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sabato 29 settembre 2012


 L’autorità
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Foto: “L’autorità alla metà del ventesimo secolo ha mutato il suo carattere; essa non si presenta più come autorità manifesta, bensì come autorità anonima, invisibile, alienata. Non c'è nessuno che ordini, né una persona, né una idea, né una legge morale. Però tutti ci conformiamo come o più di quanto non si farebbe in una società fortemente autoritaria. Infatti, non c’è nessuna autorità, al di fuori di «oggetti». Quali sono questi «oggetti»? Il guadagno, le necessità economiche, il mercato, il senso comune, l’opinione pubblica, quel che «si» fa, «si» pensa, «si» sente. Le leggi dell’autorità anonima sono invisibili quanto le leggi del mercato, e altrettanto incontestabili. Chi può attaccare l’invisibile? Chi può ribellarsi contro Nessuno? 
La scomparsa, dell'autorità manifesta è chiaramente osservabile in tutti i campi della vita. I genitori non comandano più; essi formulano con il bambino l’ipotesi che «abbia voglia di far questo». Poiché i genitori stessi non hanno né principi né convinzioni, tentano di guidare i bambini a fare quel che vuole la legge del conformismo, e spesso, essendo maggiori d’età e dunque meno al corrente del «nuovo», essi imparano dai figli qual è l’atteggiamento richiesto. La stessa cosa vale anche negli affari e nell’industria: non si danno ordini, ma si «propone»; non si comanda, ma si persuade e si influenza. Persino l’esercito americano ha accolto molte delle forme nuove di autorità. L’esercito è presentato come si trattasse di un'interessante impresa commerciale; il soldato dovrebbe sentirsi come un membro di una «squadra», anche se rimane l'aspra realtà che egli deve esser addestrato a uccidere e ad esser ucciso. Fino a che c'era una autorità manifesta, c'era contrasto e c'era ribellione contro l'autorità irrazionale. Nel conflitto con gli imperativi della propria coscienza, nella lotta contro l’autorità irrazionale si sviluppava la personalità – e particolarmente si sviluppava il senso dell’io. lo riconosco me stesso come «io» in quanto dubito, protesto, mi ribello. Anche se mi sottometto e prevedo la sconfitta, mi sento «io»: «io», lo sconfitto. Ma se non sono consapevole di sottomettermi e di ribellarmi, se sono guidato da una autorità anonima, perdo il senso di me stesso e divento «uno qualsiasi», una parte dell'«oggetto».
Il meccanismo attraverso cui l’autorità anonima agisce è il conformismo. lo dovrei fare quel che tutti fanno, e perciò devo conformarmi, non essere diverso, non sporgere dalla fila; devo esser pronto e disposto a cambiare secondo i cambiamenti del modello, non devo chiedermi se ho ragione o torto, ma se sono adattato, se non sono «strano», differente. La sola cosa immutabile in me è proprio questa disposizione a cambiare. Nessuno ha potere sopra di me al di fuori del gregge di cui sono parte, benché vi sia soggetto. [...] Come ho indicato sopra, l’autorità anonima e il conformismo automatico sono in larga misura il risultato del nostro metodo produttivo, che richiede rapido adattamento alla macchina, disciplinato comportamento collettivo, gusti comuni e obbedienza senza l’uso della forza. Un altro aspetto del nostro sistema economico, il bisogno di consumi collettivi, è servito come strumento per creare una fisionomia del carattere sociale dell’uomo moderno che costituisce uno dei più evidenti contrasti col carattere sociale del diciannovesimo secolo. Mi riferisco al principio per cui ogni aspirazione deve esser soddisfatta immediatamente, nessun desiderio deve essere frustrato. Il principio che i desideri devono esser soddisfatti senza indugio ha anche determinato il comportamento sessuale, specialmente dalla fine della prima guerra mondiale. Una rozza forma di frainteso freudismo servì a dare la appropriata giustificazione razionale: l'idea che le nevrosi risultino da desideri sessuali «repressi» e che le frustrazioni siano «traumatiche», e perciò meno ci si reprime tanto più sani si è. Persino i genitori preoccupati di dare ai loro figli qualsiasi cosa essi desiderassero per paura che fossero frustrati, acquistarono un «complesso». Disgraziatamente, molti di questi figli, così come i loro genitori, finivano sul lettino dello psicanalista, sempre che potessero permetterselo”.

