al magistero, ma di renderlo esistenzialmente intelligibile.

Non si tratta affatto di un dettaglio storico. È un precedente che aiuta a comprendere anche le discussioni attuali, quando il richiamo all’esperienza viene di nuovo letto come minaccia, invece che come luogo in cui la fede può essere riconosciuta come ragionevole, vera e condivisibile. Alla fine, tutto si gioca qui. Non in una teoria sull’esperienza, ma nel suo peso reale. «La fede - scrive Giussani - non è accettazione di un discorso, ma riconoscimento di una Presenza che corrisponde alle esigenze del cuore dell’uomo». È per questo che l’esperienza non può essere aggirata né neutralizzata: perché è il luogo in cui la verità si rende verificabile, non negoziabile.

Per Giussani, l’autorità non si oppone mai a questo cammino. Al contrario, «è vera autorità solo ciò che accresce l’io», ciò che permette alla persona di stare davanti alla realtà senza paura. Quando l’autorità smette di servire questa crescita, perde la sua ragione profonda; quando l’esperienza viene separata dal suo significato oggettivo, si dissolve in impressione soggettiva. Tenere insieme questi due poli è il compito educativo più delicato e più necessario.

Non è un equilibrio astratto. È un rischio concreto. «Educare - ricordava il fondatore di CL - significa introdurre alla realtà totale». E la realtà totale non è un’idea, ma un fatto che accade, una Presenza che interpella la libertà e chiede di essere seguita, non spiegata. È questo il punto che allora inquietò, e che ancora oggi inquieta: una fede che non chiede protezione, ma verifica; un’autorità che non sostituisce la coscienza, ma la genera. È da qui che passa la fecondità di un carisma. Ed è da qui che si misura, sempre, la sua fedeltà alla Chiesa.

d.M.C.
Silere non possum

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