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venerdì 28 settembre 2012

Mi diverto di più a fare il monaco che a giocare in Borsa


In Italia sta per uscire da Jaca Book il libro di Henry Quinson “Degli uomini e degli dei” in cui racconta la sua esperienza sul set dell’omonimo film
Parla Henry Quinson, ex trader convertito, autore di Degli uomini e degli dei , oggi a Torino Spiritualità
Alberto Mattioli
CORRISPONDENTE DA PARIGI
Lo scrittore che visse due volte ha 51 anni. Per Henry Quinson la svolta arrivò a 28, quand’era un trader di successo che a Wall Street maneggiava molti milioni di dollari. Un giorno, nella prima classe di un New York-Parigi, si trovò con un calice di champagne in una mano e la Bibbia nell’altra e capì che doveva scegliere. Scelse la Bibbia. Seguirono cinque anni in un monastero in Savoia, quindici da monaco laico nelle banlieue islamizzate di Marsiglia, diversi libri e due bestseller. Nel primo, Quinson ha raccontato la sua conversione; nel secondo, che adesso esce in Italia (Degli uomini e degli dei, Jaca book), la sua esperienza sul set di Des hommes et des dieux, il pluripremiato film che ha raccontato vita e morte dei monaci di Tibhirine, vittime degli estremisti islamici in Algeria. Quinson ne parlerà domani a Torino Spiritualità. 
 
Monsieur Quinson, chi si è stupito di più della sua conversione?  
«Credo il cercatore di teste di Merrill Lynch, che da tempo mi corteggiava perché passassi da loro. Ricordo la telefonata. Quando gli dissi che mi ero licenziato dalla banca dove lavoravo, fu felicissimo. Gli dissi: non ha capito, non vengo da voi. E lui: è impossibile che qualcuno le abbia proposto di più. Io: non mi hanno proposto di più, mi hanno proposto di meglio. Vado in convento. Seguì un lungo silenzio che definirei monastico. Poi dall’altra parte della cornetta sentii la sua voce che diceva: beh, è una concorrenza che accetto». 

La crisi che attraversiamo è solo economica o è anche spirituale?  
«Non c’è differenza. In realtà questa crisi non è nuova: dura da trent’anni, dallo choc petrolifero. Da allora abbiamo dei budget pubblici mai in equilibrio, una popolazione che invecchia, una crisi ecologica, una crisi industriale, una concentrazione bancaria impressionante e così via. Nei prossimi dieci anni il mondo cambierà com’è cambiato poche volte. Eppure, l’uomo non cambia. Resta un essere essenzialmente spirituale, che continua a porsi le stesse eterne domande. Il mondo andrà avanti anche questa volta». 

Rinunciando all’economia?  
«No, affatto. Semplicemente, dandole il suo giusto valore. Il denaro è un ottimo servitore, ma un pessimo padrone. La gente che crede che sia “realista” pensare solo al denaro mi ricorda Stalin che chiedeva quante divisioni avesse il Vaticano. Però a vincere davvero, nel XX secolo, non sono stati lui o Hitler. Sono stati Gandhi o Martin Luther King. La vera fuga dal mondo non è fare il monaco a Marsiglia, è fare il banchiere a Wall Street. La Borsa o la vita? Scelgo la vita». 

Lei conosce bene l’Islam. Lo scontro è inevitabile?  
«Bisogna meditare Huntington, : i francesi ne parlano molto ma lo leggono poco. L’Islam non è monolitico, è molto più articolato di quel che si crede.È forte demograficamente ed economicamente; intellettualmente, no. Ed è anche un sistema sociale molto concreto. La vera sfida è trovare una nuova convivenza, un po’ come nell’Impero romano quando cominciarono ad arrivare i barbari. Se non si può impedirlo, ha poco senso lanciare allarmi dicendo che saremo divorati. Piuttosto, chiediamoci come sarà la digestione». 

Perché «Degli uomini e degli dei» sia il film che il suo libro, hanno avuto tanto successo?  
«Perché, a differenza di quel che si dice, oggi la spiritualità interessa moltissimo la gente. Idem le religioni, che però devono proporre degli stili di vita pertinenti alla nostra contemporaneità». 

In Francia, però, il cattolicesimo sembra in via di sparizione.  
«La situazione è paradossale. In realtà, la Francia è ancora molto segnata dalla presenza della Chiesa. Ma c’è una frattura fra la spiritualità cattolica, che la gente ammirava in personaggi come l’Abbé Pierre, tuttora popolarissimo e l’aspetto, diciamo così, “vaticanesco” del cattolicesimo. Forse a torto, peraltro». 

Va bene che lo scopo di una vita cristiana non è la ricerca della felicità, ma lei è più felice adesso o quando lavorava in banca?  
«Molto più oggi. Ho avuto dei momenti difficili, anche economicamente. Ma la mia nuova vita ha due pregi: posso dire quel che penso e ho conosciuto persone che, prima, non avrei mai incontrato». 
 

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