(Erich Fromm, da “Psicoanalisi della società contemporanea”)

Immagine - "Sera sul viale Karl Johan", di Edvard Munch
“L’autorità alla metà del ventesimo secolo ha mutato il suo carattere; essa non si presenta più come autorità manifesta, bensì come autorità anonima, invisibile, alienata. Non c'è nessuno che ordini, né una persona, né una idea, né una legge morale. Però tutti ci conformiamo come o più di quanto non si farebbe in una società fortemente autoritaria. Infatti, non c’è nessuna autorità, al di fuori di «oggetti». Quali sono questi «oggetti»? Il guadagno, le necessità economiche, il mercato, il senso comune, l’opinione pubblica, quel che «si» fa, «si» pensa, «si» sente. Le leggi dell’autorità anonima sono invisibili quanto le leggi del mercato, e altrettanto incontestabili. Chi può attaccare l’invisibile? Chi può ribellarsi contro Nessuno?
La scomparsa, dell'autorità manifesta è chiaramente osservabile in tutti i campi della vita. I genitori non comandano più; essi formulano con il bambino l’ipotesi che «abbia voglia di far questo». Poiché i genitori stessi non hanno né principi né convinzioni, tentano di guidare i bambini a fare quel che vuole la legge del conformismo, e spesso, essendo maggiori d’età e dunque meno al corrente del «nuovo», essi imparano dai figli qual è l’atteggiamento richiesto. La stessa cosa vale anche negli affari e nell’industria: non si danno ordini, ma si «propone»; non si comanda, ma si persuade e si influenza. Persino l’esercito americano ha accolto molte delle forme nuove di autorità. L’esercito è presentato come si trattasse di un'interessante impresa commerciale; il soldato dovrebbe sentirsi come un membro di una «squadra», anche se rimane l'aspra realtà che egli deve esser addestrato a uccidere e ad esser ucciso. Fino a che c'era una autorità manifesta, c'era contrasto e c'era ribellione contro l'autorità irrazionale. Nel conflitto con gli imperativi della propria coscienza, nella lotta contro l’autorità irrazionale si sviluppava la personalità – e particolarmente si sviluppava il senso dell’io. lo riconosco me stesso come «io» in quanto dubito, protesto, mi ribello. Anche se mi sottometto e prevedo la sconfitta, mi sento «io»: «io», lo sconfitto. Ma se non sono consapevole di sottomettermi e di ribellarmi, se sono guidato da una autorità anonima, perdo il senso di me stesso e divento «uno qualsiasi», una parte dell'«oggetto».
Il meccanismo attraverso cui l’autorità anonima agisce è il conformismo. lo dovrei fare quel che tutti fanno, e perciò devo conformarmi, non essere diverso, non sporgere dalla fila; devo esser pronto e disposto a cambiare secondo i cambiamenti del modello, non devo chiedermi se ho ragione o torto, ma se sono adattato, se non sono «strano», differente. La sola cosa immutabile in me è proprio questa disposizione a cambiare. Nessuno ha potere sopra di me al di fuori del gregge di cui sono parte, benché vi sia soggetto. [...] Come ho indicato sopra, l’autorità anonima e il conformismo automatico sono in larga misura il risultato del nostro metodo produttivo, che richiede rapido adattamento alla macchina, disciplinato comportamento collettivo, gusti comuni e obbedienza senza l’uso della forza. Un altro aspetto del nostro sistema economico, il bisogno di consumi collettivi, è servito come strumento per creare una fisionomia del carattere sociale dell’uomo moderno che costituisce uno dei più evidenti contrasti col carattere sociale del diciannovesimo secolo. Mi riferisco al principio per cui ogni aspirazione deve esser soddisfatta immediatamente, nessun desiderio deve essere frustrato. Il principio che i desideri devono esser soddisfatti senza indugio ha anche determinato il comportamento sessuale, specialmente dalla fine della prima guerra mondiale. Una rozza forma di frainteso freudismo servì a dare la appropriata giustificazione razionale: l'idea che le nevrosi risultino da desideri sessuali «repressi» e che le frustrazioni siano «traumatiche», e perciò meno ci si reprime tanto più sani si è. Persino i genitori preoccupati di dare ai loro figli qualsiasi cosa essi desiderassero per paura che fossero frustrati, acquistarono un «complesso». Disgraziatamente, molti di questi figli, così come i loro genitori, finivano sul lettino dello psicanalista, sempre che potessero permetterselo”.
(Erich Fromm, da “Psicoanalisi della società contemporanea”)

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