"C’è un momento in cui la vita smette di essere un accumulo e diventa, inevitabilmente, una sottrazione. A 71 anni, il calcolo è matematicamente spietato: ho già consumato la parte più grande della mia clessidra.
Oggi non abito più nel tempo dei progetti, ma nel tempo della perdita. Ogni giorno che arriva non è un regalo, è un altro pezzo di strada che si accorcia verso quel muro d’ombra. Mi dicono: "Goditi il presente". Ma come si fa a godere del panorama quando sai che il treno corre verso un binario morto?
Mi sento in un tunnel dove la luce alle spalle si affievolisce e quella davanti non esiste. E la solitudine più grande non è l'assenza di persone, ma l'impossibilità di essere compresi. Chi mi sta intorno sorride, minimizza, sposta lo sguardo. Non capiscono che il mio non è pessimismo: è la lucida visione di chi vede il traguardo e non ha nessuna voglia di tagliarlo.
Guardo avanti e vedo l'inverno. E questa consapevolezza, nuda e ferina, è un peso che porto da solo."
Vittorio Sgarbi
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