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venerdì 15 agosto 2025

Massimiliano Kolbe

 Pare si chiamasse Hans Bock, ed era un delinquente comune. Doveva solo iniettare acido fenico nel braccio del numero 16670, un pazzo, secondo lui, che aveva voluto sostituirsi a quel Franciszek Gajowniczek, e finire così al suo posto nel bunker della fame, insieme ad altri nove disgraziati. In 14 giorni erano morti quasi tutti, ma quattro no, e tra di loro questo pazzo che pare avesse pregato e cantato inni a Maria fino alla fine, con una calma sconcertante che aveva sconvolto addirittura le SS. Hans guardò il volto emaciato dell'uomo che gli sussurrò: "Lei non ha capito nulla della vita", e poi: "l'odio non serve a niente... Solo l'amore crea!". Infine gli porse il braccio per l'iniezione letale mormorando le sue ultime parole: "Ave Maria". Era il 14 agosto del 1941.

Quell'uomo di 47 anni si chiamava Massimiliano Kolbe, era un frate francescano, e in pochi anni aveva svolto un'attività impressionante di missione culturale e spirituale in Europa, ma anche in Giappone, creando centri francescani dedicati all'Immacolata, ma anche organi di informazione di straordinaria efficacia; ma forse tutti noi lo ricordiamo proprio per la sua fine ad Auschwitz, quando decise di morire al posto di Franciszek, un padre di famiglia, sopportando un'agonia terrificante con la libertà di un vero Re, e dandoci così una testimonianza commovente e convincente del fatto che lo Spirito può attraversare ogni prova, facendo sempre luce dietro di sé.


Marco Guzzi

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