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venerdì 22 agosto 2025

La libertà senza misura non può essere

 «La libertà senza misura non può essere. 

I Greci avevano scolpito nella pietra del pensiero un monito che attraversa i secoli: μηδὲν ἄγαν (mēdén ágan), “nulla di troppo”. 

È la massima che stava incisa sul tempio di Apollo a Delfi, accanto al celebre γνῶθι σεαυτόν (conosci te stesso). 

Con poche sillabe essi esprimevano la convinzione che la libertà assoluta fosse illusione e pericolo: senza misura, l’uomo scivola nella hybris, l’arroganza di oltrepassare i limiti imposti dalla natura e dagli dèi.

Il limite, per i Greci, non era una catena ma una condizione di armonia. 

Solo chi rispetta la misura può abitare la libertà senza trasformarla in tirannia. 

Era un pensiero intriso di religiosità, ma anche di saggezza esistenziale: infrangere il limite non significava soltanto offendere gli dèi, ma spezzare il fragile equilibrio che regge la vita umana.


Se il mondo moderno ha fatto del “senza limiti” la sua bandiera, i Greci sapevano bene che la potenza senza misura è distruttiva. 

Prometeo incatenato, Edipo accecato, Icaro precipitato: miti che sono parabole del superamento fatale dei confini.

Viviamo oggi nell’ebbrezza dell’illimitato: senza limiti di consumo, di velocità, di accumulo. Ma il limite non è negazione: è il volto stesso della libertà.

È ciò che dà forma al desiderio, confine che impedisce al piacere di diventare voracità, alla volontà di mutare in dominio.

Riscoprire il limite significa ritrovare la sapienza della misura: non un ritorno alla paura degli dèi, ma alla consapevolezza che l’uomo non è padrone del mondo, bensì suo ospite. 

Come i Greci, possiamo imparare che la libertà non cresce nel deserto del senza confini, ma nel giardino fragile della misura.» 


(Simone Weil - Dal libro, "La rivelazione greca")

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